Pesi massimi

17 apr

pesi massimi Sulla scorta di Cattive ragazze, che presentava storie di donne sconosciute ai più che in epoche diverse hanno segnato la Storia, ecco un nuovo graphic novel di Sinnos che raccoglie figure esemplari, proprio come spesso i ragazzi ci chiedono: storie vere. In questo caso poi delle storie che hanno a che fare col razzismo in ambito sportivo: sono infatti raccontati episodi di atleti protagonisti di imprese eccezionali non solo sul piano sportivo, ma su quello umano.

Vengono raccontate figure come Arthur Ashe, primo tennista di colore ad alto livello che mise poi lo stesso orgoglio e voglia di affermazione nella lotta all’Aids; come Jesse Owens e le sue quattro medaglie d’oro vinte davanti a Hitler; come Carlos Caszely che face del suo livello calcistico un’arma per opporsi alla dittatura cilena. Ma anche l’aiuto di Gino Bartali agli ebrei e alla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, la vittoria della nazionale di rugby sudafricana contro gli AllBlacks, il podio a pugno chiuso di Città del Messico 1968.

Il tutto cucito da una cornice in cui Muhammad Alì racconta la sua e queste storie a un ragazzino che sul campo da calcio ha insultato un avversario di colore. Nei diversi profili vengono messi in luce i particolari che permisero certe imprese, andando oltre le regole e le convenzioni del momento storico, imprimendo la forza dell’atto sportivo ad atti civili e sociali.

Il testo utilizza il carattere LeggimiGraphic, appositamente progettato, e segue una disposizione di vignette e balloon sulla pagina che facilita la lettura da parte di chi ha difficoltà.

A proposito dell‘autore. Ascolta in podcast Federico Appel che parla del suo libro su Radio3 a Fahrenheit.

Le tavole del libro sono esposte a Bologna, al Museo Civico Archeologico, per la mostra Sport. Figure e parole dai libri per ragazzi, visitabile fino al 9 maggio.

Federico Appel, Pesi massimi. Storie di sport, razzismi, sfide, Sinnos 2014, 79 p., euro 11

Un anno nella giungla

16 apr

anno giungla_collinsChi sfogliasse questo albo per via del nome in copertina, quello dell’autrice di “Hunger Games”, troverà un racconto autobiografico dove Collins ripercorre l’anno della sua infanzia in cui il padre ha partecipato alla guerra in Vietnam.

Suzy è la piccola di casa, il fratello e le sorelle sono più grandi e la sua compagnia preferita è il gatto Rascal. Quando il suo papà parte, la bambina cerca nel quotidiano delle esperienze che diano concretezza a quel che non le torna: lei, che non sa nemmeno ancora leggere e scrivere, non ha idea di dove sia il Vietnam, di quanto sia lungo un anno, di cosa sia la guerra. Tutto trova un senso intorno alla parola “giungla”: se è lì che va il papà, Suzy ne è ben ferrata, infatti  il suo cartona animato preferito, George of the Jungle, è ambientato proprio lì. Il tempo passa, arrivano le cartoline del babbo, ma ad un certo punto il tempo subisce uno sfasamento, gli auguri di compleanno non arrivano nella stagione giusta, tutti intorno sono cupi e saranno le immagini del telegiornale a rivelare alla bambina la crudeltà e la durezza della guerra.

Poi il babbo torna. Ma lo sguardo è perso nel vuoto: è nella giungla e Suzy vorrebbe sapergli dire che sa quel che è successo, che tutto cambia, ma qualcosa rimane, come la poesia del coraggioso Custard il drago (quella di Ogden Nash) che lui sempre le legge. E che a volte è più facile dire le cose se puoi prestare i tuoi pensieri al gatto.

Un albo delicato e lieve che affronta con la giusta misura gli interrogativi di una bambina davanti ad un avvenimento di cui non sa la portata e da cui gli adulti cercano di proteggerla.

Il blog dell’illustratore. Un’intervista a autrice e illustratore a proposito del’albo.

