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Libretto postale 2

21 lug

image Questa volta sulla busta nella cassetta delle lettere occhieggiano dai francobolli due bambini di qualche anno fa: sono i volti piccini dei due autori di Vànvere edizioni, Franco Matticchio e Guido Scarabottolo. Poi dalla busta esce un secondo Libretto Postale, che va ad affiancare il primo nella collezione di cartoline pronte per essere ritagliate e spedite ad amici e conoscenti. Come già accadeva nel precedente, Matticchio compone una serie di situazioni che non solo possono essere spedite per suscitare il sorriso di chi le riceve, ma possono essere spunto per fantasticare ed inventare storie. Chi sono i tre ritratti di schiena, cosa si stanno dicendo e cosa muove la botola che si sta aprendo proprio sotto il tavolo su cui sono seduti? Oppure cosa passa per la testa del pinguino che ha appoggiato la valigia sulla panchina del parco? È lo stesso che qualche cartolina prima chiude gli occhi ad una bambina sussurrandole probabilmente “Indovina!”. Sì, perché con queste cartoline è possibile anche fare un gioco di rimandi e di collegamenti tra personaggi, paesaggi o piccoli particolari: potete unirle, immaginare legami e cucire storie.

Io a questo giro scelgo due immagini che – combinazione – sono fronte e retro dello stesso cartoncino: da un lato un paesaggio montano tanto simile a casa su cui si accende un inaspettato tramonto; dall’altra un “Fresco d’inchiostro” in cui un bambino scrive su un lenzuolo appeso ad asciugare sul filo. E immagino che scriva una lettera, che racconti per parole alla bambina che viene subito dopo.

Il librino è accompagnato da un foglio di francobolli  con musi di animali: chi pensa, chi nanna, chi filosofeggia, chi sorride, chi rumina. A ciascuno il suo.

Il sito di Vànvere. La pagina FB di Matticchio.

Franco Matticchio, Libretto postale 2, progetto grafico e impaginazione Guido Scarabottolo e Rodolfo Viganò, Vànvere 2014, euro 16.

Le terre della fantasia

16 lug

terre della fantasia

Il volume, frutto di percorsi di studio e ricerca sviluppati tra 2009 e 2013 dal Gruppo di Ricerca sulla Letteratura per l’Infanzia e la Biblioteca Scolastica del FSPPA dell’Università di Padova, raccoglie una serie di saggi che analizzano – alcuni in maniera più teorica, altri fornendo la descrizione di esperienze sul campo, interazioni coi giovani lettori e bibliografie utilizzate – aspetti diversi della letteratura per bambini e per adolescenti, toccando tematiche diverse che possono nel loro specifico non solo permettere aggiornamenti e approfondimenti, ma anche farsi spunto per ulteriori ricerche, per andare a cercare albi e romanzi citati e magari non conosciuti (ad esempio gli albi norvegesi citati a proposito del tema del viaggio), per mettere in piedi laboratori di lettura e scrittura con bambini e ragazzi.

Tra i saggi presenti, segnaliamo in modo particolare “Lo scudo di Perseo”, in cui Marnie Campagnaro presenta una concisa ed esaustiva storia della fiaba, accanto all’analisi di fiabe illustrate nel loro farsi metafora vissuta da gruppi di bambini coinvolti nelle attività descritte, e “Oltre il confine invalicabile”, dove Katia Scabello Garbin affronta il tema della morte attraverso una serie di albi per i più piccoli e di romanzi per gli adolescenti che toccano questa tematica nelle sue diverse sfaccettature possibili. Trovate inoltre nel volume suggerimenti per la lettura in età prescolare, indicazioni a proposito dei libri di divulgazione scientifica e su come familiarizzare con la matematica attraverso gli albi o come far nascere dei laboratori di scrittura creativa in classe partendo da racconti e romanzi brevi. Potete invece tralasciare il capitolo dedicato alla lettura digitale che fa un po’ una minestra di ebook, app, enhanced ebook: segno ancora una volta che questa nuova materia è in divenire non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche dell’osservazione. E segno di come sia sempre difficoltoso parlare di digitale senza poter far vedere pregi e pecche di app e ebook direttamente su tablet.

