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Giulia

4 Nov

Giulia

Di Andrea Ventura avevamo apprezzato Una mattina mi son svegliato, dove le sue immagini, accompagnate al testo di Mimmo Franzinelli, si facevano racconto senza giudizio né pregiudizio di cinque possibili scelte all’indomani dell’8 settembre 1943. Ora la sua capacità narrativa torna nell’essenzialità di brevi testi e immagini in bianco e nero per narrare della realtà al lettore e farlo con un linguaggio – quello grafico – vicino ai giovani lettori. Così questo testo diventa occasione per parlare della vita agli inizi del secolo, prendendo spunto da vicende familiari.

La narrazione va dal 1909 al 1928 e segue la vicenda personale di Giulia nata a Triches, paese bellunese a pochi chilometri dal confine, quella della sua famiglia e insieme quel che accade intorno: l’emigrazione per cercare lavoro all’estero, la madre che lascia i propri figli per andare a fare la balia presso ricche famiglie, la scuola abbandonata troppo presto per “affittarsi”e portar le mucche al pascolo, la Prima Guerra Mondiale che irrompe, l’impiego in fabbrica negli anni Venti e poi a servizio a Milano. Giulia è la nonna dell’autore e allora il ritmo del racconto si fa quello di un albo fotografico a cui anche la forma quadrata e spessa del libro rimanda: non solo un susseguirsi di immagini, ma anche i testi identificano ricordi isolati e spesso spezzati tra loro, esattamente come possono nascere dal ricordo di cui fa memoria e racconta ad altri. Sono particolari quelli che emergono, singoli episodi, accadimenti ancora vivi nel ricordo di un singolo e allora ecco un’impronta unica data anche agli avvenimenti storici, visti dagli occhi della protagonista o stigmatizzati in un frammento di realtà (un soldato a cavallo comparso nella notte; il tetto dell’auto di Mussolini intravisto dall’alto). Gli eventi storici scorrono sulla linea del tempo e ad emergere sono singoli racconti personali che si situano proprio lì, ma danno al contempo un senso privato al contesto generale.

Non solo solo i singoli ricordi e le singole caratterizzazioni (la sorella appariscente, il fratello zoppo, il collo di volpe di un cappotto smesso), ma è anche il paesaggio a dominare con una sorta di lingua propria che tracima dalle illustrazioni: gli animali (il toro, l’upupa…), le piante, il profilo delle vallate, le geografie urbane dell’industrializzazione e delle case dei signori. La prefazione di Sergio Luzzatto, cristallina ed essenziale, parte da Dino Buzzati per parlare di “storie dipinte” e non poteva esserci probabilmente introduzione migliore a una singola storia di popolo che si fa voce di umanità e di vicende nazionali.

Il sito di Ventura. Frammenti della storia sono stati pubblicati sul sito del New York Times.

Andrea Ventura, Giulia. Una ragazza del Novecento, Utet 2015, 208 p., euro 27

Una mattina mi son svegliato

9 Set

Più riguardo a Una mattina mi son svegliato. 5 storie dell'8 settembre 1943

La sera dell’8 settembre 1943 il maresciallo Badoglio, allora capo del governo italiano, leggeva ai microfoni dell’Eiar il comunicato che informava gli italiani dell’armistizio firmato con gli Alleati. Il libro che presentiamo oggi disegna – grazie alle illustrazioni accompagnate da brevi testi essenziali, in un formato quindi appetibile per i giovani lettori “visivi” – cinque strade diverse che quella firma e quel momento storico segnarono. La chiave è quella di ripercorrere cinque vicende simboliche a ricordo delle scelte personali che furono possibili o di quelle subite che troncarono vite e speranze; una scelta non scontata che – come in una vetrina delle possibilità – non tralascia episodi dolorosi e personaggi scomodi. Vengono registrate infatti le storie di Lotte Fröhlich, una delle donne ebree uccise a Meina nella prima strage di ebrei in Italia, e quella di Franco Passarella che, appena entrato a far parte di una banda partigiana della Val Trompia, venne fucilato da chi aveva scelto la sua stessa parte perché creduto a torto una spia. Ma anche la storia di Giorgio Albertazzi che aderì alla Repubblica di Salò e che, nel 1946, godette dell’amnistia al reato di collaborazionismo.

Accanto due storie più note e simboliche: quella di Primo Levi e quella di Nuto Revelli, colte però con sfumature non comuni. Di Levi infatti, accanto all’esperienza nei lager, viene ricordato il periodo partigiano (compreso l’episodio controverso tornato di recente agli onori della cronaca dopo la pubblicazione di “Partigia” di Sergio Luzzatto) insieme a Vanda Maestro, Luciana Nissim e Franco Sacerdoti, accomunati dalla deportazione a cui solo due dei quattro amici soprassero. Di Revelli invece si racconta in conclusione di capitolo il ritorno nella Cuneo liberata, scendendo dalle valli con i compagni resistenti. Un ritorno che per il giovane partigiano significa chiudere la finestra sulla festa immensa che la città celebra, nel dolore privato del padre, a letto dopo esser stato colpito dal fuoco tedesco mentre cercava il figlio tra le strade cittadine.

Il titolo del libro è un verso di “Bella ciao”, la conclusione riporta le strofe di “Pietà l’è morta” che lo stesso Revelli compose durante il periodo di Resistenza, insieme

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ad altri celebri canti (come “la Badoglieide”) nati nelle baite dove trovarono rifugio i primi partigiani. Proprio Borgata Paraloup, in valle Stura (Cuneo),  dove nacque la prima banda partigiana in Italia, è da qualche mese una borgata completamente ristrutturata che accoglie un museo del racconto, una biblioteca-sala convegni, un punto accoglienza per fare memoria con attenzione alla storia, all’architettura e alla sostenibilità. Per saperne di più, il sito; il progetto è a cura della Fondazione Nuto Revelli onlus.

Il sito di Andrea Ventura. Il capitolo dedicato a Lotte Fröhlich e Mario Mazzucchelli sul sito del New York Times. Quel che ne pensa Massimo Novelli, su Repubblica.it.

Andrea Ventura – Mimmo Franzinelli, Una mattina mi son svegliato. Cinque storie dell’8 settembre 1943, Utet 2013, 123 p., euro 16, ebook euro 7,99