Il richiamo della palude

29 Nov

richiamo-della-paludeBoris viene ritrovato vicino alla palude da un uomo e una donna che, non potendo avere figli, lo adottano e lo crescono, senza badare alle branchie, all’aspetto , alle differenze che ci possono essere. Boris cresce, impara cose, vive avventure e poi un giorno sente nostalgia; il vento porta un odore salmastro che sa di conosciuto e l’odore suscita domande: come sarebbe stato rimanere nella palude? Perché non lo hanno lasciato lì. Allora Boris parte seguendo la traccia profumata, fino a immergersi nella palude e a ridere insieme a chi gli somiglia, nell’aspetto fisico e nelle cose che piacciono. Questa è la sua famiglia? Oppure è quella in cui è cresciuto, di cui pian piano comincia a sentire mancanza?

Quanta somiglianza ci deve essere con le persone per voler loro bene? Quanto bene sta nel somigliarsi e quanto invece nell’amore incondizionato, che non chiede, che non fa paragoni, che supporta sussurrando felicità per la tua felicità?

Un testo che parla del voler bene, del senso di casa e di famiglia, del sentirsi davvero se stessi, delle legittime domande che ciascuno di noi affronta mentre cresce. Un albo in cui le immagini di Marco Somà, ricche come sempre di particolari, sfumature ed evocazioni, contribuiscono alla poesia, disegnando un mondo dove possiamo veder sotto la linea dell’acqua; un paesaggio autunnale di vento, foglie che volano e cieli lividi, dove i sussurri di speranza aiutano a far crescere radici: quelle salde del riconoscersi se stessi, di trovare propria forma e proprio posto; le radici di ognuno di noi, ben piantate nella certezza che c’è chi ci vede come siamo davvero e che di noi, di noi veri, è fiero.

Il sito di Davide Calì. Il blog di Marco Somà.

Davide Calì & Marco Somà, Il richiamo della palude, Kite 2016, 32 p., euro 16

Lucilla Scintilla e il suo cucciolo

28 Nov

lucilla-scintillaLucilla Scintilla ha sei anni e mezzo, è testarda, curiosa e attenta osservatrice. Sta cercando la cagna del nonno che si è nascosta per partorire. Allora, dopo aver giustamente osservato come il nonno borbotti e sussurri alle sua piante dell’orto (è forse quel che dice che fa arrossire i pomodori?), decide anche lei di accompagnare la ricerca con un dialogo rivolto al cucciolo che dovrà nascere. Questo dialogo è proprio quel che legge il lettore, mentre cammina con la bambina lungo il tempo di una giornata estiva, tra orto, campi e bosco, nella libertà del tempo della vacanza quando si vive a contatto con la natura. Lucilla descrive e interroga, si presenta, cerca di guardare lontano, non esita a strisciare per terra o a frugare tra le felci. E intanto parla a quello che dorme dove è ancora notte, che dorme prima della vita. Il lettore cammina tra le illustrazioni a grandi tratti neri, vivacizzati qua e là da tocchi di arancione: ecco il primo albo di una serie di quattro, dove le avventure della protagonista scandiscono le stagioni, con il suo buffo modo di fare e la saggezza di chi sa vedere e sa gustare quel che sta intorno: le primizie dell’orto, la sorpresa dietro l’angolo, il cielo azzurro, le avventure sempre pronte.

Anche questo albo, come altri testi Sinnos, rispetta le caratteristiche dell’alta leggibilità; in più è scritto in stampatello maiuscolo, il che lo rende davvero perfetto per i lettori coetanei di Lucilla. Lucilla e Dory Fantasmagorica sono sicuramente le migliori uscite dell’anno per i lettori che cominciano a muoversi autonomamente.

Il sito dell’illustratore, Charles Dutertre. Di Alex Cousseau invece aspettiamo che qualcuno porti in Italia i suoi romanzi per adolescenti, davvero preziosi.

Alex Cousseau – Charles Dutertre, Lucilla Scintilla e il suo cucciolo (trad. di Angela Attolini), Sinnos 2016, 32 p., euro 7

P.s. Sono davvero felice che arrivi in Italia la traduzione delle avventura di Louison Mignon, una delle protagoniste per cui ho passione. Adesso, tra le traduzioni dalla Francia, mi piacerebbe che qualcuno vi regalasse la traduzione delle avventure in serie di Rita e Machin, disegnate da Olivier Tallec.

