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Bellissima

29 lug

Più riguardo a Bellissima

Succede che un libro ne trascini con sé un altro o più, portando tra le righe consigli di lettura più o meno espliciti. Succede che un libro ne citi altri e permetta così – in una sorta di gioco di scatole cinesi – di andare a ritrovare non solo storie mai lette, ma anche ottime storie incontrate parecchi anni fa. Ne Il maestro nuovo è tornato di Buyea che abbiamo recensito da poco, vengono citati molti libri, alcuni dei quali tradotti in italiano. A differenza di quanto riporta l’appendice finale, anche “Belle Prater’s Boy” è stato proposto in italiano in quella fortunata collana di Mondadori che fu Gaia Junior. Tradotto nel 1996 e riproposto in ristampa fino al 2003, è sicuramente presente sugli scaffali di molte biblioteche e questo è un invito a riprenderlo in mano e a riproporlo ai ragazzi che sicuramente non lo conoscono, a meno che siano abituati a frugare tra gli scaffali e ad interessarsi anche ai libri meno nuovi o magari un po’ più rovinati di altri.

Fu nel 1953, intorno alle 5 del mattino d’una tiepida domenica d’ottobre, che mia zia Belle lasciò il suo letto e svanì dalla faccia della Terra.

Quale incipit migliore per una storia su cui aleggia costantemente il mistero di una scomparsa, ma che in realtà è un racconto ben più fine e complesso? La voce narrante è quella di Gipsy, ragazzina che abita a Coal Station, cittadina circondata dalle miniere di carbone, in una casa vicina a quella dei nonni, equipaggiata come ci si aspetta a inizio anni Cinquanta (“un telefono, due radio, un fonografo, un frigorifero, un congelatore e un forno elettrico”), con lillà e meli sul retro. In questo mondo arriva Woodrow, il figlio della zia di cui si sono perse le tracce, un coetaneo che sa inventare storie dal nulla, che sa conquistare l’uditorio nonostante i suoi occhi storti, che le diventa amico e complice e che le confida un segreto: una poesia molto amata dalla madre che potrebbe avere a che fare con la sua scomparsa. L’autrice racconta dei due ragazzi, dei segreti che scoprono sulla loro famiglia e delle loro difficoltà: non è solo Woodrow ad averne, ma anche Gispsy, che pare perfetta agli occhi altrui, nasconde ombra e pesi. Gispy non riesce ad accettare il suo patrigno, non riesce a perdonare la morte del padre e a fatica sopporta la sua lunga chioma di capelli biondi, quasi sacra per sua madre. Piano piano la ragazzina si accorgerà che c’è chi vede oltre i suoi capelli; chi conosce quanto bene lei suoni il pianoforte; chi apprezza le sue doti e chi può aiutarla a fare i conti col proprio passato. Sarà un mendicante cieco, da sempre presente nel panorama della cittadina a vedere più chiaro di chiunque e a tenere per mano i due ragazzi che cercano la verità proprio nel momento in cui crescono e cambiano, quel momento né carne né pesce, tra l’estate e l’inverno, in cui non si è più bambini e nemmeno divenuti adulti.

Chissà che questo titolo non possa essere riproposto in una nuova edizione, magari in una collana meno di genere: non è infatti solo la storia di Gipsy, nonostante sia narrata da lei in prima persona; è anche la storia di Woodrow, della loro amicizia, del peso del mistero e della fatica di crescere. Meriterebbe di poter finire in mano anche ai lettori maschi, cosa che sicuramente non è successa, data la collana in cui è stato pubblicato.

A proposito di Ruth White. Mondadori tradusse, sempre nella collana Gaia Junior, altri suoi tre titoli: “All’ombra del salice”, “Vivere a Sweet Creek” e “Mia sorella Summer”.

