Il segreto di Castel Lupo

8 Feb

segreto-castelllupoUna segnalazione particolare per questo inizio di settimana; volentieri e rapidamente mettiamo in vetrina visto che la sfida di lettura contenuta in questo ebook ci ha tenuti impegnati per qualche ora fino a che non siamo arrivati in fondo.  Un ebook che contiene una storia originale in cui chi legge è chiamato a interagire direttamente per il proseguo della storia; non una storia a bivi dove si può scegliere come continuare (come ad esempio succede ne Il segreto dell’ultimo), ma una narrazione continua dove l’intervento del lettore serve proprio per sbloccare, per andare avanti, aiutando i protagonisti a trovare indizi e oggetti, fabbricare nuove sostanze grazie al kit alchemico, utilizzare strumenti vari, conoscere la storia dei loro antenati.

Due gemelli – Violet e Simon –  trascorrono l’estate a Castel Lupo, un antico maniero costruito nel cuore delle Alpi Svizzere nel corso del ‘500 da Solomon Weirdenstein, di cui la loro famiglia scopre a sorpresa di essere erede. L’uomo, eccentrico e folle alchimista, in realtà ha sondato la possibilità di trasformare ogni oggetto in oro e ha creato all’interno del maniero un intrico di stanze e passaggi segreti comandati da meccanismi particolari, nascondendo nelle camere, nelle pendole, in bauli e cassoni diari, lettere, oggetti particolari. Simon (l’unico personaggio con cui per ora è possibile giocare e dal cui punto di vista seguire la storia; presto arriverà anche Violet) si mette sulle tracce, incontrando loschi figuri che cercano di intrufolarsi in caso, scoprendo di più sul torvo giardiniere che vigila sull’antica casa.

A questo punto tocca al lettore aiutarlo a trovare il percorso, gli aiuti, le formule, parlando con le persone che incontra, facendo domande, aprendo cassetti, trovando combinazioni e mescolando varie sostanze per ottenere, secondo ricetta data, pomate della verità e polveri scoppiettanti, assemblando e azionando la fiamma del bunsen: Simon infatti è un appassionato di chimica e non perde occasione per mettersi alla prova!

Ci fa piacere mettere in vetrina questa novità perché è un interessante ebook made in Torino e vanta sicuramente alcuni pregi:  non crasha e non abbandona il lettore per via; segue il ritmo della storia e la sua logica narrativa (non è possibile saltare alcuni passaggi; si fa comunque un percorso che porta a comprendere tutti gli elementi della vicenda); la storia è una buona storia, coinvolgente il giusto e da cui si evince che chi ci ha lavorato aveva ben chiaro il proprio lettore, ma anche l’impianto generale, e narrativo e tecnologico.

La narrazione è in qualche modo autoconclusiva, nel senso che i protagonisti arrivano a quel che si sono proposti, ma l’inghippo finale fa sì che le cose non possano rimanere tali, per cui si prospetta una nuova avventura che pare li porterà a viaggiare tra diversi Paesi. Noi la aspettiamo ;-)

Il sito dedicato all’avventura, con i link per scaricare gratuitamente  l’ebook sia da Apple Store che da Google Play, prossimamente anche su Amazon Store. Il Segreto di Castel Lupo verrà presentato in Fiera a Bologna a inizio aprile 2016.

P.S. io ho fatto 13540 punti… aspetto i vostri!

Ombre sulla sabbia

7 Feb

ombre sulla sabbiaSe vivi in un luogo ai margini – in questo caso una piccola isola, intorno alla quale la marea facilita o complica le vie di accesso – chi viene a trascorrere una giornata da turista nei tuoi luoghi ti guarda come un essere alieno, come un animale strano, come qualcuno di un po’ selvatico che non sa rendersi conto di cosa sia la vita. E se quel luogo non lo hai scelto, ma ci sei nato, il desiderio che prima o poi arriva è di andartene, verso la città, verso posti che offrono maggiori possibilità – di incontri, di lavoro, ci divertimento – e che plachino l’irrequietezza verso un’orizzonte che non basta. Questo succede a Kevin con i suoi diciassette anni: andarsene in città, a inseguire Susan, la coetanea che c’è da sempre esattamente come nella sua vita da sempre ci sono le dune di sabbia, i cottage dietro la piazza, le poche persone che popolano l’isola; andarsene per poter scegliere la sua isola, vederla da un’altra prospettiva, sentire quel che davvero è il suo abito, il suo luogo, il suo orizzonte.