Le terre della fantasia. Leggere la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, a cura di Marnie Campagnaro, Donzelli 2014, 318 p., euro 27

Questa sono io

14 lug

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La vita di Viola assomiglia a quella di altre sue coetanee dodicenni: una migliore amica con cui confidarsi e passare tutto il tempo possibile, delle compagne modaiole a cui proprio lei non somiglia, un compagno di scuola bello e scontroso che forse si è accorto di lei, una gita da organizzare tutti insieme per trascorrere un fine settimana in un rifugio. Ma c’è qualcosa che non suona nel modo giusto. Viola vive con la nonna, la madre di cui porta il cognome è una scenografa sempre in giro per lavoro e così anche suo padre, attore sempre in tournée: sono addirittura sette settimane che non si fa vedere.

Viola si sente invisibile a scuola e scopre di esserlo anche in quella che dovrebbe corrispondere alla scatole delle fotografie di famiglia: ci sono soprattutto foto dei suoi genitori e sono sempre immagini di vacanza. Cosa c’è che non torna? Una breve e facile ricerca su Internet permette alla sua amica Arianna di scoprirlo: il padre di Viola ha un’altra famiglia, una famiglia “ufficiale” che compare in un’immagine aperta sullo schermo dove sorridono due figli, un ragazzo e una ragazza poco più grandi di Viola. La reazione è quella di andare a vedere da vicino, ma anche di evitare la madre e tentare di parlarne direttamente col padre. Sarà la nonna a capire il suo stato d’animo, a raccontare.

La lettura di questo romanzo genera una dissonanza, proprio come quella che Viola sente all’inizio del racconto: c’è qualcosa che non suona bene. Ci sono tanti argomenti, tanti spunti (crescere, cercare se stessi; confrontarsi con gli altri; innamorarsi) ma qualcosa risulta inceppato o forse risolto troppo in fretta tra le pagine, e non rende la vicenda credibile fino in fondo.

Lodovica Cima – Annalisa Strada, Questa sono io, Il Castoro 2014, 135 p., euro 14,50

Geronimo, Amedeo e le giraffe

9 lug

Un albo sulle questioni dell’identità e della differenza, sulla necessità di sentirsi bene nei propri panni, ma nel contempo sentirsi accettati da chi ci sta intorno, riconosciuti con un’identità speciale e magari anche rassicurati che non si è soli.

Se guardiamo infatti il protagonista di questo albo, il Geronimo che avanza lieto sul sentiero, vediamo che ha la forma di un orso e i colori delle giraffe. E alle ragazze col collo lungo che lo interrogano risponde un po’ timido (zampe in dentro e occhi bassi) quel che crede ovvio: lui è una giraffa perdinci. E invece no: secondo le giraffe è un orso e per gli orsi una giraffa. Per fortuna che c’è Amedeo con la sua mole da elefante, l’ombrello sotto braccio, la proboscide infilata dentro un muso da collo lungo e la voglia di correre, giocare e condividere: proprio quella voglia che se ne frega delle differenze e delle somiglianze, che bada al sodo dello stare bene insieme.

Ritrovate le illustrazioni di Gouny in alcuni albi pubblicati da Bacchilega junior, in particolare La gabbia, con il testo di Alice Brière-Haquet, e Nannalibro-Libronanna, col testo di Maria Beatrice Masella. Questo è il blog dell’illustratore francese; La parenthèse enchantée invece è l’atelier di Delphine e Nicolas con un interessante shop on line: rifatevi gli occhi :-)

Nicolas Gouny, Geronimo, Amedeo e le giraffe (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2014, 40 p., euro 15

Nome in codice Verity

7 lug

verityJulia Beaufort-Stuart è una scozzese che fa parte dell’Esecutivo Operazioni Speciali perché sa parlare inglese e tedesco ed è brava ad inventare storie. Nella sala radio in cui Maddie la vede per la prima volta è impeccabile: uno chignon attorcigliato con cura cinque centimetri sopra il colletto dell’uniforme e nulla fuori posto; tutta la nobiltà dei suoi natali concentrata nella parte che sta per affrontare. Quando invece la incontra il lettore è rinchiusa in un castello francese requisito dalla Gestapo, indossa la sua sola biancheria, ha le caviglie legate alla sedia e un soldato le spegne la sigaretta sul collo se non scrive abbastanza velocemente.

