Il mio cuore e altri buchi neri

3 ago

il mio cuore e altri buchi neri

Va bene, potete dire che è l’ennesimo libro per adolescenti che parla di suicidio, che vede protagonisti un ragazzo e una ragazza che finiscono comunque per innamorarsi o quanto meno passarci vicino, che adotta una narrazione coinvolgente (qui un diario giornaliero scritto dalla protagonista contando i 26 giorni che mancano all’ora X; altrove un’alternarsi delle due voci e dei loro punti di vista). Ditelo, così vi possiamo ribattere che è l’ennesimo romanzo di questo tipo costruito, scritto e tradotto davvero bene .

La storia si apre su un giorno di marzo: mentre la primavera bussa alle porte la sedicenne Aysel cerca un compagno di suicidio sul sito Dipartite Serene; pare quasi impossibile, visto che una delle clausole per lasciar questo mondo in compagnia è che si viva a breve distanza, eppure c’è qualcuno, a pochi chilometri in un angolo sperduto del Kentucky, che ha lo stesso obiettivo. Roman si sente responsabile della morte della sorellina, annegata mentre era affidata a lui un pomeriggio di un anno prima; non esce da mesi, è guardato a vista dai suoi genitori e ha rinunciato a tutto, compresa la carriera di giocatore di basket. Aysel invece non ha un posto suo: vive con la famiglia della madre da quando il padre è in prigione per aver assassinato, in un attimo di follia, un brillante studente dal promettente futuro sportivo. Tutti la guardano, la indicano e lei fugge, temendo di portare in sé il germe della pazzia paterna e cercando di allontanare gli altri dalla proprio tristezza.

Concepire e dettagliare i piani di un suicidio significa doversi incontrare, parlare, in qualche modo scoprire; significa mettere tempo nell’ascolto e nell’osservazione dell’altro e poi finire – chissà – a vedersi con gli occhi di quella persona e a intravedere una luce, una speranza nei propri occhi, una postura più fiera di quella che ci si è cuciti addosso. Tutto il tempo che il lettore passa insieme ai protagonisti è attraversato e accompagnato da elementi di fisica, la materia preferita di Aysel. Come il professore chiede agli alunni di fotografare i concetti studiati in classe nel quotidiano, così la ragazza applica le teorie a quel che sente e vede intorno, in particolare quella delle relatività, ma anche il fatto che l’energia viaggia e viene trasmessa quando la gente presta attenzione. Forse l’amore non è allora che coinvolgimento che spinge a prestare attenzione, trasformando così l’energia potenziale dell’altro in energia cinetica. Il modo in cui Roman disegna Aysel sul suo blocco fa scoccare la scintilla: la ragazza sulla carta ha qualcosa in sé che Aysel non ha mai immaginato di portare in sé, di poter sentire finché non è stato lui a leggerglielo addosso.

Un finale non negativo, ma nemmeno scontato ricorda che il romanzo intreccia molti temi importanti: il rapporto con la famiglia e quello con le proprie origini (i genitori di Aysel vengono dalla Turchia, ma la madre fa di tutto per cancellare il passato), l’ambiente scolastico, l’idea che ci si fa di se stessi, la paura di travolgere chiunque con la tristezza, la necessità di essere visti davvero.

Il sito dell’autrice che sostiene #WeNeedDiverseBooks, associazione che si batte per la pluralità (di argomenti, generi, editori,…) nella letteratura per ragazzi. Il romanzo è tradotto ad oggi in 22 Paesi e i diritti cinematografici sono già stati opzionati dalla Paramount: non male per un esordio, no? La copertina originale ci piace assai perché non strizzava l’occhio a uscite passate (Green e simili) e a film, ma lascia che il testo sia semplicemente se stesso.

Jasmine Warga, Il mio cuore e altri buchi neri (trad. di Lorenzo Borgotallo), Mondadori 2015, 279 p., euro 17, ebook euro 6,99

Sharon Creech (intorno ai romanzi che tornano e ai lettori che cambiano)

30 lug

due luneTornano in nuova edizione Mondadori alcuni romanzi di Sharon Creech che spiccarono nei primi anni della collana Gaia Junior, trovando grande consenso tra le lettrici. Non solo Due lune, rieditato per altro anche nel 2011, ma anche Un anno in collegioIl solito normalissimo caos.

