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La solitudine delle stelle lontane

9 Gen

solitudine-stelle-lontaneSeren fa parte della Generazione 84, è  nata su una nave spaziale ed è destinata a morirvi, come ogni rappresentante delle generazioni interstellari. Ottantaquattro anni prima dell’inizio del romanzo, la nave spaziale Ventura ha lasciato la Terra  per dirigersi verso Epsilon Eridani, sistema stellare dove l’arrivo è previsto dopo più di trecento anni; le persona che hanno aderito alla missione lo hanno fatto consapevoli di dover generare coloro che arriveranno a destinazione e di passare la propria esistenza in un mondo chiuso, organizzato sistematicamente dove l’aria e l’acqua vengono filtrate all’infinito, il cibo sintetizzato da proteine e il compagno di vita assegnato dal programma di riproduzione. Anche i mestieri sono assegnati dall’alto; tutto è programmato; molto è nascosto.

La molla che manda avanti la narrazione è ovviamente, in un mondo chiuso e sistematicamente programmato, la ribellione di chi non ci sta: Seren si innamora perdutamente di Domingo Suarez, decisamente diverso dall’insopportabile Ezra Lomax che le è stato assegnato, con un passato nebuloso e una cattiva fama. Ma soprattutto autentico e vero, pronto a sfidare come lei le regole pur di passare del tempo insieme. Ma a Seren non basta comunque: la parola d’ordine di tutto il romanzo è “non accontentarsi” ed è ciò su cui fa leva la forse della protagonista: non solo non accontentarsi di quel che viene programmaticamente dato, ma nemmeno delle spiegazioni sul nuovo pianeta nella cui orbita la nave è entrata e da cui ben presto si allontana. Seren sospetta che la verità venga nascosta e che i piloti che hanno avuto la possibilità di vedere da vicino siano tenuti al silenzio: se non si sa, non si desidera, ma quando si conosce… Allora il desiderio di un mondo in cui vivere, in cui respirare aria fresca, in cui essere a contatto con la natura diventa altrettanto forte del desiderio di poter amare liberamente, visto che quando ne hai provato l’intensità non puoi più accontentarti di nulla di meno. Rompere le regole è l’unico modo che i protagonisti hanno per stare insieme, per affermare la loro individualità e il loro amore, per scoprire che altri in anni passati ci sono andati vicini piegandosi poi al sistema.

Claustrofobica come l’ambiente chiuso in cui i protagonisti sono costretti, la narrazione costringe il lettore ad andare avanti; una ricerca affannosa di aria fresca, di ossigeno, di possibilità, sospingendo la singolare squadra che si crea nel finale a farcela, comunque. Il finale infatti è del tutto aperto: un inizio, sicuramente.

Il sito dell’autrice.

Kate Ling, La solitudine delle stelle lontane (trad. di Anna Carbone), Il Castoro 2016, 298 p., euro 15,50

Quello che non sai di me

5 Ott

quello-che-non-sai-di-meJam ha sedici anni ed è sotto choc per la morte del suo ragazzo, il suo primo e folle amore durato appena quarantun giorni; non reagisce e per questo i genitori la accompagnano per un semestre alla Wooden Barn School, college in campagna da cui non è possibile comunicare con l’esterno se non grazie a un vecchio telefono a gettoni, specializzato nel prendersi cura di “ragazzi fragili” come vengono definiti sul volantino pubblicitario. La compagna di stanza che le viene assegnata è decisamente sopra le righe, ma la scoperta più disarmante è di esser stata ammessa al Corso Speciale di Inglese, addirittura senza averne fatto richiesta. L’insegnante che lo tiene, per l’ultima volta quell’anno prima di andare in pensione, sceglie accuratamente i partecipanti, un gruppo ristretto che lavora per tutto il tempo su un solo autore, senza campanelle che segnano il passare del tempo, senza obblighi se non discutere insieme e tenere un diario. La signora Quenell ha le idee chiare e ha un’alta considerazione dei suoi alunni, è diretta e non fa sconti a nessuno, che si tratti di disabilità fisiche o rifiuti psicologici: tutti sono chiamati a lavorare su La campana di vetro di Sylvia Plath e a essere puntuali a lezione. Ben presto i ragazzi scoprono il motivo per cui gli allievi degli anni precedenti parlavano del corso come di qualcosa che aveva segnato e cambiato la loro vita: il diario ti permettere di accedere a uno spazio temporale in cui la tragedia che ti ha colpito non ha ancora avuto luogo e in cui puoi rivivere la tua vita fino a quel momento.

