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L’isola dei bambini rapiti

8 Mag

Fida Nilsson si conferma una grande scrittrice, capace di coinvolgere i suoi lettori in avventure ricche di colpi di scena, dove il lato fantastico (inteso come quel che di originale, financo strambo, c’è rispetto alla realtà) aiuta a far emergere un sottile e delicato intreccio di sentimenti e di questioni sulla vita e su come funzionano il mondo e i suoi abitanti. Già apprezzata in Mia mamma è un gorilla, e allora? e in Dante, il ratto gigante, eccola alle prese ora con una storia di pirati, di una giusta misura per i lettori dai dieci anni, ma anche con il respiro giusto per essere letta insieme a quelli più piccoli.

L’autrice costruisce un mondo quasi mitico, un insieme di isole immerse nei Mari Ghiacciati, con baie dove si riposano le balene e inverni tanto freddi da congelare le vele delle barche. Ci sono L’Isola Grassona, quella di Malavoglia, l’Onda del Nord, l’Isola del Buio e così via, e c’è Blåvik, dove la protagonista Siri vive insieme alla sorellina Miki e al padre, un pescatore magro come uno stecchino e piegato dalle avversità della vita. Su tutto, spicca la terribile fama del pirata Testabianca, che lascia ai suoi marinai tutto il bottino e tiene per sé solo i bambini, costretti a scavare nella miniera della sua isola per trovare il pezzo di carbone giusto per permettergli di ottenere il diamante più puro e prezioso. Mentre raccolgono bacche su un isolotto di proprietà della loro famiglia, Miki viene rapita e Siri parte alla sua ricerca, rosa dal senso di colpa, con l’ultima nave che lascia il porto prima che l’inverno ghiacci il mare e intrappoli le barche. Il suo viaggio è fatto di incontri: il cuoco di bordo Fredrik che condivide il suo stesso rimorso; Nanni, donna che vive isolata dando la caccia ai lupi; un cucciolo di sirena; un coetaneo, Einar che sogna la ricchezza; qualche brutto ceffo. E poi Testabianca, sua figlia Colmba, la ciurma di pirati e il gruppo di bambini, neri di fuliggine e morti di fatica. Il suo viaggio è un’impresa e insieme la storia di una crescita, il tendere con forza verso un’obiettivo, scoprendo quell’attimo esatto  in cui sai esattamente chi sei, ma anche come sia facile fare scelte di ripiego. Ogni tanto però – le spiega Fredrik – salta fuori qualcuno capace di fare scelte coraggiose, ed è una bella fortuna per tutti gli altri.

Un narrazione fascinosa e lineare, dove un buon apporto è dovuto alla traduzione: godetevi la scelta dei nomi delle isole e di quelli dei pirati, così come i nomi che Siri affibbia alle persone che vede intorno.

Frida Nilsson, L’isola dei bambini rapiti (trad. di Anna Grazia Calabrese), Feltrinelli kids 2017, 286 p., euro 14, ebook euro 9,99

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Susan la piratessa

27 Nov

Layout 1Fa sempre parte della collana “Celacanto” di Laterza questo illustrato di grande formato che contiene un racconto praticamente pronto per essere letto ad alta voce coi lettori più grandi e per introdurre la parte storica di un argomento a molti di loro assai gradito: i pirati. Il testo permette infatti, a margine della lettura, di approfondire il periodo storico in cui la pirateria ebbe fortuna, i suoi risvolti e anche il ruolo di molte donne sia in guerra sia a bordo di navi pirata, ovviamente celate sotto abiti e comportamenti maschili.

La voce narrante è infatti quella di una pirata: così, a differenza di quanto indicato nel titolo del volume, si presenta Susan Smith, giunta ormai alla fine della sua carriera e ritiratasi a gestire una locanda in Giamaica. Per i lettori ripercorre la propria vita: l’infanzia a Putney, la povertà della famiglia d’origine, il ruolo della madre e la scelta di tagliarle i capelli, rivestirla con gli abiti del fratello e inviarla a Londra in cerca di fortuna. Prima garzone presso varie botteghe, poi arruolata nella guerra di successione spagnola, imbarcata come mozzo, dopo aver a lungo sognato il mare, e infine per scelta passata tra l’equipaggio di un brigantino pirata. Susan evoca i viaggi in mare, il mercato degli schiavi, la bellezza delle Antille, la crudeltà dei combattimenti, le regole che vigevano tra gli equipaggi dei pirati.

Le immagini di Simona Mulazzani accompagnano la narrazione, grandi e colorate sono perfette per essere mostrate durante la lettura. Lettura durante la quale tenersi pronti a spiegare alcuni dei termini non certo consueti che la pirata utilizza: da fantesca a quartiermastro, da bompresso a magnanimo, oltre le battaglie e i riferimenti storici.

A proposito dell’illustratrice.

Carola Susani – Simona Mulazzani, Susan la piratessa, Laterza 2014, 57 p., euro 18

Il piccolo capitano

26 Nov

piccolo_capitanoUn classico della letteratura olandese arriva per la prima volta in traduzione italiana, riproponendo alcuni dei temi più importanti della narrativa per l’infanzia: l’avventura, il desiderio di scoprire (e di disobbedire!), la voglia di crescere e insieme la paura di diventare adulti.