Viene tradotto ora in Italia il primo libro di Aidan Chambers, uscito in Gran Bretagna nel 1968, in cui è possibile scorgere in filigrana tutte le caratteristiche della sensibilità e della scrittura dell’autore. Quello che però rende davvero prezioso questo testo, al di là della bellezza della storia, è la nota che lo stesso Chambers scrive per questa edizione italiana: contiene una sorta di inno, di complimento e di applauso ai tanti lettori italiani che ha incontrato in questi anni e che – scrive – lo fanno sentire “più vivo” con il loro interesse, la loro capacità di accoglienza e di intelligenza. Ma soprattutto quelle righe finali raccontano di come sia nato questo libro: Chambers era un giovane insegnante che da tempo sognava di diventare scrittore senza riuscirsi e senza nemmeno riuscire a interessare i suoi allievi alla lettura; allora decise di chiedere ai ragazzi stessi che tipo di testo avrebbero voluto leggere e scrisse pensando a loro,a un pubblico reale, mettendo insieme la sua urgenza di dire e il loro desiderio di leggere comunque; così un testo scritto per gli allievi conquistò un editore e in poco tempo altri testi di Chambers vennero pubblicati.

Leggendo questa nota avrete la chiave del carisma di Aidan Chambers e saprete perché i suoi libri sono tanto belli e tanto apprezzati: potete infatti leggere in trasparenza, nel racconto che fa del suo tentativo di scrittura, l’insegnante che era, lo scrittore che stava per diventare e anche l’editore che sarebbe successivamente stato, una persona fedele a quel che sognava di dire e di essere e insieme estremamente attento a chi aveva davanti, a chi avrebbe letto i suoi libri, alle persone con cui – in presenza o a distanza – dialogava. Ogni volta che lo incontro, che lo ascolto mi fa pensare a un albero, saldo, diritto e curioso di chi ha intorno; è la stessa sensazione che regalano i suoi libri: mentre sei lì davanti a lui, come mentre leggi, hai la sensazione, e insieme la certezza, che l’autore è davvero lì, tutto intero. Questa onestà dell’autore rende quel che dice, quel che scrive di una chiarezza così pura che tocca comunque sempre.

Il sito dell’autore.

Aidan Chambers, Ombre sulla sabbia (trad. di Beatrice Masini), Rizzoli 2016, 155 p., euro 15

 

Rebel. Il deserto in fiamme

5 Feb

9788809810747gLa notte, i colori, le risate, quella sensazione di potere e la certezza di essere nel giusto mi stavano entrando nel sangue. La rivoluzione era una leggenda che stava prendendo corpo davanti ai miei occhi. Un racconto che superava i confini della mia immaginazione.Un’epopea che sarebbe stata narrata dalle generazioni a venire, per spiegare come mai il mondo non era più lo stesso dopo che quelle genti erano vissute, avevano combattuto e vinto o erano morte provandoci.

Amani è una giovane eroina anticonformista e assolutamente non sprovveduta. Vive in un universo arabeggiante con forti toni steampunk e un tocco di magia. Basterebbe questo per delinearne l’originalità nell’attuale panorama di proposte per GA, ma c’è di più.

La giovane protagonista vive in uno sperduto villaggio nel deserto dall’evocativo nome di Duskwalk (Viale del tramonto potrebbe essere una traduzione che rende l’idea), dove la cosa più interessante è la polvere. Ha voglia di andarsene, di scappare da un contesto dove è a stento tollerata e dove altri prendono decisioni per lei. La sua occasione è vincere la gara di tiro, ma per farlo deve fingersi uomo e affrontare tutti gli sfidanti.
La gara sarà solo l’inizio di un’avventura densa di colpi di scena e di sorprendenti ribaltamenti, il tutto in una cornice da mille e una notte, intrisa della mitologia  mediorientale.