Julia scrive rapporti per la Gestapo, inventa i codici che non conosce, cerca di depistare il nemico e di resistere pur conoscendo la propria condizione di prigioniera Nacht und Nebel. Racconta il suo addestramento nei servizi segreti inglesi e il suo essere arrivata in Francia dal punto di vista di Maddie, l’amica pilota che l’ha trasportata fino al suolo francese. Scrive sulla carta di un albergo di lusso, su un ricettario confiscato a un medico ebreo, su spartiti musicali che cerca di non rovinare in modo che qualcuno un giorno possa ancora suonarli. Scrive a fianco della traduttrice tedesca che deve e rendere comprensibili agli ufficiali nazisti i suoi rapporti; scrive mescolando i suoi ricordi di infanzia e di amicizia con la quotidianità della guerra e l’orrore del luogo in cui è rinchiusa. Scrive di come l’aereo di Maddie sia stato colpito e di come loro due si fossero inavvertitamente scambiate i documenti falsi che portavano addosso. Scrive di come sia stata catturata per aver guardato dal lato sbagliato attraversando la strada e di come cerchi di resistere nonostante tutto. Poi il punto di vista cambia: è Maddie a parlare, nascosta tra le fila dei resistenti francesi, nel tentativo estremo di ritrovare l’amica fino ad un tragico epilogo.

L’autrice di questo libro è pilota e molte parti tecniche riguardano non solo gli aerei, ma anche l’organizzazione militare inglese durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure il racconto oltrepassa ogni tecnicismo legando il lettore alle protagoniste con la stessa forza con cui i soldati di turno legano le caviglie di Verity, in un crescendo di rivelazioni, di tensioni, di tentativi di speranza e barlumi di luce. Un testo su cosa significhi scrivere, raccontare la propria storia da un altro punto di vista, cucire brandelli di verità e nascondere altri e insieme un testo sul ruolo delle donne nell’aviazione, nello spionaggio. Ma è anche un testo dove si citano tanti romanzi e tante letture, da Kim a Sara Crewe a Peter Pan, da Kipling a Orwell. C’è l’orrore di una prigione nazista, i prigionieri torturati, la ghigliottina sulla pubblica piazza: l’orrore appunto precipitato al centro di un paesino francese, accanto a chi sceglie di resistere, di nascondere le persone in pericolo, di fingere la connivenza con gli occupanti per salvare più vite possibile. Davvero un ritratto crudo, reale e avvincente nel suo portare il lettore esattamente nei panni delle due protagoniste, quasi si potesse essere lì a consumare mozziconi di matita, sentirsi i pidocchi in testa e i lividi in corpo, la paura che corre addosso ma anche la bellezza: del volo, della libertà, dell’adrenalinico tentativo di riconoscere sempre e ovunque coloro a cui si è legati.

Peccato soltanto per i molti refusi qua e là tra le pagine.

A proposito di ragazze inglesi del SOE paracadutate in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, potete guardare due film molto interessanti: Charlotte Gray (2001) e Femal Agents (2008).

Il sito dell’autrice. Il booktrailer del libro realizzato da Sofia Rivolta che ha vinto l’edizione “Ciak si legge!” 2014 legato al festival Mare di Libri.

Elizabeth Wein, Nome in codice Verity. La verità nasconde moti segreti (trad. di Giulia Bertoldo), Rizzoli 2014, 463 p., euro 14,90

Il segreto delle stelle bianche

4 lug

imageNon so come sarò fra un’ora, un giorno o una settimana, dopo che glielo avrò detto.  Ma non mi importa più. Non si fa la cosa giusta perché è facile, ma proprio perché é giusta.

