Thunder Ben

24 Giu

thunder benProcede il piano editoriale di BaBao, collana dedicata da Bao ai più piccoli; ecco un godibilissimo fumetto, direi prezioso proprio perché destinato ai lettori dagli 8 anni e, a dire il vero, magari leggendo insieme, anche ai più piccoli, appassionati di supereroi.

Ben vive sull’isola di  Saaret; è un solitario dotato di fervida fantasia che sogna di interagire con i quattro cavalieri del cielo e crea nuove situazioni utilizzando i pupazzi e immaginando per sé un ruolo centrale. Il mondo in cui vive è fatto di pianeti diversi su differenti livelli e lui – si vocifera a scuola – ha visto il livello di sopra: uno spettacolo inimmaginabile che non fa che crescere la curiosità di Ben. Figuriamoci il giorno in cui scopre che i quattro cavalieri, ciascuno in sella alla propria creatura (un piccione elegantissimo per Joanna regina del fuoco, un bruco gigante per Erik il vichingo, un drago serpente per Abed maestro dei venti e una balena astrale per Jack che affronta i pirati a suon di lazo) sono ospiti per un’esibizione nella sua città: si precipita a conoscerli aggirando la guardia all’ingresso e si nasconde in uno dei bauli dell’equipaggiamento di Jack, rivelandosi solo quando la compagine già ha ripreso il volo. Poi uno scoppio e il risveglio in un mondo popolato di strane creature, solo. A questo punto Ben deve fare appello al suo coraggio, a quel che ha imparato davanti ai bulli nel cortile della scuola e farsi degno del nome che ha scelto: diventare davvero Thunder Ben per salvare i quattro cavalieri e il mondo. Perché solo quando accetti di avere paura può cominciare l’avventura.

L’originalità non sta solo nella storia, ma anche nella realizzazione: le illustrazioni infatti si alternano a tavole in cui prevale l’uso del collage che utilizza stoffa, nastri, bottoni, pasta, carta. Ovviamente le pagine finali dicono che Ben è diventato il quinto cavaliere e quindi aspettiamo nuove avventure. Su Fumettologica, si sottolinea una caduta nell’indugio a voler lasciare qualcosa di positivo al proprio lettore. Voi che ne dite? Io trovo che – dato l’entusiasmo del protagonista – il messaggio certo non scade affatto nel tono didascalico o moralista.

Il blog dell’illustratrice. Sfoglia qualche pagina.

Vanessa Cardinali, Thunder Ben, Bao Publishing 2016, p. 136, euro 19

Black Hole

21 Giu

black holeLa passione del protagonista per l’astronomia e in particolare per il fenomeno dei buchi neri dà titolo al nuovo romanzo di Silvia Vecchini e offre un termine di paragone per quel che succede, così come il paragone con le stelle, con il cosmo punteggiano tutta la storia. Dice infatti il tredicenne Giulio, che narra in prima persona, “la caratteristica di un buco nero è la comparsa di un orizzonte degli eventi. E (…) niente, nemmeno la luce, può sfuggire all’orizzonte degli eventi”. Un buco nero pare l’estate di Giulio, torrida e solitaria nella città dove vivono i nonni e dove si trova temporaneamente per un incidente della nonna che ha bisogno di assistenza. Intorno a lui, come pianeti distanti, la madre sempre di corsa, il nonno con la memoria che fa cilecca, il padre che è più una voce nel telefono che una presenza, dopo la separazione dei genitori. Un buco nero che in qualche modo attrae è anche la casa lasciata a metà, lo scheletro mai finito di costruire al di là della ferrovia, che un giorno attrae Giulio quasi a chiamarlo: una terra di nessuno, un luogo desolato senza identità che diventa terreno di incontro per due che fuori nemmeno si guarderebbero: Giulio, solitario, senza amici, additato per il suo peso, e Samanta, diciassettenne rabbiosa con il mondo che sa giocare con il fuoco, camminare sui cornicioni, ma non dice nulla di se stessa e ama sentirsi raccontare ad alta voce la storia di Barbablù. Di lei in giro si dice che sia pericolosa, che abbia pestato uno più grande di lei, che abbia problemi a casa, che rubi. Per Giulio è l’avventura di entrare di nascosto in piscina, la mano che lo salva quando le vertigini incombono, la condivisione di silenzio e orsetti gommosi. Giulio sa che c’è qualcosa che non va, qualcosa che sfugge e che, nel caos degli eventi, deve trovare una forma e una ragione.