Li riprendo in mano e mi chiedo se sia possibile misurare i cambiamenti generazionali dei lettori attraverso l’impatto che hanno su di loro certe letture: ci sono grandi classici che non sono mai usciti di catalogo oppure che, anche se non più in libreria, continuano ad essere presenti nei percorsi di lettura strutturati da chi lavora in biblioteca ragazzi; ci sono romanzi che funzionano sempre, semplicemente si abbassa l’età di lettura: oggi sono proponibili agli alunni del secondo ciclo della primaria testi come quelli di Dahl o Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno che appena pubblicati venivano consigliati a lettori di qualche anno in più. Ci sono romanzi che non devono mai mancare nel catalogo della biblioteca: anche sui vostri scaffali saranno transitate edizioni diverse de La stanza 13 di Swindells, usurate, rattoppate, sostituite, eppure sempre pronte a conquistare con la semplice lettura ad alta voce delle prime pagine.

Il confronto tra due testi di Creech freschi di stampa mi interroga a questo proposito: riprendo in mano Un anno in collegio e lo trovo, come dire, polveroso. Può essere un aggettivo adatto ad una trama? Non so che effetto faccia a una lettrice di dodici o tredici anni oggi; mi vien da testare subito e intanto mi dico che, a naso, non mi aspetto molto: mi sembra una narrazione sospesa nel tempo (con la bellezza di certe riflessioni, di quei taccuini su cui il mondo – le scoperte e la nostalgia – viene ritratto) e nel contempo “vecchia”, non vicina ai lettori di oggi (e magari, piacevolmente, mi sbaglio). Mantiene invece splendidamente il suo fascino la storia di Salamanca Hiddle, tredicenne che cerca sua madre quasi svanita nel nulla, che lascia la casa di campagna per una cittadina lontana e sconosciuta, che riflette la sua nostalgia e la sua ricerca in quella dell’amica Phoebe la cui madre davvero è scomparsa di casa, una casa sui cui gradini per altro appaiono buste contenenti strani messaggi che invitano a non giudicare gli altri senza prima aver camminato due lune nei loro mocassini, a considerare che ciascuno ha la propria agenda o a impedire agli uccelli della tristezza di fare il nido sulla propria testa. La voce di Salamanca che racconta mentre viaggia in compagnia dei suoi nonni verso la verità, i personaggi buffi e quelli misteriosi di cui è circondata, le sue riflessioni sul mondo continuano ad essere a distanza di anni (il libro è stato scritto nel 1994 e pubblicato in Italia per la prima volta quattro anni dopo) voce viva, pari a quella dei protagonisti delle storie che continuano a parlare ai ragazzi, che si fanno voci transgenerazionali per il semplice motivo che dicono di sensazioni, sentimenti, situazioni d’animo simili a quelle di ciascun adolescente lettore.

Mi piacerebbe provare a tenere d’occhio le varie ristampe che si stanno succedendo negli ultimi mesi di libri che abbiamo già apprezzato anni fa (tra gli ultimi, ad esempio, Bud, non Buddy di Christopher Paul Curtis edito da Mondadori nel 2001 e tornato da poco in libreria per Piemme col titolo Il ragazzo con il futuro nela valigia) e provare a trarne qualche osservazione sui lettori, i gusti di lettura. Se avete esperienze, osservazioni, opinioni, battete un colpo.

Il sito dell’autrice.

Sharon Creech, Due lune (trad. di Giorgio Bizzi), Mondadori 2015, 210 p., euro 10

Sharon Creech, Un anno in collegio (trad. di Angela Ragusa), Mondadori 2015, 182 p., euro 10, ebook euro 4,99

Sharon Creech, Il solito normalissimo caos (trad. di Antonella Borghi), Mondadori 2015, 182 p., euro 10

