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Parete Nord

4 Apr

parete nordChe fossi felice che questo libro arrivasse in italiano lo avevo già anticipato un anno fa, scrivendo de Il lupo, altro fumetto di Rochette che L’Ippocampo allora mandava in libreria. L’imponenza di questo “Parete Nord” (che perde nel titolo italiano l’originale riferimento a Ailefroide, la montagna del Massiccio degli Écrins, intorno a cui ruota ancora oggi lo sguardo dell’autore) sta innanzitutto nella capacità di restituire certi grand bleu perfetti del cielo che paiono fatti apposta perché la roccia ci si stagli contro, certe verticalità alpine e certe vertigini che prendono chi in quesi paesaggi cammina, scala, sale quando è colto dalla bellezza assoluta della montagna. Da quella bellezza è preso Rochette ancora bambino e da lì nasce il desiderio unico di salire, salire sempre più in alto. Non sa nulla di quel che serve e impara tutto da un coetaneo, Sempé, che gli procura l’attrezzatura, gli insegna i nodi, le posture, sceglie per la loro cordata gli itinerari e condivide il tempo e i passi, i rischi e il senso assoluto che può avere la montagna quando la scopri e la vivi appieno da adolescente. Salire significa essere libero, mentre in basso tutti ti dicono quello che devi fare: a casa, a scuola, nel collegio dove nessuno capisce quello che disegni, le opere d’arte che ammiri; allora ti ribelli rispondendo male, scappando di nascosto per andare ad arrampicare, evadendo dall’aula – quando ti costringono nel banco – leggendo di grandi imprese di celebri alpinisti e tenendo lo sguarod fisso alle pareti di roccia che ti riempiono l’orizzonte. La rabbia del crescere, il prendere parte, il cercare una propria forma e una propria strada: tutto è vissuto all’ombra del desiderio di salire. E lo scopo, per Jean-Marc Rochette, è uno solo: diventare guida alpina. Quando una pietra durante una scalata in solitaria lo colpisce in pieno volto e lo trascina in tutt’altra storia, attraversa un oceano per ritrovare la verticalità; se il passaggio all’età adulta è sicuramente diverso da quel che si era agurato, anche la strada diventa un’altra: si tratta di sfruttare quel che sa fare bene, il momento storico in cui il fumetto comincia a pagare e così mette in fila un po’ di pubblicazioni (cominciando da Edmond le cochon e dal Transperceneige su cui si basano il film di Bong Joon-ho e la serie distopica Snowpiercer che oggi molti apprezzano in serie tv) dando avvio alla carriera di fumettista su cui negli anni innesterà quella di scultore e pittore.

Il fumetto racconta la montagna, le passioni, ma anche le amicizie, le scelte, le perdite di compagni di cordata. Diventa una narrazione di formazione, dvoe la personalità si forgia alla scuola della salita, con l’esaltazione con cui sedicenni se ne sta sospesi in bivacco a un cielo stellato e si attraversa quello che può essere il regno di un’avventura come un campo estremo di battaglia.

JM Rochette racconta Ailefroide in un’intervista durante il festival di Angoulême 2019.

Olivier Bocquet – Jean-Marc Rochette, Parete Nord (trad. di Paolo Cognetti), L’Ippocampo 2021, 298 p., euro 25

Il lupo

8 Giu

il-lupo-rochetteSono davvero felice che L’Ippocampo porti in Italia questo splendido fumetto di Jean-Marc Rochette che parla del rapporto tra uomo e natura attraverso una sua sfumatura molto discussa: la presenza del lupo sulle Alpi, i suoi attacchi alle greggi e le diverse posizioni che negli anni si sono andate acuendo (di questo parlava anche la postfazione originale di Baptiste Morisot e a questo accenna anche la presentazione all’edizione italiana scritta da Paolo Cognetti).