La protagonista di questa storia potrebbe essere una di quelle bambine che sorridono in fotografia sui cartoni del latte, nei lanci di notizie dei telegiornali, su volantini affissi ovunque dalla disperazione di un genitore. Carey ha quattordici anni e vive in una roulotte in un bosco da quando ne ha cinque, occupandosi di Jenessa, la sorellina che ha nove anni in meno di lei, cucinando fagioli, cacciando animali e tenendo in piedi un mondo fatto di durezza e dolcezza, miseria e speranza, dove si maneggia un fucile e ci si nutre di poesia e saggezza di Winnie Puh. La loro madre, bipolare e drogata, racconta da anni a Carey di averla portata via dalla violenza del padre, ma lei stessa abbandona per lunghi periodi le figlie fino al giorno in cui non torna. Arrivano invece – avvertiti dalla stessa madre – un’assistente sociale e il padre di Carey che riportano le due sorelle al mondo, a una casa calda e confortevole e al confronto con la verità.

Questa storia, che conquista e tiene il lettore per mano fino all’ultima pagina, viene raccontata dalla voce di Carey, in cui pesano il segreto della notte in cui la sorellina ha perso la voce, ma anche la responsabilità della cura per Ness e il suo sentirsi inadeguata rispetto a un mondo di cui non ha riferimenti, mancandole persino certe possibilità di capire cosa dicano i nuovi compagni di scuola (Carey non conosce i personaggi della tv, non è mai andata ad una festa, non sa il significato gergale di certe parole). Anche se la voce è quella di Carey, Murdoch costruisce in realtà una storia che cuce tanti punti di vista diversi: la dedizione e la fiducia della sorellina; la difficoltà della figliastra del padre che si trova in casa due sconosciute; l’entusiasmo della ragazza più bassa della scuola che trova un’amica e un’alleata un po’ aliena quanto lei. È la storia del bambino che giocava con Carey e che spera di essere riconosciuto; è la storia di un padre che cerca una figlia per anni e ne trova due e insieme deve spiegare quale è davvero la realtà; è la storia di una donna che accoglie in casa due bambine che vengono da un mondo altro ma che fanno parte del suo perché sono la parte più importante dell’uomo che ha scelto di amare; è la storia di un cane che non ha dubbi nel scegliere la sua nuova piccola amica a cui ridare la voce.

Ed infine è anche una storia sulle cose giuste e sulla meraviglia. Carey cova dentro di sé un segreto; solo riuscire a dirlo ad alta voce può cambiare le cose e permettere “alla ragazza che sarò di raggiungere la ragazza che sono”. Non è semplice, ma è semplicemente giusto, cioè l’unica cosa che si possa fare. Insieme c’è la musica del violino che sua madre le ha insegnato a suonare e che Ryan vorrebbe ascoltare e riascoltare. Carey sa di essere brava, ha fatto tanta pratica, ma la meraviglia degli altri davanti alla sua capacità continua a sorprenderla, come se in qualche modo lo stupore di chi la ascolta nutrisse – in un cerchio di luce – lo stupore di vedere come qualcosa di tuo, che ritieni normale, sia invece tanto prezioso.

Il sito dell’autrice e il suo blog.

Emily Murdoch, Il segreto delle stelle bianche (trad. di Paolo Antonio Livorati), Feltrinelli 2014, 283 p. , euro 14

Federico il pazzo

2 lug

FEDERICOILPAZZODopo Mare giallo, tornano i suoni, i colori e i contrasti di Napoli nelle pagine di Patrizia Rinaldi. Tornano insieme ad Angelo, che in quella città è nato e da cui è partito troppo presto, trascinato dalla madre in diverse città italiane. Ora si cambia ancora una volta casa e scuola e bisogna imparare le regole: chi si deve salutare, dove ci si può fermare, quale banco in classe è più sicuro. Sono Mimmo e Giusy a dargli qualche coordinata: uno, tutto muscoli, cerca di fargli capire la lungua, ma soprattutto gli schemi da rispettare nel quartiere e sulle rampe delle scale di casa; l’altra, che da grande vuol fare il mecanico, gli spiega le dinamiche per non incappare in guai in classe, dove c’è chi non aspetta altro che una scusa buona per fare a botte col nuovo arrivato.