Girasole

28 lug

girasole

Non so come raccontare questo romanzo che apre la collana Giunti “Bestseller dal mondo” perché forse il modo migliore per darne un’idea sarebbe leggerne ad alta voce alcune righe. Solo così credo sarebbe possibile rendere l’atmosfera quasi senza tempo che avvolge la storia. Il tempo storico in realtà è ben chiaro: si svolge negli anni della Rivoluzione Culturale cinese e comincia proprio con la costruzione, nei pressi di un piccolo villaggio, di una Scuola per Quadri di quelle volute da Mao in cui quadri del partito insieme a scrittori e artisti, provenienti da grandi città anche molto lontane, svolgevano lavori manuali. Al seguito del padre, scultore e pittore inviato alla scuola, arriva anche una bambina di nome Girasole, orfana di madre, che perderà successivamente anche il papà e verrà affidata ad una famiglia del villaggio, una delle più povere, che la sceglie e la integra alla perfezione.  Girasole diventa inseparabile dal fratello Bronzo, che ha perso la parola, non frequenta la scuola, gira in groppa ad un bufalo e che tutti apostrofano come “il muto”. Attraverso di loro il lettore conosce lo scorrere delle stagioni, la fatica di trovare cibo e denaro, gli affetti famigliari, la vita del villaggio, il far fronte alle avversità.

A colpire però è la narrazione tessuta da Cao Wenxuan che ha il sapore di una fiaba a partire dai nomi dei villaggi citati – Campodigrano, Risofragrante – fino alle descrizioni della natura e alle avventure che i ragazzini si trovano a vivere e che sembrano in qualche modo le avventure o le prove dei personaggi di una fiaba. Ne deriva un racconto sospeso: sappiamo benissimo che è legato a un tempo reale, ma l’insieme del paesaggio a tratti quasi magico e delle situazioni lo cristallizza nella bellezza dell’acqua, della pioggia, del mattino che sorge che l’autore descrive e fa prendere parte nelle dispute con Pescerauco, nelle punizioni ingiuste che i fratelli subiscono per coprirsi a vicenda, nei viaggi e nelle imprese più grandi di loro che intraprendono per tentare di aiutare economicamente la loro famiglia. Su tutto emerge la figura delle nonna, la dignità e la saggezza che le sono proprie e che si estendono a tutte la famiglia: la sua capacità di considerare il nipote muto senza differenze, l’amore con cui accoglie Girasole (come una nipote tornata dopo tempo), la dignità appunto con cui vive la sua condizione misera e la forza con cui cerca i mezzi per garantire la frequenza della scuola e una vita migliore ai bambini. Nonostante la vita non sia facile, la famiglia rimane insieme, parla, scherza e guarda al futuro in modo positivo: il loro carro è malridotto, ma solido; è lento, ma – dice il testo – ha davanti a sé una meta e intorno un paesaggio. La lieve bellezza non solo della trama, ma proprio del modo in cui è detto questo romanzo ne fa un classico pronto a passare da lettore a lettore senza perdere fascino.

N.B. la narrazione è lenta, soprattutto all’inizio i ragazzi abituati ad altri ritmi potrebbero fare fatica, ma vale la pena insistere!

A proposito dell’autore.  L’illustrazione di copertina è di Giulia Orecchia.

Cao Wenxuan, Girasole (trad. di Paolo Magagnin), Giunti 2015, 311 p., euro 10

Weekend con la nonna

24 lug

weekend con la nonnaUn lungo fine settimana che si ripete una volta l’anno: nove nipoti condividono con la nonna il tempo in una casa di legno nel bosco, una vecchia casa che a guardarla bene sembra un drago gigante. La nonna in questione guida un pulmino, non rispetta i limiti di velocità, racconta storie di streghe, zombie e bave, guada i fiumi, accende falò, permette di dipingersi col fango e fare i selvaggi. Addirittura sa fermare il tempo: quando pensa che stia andando troppo veloce, strilla “stop!” e ciascuno rimane fermo immobile, bella statuina, fino al “libera tutti”. Il cameratesco fine settimana è scandito da riti e consuetudini: dormire tutti insieme in un enorme letto, dedicarsi all’avventura il sabato, fare la gita lunga la domenica, tra boschi di alberi storti, colline delle farfalle, alberi ballerini per arrivare alla tomba del nonno e raccontargli qualche novità.

Questa nonna, che dice schifezze, ride insieme ai bambini e si diverte persino – mi sa – più di loro, ha la vista lunga e la giusta misura della libertà: spinge il nipote narratore a farsi coraggioso e tuffarsi da solo; sa che a volte la sera la testa non è abbastanza stanca ed è bello condividere un po’ di silenzio sulla grondaia, cresce dei bambini pronti a rispondere a tono al vicino noioso e ficcanaso. “Ma quando diventi grande tu?” borbotta il vecchietto; “Quando ne avrò voglia” risponde il ragazzino. Del resto, se il vicino minaccia di slegare i cani, la nonna lo invita alla calma “o io slego i bambini”.

