La casa dei cani fantasma

13 Apr

casa dei cani fantasma

La vita di Cameron è da cinque anni un continuo movimento; lo conosciamo al momento del suo quarto trasloco: valigie fatte in fretta, fuga nella notte, calcoli di distanze imponenti e una nuova casa, questa volta una fattoria da anni abbandonata, circondata da campi di mais. Cameron e sua madre fuggono dalla violenza del padre, sono attenti ad ogni auto sospetta che passi intorno a casa e fingono una normalità apparente e rassicurante in un continuo fuggire che pare essere l’unica soluzione. Ma un nuovo domicilio significa anche una nuova scuola e compagni sconosciuti a cui conformarsi o a cui sottrarsi: proprio loro, tra scherzi e derisioni, insinuano nel ragazzo l’idea che nella fattoria affittata dalla madre si sia consumata una tragedia, che nello scorrere dei giorni diventa un’ossessione che trova conferme in vecchi disegni scovati in cantina, segni sui muri, leggende di paese, archivi, come nell’apparizione di un bambino fantasma che cerca un amico e finisce per far credere pazzo Cameron.

Stratton tesse la trama avvolgendo il lettore in una spirale dove i piani del tempo si confondono e dove le similitudini tra le due vicende – quella di Cameron e quella di Jacky – si sovrappongono a tratti ad insinuare  nel protagonista domande e dubbi sulla figura paterna, sull’ affetto dei genitori nei suoi confronti, su cosa le persone intorno possono aver visto o aver taciuto sulla sua vicenda famigliare, sulla propria effettiva sanità mentale. Il dolore della violenza, la sottigliezza dell’arma psicologica a doppio taglio, la liberazione di abbandonarsi al calore di un affetto per poi ricadere nel terrore non cancellano però la possibilità di essere diverso, di poter comprendere che esiste un modo altro di avere rispetto, di provare amore, di voler bene.

Cameron segue un vero percorso di indagine che non lascia nulla al caso, incrociando intuizioni, racconti, testimonianze, risalendo gli archivi d’epoca e scandagliando il campo, si tratti di un solaio, un cimitero o una casa di riposo i cui ospiti nascondono verità mai credute. Insieme dà voce alla difficoltà di credere fino in fondo alla pazzia del padre, le domande sull’affetto che li lega, la fatica di mantenere dei rapporti con gli amici e la facilità con cui si cade fiduciosi in un tranello: il passaggio in cui il protagonista descrive la sua frequentazione dei social con falso nome e il modo in cui comunque il genitore riesce a risalire al luogo in cui vive è lineare, esemplare ed efficace nella sua descrizione. Ripercorre le briciole che ciascuno semina intorno dicendo di sé, esattamente come Cameron ripercorre i sassolini lasciati nel tempo intorno a lui, tenendo conto dei particolari in bella vista, di quel che non coincide e anche delle voci che nessuno ha voluto ascoltare, ritenendo più facile bollarle come pazzia.

Questo libro ricorda un romanzo pubblicato nel 2008 sempre da Mondadori, Corri e non voltarti mai di Elisabeth Fensham, il cui protagonista fugge costantemente col padre, braccato da un’organizzazione segreta fino a quando le domande sulle incongruenze e le mancate risposte non lo costringono a fermarsi per guardare fissa la “vera verità”.

Il sito dell’autore.

Allan Stratton, La casa dei cani fantasma (trad. di Anna Carbone), Mondadori 2015, 252 p., euro 17, ebook euro 6,99

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2 Risposte to “La casa dei cani fantasma”

  1. lucia giovedì, 7 gennaio 2016 a 19:07 #

    A me è piaciuto molto

  2. Annabeth Chase mercoledì, 26 luglio 2017 a 12:41 #

    È un libro semplicemente stupendo ❤️

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