Voglio una vita a forma di me

4 Ott

voglio-una-vita-a-forma-di-meDi certo i lettori italiani necessiteranno di qualche informazione su Dolly Parton per entrare appieno nell’atmosfera di questo romanzo, ma alla prima ricerca in rete il suo nome è immediatamente associato a Jolene, canzone simbolo anche per la protagonista ritratta da Julie Murphy, quindi si va dritti al punto. Esattamente come fa la trama , in cui Willowdean Dickson racconta in prima persona della sua famiglia, delle sue amicizie e soprattutto del suo corpo: la sua mole, il fatto di essere grassa media ogni pensiero della sua giornata  e segna scelte piccole e grandi. Se preferisce lavorare in una tavola calda anziché in un negozio di vestiti che non vende taglie sopra la 40; se pensa con nostalgia e dolore alla zia obesa morta da poco e al suo modo di vedere la vita; se cerca in ogni modo di evitare le prese in giro a compagne di scuola facili bersaglio degli idioti di turno… tutto porta alla sua esperienza e alla certezza di sentirsi bene nel proprio corpo e di non aver bisogno di altro. Poi arriva Bo, che le lascia lecca-lecca rossi nell’armadietto al lavoro, che condivide con lei lo spettacolo di uno sciame meteorico, che vuole lei; Murphy non è pronta a lasciare che i suoi rotoli di ciccia vengano abbracciati e nello stesso tempo sa benissimo che il suo peso è sempre stato un problema per la madre, rimasta appesa alla gloria temporanea di una vittoria giovanile  al concorso di bellezza Miss teenager Bluebonnet (sì, al punto di rimettersi lo stesso vestito della vittoria da anni…). Aggiungete il fatto che con Ellen, la migliore amica da sempre, le cose non vanno proprio per il verso giusto e avrete gli ingredienti necessari per il colpo di testa del momento: decidere di iscriversi al concorso di bellezza. Ce n’è di che far strozzare la madre, membro del comitato organizzativo e della giuria, di che rompere con Ellen, di che complicarsi la vita: cosa meglio che fuggire da Bo, diventato suo compagno di classe, e mettersi con Mitch, giusto per avere un accompagnatore al Ballo d’inverno?

Al concorso però Will non partecipa da sola, ma la seguono – forti di quello che considerano un esempio – tre ragazze della scuola facilmente prese di mira per i loro difetti fisici: Millie è grassa, ha occhi troppo vicini, narici strette e un campionario di vestiti a fantasia di gattini o cagnolini; Amanda porta pesanti scarponcini ortopedici e Hannah ha una dentatura da cavallo. Il gruppo che potrebbe a prima vista sembrare ideale bersaglio ambulante per la derisione si prepara all’evento tra improvvisati pigiama party, confidenze di segreti e la scoperta del night club che la zia di Will frequentava ad insaputa di tutti, cercando – come sottolinea la protagonista – non di essere sotto i riflettori per aver fatto qualcosa di eccezionale, ma di rivendicare il diritto e la possibilità di fare qualcosa di normale, rendendosi conto della pericolosità del fingere sempre e anche di quella di cercare di vedersi con gli occhi altrui (che poi guardano sovente a noi in modo diverso e migliore di noi stessi).

Penso sia uno dei migliori romanzi letti quest’anno: semplice, diretto e pieno di ironia, tanto che vi sorprenderete in scrosci di risate leggendo. Con un finale perfetto e non scontato (che brava, l’autrice!) e soprattutto pieno di garbo e di grazia.

Il sito dell’autrice.

Julie Murphy, Voglio una vita a forma di me (trad. di Simona Mabrini), Mondadori 2016, 342 p., euro 8,99

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