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Le volpi del deserto

10 Apr

A undici anni Morice Renard si trasferisce con la famiglia da Marsiglia in un villaggio della Corsica dove i genitori hanno acquistato un albergo: sono gli ultimi giorni di giugno del 1986, sullo sfondo i Mondiali di calcio in Messico, davanti agli occhi il decadente Hotel Napoléon e un paesaggio da sogno: mare e scogliere su cui il ragazzino sogna di registrare suoni con la sua attrezzatura speciale. La passione per le registrazioni e il sogno di diventare rumorista passano però presto in secondo piano perché la nuova casa nasconde alcuni misteri: il precedente proprietario, uno skipper tedesco con una sola mano si è suicidato, alcuni libri della sua biblioteca riportano note e strane informazioni, un marinaio tedesco che vive in paese è appena scomparso, nelle cantine dell’albergo c’è qualcosa che non quadra. A guidare Morice nella scoperta del villaggio e dei suoi abitanti e a coinvolgerlo nella ricerca di indizi è Audrey, un’intraprendente coetanea figlia del sindaco. I ragazzi scoprono una vicenda legata alla Seconda Guerra Mondiale, una strana alleanza che ha coinvolto Rommel – il generale nazista detto “la volpe del deserto” – e l’autore de “Il piccolo principe” che ha volato proprio in quella zona che ha conosciuto un ragazzino, ora anziano e cieco. Un importante tesoro nascosto coinvolge da quarant’anni una serie di persone che hanno incrociato proprio al villaggio le loro vite: anche Morice e Audrey entrano nel gioco, in un crescendo di azione e di pericolo.

In questo romanzo il lettore incontrerà Saint-Exupéry e Roald Dahl, i Goonies e Hitler, cadaveri e sottomarini nascosti, l’indipendentismo corso e il potere dei sogni. Potrà divertirsi con i protagonisti a scovare indizi nascosti in libri che ha letto, immaginare vecchie mappe custodite da ciechi, analizzare una parte di Storia sotto un’altra luce. Come nei suoi testi migliori, Baccalario sa costruire un crescendo di tensione, dando un respiro narrativo ampio che viene dalla distanza: il protagonista infatti racconta trent’anni dopo, ricostruendo non solo la vicenda, ma anche l’atmosfera famigliare e il cambio di vita e il meraviglioso paesaggio corso. I ritratti vividi dei personaggi contribuiscono a farne un romanzo che di sicuro affascinerà il lettore alla ricerca di avventura e potrà incuriosire anche gli adulti che amano ritrovare in un libro altri libri, personaggi storici, riferimenti  e rimandi, giochi di parole.

C’è un errore di accento perché in dialetto genovese c’è sì una sola parola per il mare e il male, ma è o mâ (e non o mä come riportato), ma questo è un appunto di chi sa 😉

Pierdomenico Baccalario, Le volpi del deserto, Mondadori 2018, 320 p., euro 17, ebook euro 8,99

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Lena, Trille e il mare

6 Dic

Tornano i protagonisti di Cuori di waffel, SuperPremio Andersen 2015; sono cresciuti, hanno ormai dodici anni, ma li riconosciamo subito: Trille, che racconta al lettore, e Lena, impulsiva, combattiva, con la risposta sempre pronta. Sono cresciuti sì, alcune cose stanno cambiando e anche la loro amicizia viene messa alla prova, visto che essere in tre non è esattamente come essere in due. Arriva infatti una nuova compagna di scuola che si è trasferita nel fiordo dall’Olanda per un anno. Si chiama Birgitte e Trille un po’ se ne innamora, mentre pare che Lena non la sopporti. Del resto, Lena è strana: pesta sulle tastiere ancora più forte per indicare il suo disappunto verso la madre che continua a mandarla a lezione di musica e si riempie di lividi e graffi agli allenamenti della squadra di calcio dove però, dopo il cambio di allenatore e malgrado la sua bravura, non sta più in porta. Lena rumina e avanza a testa bassa; Trille tenta ogni traiettoria per incontrare Birgitte senza capacitarsi di come lei possa ridere in compagnia di Kay-Tommy e un po’ si scoccia quando vede il nonno e Lena insieme tramare un segreto.