In un centinaio di tavole Rochette condensa la vita in montagna attraverso la figura del vecchio Gaspard, pastore che vive in un villaggio nel cuore del Massiccio degli Écrins in Francia (qualcuno riconoscerà la zona de La Berarde, di Saint-Christophe-en-Oisans, i profili di case e campanili): è amareggiato dalla vita – ha perso il figlio soldato in Mali e la moglie, morta per il dolore, ha appena visto il suo gregge decimato per l’attacco dei lupi e si è vendicato uccidendo una lupa, nonostante sia nel territorio di un parco. Ma le cose devono essere regolate, pensa Gaspard, e non lo toccano i controlli dei forestali, come non lo tocca particolarmente il fatto di vivere per quattro mesi da solo, senza ricevere posta o visite, facendo sapiente uso delle scorte: il suo villaggio rimane isolato per un lungo periodo a causa della neve, ma lui sa che è semplicemente la vita in montagna, la cui scelta comporta naturalmente certi meccanismi e adattamenti. La lupa che ha ucciso aveva un cucciolo ed è attraverso di loro che Rochette legge il rapporto, lo scontro e il reciproco alimentarsi del rapporto uomo-animale, in una convivenza a volte drammatica, a volte commovente, a debita distanza ma con un reciproco sguardo insieme di controllo e di cura. Gaspard paga il suo affronto e la sua vendetta e in un intenso inseguimento tra nevi e ghiacci sublima il patto tra fratelli di sangue. I colori freddi delle tavole, il brillare del ghiaccio e delle notti invernali, la china mescolata al blu nelle notti rischiarate dalla luna seguono perfettamente sulla pagina la purezza dei pensieri dell’uomo, anche nel delirio che mette a nudo i dolori della sua vita, e la sua filosofia di vita.

Ma il motivo per essere felici è doppio: prossimamente l’Ippocampo pubblicherà anche la precedente opera di Rochette, Ailefroide: Altitude 3954 che celebra l’alpinismo, la libertà, l’idealizzazione di una pratica sportiva come la si può vivere a sedici anni, raccontando una storia di adolescenza e passioni. La sua esperienza da guida alpina, la sua conoscenza profonda della vita in montagna, unite alla sua abilità nel tratto – che raggiunge in queste due opere la vetta più alta della sua produzione – fanno sì che Rochette possa celebrare la montagna e l’uomo in montagna con la maggior bellezza e onestà che si possa immaginare.

L’opera non esce come L’Ippocampo Ragazzi ma è proponibile a lettori dai 12/13 anni. Qui Rochette racconta “Il Lupo” in occasione dell’assegnazione del Prix Wolinski – Le Point – 2019.

Jean-Marc Rochette – colori di Isabelle Merlet, Il lupo (trad. di Giovanni Zucca), L’Ippocampo 2020, 112 p., euro 18.

La fabbrica dei colori

7 Mag

la-fabbrica-dei-coloriUn interessante strumento sia per chi vuole approfondire il lavoro di Hervé Tullet sia per chi vuole mettere in piedi un laboratorio artistico con bambini e ragazzi e si avvicina così al lavoro di questo artista. Chi ha avuto modo di assistere ad un’attività guidata da Tullet sa il divertimento, il coinvolgimento che la caratterizzano e soprattutto la forza creativa straordinaria che ne nasce.

Tullet parla nel libro della propria esperienza laboratoriale, dando consigli generali sia sui materiali che sulle modalità e sui partecipanti a  cui fa seguire una serie di schede, ciascuna descrittiva di una tipologia di attività: dal prato fiorito al ritratto, dal dipingere in musica al dado magico, con tanto di varianti, suggerimenti, nuovi temi da sperimentare.

Questo libro non è solo il racconto del lavoro dell’artista né una traccia per mettersi in gioco; è prima di tutto un libro curatissimo, piacere per gli occhi dal punto di vista grafico, fotografico, cromatico. E ovviamente un invito a partire dalla produzione editoriale di Tullet, tutta da presentare a bambini e ragazzi e su cui sbizzarrirsi.

Il sito di Tullet.

Hervé Tullet, La fabbrica dei colori (trad. di Lucia Corradini), L’Ippocampo / Phaidon, 72 p., euro 18

Giò il miliardario

20 Dic

gio-il-miliardarioFestival delle perplessità. David Williams è un popolare personaggio della scena britannica: comico, autore televisivo, attore. E anche autore di alcuni romanzi per ragazzi di cui in Italia sono già stati tradotti due titoli nel catalogo Giunti: Mr Stink e Campione in gonnella, entrambi con le illustrazioni di Quentin Blake. I suoi testi sono divertenti e irriverenti; alcuni lo hanno paragonato a Roald Dahl e Julia Eccleshare ha scritto appunto di come il titolo in oggetto sia ” a neat combination of hilarity and morality in the best spirit of the master story-teller of the genre, Roald Dahl”.

