Gli occhi della libertà

20 Nov

Un storia di razzismo ambientata nella primavera e nell’estate del 1963, sullo sfondo la guerra in Vietnam, Martin Luther King, la marcia su Washington e il celebre discorso “I have a dream”. Pip, un orfano tredicenne  che deve il suo nome al protagonista di “Grandi speranze” amato dalla sua mamma, viene comprato in un orfanotrofio e portato in una malmessa fattoria nel Sud degli Stati Uniti non a caso chiamata Dead River. Mister Zachery è secco quanto i venti ettari di terra arida e polverosa che possiede; scorbutico, di pochissime parole, illustra al ragazzo il suo compito: gli serve un tipo robusto che fondamentalmente sappia leggere per aiutare in ogni necessità la moglie Lilybelle, costretta a letto dalla stazza imponente e amante delle storie. Pip arriva alla fattoria con un unico bagaglio: il libro di Dickens che la madre gli ha regalato, e un cumulo di ricordi: quelli della sua famiglia spazzata via in un incidente ferroviario. Scopre una donna enorme confinata in una stanza, ingenua e saggia insieme, una ragazza di origine indiane, muta e sfuggente, che prepara da mangiare e un incubo: il figlio degli Zachery, tornato provato e mentalmente instabile dal Vietnam, individuato dal Ku Klux Klan locale come elemento di facile convincimento, di enorme forza e di istinti violenti. Accanto a loro, in una villetta che dà sulla fattoria, vive un giovane insegnante irlandese, arrivato da un anno per portare avanti una ricerca alla locale università sull’ipnosi come strumento di controllo del dolore. Jack Morrow infatti viene da una famiglia di celebri ipnotisti e sta cercando di mettere a frutto il suo dono non in spettacoli in teatro come i genitori, ma al servizio della scienza. Tutta la vicenda ruota intorno al tema della violenza razzista, riportando episodi reali avvenuti in quei mesi, ponendo l’accento non solo sui divieti e sulla persecuzione della gente di colore, ma anche sui meccanismi sottili della società (il capo di Jack in università è uno dei membri più influenti del Ku Klux Klan e si aspetta che il giovane medico condivida le sue idee, pena la perdita del lavoro).

Anholt adotta l’escamotage del doppio registro narrativo: capitoli in terza persona a cui si affiancano altri in cui la voce  il punto di vista sono quelli del dottor Morrow, occasione anche per dilungarsi sull’ipnosi, sulle sue applicazioni e sulle sue potenzialità. Un punto di vista esterno permette all’autore di descrivere la situazione statunitense – la questione razziale e la guerra in Vietnam – dando informazioni, facendo paragoni con altre realtà, introducendo per bocca del medico tutta l’indignazione, lo sgomento e la paura che prova chi non avrebbe immaginato una situazione simile. La capacità di scrittura è alta e cattura subito il lettore, anche se la seconda parte è meno pregnante: forse l’affastellarsi di avvenimenti, la concitazione e un castello narrativo di incastri molteplici sono faticosi da rendere in modo lineare sulla pagina. Di certo però un romanzo che cala come pochi il lettore in un’epoca precisa, facendogliela assaporare nel quotidiano, grazie anche ad alcune immagini molto poetiche che ritroverete qua e là, quando si parla ad esempio dei genitori di Pip, di Lilybelle o di Pip stesso che scopre la bellezza di Hannah.

La bella illustrazione di copertina è di Lorenzo Conti; questa invece la copertina originale, di sicuro effetto.

Laurence Anholt, Gli occhi della libertà (trad. di Simona Brogli), Mondadori 2017, 300 p., euro 18, ebook euro 9,99

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Questa notte ha nevicato

16 Nov

Questa-notte-ha-nevicatoQualche notte fa ha nevicato. Ben prima che la neve arrivasse su Bologna e si prendesse i titoli del telegiornale, qui ha nevicato. Per parecchie notti e appena a ridosso dei giorni vissuti con la paura degli incendi. Ha nevicato così tanto che la stagione dello sci è felicemente cominciata in anticipo laddove tutti, fino a una manciata di giorni prima, lamentavano la grande siccità.

Ha nevicato anche in questo libro di Ninamasina che, con un delicato accostamento di fotografie e illustrazioni, racconta l’incanto della città che si sveglia ammantata, tutti i rumori attutiti, gran parte delle forme nascoste e azzerate dal bianco che uniforma, una sorta di immobilismo magico, quasi un incantesimo calato sull’intorno. La voce è quella di una bambina che deve andare a scuola, a piedi ovvio, e vive la scoperta del nuovo paesaggio, tra il reale e l’immaginario: ecco le impronte e poi lupi e guardiani di neve e cose di tutti i giorni improvvisamente trasformate, a cui da re nuovo significato. Una passeggiata dell’immaginazione, che va e galoppa, mentre gli stivali lasciano tracce che una nuova neve cancellerà presto.

