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Seb e la conchiglia

16 Ott

La collana Libri da Parati di Verbavolant ha la particolarità di affascinare grazie alla possibilità di leggere una storia che avanza attraverso le pieghe dell’unico foglio di cui è composta e poi di regalare la grande immagine finale che sovente il lettore vorrebbe appendere al muro tanto è bella. Il gioco riesce particolarmente bene in questo caso in cui l’illustrazione finale rende davvero omaggio alla tecnica utilizzata da Luisa Montalto, la pittura cinese a pennello di bambù, che lascia sulla carta traccia della bellezza attraverso cui, per tradizione, si medita e si contempla.

La storia cucita da Claudia Mencaroni è altrettanto evocativa delle immagini; si presta a immaginare, ma anche a tirar fuori emozioni e sensazioni vissute. la bambina che parla in prima persona dice come ci sia un posto che solo lei conosce, e ci va da sola, la notte, al buio, dopo aver tirato su il cappuccio della felpa ed essere scesa a cavalcioni lungo il corrimano. Nel fosso l’aspetta Seb, che parla una  lingua che solo lei conosce. A dire il vero, stretta  la conchiglia che la bambina porta in tasca, si parlano in silenzio, come le conchiglie, come le nocciole che crescono sugli alberi sotto cui si riparano, come fanno le persone felici. E via con l’avventura, correndo tra le foglie, nel vento, sotto le stelle.

Un’avventura che lascia sabbia tra le dita, che è consuetudine e poco importa chi sia Seb – un amico immaginario? qualcuno partito che sia ha voglia di ritrovare? – perché quel che qui si delinea è quello spazio sospeso tra realtà e sogno, tra realtà e immaginario, che si riempie di quel che si desidera e che sancisce un legame indissolubile, forte e fiducioso. la fiducia di chi si lascia portare a spalle nella corsa folle, di chi lascia la sicurezza del proprio letto la notte certo che sotto i noccioli c’è chi lo attende, di chi sa che – anche lontani – non ci si perde, non ci si perde.

Claudia Mencaroni – Luisa Montalto, Seb e la conchiglia, Verbavolant 2018, euro 12

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I custodi della neve

18 Dic

Di VerbaVolant amiamo in particolare i libri da parati; questo libro invece è uno dei primi di una nuova collana chiamata SegnaStoria, caratterizzata da un segnalibro staccabile integrato nella copertina e da tematiche storiche, laddove la storia è intesa come acronimo di scoperte, teorie, opere, racconti, invenzioni, avventure: le vicende narrate nei vari romanzi prendono spunto da personaggi realmente esistiti, scoperte e invenzioni. In questo caso il lettore viaggia nella Sicilia della seconda metà del 1600 e lo spunto, insieme ai briganti, alle neviere, all’Etna e alle piramidi siciliane, è il gelato. L’avventura vede insieme un bizzarro e variegato gruppo: due gemelli strabici, briganti mancati, un possidente caduto in disgrazia e il suo mezzadro, in fuga dalle guardie e dai creditori in compagnia di un neonato chiamato Totò. Il lettore segue gli spostamenti e le peripezie dei cinque, la crescita del bambino in questa famiglia certo strampalata ma ricca di affetto e cura, le loro peregrinazioni tra la campagna e le pendici dell’Etna, fino ad arrivare sulla costa. A fare da sfondo (e neanche tanto perché le neviere evocate sono in qualche modo protagoniste) ecco la Villa romana del Casale a Piazza Armerina con i suoi mosaici, la Grotta dei Ladroni sulle pendici dell’Etna e l’invenzione del gelato, con la presenza di Francesco Procopio Cutò e le sue sperimentazioni sulla macchina del gelato.

Un modo per leggere e viaggiare sia nella storia che nella geografia, ma anche nella lingua: nell’appendice finale si trovano degli approfondimenti sia sui luoghi citati che sulle vicende storiche, accanto a un glossario che traduce le espressioni siciliane presenti nel testo. Peccato solamente per il carattere corsivo scelto per le lettere che chiudono la storia, non di immediata lettura, soprattutto quello utilizzato per le missive che giungono da Parigi.

Le illustrazioni sono di Laura Proietti.

Dino Ticli, I custodi della neve, VerbaVolant 2017, 128 p., euro 13