Wonder

20 Giu

Più riguardo a Wonder

Qualche volta cominci un libro proprio nel giorno sbagliato, in cui hai pensieri concentrati che proprio non ti lasciano andare avanti, così finisce nel bagagliaio del’auto e te lo porti in giro fino a un tardo pomeriggio di luce di montagna in cui ti siedi in mezzo a un prato e lo leggi fino alla fine. Un libro che fa ridere e piangere, in cui io ho fatto i conti del “questo ce l’ho” condividendo con Auggie situazioni e stati d’animo, “peste” e ribellioni a eccessive protezioni. Forse leggendo la trama vi sembrerà triste o difficile, ma fa ridere davvero. Fa ridere con ironia bella e spesso feroce perché il protagonista, proprio come capita in questi casi,  dice di se stesso con nonchalance  delle cose terribili e vi graffia un po’ con la sua causticità di diritto e vi fa sorridere, se ne avete l’intelligenza.

Auggie è nato con la sindrome di Treacher-Collins, malattia ereditaria che colpisce i tratti del viso, il palato, i condotti uditivi. Auggie è consapevole di essere  “un mostro”, come lui stesso si definisce. Conosce alla perfezione la reazione delle persone che lo vedono per la prima volta e quell’attimo in cui abbassano le palpebre o distolgono lo sguardo, quasi potessero annullarne la presenza insieme al loro imbarazzo. Conosce quel che sussurrano di lui le persone quando passa o le domande che gli possono fare gli altri bambini con cui gioca al parco, ma anche quanto possono essere veloci alcuni adulti ad allontanare da lui i loro figli o dolorosi gli insulti. La sua conclusione è molto semplice: “l’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale”. E bisogna farci i conti, soprattutto nel momento in cui entra in prima media e per la prima volta va a scuola, abbandonando il nido protetto della sua famiglia e della cerchia dei conoscenti.

Affrontare la scuola significa per Auggie affrontare il mondo, con le sue paure, con gli errori che commettono gli altri pensando di facilitargli la vita, con i pregiudizi e i preconcetti (compreso il fatto di chi si stupisce di quanto sia intelligente), con la paura che chi gli diventa amico non lo faccia spontaneamente ma per commiserazione o perché qualche adulto – un genitore, il preside, gli insegnanti – glielo ha chiesto come favore.

Il libro è costruito a più voci: non solo il punto di vista del protagonista, ma anche dei compagni di scuola e della sorella, dando così al lettore la possibilità di wonderavere più voci da ascoltare e di cui tener conto. Dentro ci trovate Guerre Stellari, i migliori travestimenti per Halloween, una ragazza di nome Summer che è un po’ la Stargirl di Auggie, la colonna sonora che corre lungo le pagine, i precetti del prof. Browne e quelli dei suoi alunni. E che a ognuno di voi capiti un giorno una standing ovation dedicata e la possibilità di conservarne il ricordo come se fosse sempre in corso: è una meraviglia, davvero.

Il sito dell’autrice, Jill Aramor, e il suo blog. Il libro diventerà un film la cui sceneggiatura è stata affidata a John August (Frankenweenie).

In Francia questo romanzo è stato protagonista di una duplice scelta editoriale: è stato proposto da Pocket jeunesse per la fascia +13 anni, con una copertina che richiama l’edizione originale americana a cui rimanda anche la grafica italiana, e da Fleuve Noir nella collana di letteratura generale.

R.J. Palacio, Wonder (trad. di Alessandra Orcese), Giunti 2013, 285 p., euro 9,90 (ebook euro 5,99)

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