Con questo romanzo, sembra approfondirsi il ritratto che Silvia Vecchini offre di ragazzi che stanno crescendo e la possibilità ai lettori di riconoscersi, di rispecchiarsi nella fatica adolescente di sentire che si cambia, che ci si muove ad altra forma. Se Olivia in Fiato sospeso diceva che crescere è come stare sospesi prima di un tuffo: non sai mai quanta aria è necessario mettere nei polmoni; se in Vetro la protagonista suggeriva che crescere è avere il coraggio di prendere la bicicletta e andare a vedere cosa c’è oltre la cura dietro cui non ci si è mai spinta, in questo caso Giulio sintetizza “crescere è perdere i pezzi”. Si può rintracciare allora un’attenzione complessiva dell’autrice che, nel suo lavoro, segue passo a passo i suoi protagonisti, consapevole della loro fatica e delle loro domande, restituendo a chi legge ritratti veritieri di adolescenti che si affacciano sul mondo e prendono coraggio.

Il blog dell’autrice.

Silvia Vecchini, Black Hole, San Paolo 2016, 143 p., euro 14,50, ebook euro 6,99

Apple e Rain

20 Giu

apple rainChe bello questo libro. Punto. Perché non è urlato; perché tiene dentro una scrittura che l’autrice sente urgente e tu lettore lo sai, lo senti e ti appassioni e allora ti viene voglia di recuperare tanti romanzi da offrire in lettura, che so “Agata e Pietra Nera” oppure “Ida B…” tra i tanti. Insomma un libro da non mancare e da tenere presente anche per il futuro, da non far uscire dalle bibliografie.

La storia è quella della tredicenne Apple, cresciuta con la nonna in Inghilterra, che da sempre vagheggia il ritorno della madre che l’ha abbandonata piccina per una (im)probabile carriera a Hollywood. Quando davvero la madre si presenta a scuola e le offre di andare a vivere nel nuovo appartamento che ha affittato in città, non le sembra vero: lei che sente pesante la presenza della nonna e le sue regole, che sta perdendo la sua migliore amica che le preferisce altre compagne, ignorata da tutti, con un padre risposato con bebè in arrivo, ecco, lei ha la possibilità di essere al centro del mondo della madre che da sempre aspetta. Ma non tutto si rivela come nelle attese, a partire dal fatto che la sua camera nella nuova casa ha un letto a castello, da cui spunta Rain, la sorella di dieci anni di cui non sapeva nulla, che per giunta si comporta come una bambina di cinque anni, trascinandosi dietro una bambola trattata come un neonato vero. Per amore della madre, per compiacerla, per piacere a qualcuno, Apple accetta di allontanarsi dalla nonna, di occuparsi di Rain perdendo giorni di scola, di costruire castelli di bugie tra le cui pieghe solo Del, lo scombinato vicino di casa caustico e folle che si innamora di lei, sa veramente vedere. A permettere a Apple di trasformarsi, di scegliere davvero quello che desidera e di essere se stessa sarà la poesia, proprio come ha detto nella prima lezione il professore di inglese, che invita i suoi ragazzi a leggere poesie e chiede loro di scriverne: per trovare conforto, per imparare qualcosa su di sé, per dare gioia, per dire quello che a voce non si riesce a dire. Così fa Apple, che per settimane fa un doppi compiti scrivendo quello che sente davvero ma vuole tenere nascosto, e qualcosa di più banale da consegnare all’insegnante; ma parimenti scrivendo sul quaderno che le è stato consegnato, trovando una via per quel che porta dentro, dando forma in versi alla propria necessità di gridare e di cantare.

