Anya e Tigre Bianca

21 Ago

Ecco un racconto illustrato di una lunghezza giusta per essere letto insieme durante un incontro, anche con i lettori della scuola primaria, e per riprendere i canoni e l’andamento delle fiabe e delle leggende. Una storia ambientata nel Paese del Grande Bianco, dove uomini e animali comunicano normalmente tra di loro, dove le quattro stagioni sono ritmate dalla neve (la stagione della neve sotto gli stivali, della neve fino alla vita e poi fino al collo e poi fin sopra la testa) e dove spariscono i bambini. Solo quelli nati in un determinato anno, pochi alla volta, una generazione cancellata nell’arco di un decennio. A nulla vale l’incolparsi a vicenda, a nulla tentare di nascondere i ragazzi o di proteggerli mettendo loro accanto cuccioli di tigre, come fanno i genitori di Anya, dopo aver già perduto il fratello gemello. Anche Anya subisce la sorte degli altri, ma riesce a trovare una soluzione e anche una causa a tutto questo, raccontata dalla voce della maga dagli occhi bianchi che li tiene prigionieri.

Una storia accompagnata da illustrazioni quasi fotografiche e narrata dal Tempo in persona che veglia sulla bambina testarda e bellissima che saprà salvare il futuro del suo popolo e sulla nuova generazione  di tredicenni che sale al potere dando vita a un nuovo regno di campi verdeggianti, pace e giustizia.

Fred Bernard – François Roca, Anya e Tigre Bianca (trad. di Francesca Del Moro), Logos c2016, 40 p., euro 18,50

Albero bell’albero

17 Ago

Dall’esperienza musicale di Fabio Bonvicini e di Gianluca Magnani, ma soprattutto dal loro lavoro di insegnamento musicale con i bambini delle scuole materne e primarie, nasce la volontà di offrire al pubblico una raccolta di canti popolari provenienti principalmente da Toscana ed Emilia Romagna, tra cui ritrovare anche i più conosciuti “Ambarabà cicì cocò”, “Il merlo ha perso il becco”, “Il grillo e la formica” e scoprirne altri. Un modo per invitare a cantare insieme, a identificare strumenti diversi (dall’ocarina al mandolino, dalla ciaramella al flauto e via così), per elencare in musica i giorni della settimana, per andare a riprendere altri canti, nei canzonieri popolari delle varie regioni, magari di una tradizione geograficamente più vicina o in una lingua più prossima a noi. Tra le raccolte dedicate ai bambini, se Sinnos con A pescar canzoni ha proposto brani della tradizione dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo partendo dalla leggenda di Colapesce, a questo personaggio è dedicato un albo della casa editrice Splen dove la sua storia è intervallata da brani in siciliano. Potete cercare in biblioteca “Gli alberi” e “le mele”, due testi con cd di Nuove Edizioni Romane che raccolgono canti popolari europei ed italiani. Oppure – e qui cado nella lingua mia – assaporare il repertorio occitano di ninna nanne e conte con Beluguetas del coro L’Escabòt.

Intanto, per cominciare, questo testo edito da Corsiero offre sicuramente una buona base; in più “Albero bell’albero” è anche un concerto per ragazzi di ogni età – come precisano gli autori – che potete ospitare a scuola o in biblioteca.

Un assaggio del libro. Gli acquerelli che accompagnano i testi sono di Giuliano Della Casa.

Fabio Bonvicini e Gianluca Magnani – ill. Giuliano Della Casa, Albero bell’albero e altre storie, Corsiero 2017,  30 p. + cd, euro 18

I racconti del vicoletto

12 Ago

Yu’er passa le sue giornate in compagnia del nonno, un anziano portalettere in pensione. Vivono in un vecchio, modesto quartiere di Pechino, in una stradina dove tutti si conoscono, dove si gioca per strada, si chiacchiera, si condividono i problemi del vicinato. La ragazzina fatica a camminare, si muove con una stampella e i ragazzi del quartiere la chiamano “la storpia”: il suo sogno è di imparare a nuotare tanto bene da vincere una medaglia alle paralimpiadi e così il nonno – siccome nessuna piscina la accetta – diventa il suo allenatore e le insegna i movimenti e la leggerezza del nuoto tenendola sospesa con l’imbrago ad un albero nel cortile di casa. E Yu’er nuota e vola con le proprie ali perché il suo sogno è forte; i sogni sono necessari, come dice un altro nonno del vicolo al nipote: “Ragazzo, se non hai dei sogni, un giorno te ne pentirai”.

