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Un lupo nella neve

10 Dic

Così, senza parole, con la semplice forza delle immagini di Matthew Cordell, di cui Clichy yha già pubblicato “Sogno”. Vincitore del Caldecott Medal 2018 questo albo riprende canoni classici nel visivo e nella narrazione: c’è una bambina vestita di rosso, ci sono dei lupi, c’è lo stereotipo della diffidenza tra umani e lupi, c’è il sentimento condiviso. Una storia circolare che si apre e si chiude col lettore che sbircia dalla finestra di una casa di legno nel bosco: la mattina due genitori che bevono l caffé e una bambina che saluta il suo cane prima di andare a scuola; la sera tutti e quattro a scaldarsi davanti al camino. In mezzo c’è la storia di un pomeriggio: la bambina esce da scuola mentre comincia una copiosa nevicata e si perde, senza tracce da seguire, esattamente come il piccolo lupo rimasto in coda al branco per poi staccarsene. Si addomesticano, il lupetto si lascia prendere in braccio e la bambina procede tra ghiaccio e rumori sinistri fino a ritrovarsi muso a muso con un lupo adulto che a sua volta, insieme agli altri, riuscirà a salvare la bambina, a farla ritrovare dai suoi genitori, a far sì che la giornata si concluda bene, esattamente speculare.

Un albo dalla semplicità disarmante per raccontare tensione e gioia.

L’autore il suo libro in un video.

Matthew Cordell, Un lupo nella neve, Clichy 2018, 48 p., euro 19

Il segreto delle stelle bianche

4 Lug

imageNon so come sarò fra un’ora, un giorno o una settimana, dopo che glielo avrò detto.  Ma non mi importa più. Non si fa la cosa giusta perché è facile, ma proprio perché é giusta.

La protagonista di questa storia potrebbe essere una di quelle bambine che sorridono in fotografia sui cartoni del latte, nei lanci di notizie dei telegiornali, su volantini affissi ovunque dalla disperazione di un genitore. Carey ha quattordici anni e vive in una roulotte in un bosco da quando ne ha cinque, occupandosi di Jenessa, la sorellina che ha nove anni in meno di lei, cucinando fagioli, cacciando animali e tenendo in piedi un mondo fatto di durezza e dolcezza, miseria e speranza, dove si maneggia un fucile e ci si nutre di poesia e saggezza di Winnie Puh. La loro madre, bipolare e drogata, racconta da anni a Carey di averla portata via dalla violenza del padre, ma lei stessa abbandona per lunghi periodi le figlie fino al giorno in cui non torna. Arrivano invece – avvertiti dalla stessa madre – un’assistente sociale e il padre di Carey che riportano le due sorelle al mondo, a una casa calda e confortevole e al confronto con la verità.

Questa storia, che conquista e tiene il lettore per mano fino all’ultima pagina, viene raccontata dalla voce di Carey, in cui pesano il segreto della notte in cui la sorellina ha perso la voce, ma anche la responsabilità della cura per Ness e il suo sentirsi inadeguata rispetto a un mondo di cui non ha riferimenti, mancandole persino certe possibilità di capire cosa dicano i nuovi compagni di scuola (Carey non conosce i personaggi della tv, non è mai andata ad una festa, non sa il significato gergale di certe parole). Anche se la voce è quella di Carey, Murdoch costruisce in realtà una storia che cuce tanti punti di vista diversi: la dedizione e la fiducia della sorellina; la difficoltà della figliastra del padre che si trova in casa due sconosciute; l’entusiasmo della ragazza più bassa della scuola che trova un’amica e un’alleata un po’ aliena quanto lei. È la storia del bambino che giocava con Carey e che spera di essere riconosciuto; è la storia di un padre che cerca una figlia per anni e ne trova due e insieme deve spiegare quale è davvero la realtà; è la storia di una donna che accoglie in casa due bambine che vengono da un mondo altro ma che fanno parte del suo perché sono la parte più importante dell’uomo che ha scelto di amare; è la storia di un cane che non ha dubbi nel scegliere la sua nuova piccola amica a cui ridare la voce.

Ed infine è anche una storia sulle cose giuste e sulla meraviglia. Carey cova dentro di sé un segreto; solo riuscire a dirlo ad alta voce può cambiare le cose e permettere “alla ragazza che sarò di raggiungere la ragazza che sono”. Non è semplice, ma è semplicemente giusto, cioè l’unica cosa che si possa fare. Insieme c’è la musica del violino che sua madre le ha insegnato a suonare e che Ryan vorrebbe ascoltare e riascoltare. Carey sa di essere brava, ha fatto tanta pratica, ma la meraviglia degli altri davanti alla sua capacità continua a sorprenderla, come se in qualche modo lo stupore di chi la ascolta nutrisse – in un cerchio di luce – lo stupore di vedere come qualcosa di tuo, che ritieni normale, sia invece tanto prezioso.

Il sito dell’autrice e il suo blog.

Emily Murdoch, Il segreto delle stelle bianche (trad. di Paolo Antonio Livorati), Feltrinelli 2014, 283 p. , euro 14

Nelle terre selvagge

12 Mar

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Ci sono ripiani nelle biblioteche ragazzi che reggono tesori preziosi, quelli dei buoni buonissimi libri fuori catalogo che qui continuano a poter incontrare lettori e fare la loro felicità. I libri di Gary Paulsen sono tra questi: preziosi per il loro contenuto; spendibili anche coi lettori meno forti perché raccolte di racconti o romanzi brevi (vedi specialmente quelli editi nella collana Shorts di Mondadori); di sicuro impatto coi ragazzi, in particolare penso al divertente “Il padrone della scuola” e ai racconti contenuti in “I cani della mia vita”.

Ora un titolo di Paulsen torna a catalogo e fa ben sperare anche per gli altri, perché si possano di nuovo proporre in lettura con la certezza che i ragazzi li trovino in biblioteca e in libreria. Torna la storia di Brian Robeson, tredici anni, la vita in subbuglio per la separazione dei suoi genitori e cinquantaquattro giorni nelle foreste del Nord degli Stati Uniti. Mentre è in volo per raggiungere il padre, ingegnere in un giacimento in Canada, il pilota del Cessna su cui è a bordo, unico passeggero, muore per un infarto e Brian atterra fortunosamente in un lago. Rimasto solo in un luogo dove la presenza umana non è contemplata, il ragazzo deve trovare il modo di sopravvivere: trovare un riparo, tentare di accendere un fuoco, cibarsi con quel che c’è intorno, convivere con le zanzare, gli orsi, le renne e i lupi rossi. Imparare a vedere la natura intorno e i suoi particolari, a sentire i pericoli in arrivo e i cambiamenti minimi della temperatura, della luce; inventare; sbagliare; ritentare. E convivere col pensiero dei suoi genitori, con la rabbia, con l’idea di essere isolato e chissà dove e se lo stanno cercando.

La prima edizione italiana del libro, col titolo “Al limite estremo”, era stata pubblicata nel 1995 nella collana Junior Avventura di Mondadori, con un’appendice di appunti di viaggio illustrata da Michele Tranquillini e con la traduzione di Micaela Porzio, più asciutta e pregnante (sarà probabilmente il ricordo della prima lettura 😉 ) 

Gary Paulsen, Nelle terre selvagge (trad. di Paolo Antonio Livorati), Piemme 2014, 213 p., euro 14