Allora ecco tra le pagine le poesie di Emily Dickinson, di Rupert Brooke, di Lewis Carroll, di Alexander Pope: invito a scoprire altri versi, modo per parlare di poesia come lo è stato “Amo quel cane”di Sharon Creech (Mondadori) o come lo sono i libri di Polleke di Guus Kuijer. Perché questo è un libro che parla della forza della poesia, ma anche della forza che deriva dal fatto che qualcuno creda in te e ti dica, ti faccia comprendere che tu hai un talento. E insieme è un libro sulla verità, sull’importanza di dirla sempre, la verità che illumina, anche quando è difficile, e allora – scrive Dickinson – la puoi dire obliqua.

“La poesia è la capacità, e la responsabilità, di dire quello che succede” – Seamus Heaney.

Il sito dell’autrice.

Sarah Crossan, Apple e Rain (trad. di Luisa Agnese Della Fontana), Feltrinelli UP 2016, 269 p., euro 14, ebook euro 14 (sì, non è un errrore… l’epub costa come il cartaceo :-(((( )

Ti darò il sole

16 Giu

ti darò il soleAmmetto di aver faticato ad ingranare con questo romanzo, che invece, almeno nella mia ottica di lettura, ha poi una folle accelerata di bellezza nella sua parte finale che forse è quel che ci si aspetterebbe distribuito su tutto l’arco della narrazione. Forse una certa difficoltà deriva dagli inserti molteplici della massime tratte dalla bibbia di nonna Sweetwine, la nonna dei protagonisti, e dai capitoli che presentano un andirivieni temporale sull’arco di tre anni: a capitoli alterni infatti seguiamo le vicende di Noah dai 13 ai 14 anni e quelle della gemella Jude tre anni più tardi, ricostruendo così le vicende della loro famiglia.

Noah e Jude sono legatissimi e assolutamente diversi, negli atteggiamenti come nel carattere: ombroso e solitario, lui, solare e ribelle lei. Il lettore li conosce per come ciascuno parla di sé in prima persona nei propri capitoli e per come vede l’altro, partendo dall’estate in cui la madre decide di migliorare ulteriormente la loro preparazione in vista dell’iscrizione a una prestigiosa accademia artistica; Jude sa che è il fratello ad avere i numeri, ad essere un genio del disegno, ma contemporaneamente lo vede privilegiato dalla madre e ne è gelosa: la sua forma di ribellione si legge negli abiti che indossa, nel trucco che utilizza, nei continui battibecchi che la contrappongono alla madre, mentre Noah si innamora di Brian, il nuovo sorprendente vicino di casa. Tre anni dopo tutto è cambiato: la madre è morta in un incidente d’auto, il padre è tornato a vivere a casa, Jude frequenta l’accademia, mentre Noah non ci ha mai messo piede e quasi sembra aver dimenticato la sua dimensione artistica. La rabbia di Jude, il tentativo di riparare gli sbagli che vengono confessati pian piano, la portano nello studio di un celebre scultore, suo tutor per il nuovo progetto scolastico, un uomo inquieto, dal passato tormentato e misterioso, per la cui casa si aggira un affascinante ragazzo inglese.

Tutta la narrazione è incentrata sul tema dell’arte, sulla propensione artistica dei protagonisti, sulla forza che scaturisce dalla scultura, dall’illustrazione, dall’osservazione della realtà, dalla capacità di fare arte partendo da quel che si sente, da quel che si vive o da quel che si nasconde nel più profondo di sé.

Il sito dell’autrice.

Jandy Nelson, Ti darò il sole (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2016, 485 p., euro 17,50, ebook euro 8,99

Petra, ma che roba è?

15 Giu

00000505Petra è, come dice giustamente il suo nome, una pietra. Che dalla sua però ha una grande fantasia e quindi viaggia immaginandosi ruoli diversi: una montagna, un uovo, un’isola. La sua capacità di lasciare di stucco, anzi di sasso, chi la osserva si moltiplica quando incontra la fantasia di una bambina che la dipinge regalandole nuove identità. L’albo è costruito in modo da fa comprendere al lettore il punto di vista e la relatività data dal punto d’osservazione: Petra si immagina montagna e troneggia a tutta pagina, ma appena compare un cane eccola ridimensionarsi alla sua giusta misura: tutto dipende da dove si guarda!

A proposito dell’autrice, guarda qui.