Così sono questi quattro racconti, sospesi tra la realtà e il sogno, una forma a cui perfettamente si accorda la leggerezza dell’acquerello che aiuta l’autore a dire che tutto è possibile. Sulle pagine diventa possibile scrivere una lettera alla nonna mai conosciuta e fargliela recapitare, superare le delusioni e i limiti fisici, ascoltare un concerto tenuto da insetti, far volare una farfalla dall’ala spezzata. C’è poesia tra le pagine, legate dalla figura del nonno Doubao, conosciuto da tutti come un gran narratore di storie e conoscitore della storia del quartiere. Una poesia lieve quanto le illustrazioni che regala al lettore un tesoro, come sta scritto in apertura: se l’ideogramma “Bao” in cinese significa appunto “tesoro” ecco allora che questo libro fa parte della collana che la casa editrice milanese dedica ai migliori testi del fumetto cinese contemporaneo. I lettori ringraziano.

Nie Jun, I racconti del vicoletto (trad. di Francesco Savino), Bao publishing 2017, 127 p., euro 18

Piccole storie della foresta (e del mare)

9 Ago

Arrivano in Italia i primi due volumi delle Piccole Storie di Brémaud e Bertolucci, già pubblicate in diversi Paesi. Piaceranno sicuramente ai bambini che amano la natura visto che, in forma di fumetto, presentano alcune informazioni e curiosità sugli animali. L’idea di base è quella dell’avventura e il format – se così possiamo dire – quello della sfida unito alla passeggiata. Una sfida infatti è quella che, in apertura di volume, un intraprendente scoiattolo lancia al suo amico cane, più tranquillo e sicuramente più pauroso. E poi si parte, per andare a vedere, a scoprire, a curiosare.

Sulla pagina il lettore trova grandi illustrazioni colorate che presentano i diversi animali incontrati e – in alto oppure in basso a seconda della situazione – la striscia di vignette in cui i due protagonisti si parlano e si confrontano. Nelle pagine finali invece brevi approfondimenti – sempre scritti in stampatello – sugli animali citati. Insomma ci pare proprio una formula azzeccata per i lettori tra cinque e sette anni, per chi se la cava a leggere da solo, per chi vuole saperne di più. Ad oggi sono disponibili i volumi ambientati nel bosco e nel mare (con tanto di squali e relitti): aspettiamo i prossimi!

Il blog di Bertolucci.

Frédéric Brémaud – Federico Bertolucci, Piccole storie della foresta, ReNoir kids 2017, 32 p., euro 9,90

Frédéric Brémaud – Federico Bertolucci, Piccole storie del mare, ReNoir kids 2017, 32 p., euro 9,90

Papà sta sulla torre

7 Ago

Il romanzo racconta in prima persona la storia del dodicenne Nino e della sua famiglia, segnata dalla crisi e dalla chiusura della fabbrica in cui il padre lavora. Sindacalista tosto, detto non per niente “Testadipietra”, sale sulla vecchia ciminiera del paese e ci rimane per quasi un mese, come forma di protesta. Intanto Nino si imbarca in un’avventura astrusa, guidato dal suo migliore amico Goffy, che legge l’impossibile e sostiene di aver ricevuto un messaggio dagli alieni che porteranno pace, lavoro e libertà. La riparazione di una vecchia barca e la navigazione verso il famigerato Petrolchimico, stabilimento abbandonato da anni e colpevole insieme ad altre fabbriche dell’inquinamento del fiume, è un viaggio in qualche modo iniziatico alla vita, alle cose che si possono cambiare e quel che capita, alle storie degli altri, alle risposte che bisogna andarsi a prendere. Sulla barca con loro c’è Cassandra Vu che a scuola è famosa per nascondersi dietro la cortina dei capelli scuri, come forma di isolamento dal mondo.

A colpire di questo romanzo, al di là e forse anche prima della trama (che qualcuno a tratti potrebbe tacciare di steoritipizzazione), è il ritmo narrativo che lo rende pressoché perfetto per la lettura ad alta voce. La voce di Nino, che parla al lettore, lo avvolge, lo rende presente all’azione, lo fa partecipe degli incontri e dell’avventura. E gli racconta storie nella storia: la bella figura di Anselmo il Pazzo, la confessione di Cassandra sulle sue origini, le spiegazioni di Goffy che attinge ai libri e ai film che conosce. Insomma, vi verrà davvero voglia di leggerlo a qualcuno.