Ruth White, Bellissima (trad. di Angela Ragusa), Mondadori 1996, fuori catalogo

L’estate dei segreti perduti

25 lug

estate_segreti_perduti_LIl titolo originale di questo romanzo è “We are Liars” e “I Bugiardi” è proprio il nome che si danno i quattro ragazzi protagonisti delle estati che vengono raccontate e rievocate dalla protagonista diciottenne Cadence. Il libro si apre con la mappa di un’isola e un albero genealogico, a sottolineare fin da subito che qui si parla di una famiglia molto nota negli Stati Uniti, quella dei Sinclair, tanto ricca da possedere un’isola su cui tutti insieme – i nonni, le tre figlie e le loro famiglie – trascorrono ogni estate. Quello di Beechwood Island è un mondo a parte, dal punto di vista geografico e anche da quello temporale: i cugini non si frequentano se non sull’isola durante i mesi estivi e questo spazio è praticamente precluso a chiunque non sia un membro della famiglia, creando così una sorta di universo parallelo dai contorni dorati. Dorati finché si è piccoli e finché non si aprono gli occhi e le orecchie, come succede dopo la morte della nonna, quando le sorelle Sinclair affilano denti e unghie per questioni ereditarie, quando il nonno si rivela più patriarca che mai (anche negli aspetti negativi), dove la patina quasi perfetta della famiglia viene infranta dai segni dell’alcool, del razzismo, dello snobismo e della gelosia.

Fino a quel momento, Cady e i suoi cugini più grandi e quasi coetanei, Johnny e Mirren, hanno sempre fatto comunella fra loro, lasciando fuori i più piccoli e includendo nel gruppo Gat, arrivato sull’isola ragazzino al seguito del nuovo compagno di una delle zie. Ed è di Gat che Cady si innamora in un’estate che sarebbe perfetta per quel senso di vitalità, di tutto è possibile, infranta dalla scoperta delle guerra intestine in famiglia. Ma il racconto che la protagonista ne fa va all’indietro nel tempo, consegnandocela diciottenne, ferita nel corpo e nello spirito da un avvenimento che ha totalmente cancellato i suoi ricordi e che l’ha allontanata dall’isola. Nessuno dei cugini risponde alle sue mail, il padre la costringe a un tour dell’Europa, la sua unica fissa è quella di regalare ogni cosa che possiede, nel tentativo di liberarsi degli oggetti, proprio il contrario dell’accumulo dettato dalle leggi di famiglia.

Quando Caddy ottiene il permesso di tornare sull’isola scopre che la casa dei nonni è stata sostituita da una costruzione moderna, che ogni parente ha la consegna di non tornare sul passato e che i suoi tre inseparabili Bugiardi paiono vivere a lato del resto della famiglia. Andando a ritroso nel tempo e camminando sul filo del recupero dei ricordi, l’autrice costruisce una trama di alta tensione che porta il lettore verso l’inevitabile svelamento di una realtà terribile e crudele che fa crollare ogni ipotesi pensata da chi legge e ogni castello di carte messo in piedi da chi circonda Cady. Un finale inaspettato, ma inevitabile.

Il sito dell’autrice.

Emily Lockhart, L’estate dei segreti perduti (trad. di Simone Mambrini), De Agostini 2014, 316 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

Il rogo di Stazzema

23 lug

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Si ispira alla storia di Enio Mancini questo breve romanzo che vuole ricordare l’eccidio di S. Anna di Stazzema avvenuto il 12 agosto 1944 in cui vennero massacrati 560 civili. Enio aveva sei anni e sopravvisse insieme al fratellino, alla madre, alla nonna e ad altre due persone sfollate e ospitate dalla sua famiglia: furono salvati da un soldato tedesco che anziché sparare li lasciò fuggire tra i boschi in direzione della loro casa, già bruciata. Proprio come il protagonista Lapo, attraverso il cui racconto viviamo la fuga del piccolo gruppo tra i boschi dopo aver cercato di nascondere le cose di casa, la fatica, le domande che si affollano mentre i piedi corrono veloci e poi la devastazione del ritorno e la scoperta di quel che davvero è successo.

Parallelamente il lettore conosce la figura di Hans, il soldato che lascerà scappare il protagonista, proprio dal momento in cui viene svegliato dagli ordini di partenza verso Stazzema, in un incrociarsi di ricordi d’infanzia, pensieri sulla guerra e sul suo arruolamento, punti interrogativi.

Il sito di S. Anna di Stazzema (i fatti storici, i luoghi, come organizzare una visita).