Sicuramente l’ambientazione è una delle caratteristiche più innovative del romanzo che si discosta dal filone distopico degli ultimi anni, per regalarci una classica avventura dal ritmo incalzante e dalle moltissime suggestioni. Complimenti alla casa editrice Giunti che si è aggiudicata l’anteprima internazionale!

Alwyn Hamilton, Rebel. Il deserto in fiamme (trad. S. Reggiani) Giunti 2015, pp. 270, 17 € (e-book € 6,99)

Un pesce sull’albero

4 Feb

un pesce sull'alberoAlly Nickerson adora il disegno, la matematica e “Alice nel Paese delle Meraviglie” che il suo nonno sempre le leggeva; odia invece andare a scuola, tanto che la domenica sera si sente pesante, molto più pesante del solito. Tutto dipende dalle difficoltà che incontra nel leggere e nello scrivere e che molti imputano alla sua bassa capacità di applicarsi o ai tanti traslochi che hanno implicato cambiamenti di classi. Siccome è intelligente nelle risposte e brava in alcune materie, gli insegnati credono che faccia apposta a comportarsi in modo sconsiderato e parecchi compagni la prendono in giro. L’arrivo di un supplente sarà la sua fortuna: il signor Daniels ha un approccio diverso alla classe, sfida i suoi studenti sottoponendo loro domande, richieste di definizioni e esperimenti, cambia i posti e consegna ad Ally le carte per giocarsi un cambiamento. A partire dalla possibilità di conoscere meglio alcuni compagni di classe e di diventare amica di Keisha e Albert, abbattendo quella solitudine che la ragazzina sa definire così bene.

Capita una mattina in cui scegli di dedicarti a romanzi appena usciti e ti ritrovi con l’imbarazzo addosso, deludenti letture di autrici che han saputo fare molto meglio; poi suona il campanello, il corriere consegna dei pacchi e uno contiene proprio questo libro, ti siedi e lo leggi tutto per riconciliarti con la buona narrativa. A dispetto del tema principale della dislessia che potrebbe far storcere il naso a qualcuno etichettandolo come l’ennesimo libro “ad argomento dato”, ecco invece un sapiente ritratto sulla scuola, sulle difficoltà, sulla famiglia, sui legami di amicizia e uno splendido ritratto di insegnante che sa vedere, sa coinvolgere, sa prendere parte; un ritratto che non nasconde realtà, aspetti positivi e negativi (ci sono anche insegnanti che non capiscono, che non hanno passione del proprio lavoro). Insomma, un libro divertente e saggio che – come si sarebbe detto nella famiglia di Ally – non è certo un gettone di legno, ma un prezioso dollaro d’argento.

Il sito dell’autrice.

Lynda Mullaly Hunt, Un pesce sull’albero (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2106, 264 p., euro 14

 

Una strana creatura nel mio armadio

3 Feb

interior PESADILLA_Maquetaci—n 1Aprire un testo e capire cosa si intende per classico. Questa è la sensazione che ho provato ritorvandomi tra le mani il libro di Mayer.
I libri per ragazzi soffrono forse più degli altri della scomparsa veloce dallo scaffale, per cui titoli belli e facilmente reperibili diventano, in pochissimo tempo, introvabili. Per questo nella letteratura per ragazzi non bisogna mai aspettare a comprare il libro che ci è piaciuto tanto. Ed è sempre un piacere vedere un testo del 1968 che torna a rianimarsi di nuova vita. Mi piace pensare a esso come a un testo ponte tra famiglie, letto, a suo tempo, da quelli che ora sono nonni ai propri figli e letto, ora, dai figli ormai genitori alla loro prole.
Io non ho avuto questo testo tra le mani durante l’infanzia, sono nata dieci anni dopo la sua prima pubblicazione, ma godo l’incredibile piacere di incontrare un testo vintage e di proporlo ai bambini di oggi. La scoperta (che tanto inattesa non è) è che un bel libro rimane tale senza invecchiare.

