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D’amore e altre tempeste

23 Nov

Ha due facce questo fumetto: due copertine, due sensi differenti di lettura, due voci e due punti di vista a seconda della parte da cui lo si legge. Da un lato c’è Viola e dall’altra Storm: sono due adolescenti alle prese con la crescita, coi cambiamenti del proprio corpo, con gioie folli e tristezze tempestose, con famiglie che sembrano improvvisamente ingombranti o imbarazzanti. E sono innamorati. L’uno dell’altra, ma non sanno dirlo, hanno il terrore di sembrare deficienti, mettono in mezzo gli amici ma neanche troppo perché chissà cosa penserebbero, finché nella pagina centrale del libro – dove le loro due narrazioni si incrociano e si fondono in una felice scelta grafica – si scontrano pure loro per andare avanti insieme.

Felice è in realtà l’intero impianto di questa storia dove Annette Herzog si mette nei panni dei due ragazzi e a lei si affiancano a dare forma e voce due diversi illustratori: Katrine Clante per Viola e Rasmus Bregnhøi per Storm. Sulla pagina non ci sono solo dubbi, domande e pensieri dei due adolescenti, ma anche pagine in cui si parla di amore e di sesso in compagnia di filosofi antichi, di grandi romanzi classici, del mondo animale. Ci sono un professore che insegna come si mette un preservativo, ci sono le canzoni che Storm scrive per dire di sé, ci sono adulti che, in modo diverso, accompagnano e cercano di parlare, di dire, siano insegnanti appunto, genitori, nonne senza stereotipi. Insomma, ci sono i sentimenti e la biologia e si dice bene, semplicemente e con sincerità, di molto di quel che imbarazza gli adulti quando devono parlarne con un adolescente.

Il podcast dell’intervento dell’autrice a Fahrenheit lo scorso 6 novembre.

Annette Herzog – ill. Katrine Clante e Rasmus Bregnhøi, D’amore e altre tempeste (trad. di Eva Valvo e Claudia Valeria Letizia), Sinnos 2018, 128 p., euro 14.

Tutte le cosa lasciate a metà

23 Ott

4753-Sovra.inddSi intrecciano piani narrativi differenti nel nuovo romanzo di Benedetta Bonfiglioli che, come sempre, rivela sguardo attento e acuto sugli adolescenti. Qui si confrontano Cora e Alice, cugine coetanee che si ritrovano dopo alcuni anni nel b&b gestito dalla famiglia dopo alcuni anni di lontananza. Il punto di vista della prima fa da guida al lettore tra i meandri famigliari di passato non detto e segreti taciuti; un guardare che è un continuo raffrontare e sentirsi in difetto: Cora ha trascorso le sua estati con zii e cugina mentre i genitori erano lontani, impegnati in missioni umanitarie; ha sempre invidiato la presenza materna quotidiana per la cugina e ora, accanto ad una Alice sempre magra e in qualche modo perfetta, si crede ancora più grassa e brutta di quanto non si veda già normalmente allo specchio. Entrambe covano dolori causati dal primo incontro con l’amore e interrogativi forzatamente taciuti: Cora si danna per essere stata lasciata da Luca nel momento in cui si è rifiutata di andarci a letto; Alice è incinta e non sa cosa fare. Accanto a loro c’è Matteo, amico d’infanzia diventato bello, incomprensibile, diverso. Invece è Cora a credere che la lontananza abbia cambiato tutto e a far esplodere la rabbia, prima di rendersi conto che gli altri – l’amicizia, l’amore e anche i legami più stretti della famiglia – possono rivelarsi migliori di quel che ci si aspetta, a saper guardare, a saper aspettare.

La vicenda delle ragazze, racchiusa in pochi giorni, corre parallela a quella della zia Iride, sorella dei loro padri, scappata di casa a diciotto a anni e tornata ora alla morte del padre; i capitoli scorrono alterni raccontando la sua adolescenza, la sua scoperta dell’amore, il motivo per cui ha scelto di lasciarsi tutto alle spalle e di negarsi in qualche modo un domani.

