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La gamba di legno di mio zio

26 Nov

“E tu, a chi appartieni?” mi chiese molti anni fa un anziano pescatore al porto di Forio d’Ischia. Non gli tornava quella ragazza nordica, sull’isola fuori stagione, scalza sotto la manta, che portava le reti in un pomeriggio di cielo nero e gocce insistenti che annunciavano burrasca e temporale. Dovevo appartenere per forza alla famiglia dal cui gozzo di legno, usurato dal tempo, ero appena scesa o almeno al ragazzo che portava il timone. Fu il modo di quella lingua a farmi pensare per la prima volta(a me, già pronta a rispondere “A nessuno” se non a me stessa)  al verbo appartenere usato in quel senso: ciascuno appartiene a una famiglia, a una discendenza e dunque alla sua storia. Ed è così mi resi conto dell’appartenere, io che ero cresciuta ascoltando tutte le storie intrecciate dei diversi rami della mia famiglia (gli episodi buffi e quelli tragici, i personaggi imperdibili, le persone partite a cercar fortuna lontano).

La stessa domanda la fa lo zio Amerigo, barba bianca e gamba di legno, al ragazzino protagonista di questo albo, nel tentativo di capire dove piazzarlo nella famiglia. Una famiglia grande, dove la nonna a Natale apparecchia anche per i fantomatici zii d’America, partiti tanto tempo prima, che per il ragazzo sono solo posti vuoti a tavola e bicchieri di vino che nessuno svuoterà. Sono storie, fotografie, imprese, tracce che si perdono, aneddoti che si ricordano. Poi improvvisamente uno di loro arriva a casa, assomiglia al capitano Achab e innesca nel protagonista una trama affascinante sulle sue vicende e su come abbia perduto la gamba, dove la fantasia e il fascino di quello zio si fondono con le suggestioni dei romanzi d’avventura letti. Lo zio ricorda che partire è perdere qualcosa: una gamba concretamente e metaforicamente ben altro lasciato indietro, dando spunto così a una riflessione sulla migrazione, sul partire , su chi è partito di qua tempo fa, su chi qui arriva arrivando da altre terre.

Fabio Stassi – ill. Veronica Truttero, La gamba di legno di mio zio, Sinnos 2019, 36 p., euro 14

Contro corrente

21 Dic

Continua il racconto delle edizioni Sinnos di storie in cui spiccano l’impegno e la passione investiti per raggiungere un obiettivo. In questo caso è la vicenda di Gertrude Ederle che ne 1922 si qualifica per le Olimpiadi, battendo a soli diciassette anni, sette record in un giorno e che ai Giochi Olimpici di Parigi di due anni dopo sale sul podio tre volte; suo sarà anche il record femminile di traversata della Manica del 1926, imbattuto per ventiquattro anni.

La scelta vincente di questo libro è data dalla forma grafica e dal punto di vista: la storia di Gertrude e dei suoi primi successi è narrata in prima persona da una ipotetica cuginetta di nome Emily, affascinata dalla ragazza che tutti giudicano male (non è abbastanza femminile, ha le spalle da boscaiolo e la fissa dello sport) che un tempo le ha regalato un costume da bagno. Nel mito di Gertrude, Emily comincia ad allenarsi segretamente, imparando i movimenti dalle pagine dei libri e contando sulla silenziosa amicizia di Leo, che tiene il capo della corda mentre lei si allontana da riva e la spalleggia senza fare commenti nei suoi tentativi. In realtà la ragazzina può contare su tutta la famiglia di Leo e sull’atmosfera che si respira in quella casa, dove lei finge di andare a fare i compiti: un’aria anticonformista e libera, certamente diversa da casa sua dove si guarda di mal occhio a quella zia e a quella cugina newyorkesi, così differenti, così poco “consone”. L’equilibrio tra illustrazione e testo (sia esso in fumetto o sia narrazione fatta da Emily) è proprio giusto perché il lettore possa godersi la storia, prendere parte, assaporare il valore della vittoria di raggiungere quell’isola in mezzo al lago che vale una medaglia d’oro alla costanza e alla passione.

Alice Keller e Veronica Truttero sono due delle fondatrici della libreria Momo di Ravenna; ci vien da dire che questa loro buona prova nasce anche dalla consuetudine coi giovani lettori.

Alice Keller – Veronica Truttero, Contro corrente, Sinnos 2017, 80 p., euro 12