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Papà sta sulla torre

7 Ago

Il romanzo racconta in prima persona la storia del dodicenne Nino e della sua famiglia, segnata dalla crisi e dalla chiusura della fabbrica in cui il padre lavora. Sindacalista tosto, detto non per niente “Testadipietra”, sale sulla vecchia ciminiera del paese e ci rimane per quasi un mese, come forma di protesta. Intanto Nino si imbarca in un’avventura astrusa, guidato dal suo migliore amico Goffy, che legge l’impossibile e sostiene di aver ricevuto un messaggio dagli alieni che porteranno pace, lavoro e libertà. La riparazione di una vecchia barca e la navigazione verso il famigerato Petrolchimico, stabilimento abbandonato da anni e colpevole insieme ad altre fabbriche dell’inquinamento del fiume, è un viaggio in qualche modo iniziatico alla vita, alle cose che si possono cambiare e quel che capita, alle storie degli altri, alle risposte che bisogna andarsi a prendere. Sulla barca con loro c’è Cassandra Vu che a scuola è famosa per nascondersi dietro la cortina dei capelli scuri, come forma di isolamento dal mondo.

A colpire di questo romanzo, al di là e forse anche prima della trama (che qualcuno a tratti potrebbe tacciare di steoritipizzazione), è il ritmo narrativo che lo rende pressoché perfetto per la lettura ad alta voce. La voce di Nino, che parla al lettore, lo avvolge, lo rende presente all’azione, lo fa partecipe degli incontri e dell’avventura. E gli racconta storie nella storia: la bella figura di Anselmo il Pazzo, la confessione di Cassandra sulle sue origini, le spiegazioni di Goffy che attinge ai libri e ai film che conosce. Insomma, vi verrà davvero voglia di leggerlo a qualcuno.

Francesco D’Adamo, Papà sta sulla torre, Giunti 2017, 169 p., euro 14, ebook euro 8,99

La prima volta che

24 Mar

Prima-Volta-CheAmmetto: ho aperto questo libro prevenuta. Una raccolta di autori italiani e per di più con un titolo così simile a quella raccolta edita da Rizzoli nel 2011 a proposito proprio della prima volta, della perdita della verginità. E invece mi sono ricreduta, anche se – com’è ovvio in ogni raccolta a più voci – ci sono racconti che mi hanno colpito di più, altri meno. La pluralità di voci è anche una pluralità di linguaggi, e questo è già un bel vantaggio: ai testi scritti da Baccalario, Basso, Boccati, D’Adamo, Dazzi, Ferrara, Masini, Percivale, Silei, Strada si affiancano infatti due fumetti di Sagramola e Sualzo che danno respiro all’insieme. Per di più parecchi dei racconti si confanno alla lettura ad alta voce, una giusta lunghezza e un ritmo che in qualche modo si tramanda da autore ad autore; quindi il libro si fa prezioso nel caso di incontri e percorsi di lettura coi ragazzi più grandi, permettendo a chi guida di offrire anche una lettura condivisa.

La prima volta descrive, a seconda dei casi, un tentativo di essere come tutti gli altri (fumare una sigaretta, saltare la scuola come i compagni fanno più o meno abitualmente) oppure un modo di segnare la differenza o ancora un’esperienza nuova (il primo contatto col mondo del lavoro in uno stage, la prima volta in vacanza senza genitori, la prima volta a casa da soli o la prima in cui ci si rende conto di provare lo sbigottimento dell’innamorarsi). Il lettore adolescenza vi si specchia; quasi tutti infatti sono ritratti di ragazzi vicini a chi legge per età, per esperienze quotidiane vissute e credo sia questo a dare valore al racconto: la possibilità di ritrovarsi, di sentirsi compresi. C’è un magnifico affresco corale di amicizia nel racconto di Baccalario, in uno scenario geografico e storico facilmente riconoscibile e ai miei occhi di lettrice forse più caro perché vicino e conosciuto in qualche modo; c’è l’interpretazione piena di grazia e garbo che Sualzo fa del concetto di ricchezza; c’è – non posso nascondere la mia preferenza – un racconto di Beatrice Masini che rasenta la perfezione, in cui il protagonista sceglie di non uscire un sabato sera per segnare la propria presenza, ma anche per fare la differenza misurando un’assenza, tirandosi fuori per un attimo dal consueto e vedere l’effetto che fa, guardare da un’altra prospettiva e poi prendersi tutta la realtà.

La prima volta che, Il Castoro 2016, 240 p., euro 15,50

Radio Niente

8 Mar

More about Radio niente

Se volete, a una prima occhiata,  potete anche chiamarla operazione commerciale: due libri scritti alcuni anni fa vengono rieditati all’interno di una nuova cornice immaginata dall’autore per unirli in un filo logico. Di fatto è questo: i romanzi sono L’astronave e Vil Coyote (del 2006) e Lupo Omega (del 1999, da tempo fuori catalogo), lo scrittore è l’apprezzato Francesco D’Adamo. Poi c’è Radio Niente che è il risultato di tutto. E che è bellissimo. Perché belli sono i romanzi di partenza, due storie essenziali, quasi magiche nel modo in cui sono raccontate, quasi epiche e nello stesso tempo crude: storie di vite ai margini, di adolescenti di periferia (quella milanese nello specifico), storie di disagio, malavita, degrado, dove si fa parte del branco per essere qualcuno. Dove ad un certo punto arriva qualcuno di diverso, un’Astronave o un Lupo Omega, che cambia le prospettive, che dice “no”, che riesce ad essere se stesso nonostante tutto, anche se poi dovrà andarsene. Sono storie perfette per essere lette ad alta voce, e qui la scelta vincente della cornice pensata dall’autore per riproporcele: una radio. C’è una radio, questa Radio Niente, Radio pirata e clandestina, Radio libera con una sola voce, Stella del Mattino, che nella notte traghetta i suoi pochi ascoltatori (forse nessuno) tra le storie che arrivano dall’altra parte del ponte, dal quartiere dove non va mai nessuno, da cui al massimo si fugge. E’ importante trovare il coraggio di attraversare i ponti, sapete? Si possono fare delle scoperte interessanti. Si possono trovare storie straordinarie (…) Salvare le storie, secondo me, è salvare il mondo. Il mondo è fatto di storie, non ve ne siete accorti? E la ragazza pirata che parla al microfono svela un mondo che le pare fatto di paura, dove la gente diventa isola brulla, dominata dagli Oscuri (che vogliono potere potere potere) e dagli Zombie (per cui conta solo comperare comperare comperare). Dal microfono della sua radio clandestina, Stella del Mattino racconta storie per chiedere ai ragazzi che la ascoltano di alzarsi in piedi, gridare, camminare sulle mani, battere i piedi, fare boccacce, fare casino, rompere qualcosa. Arrabbiarsi, insomma. E conclude così:

Due storie perfette per essere lette ad alta voce non possono che uscire da un radio. Sarebbe bello succedesse davvero 🙂

Francesco D’Adamo, Radio Niente, De Agostini 2010, 265 p., euro 12,90.

N.B.: a pagina 26 un ritratto del Lambro… parecchio attuale 😦