Tag Archives: disabilità

Felicottero

12 Apr

Spicca sulla pagina Fenicottero col suo rosa fluo: tutti gli uccelli del circondario lo conoscono, visto che è stato per anni un campione in campi diversi, dal volo veloce, alla corsa sui trampoli, fino alla danza in aria con le uova passando per il campionato di pesca del gamberetto. Poi la caduta e la perdita di una zampa: ne è rimasta una sola; l’arto fantasma a volte si fa sentire e il rimpianto e la nostalgia del passato pure. Fenicottero deve ritrovare i propri sogni e ricominciare a volare; ironia della sorte, a dargli una mano sarà Millepiedi, che di zampe ne ha tante, ma a quanto pare la quantità non è sempre un vantaggio.

Ispirato alla storia del triatleta belga Marc Herremans, questo albo si fa forte di una particolarità testuale: è infarcito di modi di dire, sui quali si appiglia anche l’ironia del protagonista e la sua capacità di scherzare sulla menomazione che si porta dietro. In Millepiedi trova un degno compare di risata; insieme prendono con leggerezza quel che viene, la leggerezza saggia di chi sa dire le cose come sono, anche quando è il caso di rimproverare gli altri amici che difettano un po’ in presenza e solidarietà.

Il lettore apprezzerà sicuramente anche il tratto di Marije Tolman, la verticalità che regala alle illustrazioni, tra palme e trampoli, l’uso del colore, le buffe espressioni dei protagonisti.

Kim Crabeels e Marije Tolman , Felicottero (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2018, 32 p., euro 12

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Il sole fra le dita

18 Lug

il sole fra le ditaSecondo me, per leggere questo libro dovete superare qualche stereotipo, tipo che i romanzi che hanno un forte argomento al centro poi suonino un po’ falsi, e succede talvolta. Dovete pertanto fare quel che fa il suo protagonista, Dario che a sedici anni, dopo l’ennesimo guaio a scuola, si ritrova assegnato al servizio assistenza studenti disabili: dovete andare avanti e considerare la situazione senza il pregiudizio di partenza.

Dario ci ricorda nelle pagine iniziali Angelo, il protagonista di “Ero cattivo” di Antonio Ferrara (sempre San Paolo), e ci dice la sua rabbia verso il mondo: il padre ha lasciato la famiglia e il ragazzo non ha più notizie da nove anni se non qualche cartolina, lui pensa che tutto vada da schifo e il gesto ribelle, eclatante, è lì dietro l’angolo: quando la rabbia si mescola all’insofferenza per come Andrea, in sedia a rotelle, con il suo sguardo rovesciato, viene trattato, ci vuol niente a trasformare l’uscita da scuola alla ricerca di un po’ di sole in una fuga. Il treno, la spiaggia, il vagare tra le strade di campagna verso il paese dove dovrebbe vivere il padre è da un lato la necessità di vedere coi propri occhi una realtà che non si vuole affrontare, dall’altra la costruzione di un’amicizia che segna reciprocamente i due ragazzi, creando un rapporto forte in cui si trattano da pari, cercando – ciascuno a proprio modo – di avere cura dell’altro, con rispetto ed ironia.

È un libro onesto, questo romanzo, dice di come la gente guardi con occhi pieni di pregiudizi; dice le parole, i modi, le etichette che feriscono e fanno male; dice il nero e l’apatia in cui puoi finire dopo la rabbia e molti adulti non fanno di certo bella figura: la professoressa che chiama Dario “mela marcia”; l’assistente sempre sorridente di Andrea che lo tratta zuccherosamente  come un bambino piccolo e soprattutto non ascolta le sue espressioni, le sue necessità; i genitori di Dario che, ognuno a suo modo, lo lasciano solo anche quando gli sono fisicamente accanto. È un libro onesto perché dice della fatica, della solitudine, del non trovare senso; perché dice di come a volte fuggire sia più semplice che chiamare le cose col proprio nome guardandole in faccia; perché dice di come tutto possa assumere un senso diverso e di come quel che ti è imposto possa assumere un significato fondamentale al di là di ogni aspettativa.

Il sito dell’autore. Il sito di ATHLA, l’Associazione Tempo Libero Handicappati, che si occupa di turismo accessibile e tempo libero delle persone disabili.

Gabriele Clima, Il sole fra le dita, San Paolo 2016, 175 p., euro 14,50, ebook euro 6,99

Mio fratello rincorre i dinosauri

1 Lug

miofratello

Insomma, è la storia di Giovanni, questa.
(…) Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.

