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Cacciatori di sogni

4 Ott

Quando un libro torna disponibile dà la possibilità di farlo scoprire a chi non lo ha mai avuto tra le mani; in questo caso, poi, l’occasione è doppia perché permette di presentare ai ragazzi i dieci volumi di Sandman, ritenuta universalmente una delle migliori saghe a fumetti di sempre, e far scoprire un altro pezzo dell’universo produttivo di Gaiman.

Nel 1999, per celebrare i dieci anni di Sandman, a Gaiman fu proposto di scrivere una storia. Lui rielaborò e raccontò a suo modo una fiaba giapponese che venne illustrata da Yoshitaka Amano e che torna appunto oggi in questo volume che restituisce la forza evocativa delle illustrazioni e quella parimenti affascinante della storia, in cui l’autore riesce a portare la forza della tradizione e il ritmo adatto alla narrazione e alla lettura ad alta voce.

Il lettore cammina in bilico tra l’onirico e il reale, tra la rabbia e l’amore, tra la vita e la morte. Un tasso e una volpe si sfidano nel riuscire a cacciare da un piccolo monastero dimenticato il monaco che vi vive, ma la volpe – vinta la sfida – si scopre vinta anche dall’amore per quell’uomo dall’animo nobile e pacifico. Quando scopre che un indovino senza scrupoli ne sta ordendo la morte per aver salva la vita, decide di usare le sue armi – l’astuzia, il coraggio e il desiderio di proteggerlo ad ogni costo – per salvarlo. Anche il monaco però vuole salvare la sua amata volpe…

Ovviamente il libro si può gustare a sé stante, anche se non si conosce Sandman, ma i rimandi sono occasione ghiotta per perdersi in altre letture, seguendo il filo dei legami tra le opere, esattamente come nella postfazione affascina il racconto che fa Gaiman di come , intorno a questa storia, si siano intrecciati coincidenze, casi, vite (scherzi compresi! date un’occhiata ad alcuni post sulla pagina FB dell’editore).

Si può sfogliare il primo capitolo sul sito dell’editore.

Neil Gaiman – Yoshitaka Amano, The Sandman. I cacciatori di sogni (trad. di Daniele Brolli), Dana 2017, 131 p., euro 15,90

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I racconti del vicoletto

12 Ago

Yu’er passa le sue giornate in compagnia del nonno, un anziano portalettere in pensione. Vivono in un vecchio, modesto quartiere di Pechino, in una stradina dove tutti si conoscono, dove si gioca per strada, si chiacchiera, si condividono i problemi del vicinato. La ragazzina fatica a camminare, si muove con una stampella e i ragazzi del quartiere la chiamano “la storpia”: il suo sogno è di imparare a nuotare tanto bene da vincere una medaglia alle paralimpiadi e così il nonno – siccome nessuna piscina la accetta – diventa il suo allenatore e le insegna i movimenti e la leggerezza del nuoto tenendola sospesa con l’imbrago ad un albero nel cortile di casa. E Yu’er nuota e vola con le proprie ali perché il suo sogno è forte; i sogni sono necessari, come dice un altro nonno del vicolo al nipote: “Ragazzo, se non hai dei sogni, un giorno te ne pentirai”.

Così sono questi quattro racconti, sospesi tra la realtà e il sogno, una forma a cui perfettamente si accorda la leggerezza dell’acquerello che aiuta l’autore a dire che tutto è possibile. Sulle pagine diventa possibile scrivere una lettera alla nonna mai conosciuta e fargliela recapitare, superare le delusioni e i limiti fisici, ascoltare un concerto tenuto da insetti, far volare una farfalla dall’ala spezzata. C’è poesia tra le pagine, legate dalla figura del nonno Doubao, conosciuto da tutti come un gran narratore di storie e conoscitore della storia del quartiere. Una poesia lieve quanto le illustrazioni che regala al lettore un tesoro, come sta scritto in apertura: se l’ideogramma “Bao” in cinese significa appunto “tesoro” ecco allora che questo libro fa parte della collana che la casa editrice milanese dedica ai migliori testi del fumetto cinese contemporaneo. I lettori ringraziano.

Nie Jun, I racconti del vicoletto (trad. di Francesco Savino), Bao publishing 2017, 127 p., euro 18

Herman e Rosie

14 Ott

herman e rosieCi sono tante cose in questo albo di Gus Gordon, scrittore e illustratore australiano con la passione per la Grande Mela. Siamo a New York dove, tra l’anonima moltitudine, si intrecciano le vite (animali umanizzati) di Herman Schubert, appassionato musicista d’oboe (musicista, e che altro poteva essere? ) e Rosie Bloom, una “giovane fanciulla in fiore”amante del bel canto.

E’ l’amore per la musica il fil rouge del libro; la musica, ma anche passioni culinarie non molto raffinate (siamo negli USA, del resto), i film che parlano di oceano, la grande metropoli con le sue strade, i suoi palazzi, i parchi e i locali notturni. New York che ti accoglie e ti stupisce e a volte ti respinge, se la fortuna non gira nel verso giusto. A volte ti fa sentire solo, finché non trovi l’anima gemella.