Francesco D’Adamo, Papà sta sulla torre, Giunti 2017, 169 p., euro 14, ebook euro 8,99

Al centro dell’universo

3 Ago

Emily ha deciso di correre qualche rischio per trascorrere l’estate più travolgente della sua vita. Prima di Sloane, Emily non andava alle feste, parlava a malapena con i ragazzi, non aveva mai fatto niente di folle. Ma Sloane, un vero e proprio “tornado sociale”, è la migliore amica che si possa avere e l’ha tirata fuori dal suo guscio. Eppure, poco prima di quella che doveva essere un’estate epica, Sloane… scompare. Lascia solo una misteriosa lista con tredici cose, alquanto bizzarre, che Emily dovrà fare. Per esempio: “Cogli le mele di notte”. Va bene, abbastanza facile. “Balla fino all’alba”. Perché no? “Bacia uno sconosciuto”. Che cosa?! Ma senza Sloane, Emily potrà farcela? Chissà cosa succederà, con tutta un’estate davanti e l’inaspettato aiuto dell’affascinante Frank Porter… (sinossi dal sito dell’editore)

Con questa copertina devo ammettere che la mia naturale diffidenza è stata duramente messa alla prova. Il primo approccio a questo libro è stato di epidermico rifiuto…poi ho letto molte recensioni positive su blog esteri e ho dato ascolto al vecchio adagio “mai giudicare un libro dalla copertina”. E spesso la saggezza popolare ci prende, come in questo caso.

Il gioco delle liste è dai tempi di Alta Fedeltà di Nick Hornby che mi piace un sacco e la scrittrice riesce ad uscire dal solito canone YA e a sfruttare al meglio questo espediente letterario.

La vicenda è molto credibile, perché reali sono i protagonisti, le loro dinamiche, i loro segreti ed Emily, che sembra essere una timida e basta, rivela un carattere assai più complesso e sfaccettato.

Un romanzo dove apparentemente sembra non accadere nulla, quando in realtà tutto si trasforma ad un livello più sottile, quasi invisibile e porta un grande cambiamento nelle vite dei protagonisti.

Morgan Matson, Al centro dell’universo (trad. Farsetti, Rinaldi), Newton Compton Editori, 2016, pp. 383, € 12

Odeon Campero

31 Lug

Dopo la Rivoluzione francese, la nuova collana “Rivoluzioni” delle edizioni Istos affronta quella messicana e permette ai lettori ragazzi di incontrare, via narrativa, una pagina di storia a loro probabilmente sconosciuta. Sidoti in realtà sceglie di parlare di Messico, di Zapata e Pancho Villa e tutti gli accadimenti non solo attraverso la storia di un padre che con i due figli risale il paese verso nord da Città del Messico nel 1911, ma di farlo attraverso un’altra grande rivoluzione: il cinema. Paco Sanchez infatti ha conosciuto il cinema durante la luna di miele trascorsa a Parigi e se ne è innamorato tanto da acquistare proiettore e pellicole e tentare di farne il suo mestiere. Ora, qualche anno dopo la morte della moglie, si sposta con i figli per cercare di vivere di proiezioni nel nord del Messico: i ragazzi lo aiutano facendo suoni e rumori che accompagnano la pellicola muta. Il loro viaggio diventa punto di osservazione su quel che succede: le persone che come loro si stanno spostando, i soldati, i rivoluzionari, i contadini. Osservando, nascono le riflessioni: quelle portate dagli adulti che, come l’anziana Eleuteria, considera i ragazzi interlocutori attivi, quelle dei ragazzi stessi che si interrogano sulla libertà, sulla povertà, sulla proprietà, sui diritti e sulla parte da cui stare. Non hanno dubbi, nella loro giovane irruenza; non ne hanno neppure a riprendere il padre per la sua esitazione o il suo silenzio, ma neppure vacillano quando si tratta di mettere insieme un piano per tirarlo fuori dalla prigione. Sarà la magia del cinema a fare da sfondo e da aiuto all’impresa.

Ancora una volta, come nel precedente, si dà rilevanza al ruolo della donna, qui nelle figure della rivoluzionaria Frida e di Blanca, la protagonista che insieme al fratello dà voce alle istanze rivoluzionarie che infiammano i due ragazzi nel loro quotidiano, alla vista del padre che si piega ai voleri di un ricco proprietario terriero negando il cinema a tutti i contadini che per lui lavorano. La paura è un’arma, spiega Paco ai figli, e non bisogna lasciare che venga usata contro di noi.

