Tag Archives: Francesca Capelli

Quello che non sai di me

5 Ott

quello-che-non-sai-di-meJam ha sedici anni ed è sotto choc per la morte del suo ragazzo, il suo primo e folle amore durato appena quarantun giorni; non reagisce e per questo i genitori la accompagnano per un semestre alla Wooden Barn School, college in campagna da cui non è possibile comunicare con l’esterno se non grazie a un vecchio telefono a gettoni, specializzato nel prendersi cura di “ragazzi fragili” come vengono definiti sul volantino pubblicitario. La compagna di stanza che le viene assegnata è decisamente sopra le righe, ma la scoperta più disarmante è di esser stata ammessa al Corso Speciale di Inglese, addirittura senza averne fatto richiesta. L’insegnante che lo tiene, per l’ultima volta quell’anno prima di andare in pensione, sceglie accuratamente i partecipanti, un gruppo ristretto che lavora per tutto il tempo su un solo autore, senza campanelle che segnano il passare del tempo, senza obblighi se non discutere insieme e tenere un diario. La signora Quenell ha le idee chiare e ha un’alta considerazione dei suoi alunni, è diretta e non fa sconti a nessuno, che si tratti di disabilità fisiche o rifiuti psicologici: tutti sono chiamati a lavorare su La campana di vetro di Sylvia Plath e a essere puntuali a lezione. Ben presto i ragazzi scoprono il motivo per cui gli allievi degli anni precedenti parlavano del corso come di qualcosa che aveva segnato e cambiato la loro vita: il diario ti permettere di accedere a uno spazio temporale in cui la tragedia che ti ha colpito non ha ancora avuto luogo e in cui puoi rivivere la tua vita fino a quel momento.

Ben presto i cinque ragazzi condividono il loro segreto e cercano modi per comprendere come funzioni questo nuovo mondo a cui è stato dato loro l’accesso; è però anche il momento degli scambi, dei racconti e della fatica di mostrarsi agli altri per quel che sono davvero, scoprendo così le differenze tra i due mondi e la forza che la realtà quotidiana e la vita che proseguono hanno. Il lettore intanto segue Jam e cambia lentamente il punto di vista sulla sua storia idilliaca con Reeve, mettendo a fuoco la pericolosità del volersi raccontare a tutti i costi una versione sola di un fatto.

La scrittura di Meg Wolitzer, già apprezzata in romanzi usciti in collane per adulti ma dove gli adolescenti erano comunque protagonisti, come in “Quando tutto era possibile” (Garzanti, 2014), porta per mano il lettore alla scoperta della personalità, delle famiglie e dei pensieri di ciascuno dei ragazzi e tratteggia la figura di un’insegnante insostituibile, che conosce i propri limiti e i propri difetti, ma che ha anche la capacità di guardare davvero gli alunni e lavorare perché possano dare il meglio e rivelare se stessi. Come non pensare allora alla signorina Olinski e al suo stesso modo di approcciarsi, in un romanzo per le scuole medie da troppo tempo fuori catalogo? Il libro in questione è “Un sabato di gloria” (Mondadori, 1999) e lo potete trovare in biblioteca: merita, davvero.

Il sito dell’autrice.

Meg Wolitzer, Quello che non sai di me (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2016, 269 p., euro 15,50

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Fesso

10 Feb

fessoIspirandosi alla propria adolescenza nella New York degli anni Sessanta e alle vicende del proprio gruppo di amici, Mark Goldblatt costruisce un romanzo godibile e per certi aspetti importante, con qualche “falla” dovuta proprio all’ambientazione: non è certo semplice infatti, per un lettore di oggi, avere chiari determinati riferimenti che vengono citati nel testo, alcuni film oppure Gumby, il pupazzo di plastilina tra i protagonisti di una serie che passò in tv negli States per trentacinque anni per cui può risultare spaesante oppure semplicemente qualcosa da saltare, mentre invece sarebbe interessante ripescare in rete il cartone animato dedicato a John Henry di cui si parla a più riprese nel testo.