Nella classe vociante e ingestibile c’è anche Federico il Pazzo, che parla come un libro stampato di tanti anni fa, pare godere di immunità e si rivolge agli insegnanti con tanto di inchino. Ma Federico si chiama Francesco, vive sullo stesso pianerottolo di Angelo, è salito in auto tre volte soltanto in vita sua e sta sul balcone a cibare un nibbio. Perché Francesco si comporta come fosse Federico II? Perché Angelo dovrebbe raccontare bugie sulla propria vita solo per non esser preso a calci e pugni? E come si fa a far convivere la bellezza di certi scorci di Napoli con la difficoltà del quotidiano?

Dove si dice di come sia necessario guardare l’imperfezione e di come crescere significhi comprendere il limite.

Questo romanzo nella prima stesura si intitolava “Sono tornato a casa” ed è valso all’autrice il Premio Pippi nella Categoria opere inedite nel 2006.

Il sito di Patrizia Rinaldi. La pagina di Federico Appel.

Patrizia Rinaldi – disegni di Federico Appel, Federico il pazzo, Sinnos 2014, 123 p., euro 11

Giancretino e io

1 lug

giancretino

Torna l’ironia di Cuvellier in un altro racconto lungo che vede contrapposti due compagni di classe che si conoscono da sempre, ma non si sopportano. O meglio, Beniamino – appassionato di fumetti, nella cui casa non c’è la tv –  non sopporta proprio Gianfelice, da lui ribattezzato Giancretino. Figurarsi quando le madri vanno ad un concerto e decidono che i due devono dormire insieme: Giancretino si presenta con due valigie, il televisore, il Game Boy e non trova di meglio che infilarsi sotto il letto cercando dei manga. Ma non basta: è spaventatissimo dalla vicina di origine araba che viene a preparare la cena; per non sporcarsi, non vuole giocare alla lotta con Beniamino e Abdallah; accusa quest’ultimo di avergli rubato il Game Boy che in realtà è lui stesso ad aver perso nel gabinetto. Gianfelice, una risata ti seppellirà…

In questo libro è utilizzata la font biancoenero® è disegnata appositamente rispettando accorgimenti visivi che facilitano la lettura di tutti, in particolare dei lettori dislessici, messa a disposizione gratuitamente per istituzioni e privati che la utilizzino a scopi non commerciali.

Il blog dell’autore. Il sito dell’illustratrice.

Vincenti Cuvellier – illustrazioni Aurélie Grand, Giancretino e io (trad. di Flavio Sorrentino), Biancoenero 2014, 80 p., euro 8

Un altro giorno imperfetto in paradiso

27 giu

3293-Sovra.inddSe riuscite a superare lo zucchero-caramelloso di questa copertina rosa lilla e smaccaramellosa; se superate il trauma di sentirvi geniali per un nanosecondo pensando “Tolgo la sovraccoperta e me lo porto in giro così” (evitate, sotto è rosa a pois bianchi e vi ho avvertiti); se vi abituate al fatto che una parte di storia è scritta come trascrizione dei video che la protagonista gira; ecco alla fine scoprirete una buona storia che non va di certo per il sottile e mescola temi importanti con la capacità di far ridere e sorridere.

Blue ha una sorella maggiore, una più piccola e un fratellino a chiudere la fila; le femmine hanno nomi di fiori; la loro nonna vive nel Devon e ritiene irrespirabile l’aria di Londra dove loro abitano affidate a un ragazzo alla pari, visto che padre e madre sono sovente via per lavoro. Hanno dei ratti come animali domestici, ammaestrati a vorticare su automobiline radiocomandate; non lavano quasi mai i piatti e sono abituati a decidere da soli cosa fare. Hanno anche un nuovo vicino: frequenta la loro scuola, si muove come un’ombra e sembra l’unico a notare Blue. La protagonista del romanzo infatti si trincera dietro la videocamera, barriera contro il mondo, coperta di Linus che la rende invisibile laddove non lo è già, coma scuola. La videocamera è in qualche modo la concretizzazione del guscio che Blue ha cercato di costruirsi nei tre anni passati dalla morte della sorella gemella; sente un foglio ben piegato dentro di sé, che a volte si apre la taglia come un rasoio. La storia di Blue racconta di quando finalmente metti la tua fiducia in qualcuno e poi ti accorgi che non era come pensavi; di come le sorelle di mezzo sono abbastanza grandi per qualcosa e sempre piccole per altro; di cosa si scopre quando si riesce ad ascoltare davvero la storia di chi ci sta vicino, o magari anche solo le note che sa far uscire dal pianoforte.