Giacomo ha cinque anni quando i genitori gli dicono che presto avrà un fratellino. Questa notizia è importantissima per il bambino, perché porrà fine allo squilibrio domestico, dove le femmine (2 sorelle e la mamma) sono in maggioranza e quindi si fa sempre come vogliono loro, e perché finalmente avrà un compagno di lotta, di giochi e di segreti. Dopo alcuni mesi dalla notizia i genitori scoprono che il bambino nascerà con un cromosoma in più, speciale, e per Giacomo questo speciale è sinonimo di supereroe e inizia ad immaginare che super poteri potrà avere questo fratellino. Quando Giovanni nasce, Giacomo capisce che sarà sicuramente un bambino speciale, ma non nel senso in cui aveva immaginato.

Il romanzo narra le vicende dei due fratelli dalla notizia della nascita di Giovanni fino a quando nel 2015 Giacomo pubblica su Youtube il video “The Simple Interview” girato insieme a Giovanni e che attirerà le attenzioni dei media sulla loro famiglia e sui due fratelli, proprio per il forte messaggio che questo video lancia.

La storia di Giacomo e di Giovanni è tante cose insieme: la storia di una famiglia che si trova ad accogliere l’arrivo di un bambino speciale, un ironico e divertente romanzo di formazione, ma soprattutto è la storia di un rapporto tra due esseri umani. Perché come capisce Giacomo e come ci insegna Giovanni, le persone sono persone, con i loro mondi, le loro passioni e le loro paure, non sono sindromi, etichette o altro che appiccichiamo per semplificare la nostra vita e per mettere distanza tra un presunto noi e un presunto loro. Presunto da chi poi non è mai dato saperlo. Valorizzare e non valutare, come sostiene da anni Stefania Guerra Lisi, perché siamo tutti diversi, ma se ci fermiamo a valutare cosa sappiamo e non sappiamo ci perdiamo tutto il bello della diversità, ci perdiamo la complessità di quello che siamo e rischiamo di trasformare la nostra società in un grande centro Pokémon (dove solo importa la funzione). Colpisce la sincerità di Giacomo, nel raccontare anche le parti più oscure del suo rapporto con il fratello, la vergogna iniziale, che riuscirà ad illuminare e a trasformare fino a capire che Giovanni è davvero un supereroe.

Giacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi 2016, pp.176, € 16,50

Qui trovate la pagina FB dei due fratelli

Melody

11 Feb

melodyLa voce che in prima persona racconta non esiste; la può ascoltare solo il lettore che, per tutta la durata del romanzo, vede il mondo dallo stesso punto di vista di Melody, undicenne affetta da tetraplegia spastica, che a fatica controlla i propri movimenti – a parte i pollici, perfetti, sta su una sedia rotelle e ha bisogno di aiuto per tutto. Melody non può parlare, per questo i medici, molti insegnanti e la maggior parte delle persone che la incontrano pensano che il suo cervello corrisponda al suo corpo: sia in pappa, vi direbbe lei. Invece la ragazzina brilla davvero di intelligenza tanto quanta è la luce che sua madre le legge negli occhi e soprattutto ha una memoria di elefante e tiene a mente tutto quello che ascolta, che vede in tv, che sente in giro. Il suo massimo desiderio è di poter comunicare, di dire ai genitori che vuole loro bene, di rispondere alle domande fatte in classe, di ribellarsi quando non le piacciono un certo vestito o una certa attività assegnata.

Il romanzo segue Melody nell’anno di scuola in cui viene proposto un programma di classe inclusiva e lei partecipa alle lezioni con i compagni del suo anno, anziché rimanere confinata nella classe speciale come accaduto fino a quel momento. Come sempre a fare la differenza anche nel suo caso sono le persone: non solo i genitori, ma una vicina speciale come la signora V che, fin dalla nascita, non la tratta coi guanti, ma la sprona ad essere se stessa e a raggiungere risultati importanti; poi Catherine, la nuova assistente che la segue a scuola, e alcuni insegnanti che comprendono, danno dignità, trattano alla pari. La possibilità di accedere a un computer speciale che comunica al mondo quello che lei vuole, prestandole la voce cambierà tutto: finalmente Melody può dire, può far sentire quello che pensa, può partecipare non solo alla vita della classe, ma anche a The Annual Whiz Kids Quiz Competition, la gara a quiz che ogni anno seleziona le classi per partecipare alla finale nazionale di Washington. Ovviamente non tutto è positivo: compagni sospettosi e invidiosi, problemi a relazionarsi con gli altri e a partecipare a quel che viene proposto, la delusione di venire esclusa. A segnare però la nuova vita di Melody c’è anche quel che non tutti si aspetterebbero: Melody è sincera e la possibilità di esprimersi ad alta voce mette tutti di fronte a richieste, domande e risposte un po’ insolenti, come lei giustamente identifica una delle due risposte che ha preparato per quando viene interrogata sul suo stato e sulla sua disabilità (e allora non posso non pensare sorridendo ad Alice Sturiale e al suo Il Libro di Alice).