Annalisa Strada – Gianluigi Spini, Il rogo di Stazzema, Piemme 2014, 169 p., euro 8

Libretto postale 2

21 lug

image Questa volta sulla busta nella cassetta delle lettere occhieggiano dai francobolli due bambini di qualche anno fa: sono i volti piccini dei due autori di Vànvere edizioni, Franco Matticchio e Guido Scarabottolo. Poi dalla busta esce un secondo Libretto Postale, che va ad affiancare il primo nella collezione di cartoline pronte per essere ritagliate e spedite ad amici e conoscenti. Come già accadeva nel precedente, Matticchio compone una serie di situazioni che non solo possono essere spedite per suscitare il sorriso di chi le riceve, ma possono essere spunto per fantasticare ed inventare storie. Chi sono i tre ritratti di schiena, cosa si stanno dicendo e cosa muove la botola che si sta aprendo proprio sotto il tavolo su cui sono seduti? Oppure cosa passa per la testa del pinguino che ha appoggiato la valigia sulla panchina del parco? È lo stesso che qualche cartolina prima chiude gli occhi ad una bambina sussurrandole probabilmente “Indovina!”. Sì, perché con queste cartoline è possibile anche fare un gioco di rimandi e di collegamenti tra personaggi, paesaggi o piccoli particolari: potete unirle, immaginare legami e cucire storie.

Io a questo giro scelgo due immagini che – combinazione – sono fronte e retro dello stesso cartoncino: da un lato un paesaggio montano tanto simile a casa su cui si accende un inaspettato tramonto; dall’altra un “Fresco d’inchiostro” in cui un bambino scrive su un lenzuolo appeso ad asciugare sul filo. E immagino che scriva una lettera, che racconti per parole alla bambina che viene subito dopo.

Il librino è accompagnato da un foglio di francobolli  con musi di animali: chi pensa, chi nanna, chi filosofeggia, chi sorride, chi rumina. A ciascuno il suo.

Il sito di Vànvere. La pagina FB di Matticchio.

Franco Matticchio, Libretto postale 2, progetto grafico e impaginazione Guido Scarabottolo e Rodolfo Viganò, Vànvere 2014, euro 16.

Le terre della fantasia

16 lug

terre della fantasia

Il volume, frutto di percorsi di studio e ricerca sviluppati tra 2009 e 2013 dal Gruppo di Ricerca sulla Letteratura per l’Infanzia e la Biblioteca Scolastica del FSPPA dell’Università di Padova, raccoglie una serie di saggi che analizzano – alcuni in maniera più teorica, altri fornendo la descrizione di esperienze sul campo, interazioni coi giovani lettori e bibliografie utilizzate – aspetti diversi della letteratura per bambini e per adolescenti, toccando tematiche diverse che possono nel loro specifico non solo permettere aggiornamenti e approfondimenti, ma anche farsi spunto per ulteriori ricerche, per andare a cercare albi e romanzi citati e magari non conosciuti (ad esempio gli albi norvegesi citati a proposito del tema del viaggio), per mettere in piedi laboratori di lettura e scrittura con bambini e ragazzi.

Tra i saggi presenti, segnaliamo in modo particolare “Lo scudo di Perseo”, in cui Marnie Campagnaro presenta una concisa ed esaustiva storia della fiaba, accanto all’analisi di fiabe illustrate nel loro farsi metafora vissuta da gruppi di bambini coinvolti nelle attività descritte, e “Oltre il confine invalicabile”, dove Katia Scabello Garbin affronta il tema della morte attraverso una serie di albi per i più piccoli e di romanzi per gli adolescenti che toccano questa tematica nelle sue diverse sfaccettature possibili. Trovate inoltre nel volume suggerimenti per la lettura in età prescolare, indicazioni a proposito dei libri di divulgazione scientifica e su come familiarizzare con la matematica attraverso gli albi o come far nascere dei laboratori di scrittura creativa in classe partendo da racconti e romanzi brevi. Potete invece tralasciare il capitolo dedicato alla lettura digitale che fa un po’ una minestra di ebook, app, enhanced ebook: segno ancora una volta che questa nuova materia è in divenire non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche dell’osservazione. E segno di come sia sempre difficoltoso parlare di digitale senza poter far vedere pregi e pecche di app e ebook direttamente su tablet.