Marianna Coppo, Petra, Lapis 2016, 48 p., euro 13,50

Petra gioca al “sembra, ma…” e ci dà la possibilità di divertirci coi lettori utilizzando altri libri che ruotano intorno al concetto della somiglianza che poi rivela tutt’altro. Ad esempio, due classici come Lupo, lupo ma ci sei? di Giusi Quarenghi e Giulia Orecchia (Giunti kids) o ma che robaSembra questo, sembra quello di Maria Enrica Agostinelli (Salani). Oppure due nuove uscite di Terre di Mezzo: Vedi quello che vedo io? di Ed Emberley in cui bisogna individuare un animale partendo dalla sua forma e Ma che roba è?, una storia che vede una serie di animali alle prese con un colorato pezzo di stoffa trovato in riva al lago: ciascuno di loro ne dà una libera interpretazione e lo adatta alle proprie esigenze. Ma cosa sarà davvero quel pezzo di stoffa a righe?

Il sito dell’autore (e se qualcuno ci traducesse i suoi libri per adolescenti?). Il blog dell’illustratrice.

Sthéphane Servant – Cécile Bonbon, Ma che roba è? (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2016, 32 p., euro 12

Onora il padre

14 Giu

onoraLe tre sorelle Cresswell e i loro tre fratelli vivono nel bosco in una casa che sta andando in rovina, vendono al mercato quel che recuperano in discarica e riescono ad aggiustare, si ritirano ogni sera in preghiera e a volte finiscono nella Tomba, una sorta di antro nascosto nel bosco dove viene rinchiuso chi è in punizione. Il fautore del loro mondo, ai margini, nascosto dagli altri e soprattutto mai mescolato con gli altri, è un padre fanatico religioso che crede di parlare per bocca di Dio e ha scritto un libro di regole che la famiglia è costretta a seguire; i suoi figli vestono con abiti di altri tempi, non hanno accesso a cellulari, radio, televisione e frequentano la scuola solo perché obbligati dai servizi sociali. Il bosco è la loro unica zona franca, dove poter essere liberi e se stessi; a scuola è come se fossero invisibili, almeno così si sente Castley, la sedicenne protagonista che sta cominciando un nuovo anno scolastico e che comincia ad avere dubbi e desideri di ribellioni. L’immagine di se stessa è talmente diversa dalla realtà da rimanere scioccata ogni volta che vede riflessa la propria immagine; il desiderio di essere come gli altri, di indossare un paio di short di jeans, di uscire con degli amici, di baciare un ragazzo è tanto forte da non poterlo più fermare. Sarà proprio George, il nuovo compagno con cui è in coppia alla lezione di teatro, a farle desiderare una vita normale e insieme a metterla a nudo: Castley è tanto brava al corso di recitazione perché recita sempre, nascondendo quello che succede a casa, coprendo i fratelli, ma anche quel che si oscuro c’è nella storia di famiglia: chi è il ragazzo che compare nella fotografia che ritrae il padre, la madre e il fratellino morto prima della loro nascita? Chi è Michael Endecott che si presenta periodicamente alla loro porta e che il padre odia furiosamente? Castley comincia a cedere al mondo intorno e lo fa visibilmente, sciogliendo i lunghi capelli che – per tradizione e per ordine paterno – devono sempre essere legati a treccia e ben pettinati: la sua chioma immensa dietro cui quasi potrebbe scomparire la rende visibile, la fa notare dai compagni di scuola, la svela come un’altra persona che finalmente è un nome, non solo un cognome che fa gruppo omogeneo di tutti i fratelli.

La storia fila via veloce, scavando nella follia del padre e nel disagio della famiglia; il lettore è portato per mano dal narrare in prima persona della protagonista e ha così una possibilità di doppia visione: vede Castley, la sua famiglia, la scuola attraverso le sue parole e contemporaneamente guarda dal di fuori il suo prendere consapevolezza, le sue domande, i tentativi di ribellione e il suo trasformarsi in quella che è davvero, sconosciuta e libera. Davvero un’ottima scelta per il debutto di Hot Spot, il nuovo marchio crossover de Il Castoro.

Il sito dell’autrice.

