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Il cavaliere Panciaterra

17 Ott

Cavaliere-PanciaterraLa genialità buffa di Gilles Bachelet incanta a questo giro con una storia sul valore del tempo, su quel che si può rimandare all’indomani, sulle urgenze che perdono importanza se le si guarda con un po’ più di calma, su quel che è essenziale e quel che no. Per il Cavaliere Panciaterra protagonista, una chiocciola a cui tocca di andare a combattere contro il rivale Cornamolla, è importante sì affrontare l’inevitabile, ma c’è una sequenza di passaggi che non possono essere persi: insomma, non si può uscire dal castello senza aver fatto colazione e ginnastica, essersi lavati e aver risposto ai messaggi (eh!), salutato i bambini, baciato la consorte ed essersi muniti di quanto è necessario (la corazza, ma anche il cestino del pranzo, la tazza per bere). E che dire degli imprevisti che si incontrano per strada? Vorrete mica negare un’indicazione richiesta, non prestare soccorso a chi ne ha bisogno o resistere alla tentazione di lasciare qua e là tracce del proprio folle amore… Per cui il tempo passa e passa anche l’ora della guerra, che non essendo vitale si può rimandare, in un mondo di lumache dove ogni cosa ha il suo momento e dove il cibo, il riposo e gli affetti sono giustamente sacri.

Le illustrazioni sono esilaranti: potete trovare piccoli particolari nascosti che vi faranno sorridere, ridere, sbellicare in un crescendo di risate (vi sfido ad arrivare alla pagina dove confrontate la forma del cestino del pranzo dei due contendenti). Ma Bachelet fa di più: regala ai grandi, a chi è un po’ più sgamato la possibilità di riconoscere tanti altri personaggi che ha adattato al mondo-lumaca, ma che sono riconoscibilissimi. Allora, via: da Elmer a Cappuccetto, dalla signora con la falce ai briganti di Ungerer, da Pomelo a Batman, dagli arazzi di Bayeux a Dumbo, trovate gli omaggi.

Gilles Bachelet, Il cavaliere Panciaterra (trad. di Rosa Vanina Pavone), Il Castoro 2015, 36 p., euro 15

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Vorrei un tempo lento

20 Nov

vorrei un tempo lento

Corre il tempo tra le immagini di Sophie Fatus; corre tra papaveri e soffioni, alberi su cui si posa la prima neve, pesci, lucciole e farfalle. Un tempo lento, quello che si invoca, un tempo per vivere con calma i momenti del quotidiano: andare a piedi a scuola, inventare pozioni con sassi ed erba, giocare con gli amici, litigare e fare pace. Ma anche un tempo zitto, perché non sempre c’è necessità di dire, a volte è sufficiente ascoltare il proprio respiro e quello di chi ci sta attorno, natura compresa e magari stare lì a sognare tranquilli ad occhi aperti. E pure un tempo stanco, per riposare noi e il tempo e l’intorno e intanto semplicemente stare.

Tra tutti i tempi che questo albo – invito a dare tempo ad ogni cosa – elenca, ecco uno splendido tempo lento “a forma di bambino / che vuole far da solo / avendoti vicino”: è il tempo dello scoprire e dell’imparare facendo, del crescere un millimetro ogni giorno, senza che ce ne si renda conto, facendosi appunto “prima fiore, poi frutto”.

Un tempo in rima, da cullare col suono delle parole, andando avanti e indietro tra le illustrazioni, sempre delicate e lievi, quasi lente come il tempo evocato nel senso migliore che possa esserci.

Luigina Dal Gobbo – Sophie Fatus, Vorrei un tempo lento, Lapis 2014, 40 p., euro 13,50

Prima dopo

26 Set

primadopo

Sullo sfondo nero della copertina si fissa il trascorrere del tempo: dalla ghianda alla quercia, dal bruco alla farfalla e l’eterno dilemma dell’uovo e della gallina. Non c’è una parola nelle pagine interne e del resto non ce n’è bisogno per raccontare il prima e il dopo e per lasciare che il lettore si interroghi su cosa sia davvero prima e cosa dopo, quali le cause e quali invece le conseguenze. Il lettore può trovare rimandi tra le immagini e costruire storie, divertendosi a intrecciare legami, a rintracciare particolari e assonanze, come nelle pagine in cui una giungla di piante e una di grattacieli che si rincorrono.

Un libro tondo come tondo è il tempo, dalla notte al giorno e poi dal giorno alla notte, e in mezzo la vita. Fatta di api e barattoli di miele, di pecore e di lana, di stagioni, di fiori che sbocciano e frutti che raggrinziscono, di semi e rotoballe e grano e pane, di matite che si consumano, di persone che si raggiungono. Ma è anche un tempo più lungo quello descritto: il tempo storico, raccontato dai diversi modi di fare luce (la candela, il lume, la lampada e l’elettricità) o di comunicare  così come dall’incuria e dall’abbandono di una casa disabitata, e il tempo della vita, condensato in un dondolio che si riflette a sinistra in un cavallino di legno e a destra in una sedia a dondolo (e notate anche la luce fuori dalle finestre alle loro spalle) o in un bosco bruciato che ritorna verde.

Ho sfogliato queste pagine anche in pdf, apprezzando la possibilità che avrebbe in formato digitale; vi assicuro che in alcune sue parti il libro è perfetto per un effetto flip-flap: c’è la lingua del camaleonte che si allunga a pescar la mosca e c’è – piccola meraviglia davvero – il ponte che si crea e si tende tra due valli a permettere a qualcuno di attraversare per raggiungere chi è in attesa dall’altra parte. E mentre pensate che ci vorrebbe un collegamento e chissà quale dei due metterebbe piede per primo per correre incontro all’altro, ecco che tutto nasce sotto i vostri occhi. Sotto i nostri occhi come tante delle trasformazioni, degli stati, dei mutamenti che ci stanno intorno ogni giorno.

Il sito di Matthias Arengui. Il sito di Anne-Margot Ramstein.

Anne-Margot Ramstein & Matthias Aregui, Prima dopo, L’Ippocampo junior 2014, 176 p., euro 15

Che ora è?

13 Mag

Più riguardo a Che ora è?Un cartonato per leggere dello scandire della giornata e del passare delle ore e per prendere familiarità con l’idea del tempo che passa e con l’orologio. Il piccolo lettore può infatti seguire sulla pagina di destra lo scorrere delle lancette su una bella sveglia panciuta e sulla pagina di sinistra vedere le azioni che l’orso protagonista associa a quel momento e provare con lui a stiracchiarsi, leccarsi le briciole dai baffi, rotolarsi nel prato, galleggiare tra le bolle di sapone. Azioni quotidiane che vengono dette con parole più dolci. Una giornata in cui c’è l’ora delle stelle e quella di salpare coi pirati e quella di lucidare il sorriso. E di mettere Dido e banana nello zainetto. Oh sì.

Il blog dell’autrice. Il blog dell’illustratrice.

Una nota: in questo libro, come in altri  (ad esempio alcuni testi della serie “Tre passi” di Emme, alcuni della collana “Anch’io so leggere” de Il Castoro, alcuni cartonati di Nicoletta Costa sempre per Emme) il testo imita la scrittura, utilizzando font in corsivo che non sempre risultano di così semplice e immediata lettura da parte di un lettore alle prime armi. In qualche caso sarebbero testi più fruibili se fossero scritti in stampatello maiuscolo.

Fulvia Innocenti – Francesca Carabelli, Che ora è?, Lapis 2013, 24 p., euro 8,5