Un compleanno nella giungla

24 Nov

compleanno-giunglaEcco il testo vincitore della terza edizione del Premio Narrare la Parità promosso dall’Associazione Woman To Be nell’intento di invitare a creare storie che ragionino sulla parità e sugli equilibri di genere, improntati sull’interscambiabilità dei ruoli, premiato poche settimane fa a Strasburgo, all’Istituto Italiano di Cultura. In pieno spirito quindi della collana Sottosopra di EDT Giralangolo di cui vi abbiamo più volte segnalato le diverse uscite, tutti albi illustrati che puntano a combattere gli stereotipi di genere.

In questo caso Beatrice – fresca di soffio sulle candeline dei suoi cinque anni – parte per un’avventura mettendosi di traverso a un luogo comune: chi l’ha detto che gli esploratori sian tutti maschi? Equipaggiata di tutto punto con binocolo, mappa, bussola, lente di ingrandimento e persino il pugnale di Sandokan, eccola partita: il giardino di casa si trasforma in una giungla, una lucertola in un serpente, il gatto in una tigre. E al compimento dell’impresa non può che essere felice come chiunque raggiunga l’obiettivo che si è prefissato.  Specie se puoi scegliere con libertà cosa vuoi fare, cosa vuoi essere.

Il blog dell’illustratrice e il suo portfolio.

Simona Miola – Daniela Volpari, Un compleanno nella giungla, Edt Giralangolo 2016, 28 p., euro 13,50

Capolinea per le stelle

21 Nov

imageImmaginate un mondo in cui remoti sistemi solari sono collegati da tunnel attraverso i quali treni dotati di vita e sentimento in pochi istanti percorrono anni luce, passando di pianeta in pianeta, attraverso la devastazione lasciata da lunghe guerre di potere. Zen è un giovane ladro che vive con la sorella Myka e la madre in una città industriale poverissima, fino a che uno sconosciuto non gli propone una missione impossibile: trafugare un oggetto custodito sul treno della dinastia imperiale. Ad aiutarlo avrà solo Nova, che pur sapendo di essere un’androide sogna di essere un’umana. 

Zen, incapace di resistere all’emozione della scoperta e del viaggio, anche a costo di lasciarsi alle spalle il vecchio sé e i propri sogni del passato; Nova, l’androide che vorrebbe le lentiggini; Flex, l’artista clandestino celebre in tutta la galassia per i suoi disegni che decorano i fianchi dei treni interplanetari, così belli da sembrare vivi; i misteriosi Monaci Alveare, ammassi brulicanti di insetti capaci di creare l’illusione di una sembianza umana… (Sinossi dal sito dell’editore)

5 motivi per leggerlo:

1 – finalmente un libro di fantascienza che non sia distopico, ma un ritorno alla fantascienza più classica, fatta di idee visionarie e immagini molto potenti ( partendo dall’idea del deep web Reeve crea un mondo dove gli dei camminano tra gli uomini, ma altro non sono che intelligenze artificiali molto evolute).

2- se siete in cerca di un libro che faccia con la fantascienza quello che Stranger Things ha fatto con gli anni ottanta, qui ci andiamo molto vicino: citazioni e rimandi alla cultura sci-fi classica (da Bladerunner a Io Robot), ma anche nuove suggestioni ( i monaci alveare su tutto 😁).

3 – un’avventura non scontata, con un finale a sorpresa, dove non siamo mai certi di aver capito chi sono i buoni e chi sono i cattivi.

4 – Reeve è un grande scrittore (sua la saga delle Hungry City, ferma in Italia al secondo volume, ma speriamo che la serie TV che stanno girando sia da input allo traduzione dei capitoli restanti), mai banale e con una fervida immaginazione che vi saprà portare a tal punto dentro le sue storie  che prendere la metro non sarà più la stessa cosa ( e vi innamorerete di un treno 😜).

5 – Un grande omaggio alla street art e alla volontà di rendere bello anche quello che ci sembra non possa  esserlo.
P.s.: se state vedendo o avete visto la serie The expanse, questo libro potrà mitigare gli effetti dell’astinenza.

