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Troppo vicino per starti lontano

28 Mag

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(…) una sorta di speranza. L’idea che si potesse ritrovare ciò che era andato perso. Mentre ci allontanavamo in auto, cercavo di immaginare come sarebbe stato aprire la porta e trovare una cosa a cui ormai avevi rinunciato. Magari era stata in posti sconosciuti, era stata imbarcata su un altro aereo ed era passata per un sacco di mani estranee, eppure, in un modo o nell’altro, aveva trovato la strada di casa ancor prima che spuntasse il giorno.

La vecchia vita di Ruby le sta tutta appesa al collo. Un laccio, e per ciondolo una chiave pesante, quella della casa gialla, l’ultima delle tante case in cui ha vissuto con la madre, in cui ha assistito ai suoi silenzi, alle sue ubriacature, alle sue ombre. Quella da cui un giorno la madre è sparita, abbandonandola, e lei ha cercato di farcela da sola, anche se le avevano staccato la corrente, perché in fondo mancavano solo sei mesi ai suoi diciotto anni. Poi i proprietari della casa se ne sono accorti (tutta colpa dell’asciugatrice che si è rotta) e hanno avvertito l’assistente sociale, la quale ha rintracciato Cora, la sorella che Ruby non vede da dieci anni. Così, all’inizio della storia, Ruby la troviamo lì: nella casa perfetta di Cora e James, in una stanza che non è la sua, in una nuova scuola per ragazzi ricchi distante trenta chilometri e centinaia di anni luce dalla sua. La prima notte Ruby afferra lo zaino con le sue poche cose e tenta la fuga, bloccata da quello che non si aspetta: uno che la copre, che la asseconda. Perché quando salta nel giardino dei vicini e il cognato la scopre, Nate la copre e le evita ogni spiegazione. Nate. Quello con cui deve andare a scuola ogni mattina. Quello gentile; l’onnipresente, il campione di nuoto, il compagno di scuola perfetto. E insieme a lui il terribile Garvais e l’insondabile Olivia e la nevrotica Harriet e la perfetta famiglia di James.
Un mondo. Nuovo. Che Ruby non vuole, ma che comincia improvvisamente a vedere con occhi diversi, scoprendo che nessuno è davvero ciò che sembra e che probabilmente lei non è l’unica a voler scappare. Ruby scopre anche una nuova verità sulla sua famiglia e sul rapporto con la sorella e poi, un mattino, pesca tra i bigliettini offerti dalla prof il tema per la sua ricerca scolastica. Ironia: il bigliettino recita LA FAMIGLIA. Che cos’è una famiglia?

Ma succedeva così, quando davi e ricevevi aiuto, o almeno stavo cominciando a capirlo: non si andava mai davvero in pari. Quel tipo di legame, una volta aperto, restava tale nel tempo.

– Quello che voglio dire è che al mondo c’è un sacco di gente. Non c’è nessuno che la pensi esattamente come te: è un dato di fatto. Perciò quando trovi una persona che ci azzecca su un paio di cose, specialmente se sono importanti… magari fai bene a tenertela stretta. No?
(…)  Era evidente che condividere qualcosa poteva portare molto lontano, o perlomeno in un posto diverso da quello che si era programmato. Come a un’amicizia o a una famiglia, o anche al semplice trovarsi sola su un cordolo di marciapiede, di sabato, cercando di raccapezzarsi.

Ecco, raccapezzarsi tra le cose che ti capitano. Quando scopri un’amica, un amore, una vita. Quando dovresti abbassare la corazza, aprire uno spiraglio nel guscio e lasciare che degli estranei non più estranei si infilino dentro. E non ci riesci.
Sarah Dessen si riconferma sicuramente all’altezza del precedente “Ti dedico una canzone”. Questo è il sito dell’autrice. Questa la canzone preferita dalla mamma di Ruby, che lei canticchia nel libro: 

Sarah Dessen, Troppo vicino per starti lontano (trad. di Giovanna Scocchera ed Elisabetta Spediacci), Mondadori 2010, 414 p., euro 16