Come ogni epopea che si rispetti, comincia in una terra senza tempo e senza nome, dove un piccolo, curioso capitano vive in una barca arenatasi su una duna a causa di una tempesta. Un capitano bambino, che ignora le domande sulla sua provenienza e suona la sua tromba d’ottone. Sospetto ai più, ha come unico amico il vecchio navigante naufragato e trova appoggio nei bambini, affascinati dalla sua idea di riparare la barca e partire verso l’Isola dei Grandi, dove – se dormi una notte – ti ritrovi uomo grande. L’avventura sta già nel provare a riparare la barca con quel che si trova in giro e nel darsi un gran daffare per racimolare denaro da fondere per ottenere un’elica; poi prosegue con la partenza della Maiunafalla, a cui si aggregano altri tre bambini. Per scoprire che sulla famigerata isola si cresce in statura, ma non in età; per incontrare altri naufraghi, marinai perduti, animali da circo, regni dov’è bandito il colore, elefanti da cavalcare. E via così, verso altre e altre avventure, visto che Paul Biegel ha scritto altri libri dedicati al piccolo capitano e ai suoi amici.

Questo libro ha un solo difetto: fa sentire nella fattura delle immagini che lo accompagnano l’età che ha; è stato pubblicato nel 1970, ma – arrivando solo ora sui nostri scaffali – non è conosciuto, non ha lo status di un classico, quindi la sua copertina potrebbe costituire uno svantaggio perché, a prima vista, ben pochi lettori se lo fileranno. Starà alla bravura di chi propone, di chi invita a leggerlo mediante il racconto della trama e la lettura di brani ad alta voce, farlo apprezzare come merita.

Il sito sull’autore. Si possono sfogliare alcune pagine sul sito dell’editore.

Paul Biegel – ill. Carl Hollander, Il piccolo capitano (trad. di Anna Patrucco Becchi), La Nuove Frontiera junior, 173 p., euro 16,50

La lunghissima notte di Portospada

7 Nov

portospadaPremessa: questo libro è accompagnato da una mappa che illustra l’isola su cui sorge la città di Portospada, nel Mare Sterulo, nell’Arcipelago dei Quattro Giorni. Ho un debole per le mappe che ritengo abbiano un fascino non indifferente, non solo quando si tratta di luoghi geografici reali, per non dire di quelle contenute tra le pagine dei portolani, ma anche di luoghi letterari (a questo proposito godetevi l’app gratuita Wildwood Storymap realizzata da Somethin’Else per accompagnare le storie scritte da Colin Meloy e tradotte in Italia da Salani). Quindi ho cominciato la lettura del libro già ben predisposta 🙂

Sull’isola di Portospada le ore di luce diminuiscono a ritmo inconsueto col passare dei giorni; sembra che la città sia destinata a vivere in un buio totale, le cui ragioni affondano le radici in una vicenda avvenuta più di cinquant’anni prima: l’allontanamento del pirata  Nero de Loah che attende – cristallizzato in un incantesimo che ha fermato il tempo intorno a lui e gli ha impedito di avvicinare l’isola – un ritorno trionfante da dittatore. Sciolti i magici impedimenti, il pirata torna, portando insieme al buio della notte anche il buio del terrore e della paura. Un gruppo di abitanti (un vecchio pirata, un fioraio, una gattara, una svampita ereditiera, un cartografo) tentano di contrastarne e annientarne il potere, scoprendo quanto la magia e la stregoneria abbiano a che fare con questa vicenda e con la vita dell’isola stessa. Con loro il sedicenne Biagio del Mare, cronista locale alla ricerca di scoop, che racconta la vicenda una settantina di anni dopo, ripercorrendo quei giorni, quelle avventure, quelle scoperte che determinarono le sorti dell’isola, facendone una cronaca che rimanga a memoria. 

Già, perché proprio la memoria e la capacità di ricordare sono alla base della vicenda: gli abitanti di Portospada avevano dimenticato il terribile pirata e i motivi della sua ferocia e del suo allontanamento, quasi non ricordavano più perché quell’adorabile vecchietta di nome Jais venisse guardata a vista dalle guardie (era in realtà una potente maga, complice di Nero) e non raccontavano alle giovani generazioni i particolari della storia passata dell’arcipelago: così il buio ha avuto la possibilità di prevalere, poi fortunatamente annientato.

Il libro si può leggere come un’avventura coinvolgente in cui ha larga parte la magia, ma anche come l’abile capacità di descrivere un mondo, con i suoi persoanggi di riferimento, gli intrecci, le particolarità (a cominciare dai nomi propri, che l’autore probabilmente si sarà divertito molto a inventare!).

Il blog dell’autore. La copertina e la mappa sono disegnate da Barbara Petris. Il booktrailer del libro.

Paolo Valentino, La lunghissima notte di Portospada, Lupo 2013, 378 p., euro 16

Giulia e il pirata

27 Lug

More about Giulia e il pirataGiulia ha una nonna di mare e una di città. Quella di mare vive in una casetta in mezzo al paese, con un giardino dove crescono alberi da frutto e basilico per fare il pesto e dalla finestra si vede la piccola isola di fronte con il vecchio faro. La nonna di città le racconta un po’ a casa e un po’ sul tram la storia che sta nel libro L’isola del tesoro, che la bambina non riesce ancora a leggere da sola, e insieme guardano film sui pirati. Così Giulia lascia volare la sua immaginazione e, un po’ al mare un po’ in città, immagina che il guardiano del vecchio faro sull’isola sia stato un tempo pirata, che abbia le braccia colorate di tatuaggi, indossi una maglia a righe e coltivi il basilico per farne la marmellata. Chissà se sull’isola c’è anche un tesoro… Quando Carlone il pescatore porta Giulia in barca verso l’isola, la bambina decide di non scendere al faro, ma di farci solo il giro intorno e di continuare a pescare, visto che Carlone glielo ha insegnato. Chissà se pesca con la coffa…

Guido Quarzo – Giulia Orecchia, Giulia e il pirata, Mottajunior, I Velieri 2012, 61 p., euro 12.