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High Street

2 Giu

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Che cos’è l’inglesità per noi mediterranei?
Per me è un senso di ordine e di grazia leggiadra, di piacevole ricorsività. Un senso della variazione nella prevedibilità.
Quale gioia leziosa può gareggiare con quella di tornare in un negozio e sapere che i tuoi piccoli desideri e vizi saranno soddisfatti?
Hight Street di Alice Melvin parla di tutto questo in rima baciata con una deliziosa filastrocca che ci fa passeggiare lungo una High Street speciale.
Lo stile della Melvin, equilibrato, pacato, ordinato come un prato all’inglese è molto descrittivo e decorativo. Ricorda la sobria eleganza delle tappezzerie preraffaelite e la bellezza dei musei di arts and crafts.
In compagnia di Sally, una bambina volitiva dotata di una bizzarra lista della spesa, entriamo in tutte le botteghe: un negozio di caramelle, una pasticceria, un negozio di porcellane, un antiquario, un venditore di strumenti musicali, un negozio di animali, di giocattoli, un erbivendolo, un ferramenta (forse il mio preferito da piccola), un fioraio. Cosa c’è di più rassicurante dell’assortimento di un negozio?
Sally entra, compra, esce, si gode l’acquisto e passa al numero successivo. Alla sua azione di spingere la porta corrisponde la nostra di aprire le alette delle pagine che mostrano l’interno del negozio in sezione.
Il libro è un lungo pianosequenza e accanto alle facciate degli edifici color pastello incontriamo anche l’immancabile buca delle lettere della Royal Mail, un lampione novecentesco, un bidone dell’immondizia, un bobby e umanità varia.
E… la sorpresa più grande di High Street verrà dal parco!

Il sito di Alice Melvin

Alice Melvin, The High Street, Tate Publishing 2011, 9,90 sterline

Bedtime story a chi?

22 Nov

Pronti per un viaggio psichedelico?
Ecco una possibile versione della “trama” di Wonder Bear. Fratello e sorella seminano il loro orticello e si mettono a dormire. Lei, pragmatica, ha piantato cocomeri; lui, sognatore, cappelli. Cosa nascerà nel cuore della notte? Una pianta di cappelli, che domande! Una pianta che porta in frutto un orso col cappello. Che si presenta con l’inchino. E i bambini sono troppo incuriositi dal suo copricapo: che cose c’è là dentro? Ma una truppa di divertentissime e pazzerellone scimmiette. Possono starsene buone buone? Mannò, schizzano in aria, fanno piramidi in cielo, vengono raggiunte da una bambina sparata da un cannone acceso da un orso delle meraviglie (nato in un campo di cappelli). E poi, che può farci un orso con un cappello? Ma delle bolle di sapone, non di quelle normali, a forma di leone. E i leoni possono trattenersi dal mangiare le scimmiette? Giammai. Prima o poi, però, le bolle di sapone scoppiano e le scimmiette atterrano su un telone dei pompieri tenuto dal nostro orso e da fratello e sorella.
Che altro può avere un orso nel cappello? Ma delle erbe magiche (?), signori, che se ci soffia sopra fanno librare nel cielo tante bellissime creature del mare. Foche, delfini, mante, capidogli, polipi e pesciolini. Due bambini, che hanno seminato cocomeri e cappelli, si meritano di farci un giro sopra e di volare in compagnia delle giocose scimmiette, fino ad arrivare alla luna. Si è fatto tardi e anche due bambini spregiudicati hanno sonno, seppur in volo su un delfino incoronato. Appena il tempo di una nuotata su una manta in braccio al loro orso e poi si torna a casa. Una scimmia gli rimbocca una coperta, le altre salutano gli amici del mare e, una a una si tuffano nel cappello, orso compreso. Chissà dove andrà l’orso delle meraviglie?

Wonder Bear è un silent book cartonato di grande formato, verticale, pazzo, fresco, dinamico fino a dare le vertigini. Costruito su una palette minimale (arancio, verde, nero  e blu) con tinte piatte e figure anni ’70, non limita le possibilità di movimento, le rende circensi, spettacolari. Orchestra le dispettose scimmiette e il portentoso orso sotto lo sguardo ammutolito di una coppia di fratelli su texture di riccioli, piante tropicali e cieli stellati.