Le meravigliose tavole illustrate ci mostrano un bimbo nella sua stanzetta, circondato dai suo giochi (che meraviglia il fucile con il tappo di sughero!) che, come i bambini del 1968 e del 2016, teme il babau nell’armadio. Ma un a sera decide di armarsi di coraggio, aprire l’armadio e affrontarlo. E così scopre che non è poi un mostro così terribile come credeva ma una strana e buffa creatura, che piange disperata. Per calmarla allora la mette a letto con sé anche se da quell’armadio che ancora incute un po’ di paura sembra spuntare una nuova strana creatura, chissà se ci sarà posto per tre nel lettino?

La nuova edizione rende giustizia alle immagini, rispetto all’edizione EL del 1989 nella collana “un libro in tasca”, con la traduzione di Giulio Lughi che molte biblioteche ancora conservano, magari nello scaffale delle prime letture.

Mercer Mayer, Una strana creatura nel mio armadio (trad. di Gabriella Manna), Kalandraka 2015, 36 p., euro 16

3000 modi per dire ti amo

2 Feb

3000 modiper dire ti amo

Nelle giornate del lettore si succedono talvolta infilate di inattese sorprese, a volte invece si collezionano incredibili pile di gettoni di legno; la scorsa settimana ho collezionato più gettoni di legno, per fortuna solo sul versante libri per ragazzi, ma già è stato sufficiente. I gettoni di legno lasciano una delusione che si avverte più forte di quel che in realtà è quando vengono da dove non te lo aspetti, o meglio da libri da cui ti aspettavi non proprio risultati splendidi, ma faticavi a ammetterlo ad alta voce, perché dagli autori che conosci, di cui hai apprezzato alcune storie che sono ormai dei classici per i lettori, ti attendi sempre tanto.

I gettoni di legno della scorsa settimana di lettura sono stati fondamentalmente due; cominciamo con l’ultimo romanzo di Marie-Aude Murail, dove si racconta l’amicizia, la crescita comune, l’intrecciarsi di sentimenti, vite, passioni e incertezze di tre ragazzi di diversa provenienza sociale che incrociano le loro strade al collège e poi un corso di teatro che apre loro le porte al mondo della recitazione, grazie anche alla figura di un carismatico insegnante capace di intuire le potenzialità di ciascuno, di vederne gli angoli nascosti e i reali modi di essere. Chloé, Bastien e Neville seguono le loro aspirazioni, balbettano sul palcoscenico come nella vita, si mostrano sfrontati per nascondere ferite e incertezze, condividono prove, domande sulla vita, tensioni nel momento di esami e prove di ammissione. Insieme crescono, costruendosi, guardando cambiare i loro corpi, i loro sentimenti, il loro atteggiamento verso la vita, in un ménage à trois con tanti rimandi (Jules et Jim il più ovvio; The Dreamers, tanto per citarne un altro; qualcuno forse ha visto À trois on y va di Jérôme Bonnell?).