Philip Reeve, Capolinea per le stelle (Trad. A. Orcese), Giunti Editore, 2016 ,Pagine 384, € 16,00 (eBook €6,99)

La ragazza dei lupi

18 Nov

ragazza-dei-lupiLo avevamo scritto parlando di Sophie sui tetti di Parigi: aspettavamo la traduzione dell’altro libro scritto da Katherine Rundell ed eccoci accontentati. Altrettanto sospeso tra l’onirico e il realismo, altrettanto poetico e coinvolgente, il nuovo romanzo si presta anche alla lettura ad alta voce, forte di un ritmo incalzante e di una storia che non lascia, in un crescendo narrativo che esplode nel finale per poi chiudere il cerchio con un’immagine simile a quella iniziale, con la sensazione che tutto sarà possibile, con il respiro ampio di chi sa lasciar andare i propri personaggi nel mondo perché in qualche modo li sa dotati di vita propria, con l’empatia che hanno sviluppato col lettore.

Feo non è una ragazzina semplice, in prima apparenza forse nemmeno troppo simpatica con le sue risposte taglienti, la sua incapacità di accordarsi a chi le sta di fronte e di riuscire a dire quel che vuole. Un po’ selvatica, qualcuno. Mezza selvatica, direbbe lei con la stessa definizione che riserva ai lupi che l’accompagnano. Feo e la sua mamma sono soffialupi: nella Russia dove è status symbol avere un lupo come animale di compagnia, loro rieducano alla vita libera i lupi quando i ricchi se ne stufano e vogliono sbarazzarsi di loro. Vivono nelle lande selvagge della Russia occidentale, in una calda casa nel bosco dove Feo impara l’arte di addestrare i lupi a tornare coraggiosi e quella di imparare ad ascoltare e a vivere la natura che la circonda. Fino a quando i soldati dello zar, guidati dal loro generale più temibile, non le prendono di mira fino a catturare la madre. Fino a quando Feo non acceca il generale e comincia un viaggio verso San Pietroburgo, con l’idea di trovare la mamma e liberarla. L’accompagna Ilya, ragazzino scappato dall’esercito, e insieme le persone che incontrano e che cercano una vita libera dalle regole dittatoriali e dai soprusi che subiscono.

Un inno alla libertà, un romanzo sul significato del resistere, sul potere del coraggio e della speranza, sulla forza dell’essere insieme. Ma prima di tutto una narrazione che brilla per la sua costruzione, per la sua capacità di far entrare il lettore nelle righe del testo e farlo partecipe, rendendogli vive e presenti davanti agli occhi le singole scene, facendogli sentire e vedere la tormenta, la neve, il calore del fuoco, la forza dell’entusiasmo.

Un video in cui l’autrice parla del suo libro. Le illustrazioni interne e di copertina sono di Gelrev Ongbico.

Katherine Rundell, La ragazza dei lupi (trad. di Mara Pace, Rizzoli 2016, 277 p., euro 15

Icaro nel cuore di Dedalo

12 Nov

icaro-dedaloIn un testo essenziale e ritmato, Chiara Lossani restituisce al lettore il mito di Dedalo e Icaro incentrandolo sulla figura paterna e sul rapporto tra padre e figlio, ripensato da quest’ultimo in tarda età. Dedalo si rivolge direttamente al figlio richiamando il momento in cui fu chiuso insieme a lui da Minosse nel labirinto, come punizione per aver aiutato Teseo a fuggirne svelandogli segreti che conosceva essendo colui che lo aveva progettato. Nell’isolamento del labirinto, mentre si dispera per essere prigioniero di se stesso, Dedalo viene preso per mano dal figlio: quel gesto gli consente di abbassare lo sguardo di considerare il ragazzo di cui fino a quel momento non ha aveva avuto cura. È Icaro a guidarlo verso il cortile centrale, è lui a spronarlo ad inventare un gioco, e sarà lui a rompere le regole del volo precipitando in mare.

Dedalo racconta da padre ferito e pieno di sensi di colpa, ma anche da genitore che col tempo ha trovato la misura del perdono, una dimensione di vita che è fatta di ricordo e di nuove invenzioni. Le illustrazioni di Pacheco danno corpo e materia; i suoi blu sottolineano particolari, riempiono gli spazi nei corpi statuari dei tori, sfumano le ali nella splendida tavola del volo congiunto del padre e del figlio, scolpiscono il dolore nel volto di Dedalo che si fa quasi pietra.

Il sito dell’illustratore.