Il romanzo è costruito come un diario datato tra gennaio e luglio 1969: è il compito che l’insegnante di inglese affida a Julian Twerski al suo rientro dopo una settimana di sospensione, diario in cambio del quale il ragazzo potrà evitare la lettura e la successiva relazione sul “Giulio Cesare” di Shakespeare. Julian descrive le sue giornate, parla delle persone che incontra, delle sfida che lo impegna ad essere comunque e sempre il corridore più veloce della scuola. La parte però in cui risulta più vero è la descrizione del gruppo di amici con cui Julian si ritrova da tempo al Ponzini, un terreno abbandonato tra i palazzi: l’amicizia tra maschi, i rapporti tra i membri del gruppo, le liti e le avventure, il senso di amicizia, il non sapere cosa fare di fronte ad una ragazza e il finire per mettersi in difficoltà quando scrivi una lettera d’amore per conto terzi. Ma anche l’incapacità di dire di no di fronte a qualcosa che si sa sbagliato, la forza del gruppo anche quando si sta prendendo di mira un ragazzo isolato, il confronto con persone nuove e diverse da chi si frequenta ogni giorno, le delusioni cocenti, quel che si impara di sé stessi e il fare ciò che è giusto senza chiedersi se conviene, ma ricordando che poi comunque a se stessi bisognerà renderne conto.

C’è una pagina importante anche per i lettori: Julian finisce davvero per leggere Shakespeare e ne viene – dice lui – “risucchiato”; descrive esattamente come ci si sente quando si trova tra le pagine una situazione in cui ci si riconosce, che ci assomiglia, che in qualche modo parla di noi e ci fa sentire meno soli anche se parla di un’epoca diversa.

Il sito dell’autore; il suo sito dedicato a questo romanzo.

Mark Goldblatt, Fesso (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2016, 244 p., euro 15,50

Un altro giorno imperfetto in paradiso

27 Giu

3293-Sovra.inddSe riuscite a superare lo zucchero-caramelloso di questa copertina rosa lilla e smaccaramellosa; se superate il trauma di sentirvi geniali per un nanosecondo pensando “Tolgo la sovraccoperta e me lo porto in giro così” (evitate, sotto è rosa a pois bianchi e vi ho avvertiti); se vi abituate al fatto che una parte di storia è scritta come trascrizione dei video che la protagonista gira; ecco alla fine scoprirete una buona storia che non va di certo per il sottile e mescola temi importanti con la capacità di far ridere e sorridere.

Blue ha una sorella maggiore, una più piccola e un fratellino a chiudere la fila; le femmine hanno nomi di fiori; la loro nonna vive nel Devon e ritiene irrespirabile l’aria di Londra dove loro abitano affidate a un ragazzo alla pari, visto che padre e madre sono sovente via per lavoro. Hanno dei ratti come animali domestici, ammaestrati a vorticare su automobiline radiocomandate; non lavano quasi mai i piatti e sono abituati a decidere da soli cosa fare. Hanno anche un nuovo vicino: frequenta la loro scuola, si muove come un’ombra e sembra l’unico a notare Blue. La protagonista del romanzo infatti si trincera dietro la videocamera, barriera contro il mondo, coperta di Linus che la rende invisibile laddove non lo è già, coma scuola. La videocamera è in qualche modo la concretizzazione del guscio che Blue ha cercato di costruirsi nei tre anni passati dalla morte della sorella gemella; sente un foglio ben piegato dentro di sé, che a volte si apre la taglia come un rasoio. La storia di Blue racconta di quando finalmente metti la tua fiducia in qualcuno e poi ti accorgi che non era come pensavi; di come le sorelle di mezzo sono abbastanza grandi per qualcosa e sempre piccole per altro; di cosa si scopre quando si riesce ad ascoltare davvero la storia di chi ci sta vicino, o magari anche solo le note che sa far uscire dal pianoforte.

La confezione di questo libro presenta uno dei soliti problemi già più volte evidenziati: il pregiudizio di qualche grande nei confronti della copertina che invece ammicca alle lettrici e che può forse indurre anche a darlo in prestito con più leggerezza rispetto ai contenuti. Una cosa è certa però: nessun lettore maschio lo prenderà mai in mano.