Ovviamente ricchissimo di citazioni dal teatro classico, ma anche di autori recenti certo sconosciuti a chi non si intenda di teatro francese, scritto con la bravura solita della Murail, apre ogni capitolo con la citazione di una pièce di cui troviamo elenco nel finale e potrebbe per questi motivi essere un avvicinamento al mondo del teatro per chi non conosce, una chicca per chi già ha questa passione. Però. Però a me non convince. Forse perché già lo scorso romanzo della stessa autrice tradotto sempre da Giunti non era certo un libro che lasciava il segno, forse perché mi chiedo davvero quanto bisogno ci fosse di una traduzione italiana di questo testo. Vero, è un libro che ad esempio in biblioteca andrà molto in prestito: la scelta grafica della copertina e il titolo faranno sì che tante lettrici lo prendano dagli scaffali dedicati agli adolescenti, ma quante davvero arriveranno fino in fondo in una lettura che quelle citazioni rendono appesantita e poco scorrevole? Mi piacerebbe che chiedessimo pareri ai lettori che tornano restituendo il libro. Perché a me sembra che sì, sia bello avere tutti i testi di un’autrice importante come Murail tradotti in italiano, ma che in questo caso le scelte editoriali ci consegnino un romanzo che potrà interessare gli adulti appassionati della sua scrittura, devoti all’autore in sé più che alle sue opere nello specifico. Non lo so, insomma, la mia domanda finale è questa: i ragazzi lettori avevano davvero bisogno di un romanzo simile? E non è il solo caso in cui me lo chiedo; forse sento urgente una riflessione su quel che davvero si può offrire ai ragazzi lettori e quel che è invece (e qui potremo tirare in ballo anche tanti illustrati) piacere degli adulti per se stessi.

Marie-Aude Murail, 3000 modi per dire ti amo (trad. di Federica Angelini), Giunti 2016, 219 p., euro 12, ebook euro 7,99

Piccolo Elliot nella grande città

1 Feb

Piccolo_ElliotArriva in Italia un personaggio che sta riscuotendo grande successo di pubblico, protagonista di una serie di albi – negli Stati Uniti è già programmata l’uscita del terzo della serie per agosto – ideati da Mike Curato. Elliot è un elefante che vive nella Grande Mela, in una di quelle tipiche case in brownstone che ce lo fanno immaginare ad Harlem o a Brooklyn mentre scende le scale ed esce in una mattina di primavera. L’albo sottolinea come per certi versi Elliot non sia come gli altri, ma non evidenzia – come forse si aspetterebbe il lettore ad una prima occhiata – che si parli del suo colore (un elefante bianco a pois blu erosa), quanto piuttosto del fatto che è piccolo e quindi il quotidiano non è poi così semplice, né quando si tratta di prendere il barattolo di gelato dal freezer o prendere la metro né quando ci si mette in coda in pasticceria. Ma quando riesce ad aiutare un topolino, Elliot si sente il più alto del mondo e conquista un amico che a sua volta lo aiuterà e gusterà con lui deliziosi dolcetti.

Nell’albo colpiscono in particolare le grandi illustrazioni che fanno da contrappeso all’essenzialità del testo e insistono sui particolari, proponendo il mondo ad altezza Elliot, facendo facilmente intuire la sua camminata tra una selva di gambe e scarpe o la difficoltà di spuntare anche solo con la proboscide dal bancone della pasticceria.

Il sito dell’autore. Elliot è protagonista anche della campagna ALA di promozione della lettura per cui Curato ha disegnato poster e segnalibro.

Mike Curato, Piccolo Elliot nella grande città (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2016, 40 p., euro 13,50

Il bambino in cima alla montagna

29 Jan

bambino in cima alla montagnaLe tre parti della storia narrata in questo nuovo romanzo da Boyne mi sembrano corrispondere quasi a tre livelli narrativi che suscitano nel lettore diverse reazioni.

La storia è quella di Pierrot, un bambino nato a Parigi da madre francese e padre tedesco, che il lettore conosce nel 1936 quando ha sette anni. Vive con la madre e ha un amico sordo con cui comunica nella lingua dei segni: Anshel sogna di diventare scrittore e fa leggere all’amico tutto quel che scrive. La vita di Pierrot è stata scandita dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale, che ha minato la salute del padre e lo ha consegnato alla famiglia tormentato da incubi e da ricordi che cerca di affogare nell’alcol fino a diventare violento nei confronti della moglie. Poco tempo dopo però anche la madre di Pierrot muore e la famiglia di Anshel non può permettersi di adottarlo: non è solo un problema di denaro, ma anche del rendersi conto che, in quanto ebrei, stanno cominciando ad essere malvisti e vessati. Pierrot finisce allora in orfanotrofio, da cui partirà dopo pochi mesi per raggiungere l’unica parente ancora in vita, la sorella del padre che è governante in Austria al Berghof, la casa di vacanze di Adolf Hitler. Lì il ragazzo cresce, in una vicinanza sempre più stretta al dittatore che lo conquista alle sue idee e lo trasforma – divisa e convinzioni – in un adolescente fanatico, pronto a denunciare la zia e gli adulti che lo hanno cresciuto in quella casa e a fingere di non conoscere il piano piano della soluzione finale che i nazisti mettono a punto proprio in quella casa.