Con la solita arguzia, con la capacità di andare in profondità rimanendo leggera, Maria Parr parla in questo libro non solo di quanto sia complicato crescere e coltivare negli anni un legame saldo, ma soprattutto di quanto sia difficile essere se stessi se gli altri vorrebbero importi qualcosa che non ti appartiene e sembra che quel che è importante per te non lo sia per nessun altro. Lena è esagerata nelle reazioni, nell’entusiasmo, nel prendere l’iniziativa, nell’infilarsi letteralmente nell’occhio del ciclone pur di avere una buona scorta di cioccolato, ma sa anche quando è necessario essere estremi nelle reazioni per essere presa in considerazione.

La storia si dipana lungo un anno, da estate a estate, in quattro capitoli che seguono il ritmo delle stagioni, con la scuola, lo sport, il ribes da raccogliere, il saggio di fine anno, il tempo per qualche sgridata e per un’impresa eroica per salvare il nonno. C’è anche spazio per una bella pagina in cui Trille racconta quanto sia normale mangiare gli animali a cui si è voluto bene: viene proprio dal Nord questo libro sincero e gaudente!

Quel che difetta forse è la copertina, apprezzabile dai più piccoli mentre il romanzo offre spunti interessanti anche per i lettori di 11-12 anni. Rispetto a “Cuori di waffel”, cambia la traduttrice: da sottolineare quindi il lavoro fatto a questo giro per mantenere una fluidità d’insieme, rispettosa dei lettori che hanno amato il precedente romanzo anche per la scrittura, per le espressioni di Lena, per la poesia di alcune riflessioni di Trille.

L’illustrazione di copertina è di Åshild Irgens.

Maria Parr, Lena, Trille e il mare (trad. di Lucia Barni), Beisler 2017, 256 p., euro 14

Garrincha

2 Mag

garrincha coverUn fumetto in cui Antonio Ferrara racconta, con un andamento scarno di grafica monocolore e testo che restituisce essenzialità, la vita del grande calciatore brasiliano Garrincha, vincitore di due mondiali di calcio. Racconta la sua determinazione a giocare a calcio, nonostante tutto e nonostante soprattutto i difetti congeniti che gli avrebbero impedito, secondo i medici, l’attività fisica, al punto da dichiararlo invalido.

Nonostante le malformazioni fisiche e la fatica, il calciatore non si nega nulla: il testo in prima persona ne segue la vita privata e le imprese sportive, le vittorie e le cadute, le fortune che possono capitare e la cura che bisogna averne. Una forma biografica che sarà apprezzata dai lettori alla ricerca di “storie vere”.

Approfittiamo del fatto che si parli di calcio e di Brasile per farvi un assist e segnalarvi il film di Andre Jublin, Banana, uscito lo scorso anno in cui si racconta del quattordicenne Giovanni alla ricerca della felicità. Soprannominato Banana per la mania di indossare sempre la maglia della nazionale carioca, Giovanni è convinto che la vita vada vissuta “alla brasiliana”, ovvero con coraggio, determinazione, volontà di rischiare e che meriti comunque provare a dimostrare a chi non ci crede più che non tutti sono uguali, che qualcuno di diverso c’è. Qui potete leggere la recensione su Il Post; se non l’avete ancora visto, cercatevi il film.

Antonio Ferrara, Garrincha. L’angelo dalle gambe storte, Uovonero 2016, 120 p., euro 15

L’estate che conobbi il Che

14 Mag

estate che conobbi il cheGarlando conferma la sua bravura nell’inserire e far conoscere storie vere ed importanti all’interno di una narrazione che coinvolge il lettore: in questo caso la cornice prende a prestito l’atmosfera dei Mondiali di calcio della scorsa estate e ha la voce narrante di Cesare, dodicenne brianzolo di famiglia benestante ed impegnata alle prese con l’azienda di cui il padre è responsabile e i cui licenziamenti stanno mettendo a dura prova gran parte delle famiglia del paese. La protesta degli operai, il contrasto con i commenti della sorella fashion blogger e gli appuntamenti con le partite del Mondiale brasiliano trovano però un punto fermo nel nonno ricoverato in ospedale, da cui Cesare si reca di nascosto.  Per la prima volta Cesare vede sul braccio  del nonno un tatuaggio particolare: un volto dalla lunga barba a lui sconosciuto, che gli ricorda però una maglietta della sorella. Comincia così un racconto a puntate sulla vita di Che Guevara e sui motivi che hanno portato l’anziano a tatuarselo, inframmezzato dalla quotidianità sconvolta che Cesare vive in famiglia, dalle domande che si pone, dalle questioni che il racconto smuove e che in qualche modo trovano riflesso in quel che il protagonista ha sotto gli occhi (le scelte, l’ingiustizia, ma anche la passione per il proprio mestiere).