Il sito dell’autrice. le illustrazioni sono di Clara Battello.

Natasha Farrant, Un altro giorno imperfetto in paradiso (trad. di Francesca Capelli), Piemme 2014, 311 p., euro 16

Geek Girl

6 Mar

geekgirlUn nuovo libro ambientato nel mondo della moda, con tanto di community su FB e una sfilata di “orgoglio geek” tenutasi sabato 22 febbraio a Milano, in occasione della Settimana della Moda. Ma è davvero un libro sulla moda?

Harriet Manners si presenta riportando la voce “geek” del vocabolario, che indica – per chi non lo sapesse – una persona fuori moda, senza competenze sociali, ma anche fissata o fanatica. Se lo è appena trovato scritto sullo zaino, di ritorno da scuola, e non sapendone il significato è andata a cercarlo, scoprendo che le si adatta perfettamente. Non solo è una persona a cui non interessa la moda e che sottolinea col righello definizioni interessanti sul dizionario, ma è brava e precisa a scuola (una secchiona, direbbero i compagni), ha una mania per liste e schemi, mangia il pane tostato solo tagliato a triangoli, ha scelto falegnameria come materia opzionale, conosce informazioni tipo il numero di battiti del cuore di topi e libellule e usa a termini di paragone Frodo o Heathcliff e Cathy.

Per di più è impopolare a scuola (se si esclude Toby, stalker in miniatura che la segue da sempre, parecchio geek e nerd pure lui), si sente brutta e sta vivendo quella delicata fase dove si cresce, i gusti cambiano e le amiche del cuore rimangono amiche ma cominciano a differenziarsi da te e tu da loro. In questo caso l’amica del cuore è Nat, appassionata di moda che la costringe ad accompagnarla a un provino e mette in moto il tutto: è Harriet ad essere scelta per una campagna fotografica a Mosca. Proprio lei che indosserebbe sempre le felpe di Winnie Pooh.

Questa è una storia su quando ti senti un orso polare nella foresta amazzonica; sull’essere se stessi; sui disastri a catena innescati dalle troppe bugie; sul bullismo femminile; sull’amicizia. Il libro ha un gran pregio: è scritto bene e tradotto bene altrettanto, il che gli dà un ritmo che fa scorrere via la storia veloce, si legge d’un fiato e ben volentieri, ridendo a tratti di gusto.

Il sito dell’autrice.

Holly Smale, Geek Girl (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2014, 324 p., euro 15,50

The Look

26 Ago

Più riguardo a The look

Questo è il classico libro a cui a prima vista (l’occhiata alla copertina) non riesco a dare manco un soldo per poi leggerlo e ricredermi e rivedere i miei pregiudizi, ma anche elevare un pensiero a chi le copertine le pensa e avrebbe potuto, in questo come in altri casi, immaginare qualcosa di meno banale e meno stereotipato.

Questo è il classico libro che finisce dritto dritto in una categoria, per quelli che, leggendo letteratura per ragazzi, vogliono poi a tutti i costi inserire in caselle. Così ce lo ritroveremo nella lista della sick-lit, mentre è stato concepito in risposta a una lettrice che chiedeva di saperne di più sul mondo delle modelle. Come dice l’autrice nella postfazione “potrebbe essere un po’ più lunga di quanto ti aspettavi…”. Perché Sophia Bennett attraverso Ted, che si avvicina al mondo della moda inaspettatamente, lo sfiora, lo valuta. Ted è una spilungona senza grazia che svetta in mezzo ai compagni di classe, i capelli corti e sempre arruffati e la consapevolezza di cosa sia la bellezza: quella di sua sorella Ava, con gli occhi violetti, le curve perfette e la capacità di trovare sempre il look giusto, mentre lei si infila la prima cosa che le capita sottomano. Eppure sarà Ted a colpire un fotografo professionista e a essere lanciata nel mondo della moda, sfida che accetta soprattutto perché le sembra di poter essere d’aiuto nel momento in cui alla sorella viene diagnosticato un cancro: non solo la prospettiva di denaro per la famiglia, ma anche l’entusiasmo di Ava la spingono in una sorta di realtà parallela che non immaginava.