In qualche modo gli orsi ricordano i protagonisti della Famosa invasione degli orsi in Sicilia  e le scimmie Zizì di Munari. La sensazione di volare che si può sentire sfogliando queste pagine mi ha fatto pensare al film d’animazione Dragon Trainer, allUltimo elfo  e (solo un pochino) a Porco Rosso. Tutto, nella notte, nel sogno, può esplodere di felicità, nascondere un gioco, uno scherzo, un’illusione.
Non si può fare a meno di chiedersi se alla sveglia, l’indomani, i due fratelli saranno delusi dal veder nessun cappello cresciuto nei fiori dell’albero e, soprattutto, se c’è la benché minima speranza che un bambino in carne e ossa, dopo aver viaggiato con la fantasia per cieli e mari sulla scia di un’orda di scimmiette arancioni, sia disposto ad appoggiare la basetta al cuscino. Forse nella speranza di veder crescere una pianta di Gormiti accanto ai fagioli nel cotone?

Il sito dell”autrice Tao Nyeu
La scheda libro
su Templar publishing.
Tao Nyeu, Wonder Bear,  Templar Publishing, 48 pp., £ 10.99

Mia mamma ha due occhi grandi COSì

5 Set

Pluripremiato, pluritradotto (Corea, Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna, Finlandia, Germania, Olanda, Francia e Spagna) A Bit Lost, dell’illustratore e designer irlandese Chris Haughton, è poesia per gli occhi. Si classifica a pieno titolo nella categoria “mantra illustrati”, che i bambini dai 3 anni in su adorano.
In un formato poco distante dal quadratone (brossura cucita, carta uso mano), racconta l’avventura del Piccolo gufo che cade dal nido e cerca di ritrovare la mamma grazie all’aiuto dello Scoiattolo (tardone). Come si fa a scambiare la Mamma del Piccolo gufo per Mamma Orsa? Certo… è grande.
E per Mamma Canguro, allora? Beh, ha le orecchie appuntite.
Quel farabutto dello scoiattolo ha anche il coraggio di portare il Piccolo Gufo davanti alla Rana che, bisogna ammetterlo, ha due occhi enormi come due uova al tegamino.
Per fortuna la rana ci vede benissimo ed è saggia… lei sì che ricondurrà Piccolo Gufo dalla Mamma.
Finalino numero uno con biscottata nel nido offerta da Madame Chouette, perché quel furbacchione dello Scoiattolo, oltre a essere poco perspicace, è pure goloso! Finalino numero due con chiusura circolare della storia (Eddai, che Piccolo Gufo cade di nuovo!).

Cosa rende così speciale questo libro?
I colori: lo sapevate che il cielo può essere verde marcio e il bosco arancione? Forse la paura del Piccolo gufo è meno agghiacciante se una palette di tinte azzeccatissime gli accarezza gli occhi. (Un po’ estrema invece la scelta di ambientare i momenti “dialettici” della storia su un bianco piattissimo.)
Le silhouette: sfondo e personaggi sembrano strappati à la Jek Tessaro,  ma credo siano interamente realizzati al computer, con il risultato che ogni colore scelto dà grandissima profondità e il libro ha un look & feel meno cartaceo.
Il font: il carattere con cui è stato composto il libro è l’A Bit Lost, immagino progettato dall’autore. Ha qualcosa dei videogames e dello stile low fi delle strisce di fumetti underground.
Cartotecnica: una leziosa pagina tagliata a metà in apertura ci fa trattenere il fiato mentre Piccolo gufo precipita… e poi raggiunge il suolo (questo piccolo assaggio ha suggerito a Haughton di tentare la via del pop up…)
Gli occhioni ipnotici: è impossibile resistere a quelli delle civette… ed è buffo vedere gli altri animali chiamati in causa sgranare gli occhi allibiti davanti all’indice dello scoiattolo.

Secondo me A Bit Lost lo pubblicano anche in Italia!

Chris Haughton, A Bit Lost, Walker Books, London 2011

Sito dell’autore − http://www.vegetablefriedrice.com/

Blog dell’autore − http://chrishaughton.com/

Dove potete comprare dei bellissimi tappeti Fair trade con i suoi disegni (e colori) http://noderugs.com/

People Tree http://www.designboom.com/contemporary/peopletree.html