La balena nella tempesta

23 mag

9788859207351_balena nella tempestaSulla copertina di questo albo ci sono una balena arenata e un bambino che si guardano un po’ persi, dopo la tempesta che ha lasciato sulla spiaggia quell’insolito regalo; la solitudine del cetaceo e quella di Nico, che passa le giornate a casa mentre il papà è al largo sulla sua barca da pesca, diventa avventura in cui il piccolo si getta a capofitto: trasportare in casa la balena, sistemarla nella vasca da bagno, darsi da fare perché si senta bene, raccontarle lunghe storie, farle carezze. E poi mantenere l’eccitazione del segreto anche a cena, camminare in punta di piedi per portarle cibo per … essere scoperto dal babbo che insieme si rende conto di essere tanto assente e si china verso il figlio per spiegare che è il mare il posto adatto alla balena. Il papà rimane accanto in silenzio mentre la barca scivola nella notte, mentre la balena scivola tra le onde, mentre la tristezza del separarsi scivola addosso stemperandosi nella certezza del pensiero che mantiene il legame. Perché la balena rimane nei disegni di Nico, nei suoi pensieri, nel tenere ben alto lo sguardo verso l’orizzonte per cercarla e trovarla ancora, rimane con lui anche quando è lontana dalla costa perché Nico sa che lei c’è e questo basta: anche pensarla forte, pensarla ogni giorno è avere cura di lei.

Benji Davies regala poesia lieve, illustrazioni quasi materiche (maglioni di lana che vien voglia di accarezzare, vento che si intuisce nell’incresparsi dell’erba e del mare, musi di gatti che spuntano qua e là), particolari preziosi. Il suo tratto susciterà sicuramente passioni improvvise: per fare scorpacciata di bellezza, l’editore italiano si è prodotto in una doppia uscita che affianca a questo albo anche Sulla collina, col testo di Linda Sarah, di cui parleremo tra qualche giorno.

Il sito dell’autore. Guarda le sue animazioni su vimeo. Questo albo ha vinto l’Oscar’s First Book Prize.

Benji Davies, La balena nella tempesta (trad. di Anselmo Roveda), EDT Giralangolo 2015, 28 p., euro 13,50

P.s.: a proposito di balene, non mancate Barriga da baleia, un albo di António Jorge Gonçalves legato a uno spettacolo teatrale.

80 miglia

22 mag

80migliaCi sono libri nati per essere letti ad alta voce. Dentro ci senti la voce dell’autore e, se lo conosci, puoi immaginartelo che parla, gesticola, conquista con le sue parole i giovani lettori che ha di fronte. Leggendo il primo capitolo di questo romanzo davanti a centoventi ragazzi stretti in uno dei laboratori del Bookstock Village al Salone del Libro di Torino giusto una settimana fa, Antonio Ferrara ha suggerito che questa storia viene da lontano e porta con sé echi di leggende e racconti, dell’epopea che narra a conquista del West, vista in queste pagine da un punto di vista particolare: la conquista di nuove terre attraverso la colonizzazione e la costruzione della ferrovia da parte della Union Pacific.

Il treno la fa da padrone: la grande locomotiva affascina Billy che un giorno ci salta su, abbandonando la famiglia e seguendo gli operai che si spostano di ottanta miglia (la distanza massima permessa dall’autonomia di vapore del treno) e in ottanta giorni danno vita a una stazione dove già qualcuno si è insediato dando all’agglomerato che diventerà una nuova città nomi di speranza come Hopeville, Golden City, Blue River. C’è un  mondo nuovo attorno, un mondo in movimento, ci sono nuovi amici, una ragazza che sembra non aver paura di niente, territori sconosciuti e altri modi di intendere la natura e la vita: l’incontro con i nativi che diventa uno scontro, la figura di Buffalo Bill entrano nella storia e aprono spiragli per cercare altre storie, per soddisfare curiosità.