Eliza Wass, Onora il padre (trad. di Mara Pace), Il Castoro, 228 p., euro 14,90

 

Cosmo

12 Giu

cosmoCosimo ha il terrore di essere toccato e una folle passione per l’astronomia che gli ha guadagnato di esser chiamato da tutti Cosmo. Ha un amico , il ragazzo ombra, e poco importa che sia un amico immaginario, perché per lui è reale e soprattutto vicino, anche quando tutte le altre persone gli fanno paura. Proprio il ragazzo ombra suggerisce a Cosmo un gesto importante per il giorno del suo quindicesimo compleanno: scappare dalla comunità in cui vive per intraprendere un viaggio. Per Cosmo la meta è ovvia: il Cile, il deserto di Atacama, il più grande telescopio del mondo.

Il viaggio nell’idea del ragazzo serve per andare a salutare le stelle che se ne stanno andando, le galassie che si allontanano le une dalle altre ogni anno fino a quando accelereranno in un colpo solo. Sono proprio le stelle a guardarlo dall’alto, a descrivere le rotte sbandate del ragazzo e le persone che incontra: quelle cattive, quelle incerte nella loro adolescenza confusa, quelle sagge nonostante tutto. Le stelle rischiarano le atmosfere cupe e gli sfondi neri, i passi attraverso la periferia e la campagna, la fuga e la pausa e i pensieri del protagonista – sugli altri, sulla felicità, sulle balene e sulle farfalle monarca – segnando l’inizio di ogni capitolo con una diversa stella.

Il blog dell’autore.

Marino Neri, Cosmo, Coconino Press / Fandango 2016, 182 p., euro 19

Nina

10 Giu

NinaLa Nina del titolo è la cantante e pianista jazz Nina Simone.

Il libro a lei dedicato, che Curci Young ora porta in Italia, ha ottenuto in Francia, dove è uscito per Gallimard Jeunesse, il premio Millepages Jeunesse 2015.

In questo testo, di Nina Simone non vengono celebrati i successi, la vita sentimentale, i brani che l’hanno resa celebre, ma soprattutto il suo grande impegno per la questione razziale. Vediamo una Nina bambina, che si scopre bambina di grande talento musicale,  che si rende conto, provandole sulla propria pelle che:

A solfeggio imparavo che due neri valgono quanto un bianco, e la sera sul bus non potevi sederti se eri stanco Mi sarei potuta arrabbiare, o peggio, starli ad ascoltare: non eravamo altro che uomini a metà sull’immensa tastiera bianca dell’umanità

Ma bianchi e neri sono anche i tasti del pianoforte i “52 denti bianchi e belli” sono uniti a “36 neri più piccoli di quelli”, ma gli uni senza gli altri non riescono a fare musica. Questa visione è quella che accompagna Nina Simone in tutta la sua crescita come musicista, come donna, come attivista politica.

In questa storia, tutta disegnata in bianco e nero, il racconto si snoda attraverso personaggi femminili: la madre di Nina, seduta al posto d’onore al primo concerto della figlia ma costrettta ad alzarsi per lasciare il posto a una donna bianca, Nina stessa, diventata mamma, che passa alla figlia il testimone, raccomandandole di curare e preservare quell’equlibrio tra uomini bianchi e neri che ormai sembra essersi realizzato.

Un albo in rima, ricco di piani di lettura, illustrato in bianco e nero, che ci regala in copertina una bellissima Nina Simone bambina, dai grandi occhi posati sui tasti del pianoforte su cui schiaccia, con maestria, orgoglio, decisione e vigore, un tasto nero.

Il blog dell’illustratore.

Alice Brière-Haquet – Bruno Liance, Nina (trad. di Stefano Viviani), 40 p., euro 14,9o

Il ragazzo che non uccise Hitler

7 Giu

5245-Sovra.inddLa capacità di Morpurgo di costruire una narrativa avvincente intorno a fatti storici che sempre incuriosiscono i ragazzi è senza dubbio rara. A questo giro regala ai lettori un racconto lungo che dice ancora una volta, come già ha fatto in altri romanzi, come ha fatto anche John Boyne, della quotidianità della guerra, degli anni dei conflitti visti da chi rimane a casa, da chi fatica in città.