Il libro ha il pregio di mettere in luce le diverse posizioni, di descrivere personaggi storici (compresa la visita a Berghof del duca di Windsor e di Wally Simpson) e di presentare idee contrarie e prese di posizioni resistenti da parte di chi – personale di servizio, abitanti della cittadina, compagni di classe del protagonista – comprende, si indigna e sceglie di resistere a suo modo arrivando a rimetterci la vita. Le parti meglio riuscite sono sicuramente quelle che descrivono il quotidiano, la prima parte su tutto, il che ci fa pensare al precedente romanzo di Boyne, Resta dove sei e poi vai, dove è notevole la capacità di restituire la vita quotidiana della popolazione londinese durante gli anni della Prima Guerra Mondiale. Insomma, lo vorresti un po’ tagliare a pezzi questo romanzo e salvarne le parti che risultano più vere e di qualità, mentre l’insieme paga anche la sensazione di trovata commerciale della copertina che, con quel filo spinato che la divide a strisce e con quell’inizio di titolo, non può non strizzare l’occhio e richiamare quella de “Il bambino del pigiama a righe” che ha regalato il successo internazionale all’autore. Ma che non è certo la chiave di lettura del suo scrivere; anzi, c’è chi – a causa di quel titolo – ha messo una croce su Boyne, senza considerare gli altri sui romanzi: vi invitiamo a riprendere in mano invece Che cosa è successo a Barnaby Brockett?, sicuramente uno dei romanzi più preziosi degli ultimi anni.

Il sito di Boyne.

John Boyne, Il bambino in cima alla montagna (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2016, 286 p., euro 15, ebook euro 8,99

Il coniglio di velluto

28 Jan

coniglio di velluto[Questo post è arrivato in redazione al ritorno dalla pausa natalizia, ma esce ora per motivi di spazio e tempi. Ecco il perché del suo inizio :-)]

Momento post natalizio, post frenesia consumistica che, inevitabilmente, coinvolge noi e i nostri bambini. Leggiamo questa “guida” come un interessante excursus sul concetto di gioco, bisogno essenziale, e i bisogni indotti, soddisfatti a tempo, con prodotti scadenti, sempre più inutili e tuttavia onnipresenti.

In questo libro, semplicemente, si ricorda quanto sia necessario tornare alla fantasia perché al bambino sia consentito di esprimersi in libertà. Di quanto una banale scatola di cartone possa condurre su sentieri inesplorati. Il libro è ricco di riferimenti letterari, a molti classici della letteratura per ragazzi, a molti albi illustrati, divenuti classici anch’essi. A proposito di scatole, appunto, ci viene ricordato l’album pubblicato alcuni anni fa da Kalandraka “Non è una scatola”, a proposito di orsi l’Otto di Tomi Ungerer. Ci sono il cavallino di Majakovskij, Elmer e il Gruffalò; poi Max e i suo mostri selvaggi a testimoniare l’alto valore, non solo letterario, del gioco simbolico.

Si ha voglia di rileggere “Il mio letto è una nave” di Stevenson (Motta junior), libro di poesie e filo conduttore di una ricerca che riporta il bambino al centro delle proprie scelte, ludiche ma anche estetiche.

Viene dato spazio al gioco all’aria aperta e alla dimensione avventurosa, a quel pizzico di imprevisto che rende omaggio a Robinson, alla dimensione pratica, all’idea che l’esperienza diretta delle cose comporti per il bambino una riflessione su se stesso e su se stesso nel futuro.