Questi giorni in libertà in una casa forse un po’ inospitale, dove si sta accampati ma si sta bene perché si è tutti insieme all’avventura mi fa pensare al tempo sospeso delle vacanze condivise e ripetute negli anni in un luogo in cui si ritrovano sempre le stesse persone, in cui saltano i parametri normali e vigono regole d’occasione, in un cui la complicità è massima e regala al tutto un’atmosfera indimenticabile. Se le avete avute e le avete ancora sapete l’importanza di tempi così; sono da augurare ad ogni bambino, ad ogni ragazzino. Magari proprio con adulti che mordicchiano, fingono di tremare dalla paura, spronano a superare le proprie paure e strizzano l’occhio al momento giusto.

Questo libro è scritto in stampatello e con una font ad alta leggibilità; penso alla soddisfazione di chi ha imparato a destreggiarsi bene nella lettura e può gustarsi da sé una storia divertente con illustrazioni esilaranti.

Il sito dell’autore. Il sito di Mister Melvin!

Stefan Boonen – disegni di Melvin, Weekend con la nonna (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2015, 91 p., euro 11

Al sole come i gatti

22 lug

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Il fumetto di Marta Baroni è una guida alla città eterna, alla città amata attraverso i propri luoghi del cuore e i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza.

Il racconto della città prende il via dall’allontanamento dell’autrice da Roma per trasferirsi a vivere altrove e già nelle prime paginebaroni20 viene esplicitato l’intento e il punto di vista dell’autrice che ricorda di come fin da piccola sia stata una fiera cittadina romana ;-). Le vicende personali si intrecciano ai luoghi e questi hanno storie da raccontare .

Inizia così una carrellata dei quartieri e dei luoghi più cari, partendo da Garbatella fino alla Via Prenestina, passando per San Paolo, San Lorenzo, il Pigneto, Rione Monti e Trastevere, soffermandosi sulle particolarità, sulle storie e sulle leggende dei quartieri, raccontando spazi che solo chi ha vissuto a Roma o ha amicizie romane può conoscere (il CSOA La Strada, il Bar San Callisto solo per citarne alcuni). In questo senso è una guida, alternativa e assolutamente non turistica, alla romanità. Con tutti i vezzi e le peculiarità tipiche di chi è nato e cresciuto nella capitale (come il non uscire dal proprio quartiere fin dopo la maggior età :-) ) e con le indicazioni per scoprire davvero le anime di questa bellissima e contraddittoria città.

E’ un racconto solare e innamorato, che vi guiderà alla scoperta di una Roma poco conosciuta, ma autentica e molto viva.

Il sito di Marta Baroni.

Marta Baroni, Al sole come i gatti, Bao Publishing 2015, pp. 152 , €15

L’isola dei conigli

20 lug

isola dei conigliMescola i rimandi a tante isole del Mediterraneo quest’Isola dei Conigli immaginaria che ci fa pensare a Lampedusa perché anche qui arrivano barche e barconi dall’Africa e migranti che transitano cercando terre migliori. Fanno da sfondo, insieme al grande coniglio che scruta di nascosto, alle giornate di una banda di ragazzini che vive i tempi diversi del mondo isolano: l’isolamento invernale, l’arrivo dei turisti e l’allegra confusione della stagione estiva, la mancanza di collegamenti nei giorni di mare grosso, il rapporto con la terraferma e con la città, distante, attraente ma comunque lontana dalla propria misura della quotidianità.