Il pregio del romanzo è sicuramente dato dalla scelta della narrazione in prima persona che mette il lettore dalla parte di Melody, facendo intendere la sua rabbia, la sua difficoltà, l’imbarazzo, le delusioni, la gioia e rendendo quasi fisico il dolore dell’impossibilità di esprimersi; così come viene ritratto in modo veritiero il comportamento degli altri che non riescono o non vogliono interpretare, che non danno valore a ogni differente disabilità, che giocano al meno: ne sono esempi veri e dolorosi la classe speciale in cui Melody è inserita, a cui partecipano otto ragazzi con problematiche differenti mentre il programma è il medesimo per tutti, e la descrizione dei comportamenti degli insegnanti: chi valuta ciascuno, chi propone a tutti la stessa attività, magari la stessa ogni anno, magari per un’età decisamente inferiore. La protagonista, ad esempio, descrive molto bene la sua individualità, che sta anche nel voler indossare certi vestiti che più le piacciono, come nel poter ascoltare gli audiolibri di “The Giver” o de “La fonte magica” piuttosto che “Nel paese dei mostri selvaggi” che il papà le leggeva da piccola.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina, davvero d’effetto, è di Ken Wong.

Sharon M. Draper, Melody (trad. di Alessandro Peroni), Feltrinelli kids 2016, 249 p., euro 13, ebook euro 8,99

Io e mio fratello

29 Ott

simo

Questo libro vi travolge con la parlantina di Mercè, protagonista dodicenne, che descrive il suo quotidiano alle prese col fratello Pol, ventinovenne affetto dalla sindrome di Down. In casa si fa decisamente affidamento su di lei per gestire il tempo in cui Pol non è impegnato al laboratorio che frequenta con profitto e impegno. Pol è dolce, attento agli umori della sorella, conscio di certi propri limiti. Ma è anche irritabile, testardo come un mulo, con la risposta pronta all’occorrenza e deciso a difendere ciò a cui tiene. La situazione a casa esplode quando Pol si innamora di Maria, la figlia della nuova domestica, anche lei affetta – pur in maniera più lieve – dalla sindrome di Down: un innamoramento reciproco e forte, pronto a combattere contro i pregiudizi e con chi pensa che la loro relazione sia impossibile. L’autrice affronta così il nodo della vita autonoma dei ragazzi affetti da questa disabilità e quello della loro vita sessuale (a proposito, se vi capita guardatevi The special need di Carlo Zoratti), con uno sguardo non scontato che mette sulla pagina le diverse posizioni dei famigliari: l’intransigenza del padre di Pol e il suo cadere nella più bieca volgare scontatezza;  le perplessità della madre (che prima incoraggia le uscite di Pol e Maria quasi trattandoli come bambini dell’asilo per poi accorgersi di non saper gestire la situazione), la soluzione della madre di Maria, i pregiudizi della società, il punto di vista dei ragazzi stessi che portano la testimonianza di chi ha una vita indipendente e autonoma.

Intanto Mercè cresce, si confronta con una compagna di classe (lunghezza delle gambe, volume del seno, numero di amici in compagnia), affronta la preparazione della parte principale per il saggio teatrale della scuola. E fa l’insolente, come dice sua madre, e il lettore la comprende: metodo di difesa nei confronti del cinismo dei genitori e unica possibilità di risposta a volte per riuscire a sopravvivere nella giungla familiare.

Questo libro vi tocca perché Mercè racconta quel che vive senza sconti: quanto è difficile a volte supportare e sopportare Pol, quanto i genitori siano insensibili di fronte a certe situazioni, quanto sia duro il confronto con le amiche adolescenti. E davvero c’è tutto il dolore crudo del rendersi conto della leggerezza con cui i genitori affrontano certi argomenti o dell’abilità con cui svicolano o nascondono, nello scoprire parti di storia familiare a lei sconosciuti, nel descrivere la mancanza di rispetto che il padre e i colleghi militari hanno nei confronti di Pol. Ed è piena di dignità la voce decisa, senza balbettii, con cui Pol dichiara di non essere subnormale – come invece era appena stato definito dal padre – abbandonando la sala da pranzo “sdegnoso come un gatto con la coda alzata, che esprime il suo disprezzo per noi semplici esseri umani”.