Il motore di tutto è però la parola: ad affascinare Billy tanto quanto il treno infatti è la figura di Joe, che la sera racconta al saloon di quelle terre che stanno ottanta miglia più in là, dove se sputi il mattino dopo trovi l’insalata fresca, dove i cavali selvaggi sono tanto docili che basta un fischio per catturarli, dove il cielo è più blu di tutti gli altri cieli. Joe fa entrare chi ascolta nella spirale del racconto, gli fa letteralmente vedere – grazie alla potenza delle parole – quel che dice e la gente parte. Billy procede in bilico: sa che molte sono bugie e sa parimenti la forza che ha un sogno acceso nel cuore delle persone, che spinge a mangiare polvere per chilometri, a posizionare traversine e rotaie, a non guardarsi indietro.

E appunto potete usare la forza delle parole leggendo ad alta voce alcuni brani nei percorsi di lettura, lasciando in sospeso il racconto e consegnando il libro ai ragazzi perché seguano i sogni dell’Ovest e lo sguardo di Billy.

L’illustrazione di copertina, particolarmente d’effetto, è di Iacopo Bruno. A proposito di Antonio Ferrara.

Antonio Ferrara, 80 miglia, Einaudi Ragazzi 2015, 131 p., euro 11

Vangelo d’inverno

20 mag

coverDoveva esserci qualcosa di più profondo. Avevo bisogno di credere che dall’unione dei corpi nascesse un ponte verso qualcosa di più profondo e significativo: parti che si congiungevano per formare un tutto più pieno, come un respiro non è la mera somma di inspirazione più espirazione, ma un unico atto, che i due momenti rendono completo. Era tutto ciò che volevo: un senso di stabilità, di completezza; la promessa che qualunque paura potesse essere dissolta, che dalla solitudine si guariva quando l’espirazione di qualcun altro diventava la mia inspirazione e, insieme, non ci poteva sentire soli.

Il romanzo è ambientato nel 2002, negli Stati Uniti, in pieno terrore post 11 settembre, alla vigilia dello scandalo che travolgerà la Chiesa Americana. Ma questo è lo sfondo.
Aidan è il figlio unico di una coppia dell’alta borghesia americana, con un padre assente, sempre all’estero a risolvere problemi internazionali, e una madre più interessata all’organizzazione delle feste che alla vita del figlio. Elena, la governante ispanica, fa le veci della madre. In questo quadro di adulti sconfortanti, l’unica figura di riferimento per Aidan sembra essere Padre Greg, un carismatico prete cattolico, con cui il giovane collabora per la raccolta fondi della parrocchia. La notte dell’ennesima festa della madre però qualcosa cambia: Aidan si prende la colpa di aver dato da bere alcolici a tre suoi conoscenti (Mark, Sophie e Josie) davanti ai genitori di Mark. Da questo momento i tre lo vedono con uno sguardo diverso e diventano amici. Sembra che tutto vada per il meglio, ma nella piccola e ricca comunità c’è da tempo qualcosa di marcio che rischia di rovinare per sempre le loro vite.

Il Vangelo d’inverno è una storia dura, spietata e dolcissima. E’ una storia di violenza, di eccessi, di amicizia e di amore. Ricorda l’atmosfera di Noi siamo infinito, nel suo narrare la vicenda in prima persona, raccontando tutto come un lungo flash back. E’ scritto bene, con un linguaggio in grado di armare il lettore (rubo la frase a Alessandro Mari) di fronte alla vita. Ci sono personaggi con sentimenti veri, contrastati, profondi e tormentati. E’ romanzo di formazione nel senso che ci formiamo e trans-formiamo nel leggerlo, senza una morale, ma attraverso le vite e le lotte dei protagonisti.

Brendan Kiely, Vangelo d’inverno (trad. Lianna Mark), Mondadori 2015, pp. 225, € 24 (ebook € 9,99)

P.s.: Mi lascia basito il prezzo di copertina dell’edizione cartacea. Come si può pensare che un libro con questo prezzo possa finire nelle mani di un* ragazz* ?