La storia è quella di Giò Patata, figlio di un uomo che ha fatto i miliardi con la carta igienica, dodicenne ricchissimo e senza amici, senza affetto paterno, che tenta di guadagnarsi un po’ di normalità frequentando sotto falso nome la scuola pubblica, acquistando e perdendo un amico come Bobo, innamorandosi di una ragazzina che si scopre pagata per essergli amica, venendo comunque a scontrarsi col fatto di essere figlio di un padre che pensa di poter risolvere tutto col denaro. “Mr Stink” era una lettura piacevole, non scontata e divertente. In questo caso invece non so cosa mi abbia convinto meno della storia: il finale superscontato (si perde tutto, ma si vince la felicità?) o il dover far ridere a tutti i costi ogni sei righe? O forse la traduzione. Non semplice e comunque riuscita nei giochi di parola, nelle coppie di nomi e cognomi che suscitano ilarità, ma forse esagerata nell’italianizzazione (dei nomi di persona e delle testate giornalistiche citate, dei luoghi geografici…). Una perplessità certa: se questo libro lo legge un decenne, sicuramente non gli dirà nulla una canzone dei Pooh messa tra l’elenco delle cose che non vuoi sentire quando sei seduto sulla tazza del water…

In compenso, a questo giro, le illustrazioni sono di Tony Ross. Dopo Quentin Blake possiamo davvero dire che Williams, in fatto di illustratori, è sempre in buonissima compagnia.

L’unica è la prova del nove: vedere la reazione dei giovani lettori. E parlare un po’ di più dei libri che non ci convincono del tutto (per scambiarsi opinioni e magari cambiare parere!), non solo di quelli che ci conquistano, come mi è capitato di recente di riflettere con alcuni gruppi di bibliotecari e di raccontare in questo articolo per “Biblioteche Oggi” dello scorso novembre.

Potete scaricare il primo capitolo on line dal sito dell’editore.

David Williams – illustrazioni di Tony Ross, Giò il miliardario, L’Ippocampo jnior 2013, 288 p., euro 14

Make love

19 Apr

makelove

Ho recentemente scritto, a proposito di censura e libri presenti sugli scaffali delle biblioteche, che talvolta mi “diverto” a fare un gioco. Trovo interessante contare dall’opac sbn in quante biblioteche civiche italiane siano presenti al prestito opere come “Il chiodo fisso” di Melvin Burgess, (Mondadori, 2005), oppure la raccolta di racconti “La prima volta” (Rizzoli, 2011) o ancora “Il mio corpo. Body Drama” di Nancy A. Redd (Giunti, 2010): due mesi fa erano rispettivamente 115, 49 e 47. Mi bastano i numeri, non sento il bisogno di commentare.
Ecco in questi giorni in libreria un manuale di educazione sessuale dalla grafica curata e dalla patinatura che lo fa assomigliare a una prima occhiata a un libro di fotografie. E le fotografie in effetti ci sono; sono di Heji Shin e le diresti artistiche, tanto sono belle. Probabilmente è il fatto che siano coppie reali – e non immagini costruite per l’occasione – a comparirvi, a farle così belle.

Le fotografie sono uno dei pregi di questo testo, e forse anche uno dei motivi per cui probabilmente molti adulti faticheranno a presentare, a catalogare, a metterlo a scaffale. Tanto esplicite quanto reali. Il manuale è diviso in capitoli (Toccati; La prima volta; La seconda volta; Scopri chi sei; Giù i pantaloni; Da un letto all’altro; Vieni, dai; Attenzione; Senza gravità) e alterna spiegazioni, luoghi comuni, verità e falsità. Si parla di sesso, ma anche di precauzione. Si parla della prima volta, ma anche di seconda volta e di tutte quelle che vengono dopo. Si parla di corpo, ma anche di sensazioni; di precauzioni, ma anche di fantasia; di limiti; di io e dell’altro. Ci sono specchietti che semplificano, grafici, immagini, elenchi di nomi e illustrazioni di posizioni. Ci si chiede cosa piace a te, ma anche di metterti nei panni dell’altro. E si dice come sono i panni dell’altro.

Un limite forse può essere appunto la patinatura che ne fa un testo elegante e molto bello, anche nella fattura, “serio” esattamente come quello che dice; forse non immediatamente vicino come poteva risultare invece la grafica scelta per Body Drama. Il libro ha una prefazione di Camilla Raznovich, che compare anche sulla fascetta e che il cui nome forse aiuterà a far parlare del testo: bene che se ne parli. Ma il fatto che sia necessaria la voce di un personaggio dello schermo per far parlare di un testo bello e necessario mi fa un attimo di tristezza, perché non ce ne dovrebbe esser bisogno. E invece così è. Intanto questo testo c’è, non solo utile, ma anche bello. E mi fa venir in mente chi dice “Come siamo belli”. Eh sì.

Ann-Marlene Henning & Tina Bremer-Olszewski, fotografie di Heji Shin, Make Love. Un manuale di educazione sessuale (trad. di Elena Doria), L’Ippocampo 2013, 256 p., euro 18.