L’autrice racconta qui com’è nato questo libro e come ha preso forma. Se poi avete voglia di dare un’occhiata a quel che Ninamasina fa, potete – tra gli altri – sbirciare qua e . E qui e .

Ninamasina, Questa notte ha nevicato, Topipittori 2017, 64 p., euro 18

Costellazioni

15 Nov

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Uno dei laboratori che mi piace di più fare nell’intreccio tra carta e digitale è quello in cui l’app di una  mappa stellare proiettata su grande schermo permette a tutti di avere una volta stellata davanti e di rendersi graficamente conto di quel che si va a raccontare: i miti e le tradizioni legate alle costellazioni. Che sia una mappa di quelle che molti di noi hanno scaricato sullo smartphone o una a misura bambino, per la parte narrativa attingo sempre con piacere ai libri che Lara Albanese ha pubblicato per Jaca Book (la collana “le costellazioni e i loro miti” tanto per capirci) e Sinnos. In questo modo i lettori possono avere un’idea anche di cosa si può trovare tra gli scaffali della biblioteca e di come un libro possa dare insieme informazioni scientifiche e suggestioni narrative.

Una bella sorpresa quindi questo nuovo libro di Editoriale Scienza dove la bravura divulgativa di Lara Albanese è affiancata dalle illustrazioni accattivanti di Desideria Guicciardini, in un formato di ampio respiro adatto ai lettori che si stanno appassionando al cielo e al fascino che esercita la sua osservazione. L’autrice introduce le basi nella parte dedicata allo zaino dell’esploratore celeste: qualche nozione (moto apparente, magnitudine, ecc.), strumenti necessari, e poi via. Seguono otto mappe del cielo, due per ogni stagione e alcune pagine per ogni costellazione: come individuarla, perché si chiama così, miti relativi e informazioni curiose.  Obbligatorio munirsi di torcia, visto che puntandola sulle pagine con le stelle fosforescenti, si possono veder apparire le costellazioni da cercare poi a naso in su.

Lara Albanese – Desideria Guicciardini, Costellazioni. Le stelle che disegnano il cielo, Editoriale Scienza 2017, 64 p., euro 18,90

Greta grintosa

13 Nov

La casa editrice Iperborea, per festeggiare i suoi trent’anni, debutta nella narrativa per ragazzi con la collana I Miniborei: un progetto di sei titoli all’anno per la fascia 7-12 anni di autori del Nord Europa, contemporanei non ancora conosciuti in Italia o classici da riscoprire, come appunto i primi nomi, Selma Lagerlöf, Astrid Lindgren e Ulf Stark.

“Greta grintosa” è anche il titolo del primo dei dieci racconti di Astrid Lindgren inediti in Italia, tratti da due raccolte differenti, permettendo al lettore di apprezzare anche due diverse illustratrici che accompagnarono i testi dell’autrice di Pippi Calzelunghe, Ingrid Vang Nyman e Eva Billow. Il libro diventa così una galleria di personaggi in cui intravedere in nuce alcuni di quelli che diventeranno poi protagonisti delle pagine di Lindgren: bambini che spiccano nella loro quotidianità, sia essa fatta di giornate a letto, vessazioni da parte degli adulti, piccole o grandi imprese da cogliere. Bambini con gli occhi che brillano, con una grinta che più grinta non si può come Greta, con un’intraprendenza rara come Kalle che non si spaventa davanti al terribile toro arrabbiato ben sapendo che bastano la gentilezza e le parole dolci della loro lingua per farlo tornare mansueto. Bambini che custodiscono il segreto di mondi incantati, dov’è possibile diventare minuscoli per entrare nella tana di un topo, dividere il tempo con sorelle segrete, prendere il volo nel paese di Calasera o bearsi della compagnia dell’uccellino del cucù che parla, viaggia e regala meraviglia.

La proposta di una raccolta di racconti d’autore, per di più, diventa preziosa per chi vuole condividere il tempo della lettura ad alta voce insieme ai bambini: ripetiamo sovente quanto siano importanti le raccolte di qualità che permettono di scegliere testi brevi per una porzione limitata di tempo, per un appuntamento che magari si ripete in classe ogni mattina, per concludere al meglio un incontro in biblioteca, per il momento prima della buonanotte. In più questi permettono di creare un ponte con gli altri romanzi di Lindgren, da proporre, da scoprire, da riscoprire.