Suzanne Collins – ill. James Proimos, Un anno nella giungla (trad. di Augusto Macchetto), Mondadori 2014,  38 p., euro 10

Hank Zipzer e il giorno dell’iguana

15 apr

copertina Hank 3bisRaramente recensiamo di una serie le uscite successive alla prima, tranne quando sono testi autoconclusivi e che soddisfano le aspettative dei lettori più esigenti: esattamente come fa ogni avventura di Hank Zipzer, unendo una godibilissima lettura di ottima qualità alle scelte editoriali che danno attenzione a chi ha difficoltà di lettura e regalando un libro da proporre ai lettori di quarta e quinta classe della primaria per cui non è semplice trovare in questo momento dei buoni libri con cui andare sul sicuro.

Dopo aver allagato l’aula nella sua prima avventura ed aver passato al tritacarne la pagella nella seconda, eccolo alle prese con la scelta dell’esperimento di scienze e con la programmazione della registrazione di un film in tv: le difficoltà che Hank ha nel leggere, nel concentrarsi, nel distinguere i numeri dalla massa informe che gli si forma in testa quando li guarda, gli metteranno non poco i bastoni tra le ruote. Anche perché registrare una televendita anziché l’atteso film “La tarma mutante che mangiò Chicago” metterà in serio pericolo la sua amicizia con Frankie. Aggiungeteci una festa di compleanno dei cuginetti gemelli di tre anni e l’iguana della sorella che depone uova in giro per la casa ed ecco Hank sulla soglia di un nuovo disastro. Ancora una volta ci fa ridere, sorridere e ci regala, a modo suo, qualche perla di saggezza quotidiana tra le righe.

Henry Winkler-Lin Oliver – ill. Giulia Orecchia, Hank Zipzer e il giorno dell’iguana (trad. Sante Bandirali), Uovonero 2014, 205 p., euro 12

Jakob che vola

14 apr

9788860197078Il protagonista di questa storia potrebbe essere un parente stretto del Barnaby Brocket che ci ha regalato la penna di John Boyne; anche lui infatti vola: non fluttua però come Barnaby come in permanente assenza di gravità; ha invece questa sorta di capacità da mettere in atto a piacimento. E quale occasione migliore per metterla in pratica se non la vacanza decisa dai genitori che salgono sull’aereo mentre il figliolo si mette in volo insieme ad altri ottantatré uccelli in rotta verso sud? Ovviamente deve imparare i segreti del volo e diventare esperto nell’aggirare i pericoli e gli imprevisti, compreso il tentativo di recuperare Hubertus, catturato da un ornitologo contro cui bisogna coalizzarsi.

La bravura di Waechter regala, su tutto, un’impareggiabile gallerie di piumaggi, colori ed espressioni volatili.

Dopo Pisa, è Roma ad ospitare fino al 1º giugno la mostra “Io sono io” dedicata all’illustratore tedesco. Qui qualche informazione. Qui qualche tavola.

Philip Waechter, Jakob che vola, Felici editore 2014, 32 p., euro 13,50

Manifesto segreto

10 apr

Manifesto_segreto_cover“Manifesto segreto” non è una dichiarazione di intenti da tenere celata gli occhi e alle orecchie altrui; è segreto probabilmente perché per il momento sta solo nei pensieri e nella testa di te lettore e non si saprà quel che sarà finché non aprirai le pagine grandi che ti vengono offerte e – armato di forbici, colla, colori e idee – costruirai uno o più manifesti da appendere per dire chissà che.

Infatti questo libro contiene una decina di sfondi su cui lavorare e una serie di pagine dove Guido Scarabottolo ha disegnato delle figure da ritagliare e da utilizzare a piacimento; sono dei veri e propri inventari, dei cataloghi tra cui scegliere: alberi, cibi, persone, animali, oggetti vari, mezzi di trasporto e poi una serie di parole con font diverse da mescolare a piacimento.

Insomma, puoi comporre qualcosa tipo “Vietato stare fermi a braccia aperte per puro caso”, appiccicarlo sullo sfondo dove piove, aggiungere le indicazioni per “tana libera” e coronare il tutto con flora e fauna di tuo gusto. Ma ci sta anche qualcosa tipo : “Bang! Frenesia di baci rubati in libertà. Finalmente” e così via.