Chiara Lossani – Gabriel Pacheco, Icaro nel cuore di Dedalo, Arka 2016, 32 p., euro 16

La volpe e la stella

11 Nov

la_volpe_e_la_stellaÈ molto difficile parlare di questo libro perché è innanzitutto una festa per gli occhi: è un libro per prima cosa da guardare, nella bellezza delle cui illustrazioni perdersi. Ha scritto giustamente Lauren Child sul Guardian “incornicerei ogni pagina” e non penso possa esserci troppo altro da dire se non mandarvi in libreria o in biblioteca a sfogliarlo, per rendervi conto della cura e dell’attenzione che Coralie Bickford-Smith ha per il lavoro che fa, per la rilegatura, per l’arte serigrafica. La resa dei cieli stellati, del bosco e di ogni piccolo elemento della natura che sceglie di rappresentare sulla pagina raggiunge il suo massimo nelle due tavole in cui la volpe è acciambellata nella tana o in cui si scopre un messaggio da leggere tra il tappeto di foglie: vorremo goderle a pagina intera, senza rilegatura “di disturbo”.

Anche la storia però non è certo da meno: si narra di una volpe piccola e intimidita che avrebbe paura anche ad allontanarsi dalla tana se non fosse per la presenza costante di una stella che rischiara il sentiero, accompagna, illumina. Fino al giorno in cui scompare. Comincia allora un periodo buio e disperato, di vana ricerca prima di Stella e poi di una spiegazione su dove sia andata. Volpe si lascia andare, abbandona ogni reazione per molto tempo, fino a quando non risponde ai morsi della fame e a bisogno di cercare una risposta. Fino a quando non alza gli occhi verso l’alto e riparte con la fiducia di non essere comunque solo.

La poesia del testo e delle immagini fanno di questo albo un piccolo gioiello che parla del dolore della perdita, dell’elaborazione di un lutto, della presa di coscienza di quel che può cambiare e di quel che comunque rimane a fare compagnia. Parla della vita, vestita del muso e degli occhi di Volpe.

Il sito dell’autrice, dove potete avere una panoramica delle splendide pluripremiate copertine di libri che ha realizzato per Penguin Books e non solo…

Coralie Bickford-Smith, La volpe e la stella (trad. di Monica Romanò), Salani 2016, 64 p., euro 23

Lo scrigno incantato

9 Nov

scrigno-incantatoCi piacciono le storie dal sapor di leggenda, quelle che funzionano bene nella lettura ad alta voce e che abbracciano il lettore col loro ritmo e lo tengono lì, insieme alla storia e alla voce di chi legge e a chi ascolta con lui. In più il formato grande dell’albo e le illustrazioni a piena pagina di David Sala, dal sapore klimtiano, permettono di godere appieno di questa narrazione, ancora una volta di gran fascino, come sempre capita quando Chabas e Sala lavorano a quattro mani.

Qui si narra del ritrovamento di uno scrigno magnifico e pesante da parte di un pescatore che subito deve consegnarlo all’imperatore perché così vuole la legge. L’imperatore è potente e tiranno, ma nulla può di fronte alla serratura del prezioso forziere: nessuno riesce ad aprirlo, né il miglior fabbro del regno né l’alchimista e manco la fattucchiera; ad ogni tentativo fallito, fioccano le scudisciate sugli inermi sudditi. Finché si fa chiamare la lince, che ha il dono di vedere attraverso ogni cosa. E la lince, furba come una volpe, si farà gioco del re a proprio vantaggio, lasciandolo ignaro, ignorante e convinto di possedere chissà cosa.

Un libro lussuoso, dal punto di vista delle illustrazioni e nel testo, con la sua riflessione sulla ricchezza, su quel che si possiede, su quel che si pensa di possedere e su come lo trattiamo.

Il sito di David Sala.

Jean-François Chabas – David Sala, Lo scrigno incantato (trad. di Cristina Scalabrini), Gallucci 2016, 32 p.,euro 15

 

Centrifuga

8 Nov

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Nato dall’esperienza del Centro di lettura ad alta voce Leggimi Forte che si occupa da anni di portare letteratura contemporanea per ragazzi nelle scuole dei territori periferici della Campania nell’ambito del lavoro dell’Associazione For Children di Pomigliano d’Arco, questo libro ruota intorno appunto al concetto di periferia: che cosa significa viverci o vederla dall’esterno, quali esperienze e punti di vista regala, quali sono gli stereotipi, le difficoltà che si incontrano e i semi che vi possono germogliare., nel tentativo di ripercorrere anche narrativamente le idee guida del progetto da cui è venuto: smentire il luogo comune negativo con l’impegno costante del tentativo di cambiamento.