E questa collana nuova, che si rivolge ai lettori più giovani con la medesima qualità che Iperborea tiene alta nella sua avventura editoriale, si promette di aprire ulteriormente gli orizzonti sulla produzione nordica, da cui aspettiamo altri testi che portino ai lettori italiani quella capacità di dire la vita in modo non stereotipato, non volutamente velato, ma sincero, franco e magari un po’ irriverente che caratterizza la letteratura del Nord Europa.

Astrid Lindgren – ill. Ingrid Vang Nyman e Eva Billow, Greta Grintosa (trad. di Alessandra Albertari, Giuliana Bergami, Alessandro Borini, Barbara Fagnoni, Valeria Serena Gorla, Samanta K. Milton Knowles, Paola Pizzini, Elena Putignano), edizione a cura di Laura Cangemi, Iperborea 2017, 188 p., euro 13

Bella

11 Nov

Il trillo di una chat aperta sul computer della strega: è l’orco che la invita a un pic-nic alla palude. Lei non vede l’ora e prova tutti i possibili vestiti, per poi uscire esattamente come il lettore l’ha vista prima, cioè lei stessa, senza preoccuparsi più di tanto. Sono gli animali che incontra lungo la strada a dirle che sarebbe più bella senza gobba, ritoccando i capelli, il mento… Basta un colpo di bacchetta magica ed ecco fatto. Peccato però che la strega non sia più lei e che l’orco non la voglia nemmeno vedere: vuole indietro quella vera! Con buona pace delle bestiole, destinate a pagare cari i loro suggerimenti.

Un inno all’essere se stessi e al “bello è ciò che piace” scritto e illustrato da Canizales, che lo ha pensato durante i viaggi nella sua natia Colombia, quinta destinazione mondiale per il turismo estetico.

Con questo albo e con Il libro più straordinario del mondo sempre di Canizales comincia la collana Alboom!-Gli albi col botto della casa editrice bolognese Les Mots Libres che si propone di fare libri con parole libere, quelle che – come dicono nella loro presentazione – “sono un impegno a esserci. Sono una responsabilità: poter rispondere delle nostre parole, questa è la nostra libertà”. L’esordio in primavera era avvenuto con un romanzo di Federica Iacobelli, dedicato ai giovani adulti, che ruotava intorno a David Bowie, primo della collana intitolata Vidas, come le biografie dei trovatori provenzali del basso medioevo in cui il racconto delle vite si muove tra storia e leggenda, intessendo insieme, come trama e ordito, aneddoti romanzeschi e fatti realmente accaduti. E scusate se è poco ;).

Canizales, Bella, Les Mots Libres 2017, 32 p., euro 15

Il mio libro della natura

10 Nov

Questo libro nasce nell’ambito della rivista nederlandese Roots, che si occupa di natura, e che vuole invitare il lettore a uscire alla scoperta, incuriosito da quanto gli viene raccontato e può imparare lungo le pagine. Le immagini scelte, così come la grafica, sono di grande qualità e impatto; va detto subito che è un libro da godere singolarmente o in famiglia, non adatto a essere messo al prestito in biblioteca perché propone molte pagine di attività, tra schede da colorare, puzzle, unisci i puntini e così via. Attraverso queste attività, le osservazioni proposte e gli esperimenti suggeriti, ecco informazioni su api, insetti, meduse, farfalle, rane, funghi, foglie; ecco come nasce un uovo, come crescono i piselli, quanto diventano grandi i palchi di un cervo.

In questo periodo sono davvero parecchi i libri di divulgazione belli fin dalla grafica, e per questo ancora più appetibili. Tra gli altri, Il mondo degli animali selvatici nell’emisfero boreale di Dieter Braun (White Star Kids), L’albero di Silvana D’Angelo (Topipittori), Animali architetti e Animali dottori di Nassar e Blasco (Ideeali).

Roots, Il mio libro della natura (trad. di Maria Teresa Milano), Sonda 2017, 64 p., euro 16,90

Guarda!

7 Nov

Parlare di fotografia ai ragazzi e farlo attraverso una narrazione colloquiale che invita a guardare, a considerare i lavori proposti, a soffermarsi su quel che ciascuno può dedurre. Il libro è costruito attraverso la presentazione di trenta immagini scattate da grandi fotografi, un modo quindi da un lato di fare una veloce storia della fotografia e di disseminare nomi su cui chi è interessato potrà approfondire, dall’altro invece la costruzione di un catalogo di possibilità: ogni doppia pagina presenta a sinistra l’immagina e a destra le parole di Meyerowitz. Ne nasce una lezione di quelle esatte, basata sul concreto, dove si deducono i principi dall’osservazione e dall’analisi: a me sembra di vederlo, l’autore, mentre parla davanti a un gruppo di ragazzi, proiettando le immagini e guidandoli a osservare la luce, la poesia, la disposizione dei soggetti, il senso dell’umorismo che chi ha scattato la fotografia ha tenuto alto anche in quel momento.