P.p.s: E’ stato inserito nei 10 migliori libri del 2015  dall’Associazione Americana dei Bibliotecari per Giovani Adulti

Primati

19 mag

primatiEcco la prova di come si possono coinvolgere i ragazzi verso argomenti scientifici utilizzando il linguaggio del fumetto che per alcuni può essere più appetibile: in questo caso si racconta di tre delle principali scienziate del Novecento che hanno dedicato la loro vita ad approfondire la primatologia e a studiare gli animali più simili all’uomo, scimpanzé, gorilla e oranghi. Si parte con Jane Goodall, che già da bambina aveva una passione sfrenata per Tarzan (alternava la lettura delle sue avventura con quelle del Dottor Dolittle) e attraverso di lei entra in scena Louis Leakey, il paleontologo che funge da filo rosso di connessione tra le storie e le vicende delle tre studiose. Il fumetto restituisce a chi legge non solo un’interessante punto di vista sugli studi dei primati, sulle tappe successive delle scoperte e sulle difficoltà a farne accettare determinati aspetti, ma ha il pregio di fare un ritratto a tutto tondo delle tre donne, sottolineandone l’impegno, gli imprevisti e gli intoppi che incontrarono, la volontà di portare avanti la propria ricerca e di cercare di mantenersi fedeli a se stesse; pur sottolineando più volte le differenze con i colleghi maschi e la doppia fatica che in alcuni casi dovevano fare in quanto donne, non è però a parer mio questo il punto fondamentale del racconto, quanto piuttosto la capacità di far riconoscere al lettore le diversità delle tre personalità, il modo di ciascuna di intendere la ricerca, la vita privata, il lato sociale del proprio ruolo, sottolineando come la diversità sia sempre una ricchezza – anche quando è scomoda e non semplice affermarla.

Di ogni ricercatrice si seguono i dubbi, le ricerche, le attese, la vita privata, i fraintendimenti coi giornalisti o con chi sta intorno, in un intreccio di storie che le vede poi conoscersi e incrociarsi. Ognuna di loro racconta in prima persona: forse non per tutti i lettori sarà ovvio il cambio di voce narrante, ma è davvero poca cosa davanti a una narrazione che – grazie all’uso dell’immagine e dell’ironia – sa rendere in maniera efficace una argomento interessante, ma a cui forse non molti pensano di approcciarsi. Tramite il fumetto invece ecco la possibilità di far incontrare argomenti non scontati.

Il sito di Jim Ottaviani con una panoramica sulla sua produzione di graphic novel a tema scientifico. Il blog dell’illustratrice.

Jim Ottaviani – Maris Wicks, Primati. Le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas (trad. di Giovanna Pecoraro), Il Castoro 2015, 133 p., euro 13,50

L’estate che conobbi il Che

14 mag

estate che conobbi il cheGarlando conferma la sua bravura nell’inserire e far conoscere storie vere ed importanti all’interno di una narrazione che coinvolge il lettore: in questo caso la cornice prende a prestito l’atmosfera dei Mondiali di calcio della scorsa estate e ha la voce narrante di Cesare, dodicenne brianzolo di famiglia benestante ed impegnata alle prese con l’azienda di cui il padre è responsabile e i cui licenziamenti stanno mettendo a dura prova gran parte delle famiglia del paese. La protesta degli operai, il contrasto con i commenti della sorella fashion blogger e gli appuntamenti con le partite del Mondiale brasiliano trovano però un punto fermo nel nonno ricoverato in ospedale, da cui Cesare si reca di nascosto.  Per la prima volta Cesare vede sul braccio  del nonno un tatuaggio particolare: un volto dalla lunga barba a lui sconosciuto, che gli ricorda però una maglietta della sorella. Comincia così un racconto a puntate sulla vita di Che Guevara e sui motivi che hanno portato l’anziano a tatuarselo, inframmezzato dalla quotidianità sconvolta che Cesare vive in famiglia, dalle domande che si pone, dalle questioni che il racconto smuove e che in qualche modo trovano riflesso in quel che il protagonista ha sotto gli occhi (le scelte, l’ingiustizia, ma anche la passione per il proprio mestiere).

Il romanzo si fa leggere volentieri, punteggiato da parti ironiche che ben supportano la narrazione, dando la possibilità di ritrovare (o magari di conoscere per la prima volta, di approfondire) una “storia vera” che – come già abbiamo più volte sottolineato – è una delle richieste che avanzano i lettori adolescenti.