Il libro contiene ventinove racconti scritti da Sara Bilotti, Francesca Serafini, Massimo Cacciapuoti, Janna Carioli, Fabrizio Casa, Vanna Cercenà, Lodovica Cima, Zita Dazzi, Paolo Di Paolo, Antonio Ferrara, Francesco Forlani, Martina Forti, Maria Franco, Sofia Gallo, Dacia Maraini, Beatrice Masini, Luisa Mattia, Antonella Ossorio, Pino Pace, Isabella Paglia, Anna Pavignano, Annamaria Piccione, Patrizia Rinaldi, Livia Rocchi, Febe Sillani, Annalisa Strada, Anna Vivarelli, Laura Walter e una poesia di Bruno Tognolini.

Se da un lato ci permette ancora una volta di ribadire l’importanza delle raccolte di testi brevi nella lavoro di promozione della lettura, testi che ci mettono a disposizione narrazioni di giusta lunghezza per una lettura condivisa ad alta voce anche con i lettori più grandi, dall’altro – come sempre accade delle raccolte a tema – l’insieme può a tratti pagare la necessità degli autori di aderire all’argomento dato e quindi dare origine a testi che non suonano così sentiti, ma appaiono un poco forzati, artificiali. Al contrario invece può toccare punte di livello alto, in una mescolanza quindi di modalità di approccio e di interpretazione differente a seconda dell’autore preso in considerazione.

Tra i tanti, personalmente cito l’originalità di Paolo Di Paolo che si rifa all’apologo di Menenio Agrippa con una gustosa lettera inviata a un “caro Tu” da “la periferia di Te”, e poi il racconto di Patrizia Rinaldi che immagina come periferia il borgo di un castello feudo di un signore che rivendica i suoi diritti feudali: scritto in prima persona, si adatta particolarmente alla lettura ad alta voce per la costruzione narrativa e il lessico utilizzato. E ancora il racconto di Antonella Ossorio, testimonianza di una nonna alla nipote in forma epistolare dove si narra della presa di forma di una periferia e lo si fa con il tono intimo di chi, tramandando una ricetta tradizionale di famiglia, vi cuce i ricordi, i tratti salienti delle persone care, gli aneddoti importanti. In questo caso poi l’uso di parole e costrutti dialettali dà una marcia in più, fa sì che lo si senta ancora più vivo, più reale e più vicino alla situazione immaginata.

Centrifuga. Fughe, ritorni e altre storie, Sinnos 2016, 205 p., euro 12

Cani & gatti sotto la lente della scienza

6 Nov

cani-e-gattiRealizzato in occasione di Chiens & Chats L’expo realizzata  a Parigi tra aprile 2015 e febbraio 2016, ecco un approfondimento in grande formato per gli appassionati di cani e gatti. Costruito in maniera chiara e ordinata, riporta sulla sinistra un testo a tema e sulla destra un’illustrazione che strizza l’occhio sorridendo a quel che è appena stato riferito. Si passa dalla grammatica dell’abbaiare alle comunicazioni con la coda, dai retroscena delle passeggiate ai palati raffinati, affrontando anche la sessualità di cani e gatti, l’aggressività di questi animali e la loro socialità. Sicuramente una lettura interessante per chi vuole saperne di più e ha così la possibilità di affrontare l’argomento in modo tematico e di scoprire curiosità e particolarità delle bestiole con cui  condivide spazio e tempo. Tra l’altro il libro si prefigge anche di spiegare i comportamenti di cane e gatto, sfatando falsi miti e ricorrenti modi dire; un esempio su tutti: consideriamo pigro il gatto perché passa l’80% del tempo a dormire, ma in realtà ciò nasconde valide ragioni biologiche…

Il blog dell’illustratore.

Antonio Fischetti – ill. Sébastien Mourrain, Cani & gatti sotto la lente della scienza, Editoriale Scienza 2016, 64 p., eurofinalmente-ho-un-cane 16,90

Accompagniamo la segnalazione con quella di un altro testo dedicato ai lettori più piccoli e ai cani, che parte proprio da una situazione conosciuta a molti: la richiesta ripetuta di poter avere un cane. L’albo Finalmente ho un cane, di Amanda McCardie e Salvatore Rubbino, edito da La Margherita (48 p., euro 12,50), procede su due piani: uno narrativo in cui la protagonista racconta dell’arrivo in famiglia del cucciolo Teo, e uno didascalico che fornisce brevi informazioni su come trattare il cane e come rapportarsi con lui.