La prima parte si conclude riproponendo la riflessione di Konrad von Lange che ne “L’educazione artistica della gioventù tedesca” sosteneva come vi fossero stretti collegamenti  tra il processo creativo dell’artista, la capacità dell’individuo di godere di un’opera d’arte e il gioco di fantasia del bambino, di cui egli è, nello stesso tempo, creatore e fruitore. Nonostante il libro sia stato scritto alla fine del XIX secolo emerge, come una necessità etica, il diritto dei bambini al bello, a godere di giocattoli, pochi, essenziali, ma esteticamente validi.

La seconda parte del libro invece, dopo aver presentato alcuni produttori, lascia spazio alle suggestioni di Manuela Trinci, Emilia Ficarelli, Grazia Gotti e all’intervista condotta da Francesco Desideri e Marella Terrusi a Roberto Farnè.

L’intervento di Manuela Trinci, psicologa ed esperta di libri per bambini, è davvero interessante e si muove tra citazioni di Benjamin e suggestioni personali, lungo il filo della memoria di giochi improvvisati e di giocattoli nati come objet trouvé. Interessanti spunti, tutti da approfondire, riguardano la bambola e il suo significato simbolico. Emilia Ficarelli ci racconta la nascita e la vita attuale del Castello dei Ragazzi di Carpi, luogo dove convivono, pur su due piani distinti, biblioteca e ludoteca e dove il bambino è letteralmente immerso nella bellezza.

Il libro si conclude con un ricco apparato bibliografico sul tema del gioco e con riferimenti ai musei e alle raccolte in ambito internazionale.

L’autrice si occupa di giocattoli per Hoffmann a Bologna.

Alessandra Valtieri, Il coniglio di velluto: guida narrata a giochi e giocattoli da 0 a 6 anni, Giunti, 2016, 176 p., euro 12, ebook euro 6,99

Lev

26 Jan

LevCome sanno molti di voi che quotidianamente lavorano con bambini e ragazzi, si ottengono buoni risultati con la condivisione in lettura ad alta voce di testi di qualità che raccontano “storie vere”, quelle storie che sempre affascinano proprio per l’aggancio con la realtà, vicina o lontana che sia. Tra le diverse proposte editoriali in occasione del Giorno della Memoria, ecco un albo che parla dei kindertransport che, tra il 1938 e il ’39, nei mesi successivi alla Notte dei Cristalli,videro il Regno Unito accogliere quasi diecimila bambini ebrei accogliendoli e sistemandoli in famiglie, scuole, fattorie.

Il libro permette, attraverso la voce di Lev, di percorrere le vicende di un bambino ebreo e della sua famiglia, separati dal tentativo di salvarsi e poi riuniti a Londra. E sono, appunto, vicende vere: Lev Nelken aveva dodici anni nel 1938, viveva a Breslau ed era un appassionato di francobolli; racconta il progressivo montare dell’odio verso gli ebrei, le proibizioni, i tentativi di scappare, la necessità di denaro che garantisca – come la Gran Bretagna richiede – per il trasporto e in più di soldi per mantenimento e istruzione, la partenza della sorella, la fatica del ragazzo, la solitudine, la fame, il sentirsi isolato nella famiglia che lo accoglie non solo a causa della lingua, ma anche dell’atteggiamento di chi gli sta accanto.

Le illustrazioni accompagnano e suggeriscono letture più approfondite e suggestive oltre il testo (le espressioni dei volti, la pioggia di bottoni che si fa speranza di aiuto), ma sono le parole di Lev a suonare tanto familiari e tanto attuali, specie quando dice “Pensiamo di andare via (…) ma nessun Paese ci vuole. Siamo intrappolati. Qualcuno chiede che vengano dati permessi d’immigrazione almeno ai bambini. Che almeno loro possano salvarsi trovando rifugio all’estero”

L’albo è in doppia lingua: testo italiano ed inglese appaiati sulle pagine.

Il sito dell’autrice.

Barbara Vagnozzi, Lev, Gallucci 2016, 28 p., euro 14

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 7.227 follower