Melody

11 Feb

melodyLa voce che in prima persona racconta non esiste; la può ascoltare solo il lettore che, per tutta la durata del romanzo, vede il mondo dallo stesso punto di vista di Melody, undicenne affetta da tetraplegia spastica, che a fatica controlla i propri movimenti – a parte i pollici, perfetti, sta su una sedia rotelle e ha bisogno di aiuto per tutto. Melody non può parlare, per questo i medici, molti insegnanti e la maggior parte delle persone che la incontrano pensano che il suo cervello corrisponda al suo corpo: sia in pappa, vi direbbe lei. Invece la ragazzina brilla davvero di intelligenza tanto quanta è la luce che sua madre le legge negli occhi e soprattutto ha una memoria di elefante e tiene a mente tutto quello che ascolta, che vede in tv, che sente in giro. Il suo massimo desiderio è di poter comunicare, di dire ai genitori che vuole loro bene, di rispondere alle domande fatte in classe, di ribellarsi quando non le piacciono un certo vestito o una certa attività assegnata.

Il romanzo segue Melody nell’anno di scuola in cui viene proposto un programma di classe inclusiva e lei partecipa alle lezioni con i compagni del suo anno, anziché rimanere confinata nella classe speciale come accaduto fino a quel momento. Come sempre a fare la differenza anche nel suo caso sono le persone: non solo i genitori, ma una vicina speciale come la signora V che, fin dalla nascita, non la tratta coi guanti, ma la sprona ad essere se stessa e a raggiungere risultati importanti; poi Catherine, la nuova assistente che la segue a scuola, e alcuni insegnanti che comprendono, danno dignità, trattano alla pari. La possibilità di accedere a un computer speciale che comunica al mondo quello che lei vuole, prestandole la voce cambierà tutto: finalmente Melody può dire, può far sentire quello che pensa, può partecipare non solo alla vita della classe, ma anche a The Annual Whiz Kids Quiz Competition, la gara a quiz che ogni anno seleziona le classi per partecipare alla finale nazionale di Washington. Ovviamente non tutto è positivo: compagni sospettosi e invidiosi, problemi a relazionarsi con gli altri e a partecipare a quel che viene proposto, la delusione di venire esclusa. A segnare però la nuova vita di Melody c’è anche quel che non tutti si aspetterebbero: Melody è sincera e la possibilità di esprimersi ad alta voce mette tutti di fronte a richieste, domande e risposte un po’ insolenti, come lei giustamente identifica una delle due risposte che ha preparato per quando viene interrogata sul suo stato e sulla sua disabilità (e allora non posso non pensare sorridendo ad Alice Sturiale e al suo Il Libro di Alice).

Il pregio del romanzo è sicuramente dato dalla scelta della narrazione in prima persona che mette il lettore dalla parte di Melody, facendo intendere la sua rabbia, la sua difficoltà, l’imbarazzo, le delusioni, la gioia e rendendo quasi fisico il dolore dell’impossibilità di esprimersi; così come viene ritratto in modo veritiero il comportamento degli altri che non riescono o non vogliono interpretare, che non danno valore a ogni differente disabilità, che giocano al meno: ne sono esempi veri e dolorosi la classe speciale in cui Melody è inserita, a cui partecipano otto ragazzi con problematiche differenti mentre il programma è il medesimo per tutti, e la descrizione dei comportamenti degli insegnanti: chi valuta ciascuno, chi propone a tutti la stessa attività, magari la stessa ogni anno, magari per un’età decisamente inferiore. La protagonista, ad esempio, descrive molto bene la sua individualità, che sta anche nel voler indossare certi vestiti che più le piacciono, come nel poter ascoltare gli audiolibri di “The Giver” o de “La fonte magica” piuttosto che “Nel paese dei mostri selvaggi” che il papà le leggeva da piccola.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina, davvero d’effetto, è di Ken Wong.

Sharon M. Draper, Melody (trad. di Alessandro Peroni), Feltrinelli kids 2016, 249 p., euro 13, ebook euro 8,99

2 Risposte to “Melody”

  1. Patrizia Fruet giovedì, 8 settembre 2016 a 08:24 #

    Primi capitoli strepitosi, poi noioso nelle descrizioni troppo dettagliate della gara di cultura (troppa America per me!). Il finale, dopo la Grande Delusione di Melody, torna a livelli molto alti e rispetta le premesse.

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  1. Le parole necessarie che aiutano a crescere e a “fare democrazia” | afnews.info - giovedì, 21 aprile 2016

    […] senza mai menzionarla nella narrazione. Ciò che conta è ciò che si fa. Così è anche in Melody: l’intelligenza e la personalità che non possono esprimersi a parole, causa grave […]

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