Nel libro c’è poi un manifesto finale a opera di Fausta Orecchio che ne ha curato la grafica e ci sono almeno due manifesti su cui io davvero non incollerei nulla; li appenderei sul muro così, con la loro semplice bellezza muta che dice tanto.

ll sito di Scarabottolo.

Guido Scarabottolo, Manifesto segreto, Vànvere edizioni 2014, 20 p., euro 17

La bomba

9 apr

labomba_strasserTodd Strasser dedica questo libro a suo padre, visto che la storia che racconta ricalca in parte quel che l’autore e il fratello hanno vissuto nella loro infanzia: nel 1962, sulla scorta della Guerra fredda e della minaccia della bomba atomica, il signor Strasser decise di far costruire un rifugio antiatomico nel giardino di casa, proprio sotto la stanza del figlio maggiore. In una nota finale, l’autore racconta della sua visita da adulto alla casa in cui è cresciuto, dello scambio di battute con il nuovo proprietario, della visita al rifugio da un diverso punto di vista.

Il libro invece alterna i capitoli: quelli pari raccontano dell’undicenne Scott, gli amici, la scuola, la sua famiglia; quelli dispari immaginano lo scoppio della bomba e il rifugiarsi sotto terra, alcuni vicini riescono a entrare nel rifugio, dove si crea un precario equilibrio tra l’eccezionalità del momento e le necessità quotidiane, tra adulti con diverse visioni del contingente (come distribuire l’acqua, come frazionare il cibo) e del mondo. Su tutto incombe il pensiero dello scontro possibile tra statunitensi e russi e della bomba atomica: nei capitoli pari è la presenza della guerra nei discorsi degli adulti, nelle domande dei bambini, nelle esercitazioni a scuola, sulle pagine dei giornali, nelle facce di Kennedy e Kruscev in tv; nei capitoli dispari è il chiedersi come sarà il mondo oltre la botola, il misurare l’intensità delle radiazioni, il sospeso di quel che si immagina ma non si dice.

Il libro affronta in modo calzante una serie di argomenti che fanno parte del quotidiano del protagonista: innanzitutto il clima storico e politico del 1962, la tensione per la Guerra Fredda, ma anche la discriminazione razziale; poi la difficoltà di crescere, l’essere circondati da adulti che hanno idee e comportamenti differenti, l’amicizia. Con alcune pagine fondamentali, come quelle in cui il professor Kasman spiega ai suoi alunni il significato di “stereotipo” partendo da quel che sentono ogni giorno, oppure quelle in cui il padre di Scott riflette sulla guerra, sull’impossibilità di pensare razionalmente a delle ipotesi prive di senso, sulla necessità della speranza.

Il sito dell’autore, che già con “L’onda” (Rizzoli, 2009) aveva tratto spunto da una storia vera per raccontare la vicenda di un esperimento di “vita reale” condotto da un carismatico professore per spiegare ai suoi alunni l’ascesa del nazismo.

Todd Strasser, La bomba (trad. di Tommaso Varvello), Rizzoli 2014, 262 p., euro 14

Il paese di Juan

8 apr

9788804637097 Non servono troppe parole o troppi tratti per fare una buona storia, di quelle che lasciano a fine lettura il silenzio buono del “nulla da aggiungere”; di quelle che ti porti dentro, cucite addosso; di quelle che hai voglia di far leggere e far leggere ancora. In questo caso, la giusta misura è concisa, quasi che l’economia di parole e segni riuscisse a disegnare l’esatta quantità che porta prossimi alla perfezione.

Non c’è nulla di troppo nel racconto come non c’è nulla di troppo nella vita dei protagonisti, Juan e Anarina. Anzi, il racconto parallelo del loro diventare grandi è una sottrazione che procede per generazioni: i nonni di Juan allevavano mucche, facevano burro e formaggio, ma la siccità, i governi e i ladri di bestiame segnarono il loro impoverimento, diventarono dipendenti di altri e braccianti e i genitori di Juan, senza un lavoro, vendettero tutto e andarono in città con il loro bambino. Nella stessa grande città arrivò Anarina insieme alla madre: i suoi nonni filavano in proprio, poi finirono operai in una tessitura, il padre morì e loro due partirono. I bambini si ritrovarono a Villa Cartón, insieme ad altri come loro, a raccogliere cartoni, impilarli sui carretti, e ad allenare gli occhi a scoprire piccoli tesori da tenere per sé, fino a trovare ciascuno una scatola in cui custodire i tesori che parlano della propria famiglia, della propria storia. E gli occhi allenati scoprirono l’altro, la morbidezza dei suoi capelli, il colore dei suoi occhi, la fermezza delle mani, il colore preferito. Crescendo impararono a lottare, a rivendicare diritti, a difendersi, a cantare come i loro nonni, a cullare il buio della prigione lui, a cullare il silenzio dell’attesa lei. Per tornare insieme a Nord, più poveri dei loro genitori quando diventarono poveri, recuperando i mestieri dei loro nonni, ricchi del loro essere insieme, della loro storia, del vento, dell’aria, del cielo.