Sono abituati a veder partire le persone che scelgono di vivere altrove o che altrove vanno per necessità (proseguire la scuola, trovare un lavoro, frequentare l’università); si sono abituati a veder arrivare dall’Africa chi vuole andare verso nord e riparte verso i centri di accoglienza in terraferma. Non è solo il futuro altrui a esser messo in gioco nella storia, ma anche il loro: quando scoprono che la maestra che hanno avuto negli ultimi due anni lascerà l’isola per poter terminare l’università, temono che la loro scuola sia condannata alla chiusura e si chiedono chi possa venire volontariamente in un luogo da cui tanti vogliono partire e in cui tanti non pensano neppure di fermarsi. L’idea è quella di convincere Giovanni, un napoletano che ha scelto l’ombra del vulcano siciliano per curare le ferite dell’anima e che un tempo era maestro, ad accettare di diventare il loro insegnante. L’avventura dei bambini sa di battaglia del cuore, di tentativo di trovare una soluzione al di là della burocrazia, degli iter di provveditorato e delle richieste di trasferimento. Sta nella logica semplice dell’accoppiare una persona che ama una certa terra alla possibilità di svolgere in quella stessa terra il mestiere che ha scelto e, così facendo, dare continuità alla vita sull’isola, mantenendo il presidio della scuola.

C’è Salvo, che va in quinta elementare e fa da perno della storia; accanto a lui il gruppo variegato di amici, i caratteri già ben distinti nelle forme bambine; il compagno che ha vissuto l’anno scolastico appena passato in città. E intorno la natura – il vento, il sole alto, i sentieri che si inerpicano in parti selvatiche più di altre, l’ombra del vulcano, le tartarughe che fanno il nido sotto la sabbia – e la lingua che schiocca toponimi, appellativi e modi di dire.

Chi è isolano o isolano si sente vi troverà inoltre una perfetta descrizione della vita quotidiana su una piccola isola, la bellezza, le difficoltà, quel che bisogna sempre e comunque mettere in conto, gli stupori.

Leggi qualche pagina del libro. L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno.

Zita Dazzi, L’isola dei conigli, Coccole Books 2015, 128 p., euro 10

La principessa e lo scheletro

17 lug

principessa e scheletro

Avere uno scheletro nell’armadio non è un semplice modo di dire: il sovrano del regno in questione, esaltato e celebrato, raffigurato in ogni monumento e protagonista di pellicole cinematografiche, ne tiene uno vero appeso in fondo all’armadio, accanto a una cravatta a righe blu. La principessa Lulù conosce il signor Ossi in bagno: è lui a far sparire ogni notte un tubetto di dentifricio, guaio che sempre le causa grandi sgridate da parte della mamma regina. Affascinata dallo scheletro, dalla sua storia e anche dal forziere che si porta appresso come una borsetta e in cui sostiene sia contenuto il segreto del re, Lulù decide di travestirlo e presentarlo a corte come un’amica. Peccato che durante una passeggiata il forziere si perda: calatosi dalla finestra, il duo si mette sulle tracce del prezioso segreto; incontrano un senza tetto, un ex professore che ora fabbrica tappeti con gli stracci, un fossile che morde; scoprono come davvero viene governato il regno, dove si puniscono e si gettano in carcere coloro che non stanno in adulazione del sovrano, e anche quale è il terribile segreto che dall’infanzia accompagna il re come un’ombra.

Divertente e basato sugli equivoci  che le apparenze, i sentito dire e le interpretazioni possono causare, ecco un’avventura un po’ buffa, un po’ assurda che risente delle tradizioni nordiche: proviene dall’Estonia e parte della trama si basa sulla tradizione dei mendicanti di San Martino, giorno in cui i bambini travestiti bussano alle porte per chiedere regalini e caramelle.

Il libro utilizza una font ad alta leggibilità che lo rende accessibile anche ai lettori con difficoltà.

Il sito dell’autrice.

Piret Raud, La principessa e lo scheletro (trad. di Daniele Monticelli), Sinnos 2015, 189 p., euro 11

Mi sono rotto la proboscide! (e altri albi per essere protagonisti)

16 lug

mi sono rotto la proboscide

Gli albi della serie di Reginald e Tina, fatti di scambi di battute brevi e veloci tra i due personaggi, di espressioni buffe e di situazioni che scatenano la risata sono perfetti per coinvolgere i bambini che ascoltano una lettura ad alta voce condivisa. In una delle ultime uscite Reginald inventa un’assurda catena di eventi per spiegare perché ha la proboscide ingessata e ovviamente – come sempre succede – quella saputella di Tina ha ben poco da domandare e da fare gli occhioni.