Ben presto i cinque ragazzi condividono il loro segreto e cercano modi per comprendere come funzioni questo nuovo mondo a cui è stato dato loro l’accesso; è però anche il momento degli scambi, dei racconti e della fatica di mostrarsi agli altri per quel che sono davvero, scoprendo così le differenze tra i due mondi e la forza che la realtà quotidiana e la vita che proseguono hanno. Il lettore intanto segue Jam e cambia lentamente il punto di vista sulla sua storia idilliaca con Reeve, mettendo a fuoco la pericolosità del volersi raccontare a tutti i costi una versione sola di un fatto.

La scrittura di Meg Wolitzer, già apprezzata in romanzi usciti in collane per adulti ma dove gli adolescenti erano comunque protagonisti, come in “Quando tutto era possibile” (Garzanti, 2014), porta per mano il lettore alla scoperta della personalità, delle famiglie e dei pensieri di ciascuno dei ragazzi e tratteggia la figura di un’insegnante insostituibile, che conosce i propri limiti e i propri difetti, ma che ha anche la capacità di guardare davvero gli alunni e lavorare perché possano dare il meglio e rivelare se stessi. Come non pensare allora alla signorina Olinski e al suo stesso modo di approcciarsi, in un romanzo per le scuole medie da troppo tempo fuori catalogo? Il libro in questione è “Un sabato di gloria” (Mondadori, 1999) e lo potete trovare in biblioteca: merita, davvero.

Il sito dell’autrice.

Meg Wolitzer, Quello che non sai di me (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2016, 269 p., euro 15,50

Onora il padre

14 Giu

onoraLe tre sorelle Cresswell e i loro tre fratelli vivono nel bosco in una casa che sta andando in rovina, vendono al mercato quel che recuperano in discarica e riescono ad aggiustare, si ritirano ogni sera in preghiera e a volte finiscono nella Tomba, una sorta di antro nascosto nel bosco dove viene rinchiuso chi è in punizione. Il fautore del loro mondo, ai margini, nascosto dagli altri e soprattutto mai mescolato con gli altri, è un padre fanatico religioso che crede di parlare per bocca di Dio e ha scritto un libro di regole che la famiglia è costretta a seguire; i suoi figli vestono con abiti di altri tempi, non hanno accesso a cellulari, radio, televisione e frequentano la scuola solo perché obbligati dai servizi sociali. Il bosco è la loro unica zona franca, dove poter essere liberi e se stessi; a scuola è come se fossero invisibili, almeno così si sente Castley, la sedicenne protagonista che sta cominciando un nuovo anno scolastico e che comincia ad avere dubbi e desideri di ribellioni. L’immagine di se stessa è talmente diversa dalla realtà da rimanere scioccata ogni volta che vede riflessa la propria immagine; il desiderio di essere come gli altri, di indossare un paio di short di jeans, di uscire con degli amici, di baciare un ragazzo è tanto forte da non poterlo più fermare. Sarà proprio George, il nuovo compagno con cui è in coppia alla lezione di teatro, a farle desiderare una vita normale e insieme a metterla a nudo: Castley è tanto brava al corso di recitazione perché recita sempre, nascondendo quello che succede a casa, coprendo i fratelli, ma anche quel che si oscuro c’è nella storia di famiglia: chi è il ragazzo che compare nella fotografia che ritrae il padre, la madre e il fratellino morto prima della loro nascita? Chi è Michael Endecott che si presenta periodicamente alla loro porta e che il padre odia furiosamente? Castley comincia a cedere al mondo intorno e lo fa visibilmente, sciogliendo i lunghi capelli che – per tradizione e per ordine paterno – devono sempre essere legati a treccia e ben pettinati: la sua chioma immensa dietro cui quasi potrebbe scomparire la rende visibile, la fa notare dai compagni di scuola, la svela come un’altra persona che finalmente è un nome, non solo un cognome che fa gruppo omogeneo di tutti i fratelli.

La storia fila via veloce, scavando nella follia del padre e nel disagio della famiglia; il lettore è portato per mano dal narrare in prima persona della protagonista e ha così una possibilità di doppia visione: vede Castley, la sua famiglia, la scuola attraverso le sue parole e contemporaneamente guarda dal di fuori il suo prendere consapevolezza, le sue domande, i tentativi di ribellione e il suo trasformarsi in quella che è davvero, sconosciuta e libera. Davvero un’ottima scelta per il debutto di Hot Spot, il nuovo marchio crossover de Il Castoro.

Il sito dell’autrice.

Eliza Wass, Onora il padre (trad. di Mara Pace), Il Castoro, 228 p., euro 14,90