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Albert il toubab

9 Giu

toubab

Pubblicato nel 2008, questo romanzo breve raccoglie gli echi delle proteste di piazza che i roghi nelle periferie parigine, presto estesisi anche ad altre città francesi. A guardare il riverbero delle fiamme, con un po’ di pregiudizio nei confronti degli immigrati che in quelle zone vivono e con la tendenza a fare di tutt’erba un fascio, è Albert, tranquillo pensionato che abita invece in una villetta in un quartiere confinante. Vive solo, dopo la morte della moglie che al contrario di lui frequentava quelle periferie aiutando gli immigrati nelle pratiche burocratiche e organizzando corsi di francese. Conoscendo il marito si è premurata di procurargli a sua insaputa un aiuto domestico: una donna senegalese viene ogni mattina a cucinare e sistemare la casa. Il sospettoso Albert sarà preso in contropiede quando la donna, ricoverata per qualche giorno in ospedale, gli affiderà la figlia di nove anni. Memouna scoprirà allora che anche Albert è un immigrato: cinquant’anni prima è arrivato dal Portogallo e ha vissuto sulla sua pelle le difficoltà dell’integrazione e il dolore della vita.

Ma Albert è francese e per spiegare la sua storia e il suo senso di appartenenza alla patria porta Memouna e i suoi amici al Musée de l’historie de l’immigration che si trova al Palais de la Porte Dorée e di cui vi avevamo parlato qui a proposito della mostra su fumetto e immigrazione. Se pensate di fare un salto a Parigi, mettetelo nel programma della vostra visita: l’allestimento permanente, intitolato Repères, merita la giornata: proprio come i protagonisti del romanzo, potrete camminare tra le teche che contengono gli toguooggetti donati da immigrati, ascoltare le loro testimonianze, salvare le frasi che vi colpiscono di più, passare tra manifesti, musiche, schermi interattivi tra le nove sezioni in cui si snoda il percorso e che si occupano del significato dell’emigrare attraverso appunto oggetti e testimonianze delle persone che ne hanno fatto un legame con la terra d’origine; attraverso il racconto dell’evoluzione della legge, della partecipazione dei migranti alla storia della Francia (alle guerra, alle Resistenza, alle lotte sindacali), dello sport come modo di emergere, delle logiche (spesso illogiche) urbane che vanno a delinearsi, delle modifiche che si verificano a livello linguistico. Potrete visitare anche la luminosa mediateca e  la galleria dei doni, dove chiunque può portare fotografie, oggetti di famiglia o legati alla professione, archivi che testimonino un aspetto dell’immigrazione. Ad accogliervi, un barcone di migranti reinterpretato da Berthélémy Toguo.

L’illustrazione di copertina è di Francesca D’Ottavi. Il sito dell’autrice.

Yaël Hassan, Albert i toubab (trad. di Anthi Keramidas), Lapis 2014, 141 p., euro 10

Il colore della libertà

28 Nov

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La storia di Max si svolge in un futuro prossimo, in un mondo simile al nostro, dove non esiste più democrazia, dove le persone vivono in un regime totalitario che detta regole assurde come il divieto di aiutarsi l’un l’altro (fosse anche solo a sollevare uno scatolone troppo pesante), il divieto di mostrare affetto, l’obbligo di indossare una divisa che contraddistingue ogni studente con un colore a seconda della bravura. Precipitato dal rosso al marrone – la fascia più bassa, quasi un reietto, additato, schernito e tenuto a distanza, Max scopre un’isola di libertà nella bottega dell’antiquario che vive nel suo palazzo. Felix gli racconta del mondo in democrazia, gli fa vedere film proibiti e gli dà accesso alla sua riserva di libri che – contrariamente agli ordini – non ha mai bruciato.

Max comincia così a dubitare della freddezza della madre e a capire i legami che uniscono le persone a lui vicine: Felix conosceva suo padre, arrestato dieci anni prima e ora in prigione, e ospitava le riunioni di coloro che volevano ribellarsi al sistema. Una rete di resistenza che non si è mai spezzata, a cui aderiscono persone di cui mai Max sospetterebbe, pronte a rientrare in azione ora che il padre sta per terminare il periodo detentivo.

Il sito dell’autrice. La copertina è di Francesca D’Ottavi. Questo è il libro citato tra le pagine, da cui prende spunto la modalità di ribellione attuata dal gruppo di resistenti.

Yaël Hassan, Il colore della libertà (trad. di Anthi Keramidas), Lapis 2013, 147 p., euro 10