Una storia circolare d’incanto, che non ha nulla di lieto fine all’apparenza, visto che parla di povertà, di lotta, di ritorno a condizioni di vita difficili e dure. Ma è una storia che con poesia (delle parole e delle immagini che leggere seguono lo scorrere del testo) dice della giusta misura dell’essenziale che tiene in piedi anche quando non c’è nulla, anche quando si torna indietro e non è una sconfitta; è semplicemente il fine lieve del sapere quel che basta e che salva anche se pare non esserci nulla.

Sarà contento chi è alla ricerca di buone storie da offrire ai lettori più piccoli: ecco un’ottima lettura da proporre a partire dalla classe terza della scuola primaria.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratore.

María Teresa Andruetto – ill. di Gabriel Hernández Walta, Il paese di Juan (trad. di Ilide Carmignani), Mondadori 2014, 60 p. euro 8

Segui la freccia!

7 apr

segui la freccia La città che ci viene presentata in questo albo grafico, giocato principalmente sui toni del blu, è piena di frecce:  indicano in quale direzione andare, dove e cosa  guardare, quali cose si trovano lì davanti (per esempio ti indicano che quella a cui sei arrivato è proprio una  rotonda). C’è una commissione di esperti che decide dove metterle e si consulta onde evitare di mancare qualche  fondamentale indicazione. Poi c’è un ragazzino che si fa una di quelle domande tipiche dei bambini quando chiedono tipo cosa c’è sopra il cielo e ancora più su: lui è curioso di quel che c’è nello spazio tra le frecce, in quel che non è indicato,  contrassegnato, nominato. Per cominciare, sbircia in un buco nel muro di fronte al palazzo dove abita; nessuno ci ha  mai guardato perché nessuna freccia invitava a farlo, lui con meraviglia scopre un orso che suona il pianoforte!

L’avventura allora è contravvenire (agli ordini delle frecce), sfidare (le loro indicazioni), scoprire (quel che nessun  altro guarda): impara nuovi luoghi, luoghi fuori stagione, passi in direzioni mai percorse, nuovi amici. L’avventura è  creare scompiglio girando le frecce, sostituendole, eliminandole: cercare di regalare una nuova geografia e un nuovo modo di vedere anche agli altri abitanti della città. C’è chi si spaventa, chi denuncia l’accaduto, chi si sbriga a far tornare tutto come prima. Intanto però qualcuno devia, fa strade nuove, si ribella alle frecce e incontra tra gli interstizi altri ribelli come lui: anche questa è resistenza.

Il sito dell’illustratore, dove fanno bella mostra le fotografie dei timbri utilizzati per realizzare questo libro. Questo video invece fa vedere l’intervento che Sandoval ha realizzato sui muri interni della piscina del SESC Pinheiros a San Paolo. Ha realizzato cinque murales tra interni e facciata e questo è “Pele de Baleia”: un pezzetto di questo albo nel mondo reale!

Sfoglia qualche pagina dell’albo sul sito dell’editore.

Isabel Minhós Martins – Andrés Sandoval, Segui la freccia! (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2014, 32 p., euro 15

L’estate di Giacomo

3 apr

randazzo_estateGiacomo Capita che alcune storie siano particolarmente tue perché come lettore ti imbatti, tra le pagine, in  figure, argomenti e momenti storici particolarmente cari, vicini nella geografia dei luoghi o dei  sentimenti, facilmente avvicinabili quando non sovrapponibili a qualcosa che ben conosci. Per me  questo libro è stato così: pagine che sanno di conosciuto, perché raccontano di una Resistenza giocata  lungo i sentieri di montagna (qui quelli della zona di Feltre a sovrapporsi alle mie vallate cuneesi), di un  paese bruciato dai partigiani (qui Aune, per me così simile a Boves incendiata) e perché il protagonista è  uno dei tanti “bambini affittati”, raccontati qualche anno fa in un libro di Aldo Molinengo e in un documentario di Giorgio Diritti.