Ci sono immagini, tra gli altri, di Cartier-Bresson, Avendon, Erwitt, Salgado; ci sono colore e bianco e nero, paesaggi e ritratti, soggetti in posa e altri ritratti al volo. Meyerowitz approfitta di questo percorso tra fotografie per dire anche della capacità di cogliere l’attimo, del tempismo, della meraviglia delle geometria come del caos, del saper vedere qualcosa di interessante anche dove pare non capiti nulla, della grazia dei gesti quotidiani. “Ciò che noti – dice al suo lettore – riflette quello che il mondo ti racconta”. Quando era bambino e camminava per le strade del Bronx, suo padre gli diceva “Guarda!” ed ecco che succedeva qualcosa. La capacità del genitore di saper vedere, di saper cogliere sfumature sottili magari invisibili ai più e di saperci accostare un gran talento narrativo gli hanno dato la base su cui ha costruito un mestiere. Ora è lui a dire ai lettori: “Guarda!”, ad allenarli alla sorpresa che il saper vedere può regalare.

Joel Meyerowitz, Guarda! La fotografia spiegata ai ragazzi (trad. di Valentina De Rossi), Contrasto 2017, 80 p., euro 29,90

 

Victoria sogna

2 Nov

Ho incontrato questo libro quando è uscito francese, prima sulla rivista Je Bouquine e poi per Gallimard con le illustrazioni di François Place, immagini di libri coi loro personaggi che si srotolavano sui vari lati della copertina. Ci sono finita dentro per via del suo autore, perché di De Fombelle mi piace la poesia cruda con cui dice i fatti, il modo in cui corrono i personaggi dei suoi libri e il fatto che – anche quando al lettore non sembra o se lo è perso per strada – c’è sempre un motivo ben certo per quella corsa, e un traguardo che merita, anche quando è difficile da dire.

In questo romanzo c’è Victoria, che sogna una vita folle, piena di avventure, una vita più grande di lei. Una vita certo ben diversa da quella del paesino in cui frequenta scuola media e biblioteca e in cui non capita mai nulla, un po’ come nella sua famiglia, dove gli unici sussulti possono essere le lamentazioni della sorella persino quando è via in gita scolastica e l’euforia del padre per la nuova produzione di paté in tubetto nella sua ditta. Victoria sogna nutrendosi di libri, tenendoci il naso dentro, tenendo alto il filo di quelle avventure persino quando non le legge: mica a caso la mensola carica di libri che corre sulle pareti della stanza viene da lei stessa definita “l’orizzonte”, come se solo quello fosse possibile, quello delle vite che stanno tra le pagine. Ma improvvisamente i libri cominciano a sparire, come i tre pellerossa e c’è un cowboy in auto col padre. E il piccolo Jo, che salta da una classe all’altra tanto è intelligente, dice di saperne qualcosa, di avere degli indizi. E allora via, sulle tracce di una storia, questa volta molto più reale e vicina: ha a che fare con suo padre, con gli strani vestiti che indossa di nascosto, con quel che si fa fatica a dire, con la realtà dei giorni di crisi e con la possibilità forse di aggiustare tutto, grazie alle storie, quelle – come dice la protagonista a Jo – “che ci sono tra di noi”.

Per l’edizione italiana, Terre di Mezzo ha scelto un formato con un po’ più di respiro rispetto all’originale, copertina rigida, e ha affidato le illustrazioni a Mariachiara Di Giorgio che ci ha messo la leggerezza degli acquarelli e certi blu e tocchi di rosso che ti portano dritto al fianco di Victoria.

Quando leggo un libro in originale e mi permetto di sognarlo in italiano perché merita, allora aspetto e mi immagino come sarà. Ecco, a questo giro, per questo arrivo e questa riuscita, dico grazie a chi ha lavorato perché fosse così.

Timothée de Fombelle e Mariachiara Di Giorgio incontreranno i lettori a Milano, nell’ambito di Bookcity sabato 18 novembre prossimo in un incontro dal titolo Tra sogno e avventura.