Le terre della fantasia. Leggere la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, a cura di Marnie Campagnaro, Donzelli 2014, 318 p., euro 27

Questa sono io

14 lug

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La vita di Viola assomiglia a quella di altre sue coetanee dodicenni: una migliore amica con cui confidarsi e passare tutto il tempo possibile, delle compagne modaiole a cui proprio lei non somiglia, un compagno di scuola bello e scontroso che forse si è accorto di lei, una gita da organizzare tutti insieme per trascorrere un fine settimana in un rifugio. Ma c’è qualcosa che non suona nel modo giusto. Viola vive con la nonna, la madre di cui porta il cognome è una scenografa sempre in giro per lavoro e così anche suo padre, attore sempre in tournée: sono addirittura sette settimane che non si fa vedere.

Viola si sente invisibile a scuola e scopre di esserlo anche in quella che dovrebbe corrispondere alla scatole delle fotografie di famiglia: ci sono soprattutto foto dei suoi genitori e sono sempre immagini di vacanza. Cosa c’è che non torna? Una breve e facile ricerca su Internet permette alla sua amica Arianna di scoprirlo: il padre di Viola ha un’altra famiglia, una famiglia “ufficiale” che compare in un’immagine aperta sullo schermo dove sorridono due figli, un ragazzo e una ragazza poco più grandi di Viola. La reazione è quella di andare a vedere da vicino, ma anche di evitare la madre e tentare di parlarne direttamente col padre. Sarà la nonna a capire il suo stato d’animo, a raccontare.

La lettura di questo romanzo genera una dissonanza, proprio come quella che Viola sente all’inizio del racconto: c’è qualcosa che non suona bene. Ci sono tanti argomenti, tanti spunti (crescere, cercare se stessi; confrontarsi con gli altri; innamorarsi) ma qualcosa risulta inceppato o forse risolto troppo in fretta tra le pagine, e non rende la vicenda credibile fino in fondo.

Lodovica Cima – Annalisa Strada, Questa sono io, Il Castoro 2014, 135 p., euro 14,50

Geronimo, Amedeo e le giraffe

9 lug

Un albo sulle questioni dell’identità e della differenza, sulla necessità di sentirsi bene nei propri panni, ma nel contempo sentirsi accettati da chi ci sta intorno, riconosciuti con un’identità speciale e magari anche rassicurati che non si è soli.

Se guardiamo infatti il protagonista di questo albo, il Geronimo che avanza lieto sul sentiero, vediamo che ha la forma di un orso e i colori delle giraffe. E alle ragazze col collo lungo che lo interrogano risponde un po’ timido (zampe in dentro e occhi bassi) quel che crede ovvio: lui è una giraffa perdinci. E invece no: secondo le giraffe è un orso e per gli orsi una giraffa. Per fortuna che c’è Amedeo con la sua mole da elefante, l’ombrello sotto braccio, la proboscide infilata dentro un muso da collo lungo e la voglia di correre, giocare e condividere: proprio quella voglia che se ne frega delle differenze e delle somiglianze, che bada al sodo dello stare bene insieme.

Ritrovate le illustrazioni di Gouny in alcuni albi pubblicati da Bacchilega junior, in particolare La gabbia, con il testo di Alice Brière-Haquet, e Nannalibro-Libronanna, col testo di Maria Beatrice Masella. Questo è il blog dell’illustratore francese; La parenthèse enchantée invece è l’atelier di Delphine e Nicolas con un interessante shop on line: rifatevi gli occhi :-)

Nicolas Gouny, Geronimo, Amedeo e le giraffe (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2014, 40 p., euro 15

Nome in codice Verity

7 lug

verityJulia Beaufort-Stuart è una scozzese che fa parte dell’Esecutivo Operazioni Speciali perché sa parlare inglese e tedesco ed è brava ad inventare storie. Nella sala radio in cui Maddie la vede per la prima volta è impeccabile: uno chignon attorcigliato con cura cinque centimetri sopra il colletto dell’uniforme e nulla fuori posto; tutta la nobiltà dei suoi natali concentrata nella parte che sta per affrontare. Quando invece la incontra il lettore è rinchiusa in un castello francese requisito dalla Gestapo, indossa la sua sola biancheria, ha le caviglie legate alla sedia e un soldato le spegne la sigaretta sul collo se non scrive abbastanza velocemente.