Alla sua seconda uscita, la collana si conferma originale nella scelta dei temi e della grafica, premettendo – attraverso le illustrazioni di Gabos – di offrire un tipo di libro diciamo meno consono a quel che i ragazzi della secondaria di primo grado sono solitamente abituati.

Il sito dell’illustratore.

Beniamino Sidoti – Otto Gabos, Odeon Campero, a cura di Teresa Porcella, Istos Libri volanti 2017, 216 p., euro 14

Una scintilla di noia

28 Lug

La cornice non è nuova: tre amici adolescenti alle prese con diverse dinamiche familiari, amori e tempi della scuola superiore, una bravata, un barbone sotto un ponte e le fiamme che divampano. Richiamano altre letture, come Bella e Gustavo di Zita Dazzi o Io come te di Paola Capriolo. A interessarci, nel romanzo di Annalisa Strada, è la linearità del dipanarsi degli eventi e il poter vedere – in una scrittura essenziale e asciutta, quindi ancor più visibile – il processo che innesca la valanga di eventi: è chiaro sulla pagina come quello che i protagonisti considerano un semplice lancio di petardi in una sera di noia sia in realtà ben altro e abbia conseguenze ancora peggiori nel momento in cui fanno di tutto per nascondere la verità, lasciando che la colpa venga caricata su spalle altrui.

Luna, voce narrante, ha due amici maschi e un nuovo fidanzato che agli altri due piace poco. Li conosce da sempre perché condividono gli stessi spazi del quartiere periferico dove sono nati e continuano a vivere e pure i corridoi della stessa scuola. Con Brando e Fausto ha preso l’abitudine di starsene la sera sotto un portico vicino a casa e di scendere talvolta al lungofiume; lì c’è il Ponte del Diavolo, che segna un confine tra il lato a misura di turista e quello dove nell’ombra si muovono tossici e spacciatori. Una sera Luna sfida i due amici a proporre qualcosa di interessante e Brando non perde tempo: in tasca ha dei petardi fatti in casa e li lancia sotto il ponte appiccando un incendio. I tre tornano a casa senza intervenire e solo la sera dopo Luna scopre che proprio lì dormiva un barbone, ora in ospedale con gravi ustioni. Ecco il silenzio, che pian piano corrode la ragazza dall’interno: il senso di colpa, il peso di tutto quello che sa e che non può dire. Finché la diga si rompe, le parole escono e le pagine finali rivelano anche un’altra scomoda verità.

Il romanzo riflette sul coraggio, su cosa significa darsene e mantenerlo, ma anche sugli adulti, osservati dalla protagonista che ne valuta le scelte, i modi di essere e di fare, chiedendosi cosa penserebbero “i grandi” se immaginassero cosa imparando i ragazzi vedendoli fare le scelte che loro reputano migliori e su cui invece qualche dubbio viene.

Unica nota: se la madre di Luna le ricorda che il padre è via per due giorni, perché pochi minuti dopo le dice di passare in ufficio da papà in caso di bisogno? Mi son persa qualcosa.

Annalisa Strada, Una scintilla di noia, San Paolo 2017, 139 p., euro 14,50

La pioggia porterà le violette di maggio

26 Lug

Pubblicato nel 2014 per Einaudi Scuola in un’edizione con apparato didattico, ecco nel catalogo Lapis un romanzo di Matteo Corradini che porta il lettore a Terezín sul filo della memoria e della ricerca storica: una ricerca fatta da una ragazzina di dieci anni che risale il corso del tempo attraverso una serie di testimonianze per ricostruire la storia del clarinetto che le è stato regalato per il compleanno. Nella custodia dello strumento c’è un biglietto ingiallito con una dedica d’amore da Samuel a Clara: la ragazza che possedeva lo strumento un tempo portava lo stesso nome della ragazzina che lo ha appena ricevuto e il suo innamorato quello del compagno di classe che le scrive, per cui – vista la coincidenza – è impossibile non chiedersi qualcosa della vita degli omonimi.