Luigi Garlando incontrerà i lettori venerdì 15 maggio al Salone del Libro e potrete trovarne cronaca tra quanto scritto dai ragazzi della redazione del Bookblog.

Luigi Garlando, L’estate che conobbi il Che, Rizzoli 2015, 177 p., euro 15, ebook euro 6,99

Reato di fuga

12 mag

reato-di-fugaNon si può non festeggiare la traduzione italiana di un altro romanzo di Christophe Léon che molti lettori avranno già apprezzato in GranPa’, storia densa e breve, spendibile anche con chi conta le pagine prima di prendere in prestito un libro ;-) Anche qui il tono è diretto, la prosa asciutta perché questo autore non spende parole più del necessario e quel necessario spesso è sottile e pungente come una freccia che rivela, nel suo colpire dritto nel segno, come quel di cui si parla possa corrispondere alla vita, alla realtà che qualcuno incontra.

Qui il racconto è fatto da due punti di vista, da un lato il quattordicenne Sébastien che narra in prima persona; dall’altro il diciassettenne Loïc che viene visto dall’esterno, da un occhio che gli dà del tu e che ne descrive i movimenti, le reazioni le giornate. A volte poi c’è un noi, quando i due ragazzi condividono una cena improvvisata, una fretta giornata di pesca in riva al fiume o una partita a domino intorno al letto d’ospedale della signora Marchadet. È la madre di Loïc, finita in ospedale dopo esser stata investita da un pirata della strada, aver passato parecchio tempo in coma ed ora, risvegliatasi, con la memoria alterata che confonde, cancella pezzi del passato, rimescola nomi. Alla guida dell’auto che l’ha investita c’era il padre di Sébastien e il ragazzo era al suo fianco, verso la casa di campagna dove trascorrono insieme il fine settimana. L’uomo ha inscenato un incidente, ha dato fuoco all’auto e ha fatto promettere al figlio di dimenticare tutto, comportandosi come se nulla fosse accaduto. Ma Sébastien cerca traccia on line dell’incidente, trova il numero di telefono di casa Marchadet e dà un volto a Loïc: i due si avvicinano, condividono le loro realtà, le loro situazioni familiari e quell’inizio di amicizia vede l’ombra del segreto allungarsi e poi assottigliarsi nel dubbio.

Come molti altri testi di Sinnos, anche in questo caso viene utilizzata una font ad alta leggibilità per venire incontro a chi ha problemi di lettura come la dislessia. La copertina è di Eleonora Antonioni.

Da questo romanzo è stato tratto un film per la tv francese dove Eric Cantona interpreta il padre del protagonista. Il sito dell’autore.

Christophe Léon, Reato di fuga (trad. di Federico Appel), Sinnos 2015, 153 p., euro 10,50

Bunker Diary

11 mag

4430-Sovra.inddChi conosce e apprezza la scrittura di Kevin Brooks (in italiano sono stati tradotti Una canzone per Candy, Sonda 2010 e L’estete del coniglio nero, Piemme 2014) sa che le sue pagine possono essere insieme limpide e terribili, a tratti quasi feroci perché non nascondono nulla e dicono sovente la durezza della violenza, del perdersi, di come possa essere crudele, assurda, quasi incredibile la vita.