Giacomo ha undici anni, ha terminato la quinta elementare e l’inizio della sua estate coincide con il salire in alto, per tre mesi, insieme a quattro capre e un cane, alla malga dove il casaro Bepi lo aspetta insieme a un giovane pastore, ad Alpina che si occupa del cibo e a vacche da latte, manze, muli, capre, maiali. Il compito di Giacomo è quello di portare ogni giorno le capre al pascolo e di addestrare Tuono, il suo cane, a fare il suo mestiere di guardiano. Ma salire in quota gli permette anche di esplorare, di avventurarsi, di scoprire angoli nascosti e rifugi da condividere con l’amica Rachele e di incontrare quasi per caso il mondo dei partigiani: un plico di volantini trovati mentre fa capriole nella paglia gli fa capire che la casèra abbandonata è in realtà luogo di scambi.

Giacomo vive in una dimensione sospesa a metà, tra i partigiani che presto stabiliscono un comando proprio nelle casère e si avvalgono di lui per piccoli servizi e il paese dove è rimasta a vivere la sua famiglia e dove i tedeschi minacciano e bruciano. Ma anche a metà tra i segreti di Alpina e le scelte dei ragazzi che salgono in montagna; tra i sospetti di dividere il tetto con una spia e la paura di aver colpa in una rappresaglia. A metà tra l’infanzia e il farsi grande; a metà tra il desiderio di vivere tutto come un’avventura di Zambo e la consapevolezza di come tutti siano in quel momento in pericolo, in bilico.

La narrazione non conduce il lettore alla fine della guerra e nemmeno a una conclusione vera; lascia i protagonisti impegnati in un gioco, con innocenti e non banali domande che sanno di futuro e ci permette di cucir loro addosso un seguito per i giorni, i mesi successivi sulla scorta delle note storiche che tutti sappiamo. A Giacomo ed Alpina, ai ragazzi che hanno fatto la scelta della Resistenza così come a chi è sfollato lontano dal pericolo immediato possiamo dare un futuro o semplicemente pensarli alla luce di un’estate breve che cambia tutto.

Non sarebbe stato male avere un glossario finale per quelle parole che giustamente sono riportate secondo la parlata locale, ma che non a tutti i lettori possono essere comprensibili.

Luca Randazzo, L’estate di Giacomo. La guerra e un partigiano di undici anni, Rizzoli 2014, 145 p., euro 10,50

Tutino e la pozzanghera

2 apr

tutino-pozzangheraTutino è un buffo bambino che ad ogni avventura cambia tuta e si infila nelle zampe e nella forma di un diverso animale: eccolo di giallo papero paludato con tanto di becco per uscire di casa direzione pozzanghere. Con una pozzanghera infatti puoi fare un sacco di cose divertenti, tipo schizzare, specchiarsi, lanciare sassi, foglie, svegliare i ranocchi. Ed è una storia dove il divertimento lo fa anche il suono di chi la legge ad alta voce ai piccolissimi: perché è tutta in zeta! Tutino infatti inanella parole come zonzo, spruzzo, zuppo, balzo, bellezza, sollazzo. ZZZ, che meraviglia!

Ecco il trailer. Sul minisito dedicato, suggerimenti e idee pratiche per continuare a divertirsi sulla scorta di questa storia. Intanto per prenderci gusto, c’è già in libreria un’altra avventura di Tutino, a spasso nella natura, tra foglie e scoiattoli: “Tutino e l’albero” (ovviamente, cambio di tuta e ci si mette a testa in giù!).

Lorenzo Clerici, Tutino e la pozzanghera, Minibombo 2014, 32 p., euro 9,90

Lorenzo Clerici, Tutino e l’albero, Minibombo 2014, 32 p., euro 9,90

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