Il debutto italiano della serie nel 2012 è legato a Siamo in un libro! che chiamava in causa direttamente chi sfogliava il testo o ne ascoltava la lettura: i due infatti si rendono conto di essere osservati, c’è un bambino che li guarda e si divertono così a fargli fare qualcosa che per loro è buffissimo, come ad esempio dire “banana!”. Ecco allora che i piccoli lettori grideranno in coro “Banana!” con cascata di risa di accompagnamento e si sentiranno a loro volta osservati dal duo.

Mo Willems, Reginald e Tina. Mi sono rotto la proboscide (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2015, 57 p., euro 12

Gli albi di Mo Willems ci riportano a una serie di altri testi che coinvolgono direttamente il lettore e con cui è possibile dare vita a un laboratorio buk bukinterattivo basato sul cartaceo (prima magari di proporne uno con l’ausilio di tablet e book app). Si può utilizzare l’ormai classico Un libro di Tullet (Panini), giocare a scacciare il lupo dalle pagine con Aiuto, arriva il lupo! (Babalibri), divertirsi con Il libro cane, Il libro gatto e Il libro criceto editi da Minibombo, che chiedono appunto di fare una certa azione per poter voltare pagina e vederne le conseguenze (e correre ai ripari, ovviamente: mica vorrete lasciare il vostro gatto cotonato?!?). Un’altra coppia che battibecca continuamente è quella formata da Ugo e Bea, raccontata da Ann Bonwill e Simon Rickerty in Smettila di copiarmi (Buk Buk 2013, 28 p., euro 11,90) e nel successivo Con te non gioco più!  (Buk Buk 2013): ippopotamo e uccellina non stanno mai zitti, prima una copia l’altro in continuazione, poi – con l’arrivo di Cassandra – scoprono che giocare in tre è meglio che in due anche se all’inizio la gelosia è in agguato.

albero magicoChiede di interagire anche il recente, delicato L’albero magico in cui il testo invita ad accarezzare, scaldare, strofinare l’albero disegnato sulla pagina, toccare le gemme, soffiare sulle foglie, far nevicare e poi aspettare. Insomma, a far passare il tempo e scorrere sulla pagina le stagioni nel tempo di una lettura, coltivando poi l’arte della pazienza per constatare che l’albero in questione è abitato e che gli uccellini hanno riservato una sorpresa finale. Se fatte le debite proporzioni, l’albo parla del tempo, delle stagioni, dell’evolversi della situazione e della pazienza del giardiniere appunto che è certo più del contare fino a dieci con gli occhi chiusi, ma che regala altrettanto stupore se si sa osservare, se si sa vedere oltre che guardare.

Christie Matheson, L’albero magico (trad. di Daniela Gamba), Gribaudo 2015, 40 p., euro 12,90

La bambina nascosta

14 lug

bambina nascosta

Alla Fiera di Bologna del 2013 credo di aver fatto una sorta di pellegrinaggio tra gli stand francesi portando in più riprese più persone a vedere questo fumetto: lo trovavo essenziale e delicato allora e non posso non apprezzare la possibilità di offrirlo ora in lettura anche in italiano. La chiara semplicità delle immagini (coi colori che Salsedo ha azzeccato al massimo) e la modalità narrativa – che suggerisce, che lascia intuire al lettore quando può essere successo intorno alla piccola protagonista, che offre briciole di storia per poi eventualmente approfondire – lo rende proponibile anche ai lettori degli ultimi anni della scuola primaria.

Scoperta commossa, o forse un po’ triste, nel cuore della notte, una nonna racconta la propria infanzia su richiesta delle nipotina. Racconta della guerra perduta dalla Francia e della vittoria della sua famiglia, visto che il suo papà è tornato vivo dal fronte; racconta la scuola, le amicizie, la normalità. Fino al momento in cui tutto cambia con la stella gialla cucita sul vestito: non una stella da sceriffo, come suo padre vuole farle credere, ma il segno che la identifica come ebrea, la relega in fondo alla classe, la rende invisibile agli occhi dei compagni, la fa maltrattare dall’insegnante. Dounia racconta i mutamenti della sua vita di bambina, fino alla notte in cui i genitori, giurandole il loro amore, le chiedono di nascondersi in un armadio e rimanere muta nonostante le urla e i rumori che sente. Una vicina la recupera e una catena di persone si occupa di lei e della sua salvezza, nascondendola in campagna.