L’autrice parla di Ted. Non della moda o del cancro della sorella. Racconta la sua vita, il suo quotidiano, i rapporti coi compagni a scuola, l’atteggiamento delle persone quando credono di sapere che hai un cachet da milioni di dollari: certo, nel quotidiano della protagonista ci sono fotografi, copertine di riviste, hairstylist, ospedali, crani rasati a zero, trasfusioni. Ma ci sono anche genitori licenziati, case troppo piccole, amiche del cuore con cui si litiga, fidanzati a chilometri di distanza. E una passione, quella per la fotografia, che aiuta Ted a vedere più a fondo anche in quello che cerca e in quello che per lei è essenziale e vale la pena. L’autrice insomma racconta la vita: di questo dovremo ricordarci quando a tutti i costi compiliamo bibliografie a tema, mettiamo etichette, creiamo categorie, sfiorando l’eccesso, rischiando di dimenticare la trama e il fatto che una buona storia sia scritta bene, come in questo caso.

Il sito dell’autrice e il suo blog. Una parte del libro deve molto al Teenage Cancer Trust: in Italia lo scorso anno il progetto Il tempo magico, dedicato agli adolescenti ricoverati presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha dato vita a B.Live, una capsule collection disegnata dai ragazzi coinvolti insieme alla stilista Gentucca Bini, poi raccontata in un libro edito da Carthusia.

Sophia Bennett, The Look (trad. di Francesca Capelli), Piemme Freeway 2013, 360 p., euro 16, ebook euro 9,99

Storia di un cane speciale

7 Dic

More about Storia di un cane speciale

La prima volta che le accarezzai la schiena per tutta la lunghezza, abbassò la testa e appiattì le orecchie penzolanti, come se temesse che volessi colpirla. Ma la seconda volta non batté ciglio. Si limitò a seguire con lo sguardo la mia mano e alla fine, al terzo tentativo, rimase tranquilla con la testa appoggiata sulle zampe e sorrise.

Anche se chiama a raccolta tutto il suo coraggio e tutta la sua testardaggine Dessa Dean non riesce ad andare oltre l’estremità della veranda e a scendere in cortile; il male che le attanaglia le orecchie si diffonde a tutto il corpo e la congela piano piano, regalandole incubi notturni e diurni, da quando ha visto, un mese prima,  sua madre morire assiderata. Dessa si vergogna; vorrebbe essere più coraggiosa; vorrebbe evitare gli sguardi del papà che non sa più cosa fare. Ogni mattina, mentre lui va a sistemare le trappole e a cercare cibo, lei raccoglie tutte le forze  e si prepara a una giornata normale, fatta di cibo da cucinare, legna da infilare nella stufa e compiti da fare per essere in esercizio quando la scuola riaprirà a primavera. Ma un giorno, in quel paesaggio incantato e isolato tra bufere di neve e freddo polare, una grande cagna color caramello compare sulla veranda. Comincia così un reciproco addomesticamento reciproco tra l’animale (ferito e spaventato), la bambina e anche il burbero papà. Si rompono le regole, si spezzano le abitudini, ci si dimentica del numero di assi da contare sulla veranda. E si prepara Natale, con el sue decorazioni, gli angeli, il dolore che risveglia, il calore che avvolge.

Un romanzo da un tempo lontano, un romanzo che è come una bolla nel tempo perché leggi e c’è solo neve e una porta aperta e un cane, una bambina, uno stufato… Il sito dell’autrice, con due tracce audio di estratti di testo e una ventina di domande grazie alle quali conosciamo di più l’autrice, ma anche le tempeste di neve del Colorado che le hanno ispirato la storia e l’origine delle decorazioni con cui Dessa abbellisce la casa.