La musica di Herman e il canto di Rosie vengono uditi reciprocamente e la melodia accompagnerà le loro giornate; pur senza vedersi, saranno uniti da un legame molto speciale.

Sia Herman che Rosie fanno un lavoro poco creativo, lui venditore in un call center, lei lavapiatti al ristorante. Nello stesso momento, per “scarso rendimento”, entrambi saranno licenziati. La musica e il canto che avevano udito in un giorno felice sembrano ormai solo un ricordo lontano. Poi, dopo il comprensibile smarrimento, la crisi narrata senza sotterfugi, il narratore ci accompagna progressivamente verso il lieto fine.

Musica e canzoni su un tetto vista grattacieli illuminati. Un tributo a molti film, a molte colonne sonore che si sembra di ascoltare dalla prima all’ultima pagina, complice anche una divertente copertina che richiama i vecchi dischi.

Il sito di Gordon.

Gus Gordon, Herman e Rosie (trad. di Elena Carloni), Motta junior 2015, 40 p., euro 12

 

Luna e la camera blu

15 Nov

luna e la camera bluNel periodo in cui ragazzina tenevo il naso costantemente tra i gialli di Agatha Christie ero affascinata da un racconto in cui il ricordo dell’infanzia e di omicidio visto commettere proprio in quel periodo emergeva grazie alla tappezzeria – grano e papaveri – conservata in un armadio a muro chiuso da tempo mentre tutto intorno nelle stanze era cambiato. Eppure, grazie a quei colori e a quei disegni la protagonista capiva come mai tanto le era familiare il luogo e i gradini del giardino e la balaustra della scala: aveva vissuto in quella casa da bambina; la tappezzeria era quella della stanza dove aveva dormito e ricopriva i muri tra i quali aveva fantasticato, proprio come la piccola protagonista di questo albo, di cui tutti si preoccupano perché a scuola, durante la ricreazione se ne sta in un angolo a guardare gli altri. Ma i grandi non capiscono che non soffre per l’isolamento e nemmeno è asociale, semplicemente sta sognando ad occhi aperti guardando gli altri giocare. Sta facendo galoppare la fantasia esattamente come quando va a trovare la nonna e la accompagna a fare il riposino: quella stanza silenziosa ha una tappezzeria che par quasi un racconto, ci sono nave e vele e fari e ponti e carrozze e persone abbigliate secondo i gusti di un’altra epoca. Più Luna osserva e fantastica, più le vien facile infilarsi tra le storie narrate dai muri in compagnia della sua matita rossa, vivere avventure e lasciare qua e là traccia del proprio passaggio. Finché la nonna la sveglia e insieme lasciano a briglia sciolta l’immaginazione guardando le nuvole.

Mgadalena Guirao Jullien – Christine Davernier, Luna e la camera blu (trad. di Federica Rocca), Babalibri 2014, 36 p., euro 13

Dopo

29 Gen

Dopo

Dopo la galleria di teste e pensieri omaggiataci in A che pensi?, ecco una nuova infilata di attimi, in pagine su cui Laurent Moreau fa crescere selve fiorite e boschi di funghi o di alberi uno diverso dall’altro, infila il vento, sgrana la sabbia della spiaggia, dà materia ai sogni e forma alla rabbia; regala caschi quasi da astronauta al protagonista quando guarda liti e lacrime.

La scansione generale è temporale: nello scorrere delle pagine passano le stagioni – dalla primavera all’inverno; passa anche la giornata – e il blu della notte si condensa nella ali degli uccelli che leggeri fanno spazio al mattino; passa il tempo della vita – compreso quando ci si interroga di fronte alla morte o su come si cambierà negli anni.

Il filo dei pensieri è quello logico dei bambini: la semplicità cioè in cui la pelle raggrinzita dopo il bagno sta accanto alla sveglia che suona, ma anche alla linea dell’orizzonte, allo stupore dell’inverno, al seme che cresce, all’attimo che passa per sempre.

Illustrazioni che parlano di quel che viene dopo per dire l’adesso, per dire le conseguenze ma sempre vivendo quel che c’è ora. Illustrazioni che amo, proprio come le teste colorate dell’albo citato in apertura, perché a ciascun attimo posso dare un nome: perché so chi è il bambino che non vorrebbe mai tornare a casa dopo un pomeriggio coi cugini; perché so la bellezza della testa che gira perché sei rotolato in capriole lungo un pendio fiorito; perché so la maestosità del mare; perché so chi rabbrividisce nell’asciugamano; perché c’è qualcuno che mi aspetta; perché dopo un lungo silenzio non si sa più cosa dire, ma per fortuna si può stare in silenzio pieno e sorridersi.

Le illustrazioni di Laurent Moreau. Il suo sito.

Laurent Moreau, Dopo (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2014, 44 p., euro 15,50