Un romanzo che partendo dall’analisi dei rapporti familiari dà voce alle questioni dell’amore in ogni sfumatura: tra genitori e figli, tra consanguinei, tra adolescenti che si confrontano per la prima volta con il linguaggio del corpo e con quello dei sentimenti. Ai lettori regala inoltre la possibilità, se già non la conoscono, di sapere la bellezza del kintsugi, l’arte giapponese del colare oro, argento o smalto nella ceramica rotta per ripararne le crepe creando così nuovi manufatti di inattesa e sorprendente bellezza; metafora quanto mai ottimale e piena di grazia di come sia possibile che certa luminosa, accecante bellezza che ci capita di incontrare sia in realtà una ferita in cui qualcuno ha saputo colare ascolto, attenzione, amore.

L’illustrazione di copertina è di Bianca Bagnarelli.

Benedetta Bonfiglioli, Tutte le cose lasciate a metà, Piemme 2015, 227 p., euro 16, ebook euro 6,99

Make love

19 Apr

makelove

Ho recentemente scritto, a proposito di censura e libri presenti sugli scaffali delle biblioteche, che talvolta mi “diverto” a fare un gioco. Trovo interessante contare dall’opac sbn in quante biblioteche civiche italiane siano presenti al prestito opere come “Il chiodo fisso” di Melvin Burgess, (Mondadori, 2005), oppure la raccolta di racconti “La prima volta” (Rizzoli, 2011) o ancora “Il mio corpo. Body Drama” di Nancy A. Redd (Giunti, 2010): due mesi fa erano rispettivamente 115, 49 e 47. Mi bastano i numeri, non sento il bisogno di commentare.
Ecco in questi giorni in libreria un manuale di educazione sessuale dalla grafica curata e dalla patinatura che lo fa assomigliare a una prima occhiata a un libro di fotografie. E le fotografie in effetti ci sono; sono di Heji Shin e le diresti artistiche, tanto sono belle. Probabilmente è il fatto che siano coppie reali – e non immagini costruite per l’occasione – a comparirvi, a farle così belle.

Le fotografie sono uno dei pregi di questo testo, e forse anche uno dei motivi per cui probabilmente molti adulti faticheranno a presentare, a catalogare, a metterlo a scaffale. Tanto esplicite quanto reali. Il manuale è diviso in capitoli (Toccati; La prima volta; La seconda volta; Scopri chi sei; Giù i pantaloni; Da un letto all’altro; Vieni, dai; Attenzione; Senza gravità) e alterna spiegazioni, luoghi comuni, verità e falsità. Si parla di sesso, ma anche di precauzione. Si parla della prima volta, ma anche di seconda volta e di tutte quelle che vengono dopo. Si parla di corpo, ma anche di sensazioni; di precauzioni, ma anche di fantasia; di limiti; di io e dell’altro. Ci sono specchietti che semplificano, grafici, immagini, elenchi di nomi e illustrazioni di posizioni. Ci si chiede cosa piace a te, ma anche di metterti nei panni dell’altro. E si dice come sono i panni dell’altro.

Un limite forse può essere appunto la patinatura che ne fa un testo elegante e molto bello, anche nella fattura, “serio” esattamente come quello che dice; forse non immediatamente vicino come poteva risultare invece la grafica scelta per Body Drama. Il libro ha una prefazione di Camilla Raznovich, che compare anche sulla fascetta e che il cui nome forse aiuterà a far parlare del testo: bene che se ne parli. Ma il fatto che sia necessaria la voce di un personaggio dello schermo per far parlare di un testo bello e necessario mi fa un attimo di tristezza, perché non ce ne dovrebbe esser bisogno. E invece così è. Intanto questo testo c’è, non solo utile, ma anche bello. E mi fa venir in mente chi dice “Come siamo belli”. Eh sì.

Ann-Marlene Henning & Tina Bremer-Olszewski, fotografie di Heji Shin, Make Love. Un manuale di educazione sessuale (trad. di Elena Doria), L’Ippocampo 2013, 256 p., euro 18.