K. A. Nuzum – ill. di Linda Cavallini, Storia di un cane speciale (trad. di Francesca Capelli), Piemme 2012, 253 p., euro 16.

Figlio della fortuna

28 Apr

More about Figlio della fortunaAvere una meta è come avere un paio di ali.

La prima volta che ho letto questo libro era notte, era estate e il libro era in francese. Ho cominciato a leggerlo nel silenzio increndibile di una notte di montagna e non ho smesso finché non sono arrivata all’ultima pagina. Ho avuto la forte tentazione, più volte lungo la lettura, di svegliare qualcuno per dire: “Ascolta” e leggergliene un pezzo ad alta voce. La stessa sensazione che ho provato qualche mese dopo con “Bambini nel bosco” di Beatrice Masini. Perché anche questo è un libro magico. Un libro che usa la leggerezza come tutti dovremmo imparare a usarla nella vita, per i momenti lievi e per quelli pesanti. Blaise Fortune, orfano francese  salvato durante un attentato terroristico in Caucaso negli anni Novanta quando era in fasce, è lieve  come un fiocco di neve, come lo sanno essere i bambini per i quali nulla è impossibile. A sette anni intraprende insieme a Gayla, la sua salvatrice, la donna a cui la madre lo ha affidato tra le fiamme dell’attentato, un viaggio verso la Francia per ritrovare la sua famiglia. Un viaggio da pagina 78 a pagina 16 del suo atlante verde, un viaggio dal Caucaso fino a Mont-Saint-Michel. Un viaggio per scoprire la verità e la bellissima storia che l’amore di Gayla gli ha cucito addosso.

Dormi adesso, piccolo miracolo. Domani, la vita sarà migliore.

Anne-Laure Bondoux, Figlio della fortuna (trad. di Francesca Capelli), San Paolo 2010, 203 p., euro 15.

La vita come viene

9 Ott

More about La vita come vieneSilenzio. Iniziamo a ridere piano. è così piacevole che non vorrei avesse mai fine. Sarebbe bello se tutta la vita assomigliasse a un istante così, quando è notte fonda, fuori l’aria è tiepida, tua sorella ti sembra all’improvviso la ragazza più carina del mondo e i segreti escono dalle tue labbra e si sciolgono sulla lingua come caramelle mou.

è sempre difficile evitare di fare confronti con un precedente libro dello stesso autore che ha avuto successo e di cui si è parlato molto perché ha suscitato passioni, perplessità, dibattito. Dopo Le lacrime dell’assassino, arriva in Italia un libro che Anne-Laure Bondoux ha pubblicato in Francia nel 2004, storia della transizione verso l’età adulta di Maddy, 15 anni, che dopo la morte dei genitori vive con Patty, la sorella maggiore di 5 anni. La vicenda, raccontata in prima persona dalla ragazzina, abbraccia l’arco temporale di pochi mesi in cui davvero tutto cambia. A sintetizzare la trama in poche parole, e anche forse banalizzando un po’, si ottiene una catena di eventi (morte in incidente dei genitori, battaglia della sorella maggiore per ottenere la tutela della minore, la gravidanza nascosta di Patty, il parto mentre sono in vacanza in campagna, il problema di cosa farne di questo bambino), che ricorda la reazione che hanno i ragazzi ascoltando per sommi capi la trama di Oh, boy! della Murail: “che sfigati, capitano tutte a loro”. Sì capitano tutte al loro, compreso qui un parto gestito con le conoscenze di un libro e dei serial medici della tv, però in questo caso ci sembra non riesca il gioco magnifico di sposare ironia e profondità del libro della Murail.

In compenso abbiamo letto Le temps des miracles, il libro di Anne-Laure Bondoux uscito in Francia a gennaio e ne aspettiamo presto la traduzione italiana: è un libro profondo e magico.

Anne-Laure Bondoux, La vita come viene (trad. di Francesca Capelli), San Paolo 2009, 242 p., euro 15.