Questo libro vi fa ridere, vi commuove e poi vi secca con quella pagina finale che vi inchioda a guardare dritta negli occhi la realtà. Come dice Mercè rifacendosi alle opere del teatro classico che sta studiando “il destino è pronto a entrare in scena”.

A proposito dell’autrice catalana. Qua e là tra le pagine emerge la questione della lingua: il catalano che si parla in casa, mentre il padre tenta timidamente di usare lo spagnolo, con tutti i significati che vengono attribuiti all’uso dell’una o dell’altra; il numero di lingue che parla la madre; la scelta del lavoro teatrale a scuola in una classe trilingue (catalano, spagnolo, inglese).

Isabel-Clara Simó, Io e mio fratello (trad. di Patrizio Rigobon), Atmosphere libri 2014, 123 p., euro 14

Le parole di Bianca

20 Nov

bianca

Un grande albo quadrato per parlare, attraverso la delicatezza delle immagini di Sophie Fatus, di una disabilità come il sordomutismo. Bianca, la protagonista della storia, infatti non sente e non parla. La sua interpretazione del mondo passa attraverso gli occhi e il tatto: Bianca infatti sa vedere gli occhi che sorridono, i sorrisi bugiardi, l’imbarazzo sul bordo delle orecchie; sente il naso del suo cane e le ciglia del papà quando si china a darle un bacio. Bianca racconta tutto attraverso le mani che danzano nell’aria come farfalle: allora le parole volano, occupano spazio, diventano concrete nelle illustrazioni che raccolgono, con la tecnica del collage, pezzi di carta scritta che si fanno steli di fiori, cerchietti tra i capelli, calze, pesci nel mare. Tutto si può dire, con la voce o con le mani.

Tra le diverse disabilità entrate nella narrativa per bambini e ragazzi, l’albo parla di una di quelle forse meno presenti, affrontando – grazie alle illustrazioni e all’interazione della protagonista con l’intorno – la barriera della mancanza di parole per dire e comunicare.

Chiara Lorenzoni – Sophie Fatus, Le parole di Bianca, EDT Giralangolo 2013, 32 p., euro 13,50

Castelli di fiammiferi

29 Apr

Più riguardo a Castelli di fiammiferiLa testa e le orecchie di Jan sono piene di parole: non solo quelle dei suoi genitori e dei suoi amici, ma anche quelle del suo pappagallo Malcolm, del suo orsacchiotto, dell’automobilina dei pompieri, del supereroe con cui gioca. A volte borbotta persino il frigorifero. A Jan piacerebbe che ogni tanto facessero silenzio e lui riuscisse così ad ascoltare i suoi pensieri. Ma non silenzio come quello di sua sorella Lisa, che è più grande di lui anche se non sembra, che sa dire solamente sì e no, che mangia esclusivamente ravioli di ricotta e spinaci, che non ama i cambiamenti, che a volte urla così forte da non poterne più. Jan è convinto che la sua mamma non ne può più e teme che se ne vada; è anche convinto che Lisa voglia un cane e che prima o poi loro due fratelli riusciranno a comunicare.

Nel mondo quotidiano di Jan c’è spazio per le parole e per i silenzi, per litigare con gli amici e fare pace, per condividere domande a cui dare risposte proprie, a volte buffe, a volte estremamente serie e lineari come solo i bambini sanno fare. C’è posto per le vacanze a casa dei nonni e per una nuova amica che ha un fratello strano quasi quanto Lisa. C’è posto per ridere e per piangere, per il dolore della verità e per provare a ricucire certi lividi e certe ferite. C’è la pazienza: quella di Lisa, così brava a costruire coi fiammiferi, quasi quanto il nonno; quella della sua famiglia che, nonostante il dolore di certe scelte, sa inevitabilmente che vanno fatte e che si deve comunque camminare piano per andare avanti.

Questo libro, che racconta di una famiglia alle prese con una figlia autistica, assomiglia molto a quel diritto alla verità che Alain Serres invoca sempre come diritto primario per ogni bambino.