Nell’arco di una giornata, accompagnata dal fratello maggiore e dai musicisti della sua band, Clara risale il tempo muovendosi per Praga, che l’autore descrive minuziosamente quasi a permettere al suo lettore, se vorrà, di ricostruire i passi di Clara e insieme la storia del ghetto di Terezín e delle persone che vi hanno vissuto. Ognuna delle persone che Clara incontra mette un tassello; alcuni sono stati testimoni diretti di quegli anni o hanno conosciuto Samuel e Clara, c’è chi ha costruito il clarinetto e chi si è trovato con una scatola di oggetti appartenenti ai precedenti proprietari della casa in cui è andato a vivere. I racconti si cuciono fino a farsi coperta che dà un quadro completo della storia; la vicenda è ricostruita dalla fine al suo inizio, dal clarinetto che ognuno chiede a Clara di poter suonare fino al melo dal cui legno lo strumento ha preso forma. Sono musiche diverse quelle che il clarinetto suona nelle mani di ciascuno, mentre Pavel canta Don’t Be That Way di Benny Goodman a cui Samuel ha attinto per scrivere il biglietto all’origine di tutto.

Nelle ultime pagine, Corradini dice di “Terezín, per me” raccontando della prima volta in cui ci ha messo piede e del significato che quel luogo – già raccontato ai ragazzi ne La repubblica delle farfalle –  ha per lui e della sua storia, dando spunti ai ragazzi per andare a cercare altre informazioni, ma soprattutto per mettersi in viaggio. Questo apprezzo particolarmente dell’autore: Terezín, le persone che vi hanno vissuto, le vicende umane che vi si sono intrecciate fanno parte della sua storia e il suo raccontarle nei libri ha lo stesso sapore di dire “l’esistenza più della distruzione, il coraggio più dell’abbandono, la vita più della morte”, come scrive in quelle righe. Questo dire è un raccontare pieno di rispetto per quelle storie e per i lettori, un raccontare mai banale e sempre sentito, che ben si differenzia dai libri scritti per scrivere di quel tale argomento, perché vende, perché va di moda, perché te lo ha chiesto l’editore. E questo modo – visto che è il modo tante volte nella vita a fare la differenza – si sente ed è prezioso.

Il sito dell’autore. L’illustrazione di copertina è di Francesca D’Ottavi. Peccato solo la svista di chi ha corretto le bozze: quando Clara incontra il rigattiere che ha venduto il clarinetto al suo papà, per un attimo cambia nome e diventa Annalilla, come la protagonista di un altro romanzo dell’autore.

Matteo Corradini, La pioggia porterà le violette di maggio, Lapis 2017, 119 p., euro 12,50

La grande storia di un piccolo tratto

22 Lug

Il tratto inconfondibile di Serge Bloch (autore, tra gli altri de Il nemico e Io aspetto) ritorna in questo libro, che già nel titolo evoca la cifra stilistica dell’autore: scarno, essenziale, minimal eppure pienissimo di contenuti. Ritorna la grafica, ritorna la poesia, quella legata alla narrazione della quotidianità che si arricchisce di esperienze piccole, marginali eppure in grado di determinare l’esistenza di chi racconta.

Un bambino raccoglie un pezzettino di lapis, di filo o di legno, un materiale indefinito che è l’idea, l’ispirazione destinata a farlo crescere, accompagnarlo, renderlo migliore, forse. Sono l’ispirazione, la creatività, la fantasia che lo portano a scegliere, disegnare, cancellare, dare spazio all’immaginazione, insieme alla forza vitale che fa nascere amori, porta un’idea di famiglia, amicizie e condivisione di idee. Arte e vita che si intersecano e diventano inscindibili. Come se Bloch stesso ci stesse dicendo, scrivendo la sua autobiografia disegnata, che la vita senza l’arte è inconcepibile.

L’elemento centrale del libro è ancora una volta l’infanzia, che subisce la folgorazione creativa iniziale, senza la quale non esisterebbe l’adulto. E l’infanzia riprende il testimone con una nuova presenza, alla fine del libro, attraverso un passaggio di testimone, raccolto da una bambina.

Il libro è stato scritto nel 2014, oggi finalmente è arrivato in Italia. Fa parte della collana “Carrousel”, la piazza in cui sorge la piramide in vetro del Louvre e che, in origine, ospitava una grande giostra a cavalli. Obiettivo della casa editrice Clichy, attraverso questa collana, è quello di dare spazio ai migliori illustratori del mondo, scelti in base al carattere inconsueto o alla storia avvincente, per offrire ai giovani lettori un punto di vista diverso e originale sul mondo.

Il sito dell’autore. Dal libro è stata tratta un’applicazione per iOS e GooglePlay che permette di essere direttamente protagonisti, leggendo e disegnando, dando vita alla storia.

Serge Bloch, La grande storia di un piccolo tratto (trad. di Tommaso Gurrieri), Clichy, 2017, 88 p., euro 19