La confezione di questo libro presenta uno dei soliti problemi già più volte evidenziati: il pregiudizio di qualche grande nei confronti della copertina che invece ammicca alle lettrici e che può forse indurre anche a darlo in prestito con più leggerezza rispetto ai contenuti. Una cosa è certa però: nessun lettore maschio lo prenderà mai in mano.

Il sito dell’autrice. le illustrazioni sono di Clara Battello.

Natasha Farrant, Un altro giorno imperfetto in paradiso (trad. di Francesca Capelli), Piemme 2014, 311 p., euro 16

Il maestro nuovo è tornato

25 giu

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Il maestro nuovo è tornato. Dopo l’incidente che l’ha costretto a rimanere in ospedale, Mr. Terup torna per trascorrere con i suoi studenti l’ultimo anno prima del loro cambio di scuola. Come nel libro precedente, vediamo l’anno scolastico filare lungo i mesi attraverso gli occhi dei sette ragazzi che già abbiamo conosciuto, ognuno dei quali racconta in un alternarsi di punti di vista. Anche questo anno sarà ricco di cambiamenti, soprattutto perché si corre verso la cerimonia del diploma e verso il matrimonio del maestro con Ms. Newberry nella cui preparazione tutti sono coinvolti. Sarà un anno importante perché i ragazzi stanno crescendo: c’è chi scopre un segreto nella propria famiglia; chi frequenta ragazzi più grandi non proprio raccomandabili; chi deve affrontare i propri genitori per spiegare di non essere d’accordo coi progetti che hanno su di lui; chi vorrebbe farsi bocciare per non crescere troppo in fretta e perché nulla cambi.

Come l’anno precedente, il maestro coinvolge la classe in laboratori, ricerche, esposizioni e in un gioco di lettura e di rimandi con testi diversi che sottopone di mese in mese all’attenzione dei ragazzi. Una delle cose migliori della lettura – spiega – è di consentire di mettere in relazione quel che si legge con qualcosa che conosciamo, che ci è accaduto, potendo così utilizzarlo nella quotidianità. Ogni ragazzo si specchia in un libro, in un personaggio, trovando riflessi di sensazioni, indicazioni, suggerimenti per rispondere a domande che si porta dentro.

Come già nel volume precedente, al fondo del romanzo c’è una nota che elenca i libri citati lungo le pagine, quelli su cui i ragazzi discutono con il loro insegnante. Alcuni – come “Tiro al piccione” di Spinelli, “Buchi nel deserto” di Sachar e “Un ponte per Terabithia” di Paterson – sono ben noti; altri invece possono essere dei nuovi suggerimenti di lettura. A differenza di quanto è indicato nella nota, infatti, tre altri titoli sono stati tradotti in italiano: “The outsider” di S. E. Hinton è stato pubblicato da Piemme nel 1997 col titolo “Ribelli” (è il libro da cui Coppola ha girato il film “I ragazzi della 56ª strada”); “The Westing Game” di Elen Raskin è apparso per Mondadori nel 2000 come “Il testamento Westing” e infine “Bell Prater’s Boy” è uno dei libri di Ruth White editi da Mondadori nella collana Gaia Junior, questo nel 1996 col titolo “Bellissima”. Sono libri di qualche anno fa, ormai fuori catalogo, ma in biblioteca li trovate di sicuro!

Il sito dell’autore. La copertina dell’edizione italiana è di Claudia Palmarucci.

Rob Buyea, Il maestro nuovo è tornato (trad. di Beatrice Masini), Rizzoli 2014, 411 p., euro 14

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