In questo libro, mette in scena una situazione ai limiti dell’immaginabile, costruendo la vicenda intorno al disegno di un pazzo che rapisce sei persone di età e condizione sociale differente e le chiude in un bunker, divertendosi a premiarle o a punirle a seconda dell’andamento delle giornate: arrivano borse piene di cibo oppure viene razionata persino l’acqua, il riscaldamento è troppo alto o troppo basso, i colpi di scena sono inaspettati. La voce narrante appartiene a Linus, sedicenne figlio di un fumettista di fama, che ricorda al lettore il Joe di “Una canzone per Candy”: anche lui infatti scrive per raccontare come ci si sente in quel posto dove nessuno dei suoi lettori è mai stato. Attraverso la sua scrittura, che scorre sulle pagine di un taccuino, conosciamo gli altri cinque protagonisti che arrivano dopo di lui, ad intervalli regolari (una bambina di nove anni, una donna in carriera, un pendolare, un tossico, un fisico ben noto) e seguiamo le loro interazioni, le reazioni, i tentativi di organizzarsi secondo orari regolari, le diverse proposte per tentare la fuga. Su tutto incombe la domanda senza risposta: perché? Qual è davvero il disegno dell’uomo che li ha sedati e rapiti, quale esperimento sta portando avanti o semplicemente sta spingendo al massimo il suo sadismo e la sua pazzia? L’altra domanda silente, il chiedersi se qualcuno mai li troverà aleggia lungo le pagine ed è ancora più terribile per Linus; pochi mesi prima di essere rapito è scappato dal collegio e ha cominciato a vivere per strada, mandando a suo padre un biglietto in cui lo rassicurava dicendo che si sarebbe fatto vivo lui quando sarebbe stato pronto. La ricerca della libertà e la rabbia della ribellione fanno sì che sappia in qualche modo che per lui, a differenza degli altri, non c’è nessuno là fuori a cercarlo.

Il lettore è chiamato in causa direttamente in un ulteriore piano di lettura e coinvolgimento del romanzo: Linus infatti lo interroga direttamente, come sapesse – o sperasse – che qualcuno possa leggere quanto scrive, chiedendosi dove sia la verità, chi esista davvero e chi no. Un libro che si chiude a spirale sul lettore, facendogli dimenticare l’intorno, come se non esistesse nell’altro che il buio e l’aria rarefatta del bunker, spingendolo a non lasciare la storia fino all’ultima inesorabile pagina.

Questo romanzo ha vinto la Canergie Medal nel 2014. Leggi il primo capitolo sul sito dell’editore. A proposito dell’autore.

Kevin Brooks, Bunker Diary (trad. di Paolo Antonio Livorati), Piemme Freeway 2015, 288 p., euro 15 (l’ebook annunciato non è ancora al momento disponibile)

Storia di un drago e della bambina che gli cambiò la vita

6 mag

storia di un drago e della bambinaUn altro caso in cui bacchettare chi ha scelto di intitolare così questo libro, visto che l’originale suonava all’incirca così: Guida per draghi su come prendersi cura e allevare un umano, e di sicuro avrebbe attirato più lettori tra gli 8 e i 10 anni, quelli per cui si fa in questo momento maggiormente fatica a trovare un testo originale e di qualità e a cui possiamo proporre proprio questo. Specialmente se amano draghi, creature fantastiche e possibilità di far entrare la magia nella propria vita.

Miss Drake è un grande drago che sta elaborando il lutto della perdita della sua umana, Fuffy, quando all’improvviso si ritrova nella tana una bambina di otto anni, curiosa e impertinente, dalla risposta sempre pronta e dall’iniziativa facile anche a costo di combinare un sacco di guai: è la pronipote di Fuffy a cui la prozia ha rivelato il segreto, costringendo così Miss Drake alla compagnia di un altro cucciolo. L’avventura è assicurata, grazie al dono di un album da disegno alla piccola Winnie che adora disegnare, esattamente come faceva il suo papà. Peccato che l’album abbia il potere di rendere vive le creature che vi sono state disegnate che vanno a spasso per il mondo e devono essere prontamente riacciuffate. Compresa una seconda Miss Drake che Winnie ha disegnato praticamente identica all’originale!

La narrazione tocca velatamente e con grazia anche il tema della morte e della mancanza delle persone care che non ci sono più, insieme a quello dell’amicizia, il tutto accompagnato dai consigli che, in apertura di ogni capitolo, suggeriscono a un drago come allevare e tenere a bada un umano da compagnia.

Un’intervista all’autore.