E la copertina di Peppo Bianchessi è di una semplice efficace bellezza. Il sito dell’autrice.

Bettina Obrecht, Castelli di fiammiferi (trad. di Barbara De Carli), Uovonero 2013, 123 p., euro 12,50

Mia sorella è un quadrifoglio

9 Lug

More about Mia sorella è un quadrifoglioI quadrifogli sono rari e sono diversi. Sono rari perché sono diversi. Sono diversi perché sono rari. Tutti vorrebbero trovarne uno, ma ci riescono in pochi. I quadrifogli portano fortuna. Noi abbiamo la fortuna di averne uno tutto nostro: Mimosa il quadrifoglio.

Chissà se i genitori di Viola, voce narrante di questo libro, avrebbero mai pensato di voler trovare questo raro quadrifoglio che hanno in famiglia. Probabilmente no, perché Mimosa, la loro figlia minore, è affetta dalla sindrome di Down e l’inizio di questo libro ci racconta le difficoltà di accettare la cosa fin dall’inizio : un papà che guarda fuori dalla finestra dell’ospedale, una nonna che piange, l’altra che manco si presenta al reparto maternità. Il problema di solito sono i grandi, sentenzia Viola. I grandi che non sanno come fare, che ripetono che ci vuole coraggio, ma anche i grandi come te che ti prendono in giro a scuola per la tua sorella diversa. Che Mimosa sia diversa Viola lo impara subito e ce lo dice col suo sguardo da bambina, incantato e insieme realistico. Mimosa parla poco, fa fatica a tenere in mano i pastelli, ha un problema al cuore e necessiterà di un’operazione. A volte sembra che venga da un altro pianeta, dove tutti fanno le cose piano, sorridono e si abbracciano. Però è anche una sorella più piccola, quindi è complicata perché ruba spazio, perché vuole giocare con te mentre tu hai di meglio da fare, vuole le tue cose. Insomma, è una sorella. Punto.

Un albo delicatissimo che ci dice che non si può mica chiedere scusa per come si è, ma anche che non siamo tutti uguali, che ci sono sì dei quadrifogli, ma che quel che conta è andare al di là non solo delle diversità, ma anche di tutte queste “specialità” che spesso vengono sottolineate di fronte alle disabilità. Mimosa è Mimosa e basta. Se proprio vogliamo darle un’etichetta, quella di sorella basta e avanza.

Il sito della torinese Fondazione Paideia e quello del CEPIM, Centro Persone Down-Torino, coinvolti nella realizzazione del libro.

Beatrice Masini – Svjetlan Junaković, Mia sorella è un quadrifoglio, Carthusia 2012, 32 p., euro 15,90

La differenza non è una sottrazione

15 Feb

More about La differenza non è una sottrazione. Libri per bambini e disabilità

Il felice, fantastico titolo appartiene a un volume uscito di recente per le edizioni Lapis, in collaborazione con Ibby Italia che dal 2007 diffonde in Italia la Selezione Internazionale di libri per ragazzi con disabilità. Proprio di ragazzi, libri e disabilità si parla: il volume infatti vuole essere un momento di riflessione attorno ai contributi di attori diversi, attraverso le testimonianze di addetti ai lavori, sul concetto di diversabilità applicato ai libri per bambini e ragazzi.  Accanto alla riflessione importante di uno pedagogista come Andrea Canevaro, si trovano i contributi di chi i libri li pensa, li scrive, li illustra e li porta ai lettori e quindi deve fare i conti con la diversabilità. Testimonianze di scrittori, illustratori ed editori, ma anche le esperienze di biblioteche, di studi particolari, di case editrici come la francese Les Doigts Qui Revent che ha scelto di produrre libri per bambini ciechi.  Accanto un percorso bibliografico ragionato. A legare insieme i diversi contributi l’idea di fondo della condivisione della responsabilità e l’idea del libro come mediatore di conoscenza ed esperienza.

Mi ha particolarmente affascinato la riflessione di Canevaro e la sua introduzione del concetto di resilienza, termine tecnico del mondo edilizio. La resilienza è la capacità di un materiale di riprendere la sua forma dopo esser stato schiacciato  o aver perso la forma originaria. Applicato a un bambino – o a un essere umano in generale – è quindi la capacità di poter riprendere la propria struttura nonostante le deformazioni subite, le violenze delle situazioni in cui hanno vissuto. Un concetto che porta in sé una possibilità.

La differenza non è una sottrazione. Libri per ragazzi e disabilità, Lapis 2009, 72 p., euro 14.