La vera storia di Tom Trueheart giovane eroe

30 Giu

Più riguardo a La vera storia di Tom Trueheart. Giovane eroe

L’epica saga della famiglia Trueheart, che vive vicino alla Terra delle Storie, in cui tutti sono dediti all’avventura: nel senso che ogni maschio di famiglia si occupa di rivestire ruoli importanti per le storie che si svolgono all’interno di quella terra fantastica e che poi verranno tramandate per generazioni. Funziona così: negli uffici del Dipartimento Storie si abbozza l’inizio di una storia, si affidano i ruoli convocando chi dovrà interpretare l’eroe e si lascia che la storia faccia il suo corso. Così a casa Trueheart si ricevono indicazioni di missione, così il padre di Tom e dei suoi sei fratelli è scomparso mentre tentava di combattere i giganti, così i sei fratelli vengono convocati per ricoprire ruoli principeschi e non fanno più ritorno  a casa. Toccherà a Tom, all’alba dei suoi dodici anni, mettersi in cammino per scoprire quale mistero e malvagità si nasconda dietro la scomparsa dei suoi familiari, accompagnato da un folletto sotto forma di covo, alla ricerca dell’avventura e del coraggio. Questo libro, così come il seguito (Tom Trueheart and the Land of dark stories) non ancora tradotto in Italia, sono diventati dei film, di cui potete vedere i trailer sul sito dell’autore.

Ian Beck illustratore di fama, allievo di Raymond Briggs, ci regala un testo splendido dal punto di vista grafico (illustrazioni e carattere tipografico scelto), forse un po’ ripetitivo nel racconto: incontriamo infatti alcune storie classiche – Biancaneve, Cenerentola, Raperonzolo, La Bella addormentata nel bosco, Jack e il fagiolo magico, Il principe ranocchio – che scorrono via via Tom cerca di rintracciare i suoi fratelli: un’identica formula che si ripete per sei volte, con un finale aperto, nel senso che ci suggerisce che ci sarà una nuova avventura in cui Tom andrà alla ricerca del padre.

Ian Beck, La vera storia di Tom Trueheart giovane eroe (trad. di Francesca Capelli), San Paolo 2009, p. 289, euro 15.

Le lacrime dell’assassino

3 Dic

le-lacrime-dell'assassinoSe c’è una cosa che ho imparato dalla vita è accettare la felicità, anche la più assurda, la più impensabile. Accetti la felicità e faccia silenzio. Tutte le sue domande sono vane… (p. 137)

Se ad un certo punto non apparissero i cibi liofilizzati, le telecamere di videosorveglianza di una banca, i distributori di acqua, questo libro non avrebbe tempo. Sarebbe sospeso ai confini del mondo come il lembo di terra cilena in cui tutto inizia e finisce, ai limiti del possibile come la storia che racconta. Un assassino dall’assurdo nome di Angel Alegrìa uccide una coppia di contadini e si insedia a vivere nella fattoria insieme al loro bambino che ha risparmiato. Ne nasce una storia inaspettata di diffidenza e di scoperta, di convivenza e di sospetto, di gelosia e di cambiamento. Il mondo si affaccia nella vita dei due (padre e figlio? amici? carnefice e vittima?) sotto l’aspetto di un cittadino venuto dal mondo civile, di una donna che cambia l’equilibrio, di un saggio boscaiolo  tratteggiato splendidamente. Pablo – il bambino – assaggia il mondo: le lettere dell’alfabeto, una caramella portafortuna, un cucciolo di volpe, il porto, la fiera, un quadro, le metafore, la musica di Bach. E il mondo cammina, come la macchina della giustizia, come il finale della storia, ma nulla può scalfire il rapporto che si è creato tra un assassino che non riconosce più se stesso e l’innocenza di un bambino. Un romanzo che ha vinto in Francia venti premi letterari in poco più di un anno, da un’autrice coraggiosa che ha saputo portare in primo piano temi che fanno discutere ma che sono necessari.

La scorsa settimana Giorgia Grilli ne ha parlato in un articolo su TuttoLibri.

Anne-Laure Bondoux, Le lacrime dell’assassino (trad. di Francesca Capelli), San Paolo 2008, 187 p., euro 14,50.