Timothée de Fombelle – ill. Mariachiara Di Giorgio, Victoria sogna (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2017, 103 p., euro 12,90

Fantasmi

31 Ott

Raina Talgemeier ha la capacità di saper sempre prendere spunto da vicende familiari o comunque a lei vicine e di farne storie a fumetti universali che parlano di legami. In questo caso torna ancora una volta sul legame tra sorelle, sulla condivisione e sulla gelosia, sul desiderio di chi è grande di proteggere, ma anche di avere uno spazio tutto proprio, specie se si ha a che fare con una sorella la cui malattia prende tanto posto nelle decisioni e nel tempo famigliare. I genitori di Cat infatti decidono di trasferirsi nella nebbiosa Bahía de Luna perché è vicina al mare e ventosa: un clima ideale per i problemi respiratori di Maya, nata con la fibrosi cistica. La sorellina minore  però anche un vortice irrefrenabile di voglia di fare e di scoprire, si entusiasma facilmente e non perde l’occasione per gettarsi in nuove avventura, anche se potrebbero essere pericolose. Così non perde tempo a stringere amicizia con il figlio dei vicini di casa e a trascinare la sorella nel tour dei fantasmi e nella tradizionale festa notturna per il Día de los Muertos, che permette al lettore di ripercorrere la tradizione messicana con personaggi come la Catrina, di immergersi nell’atmosfera allegra che festeggia i defunti, in una notte magica dove vivi e fantasmi ballando e cantano insieme.

Questo fumetto raccoglie una sottile e profonda riflessione sulla morte, quella all’ordine del giorno, quella che persone come Maya citano normalmente e a cui pensano con una naturalezza quotidiana che imbarazza i più. Ed è una bella riflessione sull’arte del saper respirare: se Maya conosce il valore dell’inspirare ed espirare, se i fantasmi hanno bisogni di un po’ di respiro bambino per sentirsi in forze, Cat ha un sacco di paure che le bloccano l’aria nei polmoni e la fanno sentire insicura. Dovrà imparare invece a godersela un po’ e basta.

L’autrice sarà ospite d’onore al Lucca Comic & Games, dal 1° al 5 novembre, dove le sarà dedicata anche una mostra, la sua prima personale in Italia.

Raina Telgemeier, Fantasmi (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2017, 239 p., euro 15,50

Warren 13° e l’occhio che tutto vede

30 Ott

Un libro bello. Bello a partire dalla grafica, tutta giocata sul rosso e sul nero, nelle illustrazioni di Staehle che ha creato il personaggio principale più di dieci anni fa quando frequentava la scuola d’arte e ha trovato a dargli degna corona di parole il talento di Tania Del Rio.  Un libro da leggere ad alta voce, con un ritmo e un intreccio che coinvolgono o da sfogliare da soli godendosi appieno le immagini, le loro finezze, i particolari. Il formato (22 per 20) gratifica il lettore e permette di apprezzare al meglio la storia.

Il romanzo è imperniato sulla figura di Warren, tredicesimo discendente ed erede del Warren Hotel, un ragazzino mortificato dall’aspetto di rana o di mosca (a seconda di chi lo guarda), dall’animo indomito e dalle forti speranze: l’albergo è stato un punto di riferimento, lussuoso e prestigioso, per tantissimi clienti fino a cinque anni prima, poi, con la morte del padre, lo zio Rupert ne ha preso in mano le redini, mandando tutto a catafascio. Warren sogna di tornare agli antichi splendori e intanto si sobbarca ogni ruolo, dal facchinaggio alle pulizie, potendo contare solo sull’amicizia del cuoco e di un vecchio precettore che custodisce la biblioteca. Lo zio infatti si è ulteriormente rincitrullito dopo il matrimonio con la zia Annaconda, una strega giunta sotto mentite spoglie per tentare di trovare “l’occhio che tutto vede” che la leggenda dice essere nascosto nell’albergo. Vessato dalla zia, Warren dovrà ricredersi sulla leggenda che ha sempre reputato tale: sono troppe le persone che cercano l’occhio e quindi da qualche parte ci sarà. E poi perché c’è una piovra nel locale caldaia e una pallida bambina gli sta alle calcagna senza mollarlo? E chi è l’ospite bendato e misterioso che varca la soglia dell’hotel, primo dopo tanto tempo?

Un po’ di giallo, di enigmi e di codici, un po’ di magia, un po’ di umorismo sano. Questa si preannuncia come la prima avventura del ragazzino che crede nella bellezza dei suoi capelli e nella forza del progetto di dare lustro alla creatura dei suoi avi. Ovviamente aspettiamo le prossime!

Tania Del Rio – Will Staehle, Warren 13° e l’occhio che tutto vede (trad. Francesco Gulizia), Rizzoli 2017, 232 p., euro 19,90