Julia scrive rapporti per la Gestapo, inventa i codici che non conosce, cerca di depistare il nemico e di resistere pur conoscendo la propria condizione di prigioniera Nacht und Nebel. Racconta il suo addestramento nei servizi segreti inglesi e il suo essere arrivata in Francia dal punto di vista di Maddie, l’amica pilota che l’ha trasportata fino al suolo francese. Scrive sulla carta di un albergo di lusso, su un ricettario confiscato a un medico ebreo, su spartiti musicali che cerca di non rovinare in modo che qualcuno un giorno possa ancora suonarli. Scrive a fianco della traduttrice tedesca che deve e rendere comprensibili agli ufficiali nazisti i suoi rapporti; scrive mescolando i suoi ricordi di infanzia e di amicizia con la quotidianità della guerra e l’orrore del luogo in cui è rinchiusa. Scrive di come l’aereo di Maddie sia stato colpito e di come loro due si fossero inavvertitamente scambiate i documenti falsi che portavano addosso. Scrive di come sia stata catturata per aver guardato dal lato sbagliato attraversando la strada e di come cerchi di resistere nonostante tutto. Poi il punto di vista cambia: è Maddie a parlare, nascosta tra le fila dei resistenti francesi, nel tentativo estremo di ritrovare l’amica fino ad un tragico epilogo.

L’autrice di questo libro è pilota e molte parti tecniche riguardano non solo gli aerei, ma anche l’organizzazione militare inglese durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure il racconto oltrepassa ogni tecnicismo legando il lettore alle protagoniste con la stessa forza con cui i soldati di turno legano le caviglie di Verity, in un crescendo di rivelazioni, di tensioni, di tentativi di speranza e barlumi di luce. Un testo su cosa significhi scrivere, raccontare la propria storia da un altro punto di vista, cucire brandelli di verità e nascondere altri e insieme un testo sul ruolo delle donne nell’aviazione, nello spionaggio. Ma è anche un testo dove si citano tanti romanzi e tante letture, da Kim a Sara Crewe a Peter Pan, da Kipling a Orwell. C’è l’orrore di una prigione nazista, i prigionieri torturati, la ghigliottina sulla pubblica piazza: l’orrore appunto precipitato al centro di un paesino francese, accanto a chi sceglie di resistere, di nascondere le persone in pericolo, di fingere la connivenza con gli occupanti per salvare più vite possibile. Davvero un ritratto crudo, reale e avvincente nel suo portare il lettore esattamente nei panni delle due protagoniste, quasi si potesse essere lì a consumare mozziconi di matita, sentirsi i pidocchi in testa e i lividi in corpo, la paura che corre addosso ma anche la bellezza: del volo, della libertà, dell’adrenalinico tentativo di riconoscere sempre e ovunque coloro a cui si è legati.

Peccato soltanto per i molti refusi qua e là tra le pagine.

A proposito di ragazze inglesi del SOE paracadutate in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, potete guardare due film molto interessanti: Charlotte Gray (2001) e Femal Agents (2008).

Il sito dell’autrice. Il booktrailer del libro realizzato da Sofia Rivolta che ha vinto l’edizione “Ciak si legge!” 2014 legato al festival Mare di Libri.

Elizabeth Wein, Nome in codice Verity. La verità nasconde moti segreti (trad. di Giulia Bertoldo), Rizzoli 2014, 463 p., euro 14,90

Il segreto delle stelle bianche

4 lug

imageNon so come sarò fra un’ora, un giorno o una settimana, dopo che glielo avrò detto.  Ma non mi importa più. Non si fa la cosa giusta perché è facile, ma proprio perché é giusta.

La protagonista di questa storia potrebbe essere una di quelle bambine che sorridono in fotografia sui cartoni del latte, nei lanci di notizie dei telegiornali, su volantini affissi ovunque dalla disperazione di un genitore. Carey ha quattordici anni e vive in una roulotte in un bosco da quando ne ha cinque, occupandosi di Jenessa, la sorellina che ha nove anni in meno di lei, cucinando fagioli, cacciando animali e tenendo in piedi un mondo fatto di durezza e dolcezza, miseria e speranza, dove si maneggia un fucile e ci si nutre di poesia e saggezza di Winnie Puh. La loro madre, bipolare e drogata, racconta da anni a Carey di averla portata via dalla violenza del padre, ma lei stessa abbandona per lunghi periodi le figlie fino al giorno in cui non torna. Arrivano invece – avvertiti dalla stessa madre – un’assistente sociale e il padre di Carey che riportano le due sorelle al mondo, a una casa calda e confortevole e al confronto con la verità.