Barney ha dieci anni e ha appena perso la casa nei bombardamenti di Coventry: la sua casa non esiste più, l’intera via non esiste più e, mentre il nonno sceglie di rimanere per mantenere attiva la rivendita di carbone, lui e la mamma partono in treno a raggiungere i parenti che vivono in Cornovaglia. Condividono il vagone con un uomo che entra in confidenza e comincia a raccontare: la narrazione come arma contro il buio, di cui Barney ha paura, e come arma contro i pensieri che l’attesa e il silenzio generano, specie se si sta in una galleria ad aspettare che gli aerei tedeschi che hanno tentato di colpire il treno si allontanino. Il racconto che lo sconosciuto propone è quello del suo amico di sempre, Billy, valoroso soldato plurimedagliato durante la Prima Guerra Mondiale che richiama – come racconta la nota finale – la vicenda reale di Henry Tandey, il soldato britannico che ha risparmiato un tedesco al termine di uno scontro sul fronte occidentale e che – secondo quel che si riporta – sarebbe stato il giovane Hitler.

Il romanzo di Morpurgo non racconta solo questo episodio, ma attraverso le vicende di Barney e della sua famiglia e attraverso la vita di Billy, dice di come la guerra possa cambiare le vite, m anche di come si possa scegliere di rimanere fedeli a se stessi e soldati semplici nonostante tutte le proposte di carriere e le medaglie prestigiose: Billy non cerca riconoscimenti, non si sente migliore di altri soldati; è spinto a combattere l’ingiustizia e il dolore che vede intorno a sé. Eppure quel titolo che viene attribuito alla traduzione italiana (l’originale è “An eagle in the snow” e fa riferimento comunque all’ultima parte del romanzo) in qualche modo distorce il tutto, ponendo l’attenzione sulla singola vicenda, quando invece l’autore punta sulla testimonianza di un momento storico e delle vite delle persone che si trovano coinvolte.

Il rinnovato sito di Michael Morpurgo.

Michael Morpurgo, Il ragazzo che non uccise Hitler (trad. di Marina Rullo), 140 p., euro 16, ebook euro 4,99

Dory fantasmagorica

4 Giu

doryAbbiamo appena parlato di una protagonista decisa e incontenibile, ed eccone un’altra anche lei protagonista di una serie di cui arriva in Italia il primo volume adatto – per presenza di illustrazioni che si integrano con il testo, peraltro di una giusta misura – ai lettori che cominciano a muoversi spigliatamente. Dory è divertente, imprevedibile e soprattutto incontenibile, fino a portare allo sfinimento i genitori e la sorella e il fratello più grandi di lei. Non lo fa apposta, ma ha sempre la battuta pronta e vuole esserci ad ogni costo, anche finendo per mettersi nei guai: Dory soffre del sentirsi la più piccola in ogni situazione, sempre esclusa dai giochi e dalle avventure dei fratelli. Cerca di sopperire con la sua fervida immaginazione che produce amici immaginari ad ogni piè sospinto (qui conosciamo Mary), a prendere alla lettera tutto quello che le vien fatto credere e a buttarsi a capofitto in tutto, senza stare mai zitta, disposta addirittura a trasformarsi in Ossodipollo, adorato cucciolo di cane, o a infilare le mani nel gabinetto per recuperare la pallina rimbalzina.

Dory ha compiuto sei anni e si prepara alla nuova scuola: i fratelli cercano di farle capire che deve crescere, che non può succhiare il pollice, ma lei vorrebbe tanto poter rimanere a casa in camicia da notte. La seconda avventura, in libreria ad agosto, si annuncia appunto ambientata a scuola, dove pare che Dory troverà un’amica, vera questa volta; si potessero mandare in classe insieme i personaggi dei libri, scommetto che Dory si siederebbe nel banco accanto alla Lotta di Astrid Lindgren e quante ne combinerebbero quelle due! La loro impertinenza va di pari pari a quella di Olivia, di Rita (con Machin), di Hilda… benvenute nel club, ragazze!

Una lettura molto divertente, con una protagonista piccola ma ricca di risorse e di dignità: tenere sempre la testa alta e fingersi occupati anche quando i tuoi fratelli non ti vogliono assolutamente tra i piedi. Tanto poi trovi il modo per fargliela😉

Il sito dell’autrice.

Abby Hanlon, Dory fantasmagorica (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2016, 151 p., euro 12

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