Il fumetto racconta, attraverso Dounia, la vicenda simile di tanti bambini ebrei che furono salvati nella Francia di Vichy e la vicenda di chi, civile, partigiano, membro di organizzazioni ebraiche si diede da fare per cambiar loro nome e trovare una sistemazione sicura; narra inoltre – cosa non scontata – anche la ricerca dei genitori, dei sopravvissuti al termine del conflitto, il peregrinare davanti ai muri tappezzati di fotografie che ritraevano i sopravvissuti ai campi.

Se masticate il francese, potete cercare il documentario o l’audiolibro che Gallimard ha tratto dal lavoro “Paroles d’étoiles” di Jean-Pierre Gueno dove sono raccolte tante voci e testimonianze di questi bambini.

Attorno a questo fumetto, l’AJPN – l’associazione degli Anonimi, Giusti e Perseguitati durante il periodo nazista nei comuni di Francia – ha costruito una mostra in dieci pannelli: sul sito potete vedere i materiali che la accompagnano e anche le diverse copertine delle edizioni straniere.

Il sito di Marc Lizano. Il sito di Loïc Dauvillier. Il sito di Greg Salsedo.

Marc Lizano – Loïc Dauvillier -Greg Salsedo, La bambina nascosta (trad. di Stefano Visinoni; impaginazione e lettering di Lucia Truccone), Panini 9L c2014, 80 p., euro 15

Siamo tutti fatti di molecole

13 lug

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Stewart ha tredici anni, è basso, decisamente nerd e a volte un po’ pedante, ha un q.i. fuori dalla media grazie al quale frequenta una scuola privata insieme a compagni altrettanto dotati. Ashley ha appena un anno in più, è bella e parecchio “vuota”, dedita alla moda e a seminar zizzania tra le amiche per risultare sempre la più popolare, scivola sovente sulle parole giuste da usare ed è impegnata a mantenere intatta la perfetta immagine di sé e quindi a non far sapere a nessuno che suo padre si è dichiarato gay e adesso abita nella casetta in giardino. I due soggetti si trovano sotto lo stesso tetto perché il padre del primo e la madre della seconda, innamoratisi al lavoro, decidono di andare a vivere insieme, condividendo le giornate e anche le abitudini di famiglia, i mobili, le tradizioni in occasioni del Natale. Non tutto può filare liscio, specie se Stewart decide di cambiare scuola e di sfidare se stesso alla prova la scuola pubblica: è sicuro che la sua mamma, morta due anni prima, sarebbe fiero di lui: la scuola nuova è più vicina a casa e frequenterà alcuni corsi con la sorella acquisita. Certo, rimane il problema di farsi degli amici, entrare in qualche gruppo e anche prendere parte, persino quando – sempre comunque ottimista e positivo – si trova a difendere chi gli sta rovinando la vita.

Rispetto ai precedenti testi di Susin Nielsen tradotti in italiano, Lo sfigato e Caro George Clooney, puoi sposare la mamma?, questo nuovo romanzo abbassa un po’ l’asticella; forse per troppa aspettativa di chi legge; forse perché la narrazione a doppia voce è davvero tanto usata in questo momento nella letteratura per i ragazzi più grandi; forse una sensazione passeggera, data dal fatto che l’autrice – brava lei però in questo caso! – si è impegnata a rendere antipatici il giusto certi personaggi e a tratti ti vien voglia di infilare la mano nel libro, prenderli per la gola e scuoterli un po’.

Comunque anche questa volta il lettore si può divertire a ritrovare in ruoli minori nella storia alcuni dei protagonisti dei precedenti romanzi: ci sono Violet e Phoebe e poi ancora Cosmo e Amanda, un po’ cresciuti, un po’ cambiati: questo vezzo dell’autrice ti fa sentire l’unità delle sue storie, come se prendesse un quartiere, una zona della città e osservasse le persone, la loro quotidianità, i percorsi lungo i quali le loro vite si sfiorano e si incrociano. Bello, no?

La copertina del libro è di Rita Petruccioli. Susin Nielsen sarà a Mantova in settembre ospite di Festivaletteratura.

Susin Nielsen, Siamo tutti fatti di molecole (trad. di Claudia Valentini), Il Castoro 2015, 262 p., euro 15,50

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