Questa storia, che conquista e tiene il lettore per mano fino all’ultima pagina, viene raccontata dalla voce di Carey, in cui pesano il segreto della notte in cui la sorellina ha perso la voce, ma anche la responsabilità della cura per Ness e il suo sentirsi inadeguata rispetto a un mondo di cui non ha riferimenti, mancandole persino certe possibilità di capire cosa dicano i nuovi compagni di scuola (Carey non conosce i personaggi della tv, non è mai andata ad una festa, non sa il significato gergale di certe parole). Anche se la voce è quella di Carey, Murdoch costruisce in realtà una storia che cuce tanti punti di vista diversi: la dedizione e la fiducia della sorellina; la difficoltà della figliastra del padre che si trova in casa due sconosciute; l’entusiasmo della ragazza più bassa della scuola che trova un’amica e un’alleata un po’ aliena quanto lei. È la storia del bambino che giocava con Carey e che spera di essere riconosciuto; è la storia di un padre che cerca una figlia per anni e ne trova due e insieme deve spiegare quale è davvero la realtà; è la storia di una donna che accoglie in casa due bambine che vengono da un mondo altro ma che fanno parte del suo perché sono la parte più importante dell’uomo che ha scelto di amare; è la storia di un cane che non ha dubbi nel scegliere la sua nuova piccola amica a cui ridare la voce.

Ed infine è anche una storia sulle cose giuste e sulla meraviglia. Carey cova dentro di sé un segreto; solo riuscire a dirlo ad alta voce può cambiare le cose e permettere “alla ragazza che sarò di raggiungere la ragazza che sono”. Non è semplice, ma è semplicemente giusto, cioè l’unica cosa che si possa fare. Insieme c’è la musica del violino che sua madre le ha insegnato a suonare e che Ryan vorrebbe ascoltare e riascoltare. Carey sa di essere brava, ha fatto tanta pratica, ma la meraviglia degli altri davanti alla sua capacità continua a sorprenderla, come se in qualche modo lo stupore di chi la ascolta nutrisse – in un cerchio di luce – lo stupore di vedere come qualcosa di tuo, che ritieni normale, sia invece tanto prezioso.

Il sito dell’autrice e il suo blog.

Emily Murdoch, Il segreto delle stelle bianche (trad. di Paolo Antonio Livorati), Feltrinelli 2014, 283 p. , euro 14

Federico il pazzo

2 lug

FEDERICOILPAZZODopo Mare giallo, tornano i suoni, i colori e i contrasti di Napoli nelle pagine di Patrizia Rinaldi. Tornano insieme ad Angelo, che in quella città è nato e da cui è partito troppo presto, trascinato dalla madre in diverse città italiane. Ora si cambia ancora una volta casa e scuola e bisogna imparare le regole: chi si deve salutare, dove ci si può fermare, quale banco in classe è più sicuro. Sono Mimmo e Giusy a dargli qualche coordinata: uno, tutto muscoli, cerca di fargli capire la lungua, ma soprattutto gli schemi da rispettare nel quartiere e sulle rampe delle scale di casa; l’altra, che da grande vuol fare il mecanico, gli spiega le dinamiche per non incappare in guai in classe, dove c’è chi non aspetta altro che una scusa buona per fare a botte col nuovo arrivato.

Nella classe vociante e ingestibile c’è anche Federico il Pazzo, che parla come un libro stampato di tanti anni fa, pare godere di immunità e si rivolge agli insegnanti con tanto di inchino. Ma Federico si chiama Francesco, vive sullo stesso pianerottolo di Angelo, è salito in auto tre volte soltanto in vita sua e sta sul balcone a cibare un nibbio. Perché Francesco si comporta come fosse Federico II? Perché Angelo dovrebbe raccontare bugie sulla propria vita solo per non esser preso a calci e pugni? E come si fa a far convivere la bellezza di certi scorci di Napoli con la difficoltà del quotidiano?

Dove si dice di come sia necessario guardare l’imperfezione e di come crescere significhi comprendere il limite.

Questo romanzo nella prima stesura si intitolava “Sono tornato a casa” ed è valso all’autrice il Premio Pippi nella Categoria opere inedite nel 2006.

Il sito di Patrizia Rinaldi. La pagina di Federico Appel.

Patrizia Rinaldi – disegni di Federico Appel, Federico il pazzo, Sinnos 2014, 123 p., euro 11

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