Laurence Yep – Joanne Rider, Storia di un drago e della bambina che gli cambiò la vita (trad. di Alessandra Sogne), De Agostini 2015, 205 p., euro 12,90, ebook euro 5,99

Via con te

5 mag

via con te

Le storie racchiuse in questo libro sono cinque (con tutte le diramazioni che vengono dagli incontri, dalle altre persone che stanno intorno e che fanno da sfondo) e portano i nomi dei cinque protagonisti; una di loro, Leila è il filo rosso che le lega incontrandole durante il suo viaggio verso l’Alaska. La vecchia automobile che guida è rossa, è diretta in Alaska per vedere l’aurora boreale e di sé semina pochi indizi: una cicatrice sulla nuca, frammenti di quel che pensa, rari riferimenti ai luoghi da cui viene. Il suo viaggio è quasi segreto e l’essere parca di parole non vuole tanto essere mistero, è piuttosto legato alla sua condizione: un percorso intrapreso per tentare di recuperare ricordi passati, per poter costruire il futuro avendo una base. Di certo ha una meta precisa, ma non una tabella di marcia da rispettare: può fermarsi dove desidera, farsi incuriosire, deviare all’ultimo momento. Così, quasi per caso come avvengono tanti incontri, capita sulla strada di altri ragazzi: Hudson, al lavoro nell’officina paterna ala vigilia di un colloquio per una borsa di studio all’università; Bree, in fuga dalla sorella e dal dolore che la vita le ha inflitto; Elliot, appena scaricato dalla migliore amica a cui ha dichiarato il suo amore davanti a tutta la scuola al ballo studentesco; Sonia, pronta a esplodere come una teiera piena di vapore visto che non riesce più a tenere dentro quel che la tormenta e insieme la fa felice.

Con ciascuno di loro un’avventura; Leila si innamora, finisce in gattabuia, entra al pronto soccorso, cerca disperatamente una ragazza a qualsiasi festa ci sia in città, passa la frontiera col Canada nel bagagliaio della sua auto e manda cartoline che il lettore trova inserite tra i vari capitoli. A ciascuno di loro chiede “Qual è la tua storia?” e poi ascolta tutto, anche quello che non viene detto, fino ad imparare ad ascoltare se stessa.

Un romanzo on the road, tra musica, ricordi e scoperte che piacerà ai ragazzi; il paragone in quarta di copertina col Green de “Città di carta” è comunque un po’ azzardato; come dire… l’autore ha succo, ma anche strada da fare.

Il blog dell’autore. Il video con cui Alsaid ha lanciato il suo libro nell’agosto 2014.

Adi Alsaid, Via con te (trad. di Giulia Bertoldo), 410 p., euro 16, ebook euro 5,99

La grande guerra raccontata ai bambini 100 anni dopo

4 mag

la grande guerra raccontata ai bambiniTorniamo ancora sui testi usciti in occasione del centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale per segnalare un testo rivolto ai ragazzi della scuola primaria che in un formato ad albo e con chiarezza dà in brevi capitoli tematici informazioni importanti che possono avvicinare a questa pagina di storia, impreziosite dalle illustrazioni di Lorenzo Terranera. In particolare verranno apprezzate le doppie pagine che danno un colpo d’occhio su alcuni ambienti e fanno immaginare davvero quel che succedeva, come si viveva: la stazione al momento della partenza delle truppe, la trincea, una corsia d’ospedale, la montagna innevata, un quartiere cittadino distrutto, il Piave.

Ben riuscite anche le pagine che illustrano alcuni corpi che presero parte alla guerra – i fanti, gli alpini, i bersaglieri – di cui viene descritto e raffigurato vestiario ed equipaggiamento, dai calzini al cappello alla bicicletta richiudibile dei bersaglieri.

Particolarmente interessanti alcune pagine che parlano della guerra illustrata nelle cartoline (non dimentichiamo che il 36% della popolazione italiana era allora analfabeta e l’immagine aveva un suo peso, comprensibile immediatamente a tutti), ma anche di come i giornali per i più piccoli e i giocattoli furono trasformati in chiave patriottica. A questo proposito, fino al 24 maggio prossimo è possibile visitare a Bra (Cn) una doppia mostra a Palazzo Mathis e al Museo del Giocattolo che approfondisce il tema della guerra e della Resistenza nei fumetti, nelle storie, nei giochi e nei giocattoli d’epoca.

A proposito dell’illustratore.

Cinzia Rando – ill. Lorenzo Terranera, 1915-2015. La Grande Guerra raccontata ai bambini 100 anni dopo, Touring Club Italiano 2015, 48 p., euro 14,90

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