Il romanzo si fa leggere volentieri, punteggiato da parti ironiche che ben supportano la narrazione, dando la possibilità di ritrovare (o magari di conoscere per la prima volta, di approfondire) una “storia vera” che – come già abbiamo più volte sottolineato – è una delle richieste che avanzano i lettori adolescenti.

Luigi Garlando incontrerà i lettori venerdì 15 maggio al Salone del Libro e potrete trovarne cronaca tra quanto scritto dai ragazzi della redazione del Bookblog.

Luigi Garlando, L’estate che conobbi il Che, Rizzoli 2015, 177 p., euro 15, ebook euro 6,99

In piedi nella neve

19 Feb

9788866562368

Attraverso gli occhi di una ragazzina questo libro ripercorre i mesi successivi all’Operazione Barbarossa voluta da Hitler nel 1941, con l’invasione nazista dell’Ucraina, la resistenza partigiana per le vie di Kiev, la riduzione dei civili ucraini in “sub-umani” al servizio dei tedeschi, il massacro degli ebrei uccisi a freddo e gettati nel Babij Jar ai margini della città, la fuga verso Odessa e la salvezza per chi poteva permetterselo.

Sasha non è però una ragazzina qualsiasi, bensì la figlia di Nicolai Trusevyč, il portiere della Dynamo Kiev, la squadra più forte del Paese. La incontriamo nel 1942, nei mesi finali del suo anno scolastico che sta scivolando verso le vacanze estive; la sua famiglia vive in un alloggio di fortuna, dopo aver perso la casa durante i primi attacchi nazisti e suo padre lavora nel panificio sottostante: insieme ai compagni di squadra, ha combattuto nelle file della Resistenza per difendere la propria città, è stato catturato dai tedeschi e rinchiuso nel campo di Danzica, da cui è uscito solo dopo aver firmato una dichiarazione di lealtà al regime nazista ed ora è un prigioniero di guerra. Impasta e inforna ogni giorno accanto ai compagni di squadra, assunti da un grande tifoso convinto di poter far rinascere la squadra di calcio, anzi iscriverla al campionato cittadino organizzato dagli invasori.

Il libro racconta la settimane che precedono le partite, quegli incontri che i giocatori ucraini dovrebbero sistematicamente perdere per aver salva la vita, ed in particolare il match del 9 agosto, quando i giocatori sfidarono a viso aperto il regime, scendendo in campo con le divise rosse come la bandiera del loro Paese, gridando “Fitzcult Hurà!” (“Viva la cultura fisica” con quell’ “Hurà” che ricorda il grido dei soldati dell’Armata Rossa) anziché fare il saluto nazista. Parallelamente racconta il punto di vista della protagonista, il suo desiderio di giocare a calcio nonostante sia una femmina, i divieti, le paure, la grande amicizia con una coetanea di origine ebraica, la fatica di crescere, la scoperta del primo amore.

Una buona lettura che invita i giovani lettori a conoscere episodi storici di cui sicuramente poco conoscono, un modo per spostare il baricentro dell’analisi della Seconda Guerra Mondiale rispetto ai temi e alle aree geografiche che di solito vengono trattati coi ragazzi; sono tanti i temi che l’autrice mette in testa e intorno alla sua protagonista, forse in alcuni casi avrebbero meritato un respiro più ampio per coinvolgere maggiormente il lettore senza lasciare molto detto solo in superficie.

La “partita della morte” ha ispirato diversi lungometraggi, tra cui il celebre Fuga per la vittoria (1981) che stravolge però ambientazione e cronaca storica e il più recente e controverso film russo Match, uscito nel 2012.

L’illustrazione di copertina è di Iacopo Bruno.

Nicoletta Bortolotti, In piedi nella neve, Einaudi Ragazzi 2015, 181 p., euro 11