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Il pavee e la ragazza

5 Nov

Di Siobhan Dowd abbiamo imparato ad amare la scrittura, la sensibilità ma anche la capacità di dire grazie all’editore Uovonero e alla collana a lei dedicata, a cominciare da quel gioiello che è Il mistero del London Eye. Con questa pubblicazione l’editore offre un’ultima perla alla collana Dowd, consegnando al lettore un racconto lungo egregiamente illustrato dagli acquerelli di Emma Shoard. Nella non semplice misura del racconto, Dowd riesce ancora una volta a essere tremendamente efficace ed essenziale, andando dritta al punto con una poesia cruda e netta quanto il vento che immaginiamo soffiare sulla scogliera evocata. Alla richiesta di scrivere un racconto su un ragazzo rom, l’autrice immagina la condizione di Jim, accampato con la famiglia a Dundray, l’ostilità della città e della scuola, le prese di mira dei bulli, la difficoltà di frequentare una classe in cui non solo non ci si sente a proprio agio, ma dove bisogna anche nascondere che non si è mai imparato a leggere. Ci sono l’indifferenza degli altri, la violenza, ma anche la luminosità della mamma del protagonista, nel suo vestito giallo, che spera che il figlio impari parole per poi regalarle a lei, e quella di Kit, pura e meravigliosa come la sua voce, che imbastisce per Jim l’abc della lettura e dell’amore. E solo Siobhan Dowd poteva definire luminosi i codini alti di una ragazza, in una narrazione che procede secondo la realtà, in un finale amaro dove per sopravvivere bisogna andarsene, scappare, lasciare, addirittura attraversare il mare, portandosi dietro solo la luce dei momenti migliori.

Quando ho recensito Il riscatto di Dond, ho scritto: “C’è un’immagine, nelle prime pagine di questo libro, che assomiglia a quella della copertina e che ritrae la protagonista ferma sul bordo della scogliera, il mantello e la lunga treccia accarezzati dal vento e lo sguardo che intuiamo lontano: sa perfettamente qual è il destino che l’attende, ma è comunque lì, in piedi, vestita della sua dignità di fronte al vento e al precipizio. È così che mi immagino Siobhan Dowd quando ha scelto – negli ultimi giorni della sua vita – di fondare l’organizzazione che porta il suo nome, quando ci ha lasciato delle storie grandiose e potenti che la rendono, ogni volta che vengono lette, voce viva”. Sulla copertina di questo nuovo libro, come in alcune delle immagini interne, se ne stanno in piedi, a guardare l’orizzonte, Jim e Kit: sono due, e mi piace pensare che rappresentino noi lettori che apprezziamo Siobhan Dowd e che non rimaniamo soli, perché abbiamo sempre le sue storie a cui tornare.

Siobhan Dowd – ill. Emma Shoard, Il pavee e la ragazza (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2018, 116 p. euro 15

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Il riscatto di Dond

4 Dic

il riscatto di dond

Gli abitanti dell’isola di Inniscaul affidano la loro sorte ai dettami di Dond, il dio degli inferi, incisi sul menhir che si trova sul precipizio della scogliera e a cui è vietato avvicinarsi: il sacrificio di un tredicesimo figlio al compimento del tredicesimo anno di età garantirà all’isola tredici anni di buona sorte. Per sfuggire alla crudele regola, le donne non partoriscono più di dodici figli, ma Meb partorisce due gemelli inattesi: Bawn, il dodicesimo figlio maschio tanto atteso, e la sua gemella Darra, subito allontanata dalla madre e cresciuta dall’anziano del villaggio nella piena consapevolezza del destino che l’attende. Un destino che sta per compiersi, perché l’apertura di questo racconto ci regala Darra alla vigilia del suo tredicesimo compleanno e della mattina in cui sarà portata al largo e morirà annegata, con una pietra legata al piede, per obbedire alla superstizione dei suoi concittadini. Ma il fratello che lei non conosce sfida le regole e le va incontro; insieme scoprono la verità sulla notte della loro nascita e con la madre affrontano il destino e rompono la vera maledizione che grava sull’isola.

Un racconto lungo che dice di superstizione e magia; che parla di morte, ma anche di come chi muore possa tornare sotto altre forme per camminare accanto ai passi di chi resta. Un racconto accompagnato da illustrazioni superbe che scolpiscono i visi, raccontano emozioni, fanno sentire il vento, le grida dei gabbiani, la potenza delle onde.

Questo è l’ultimo dei libri scritti da Siobhan Dowd: l’ultimo ad essere tradotto in italiano e anche l’ultimo nel vero senso della parola perché sei sono stati i romanzi che ha scritto. Per chi non li conoscesse tutti o per chi avesse voglia di riprenderli in mano e di lasciarsi avvolgere dalla voce straordinaria di questa autrice, eccoli: Il mistero del London Eye (2011) , La bambina dimenticata dal tempo (2012) e Crystal della strada (2014), editi da Uovonero; Sette minuti dopo la mezzanotte, di cui l‘autrice lasciò traccia e trama riprese da Patrick Ness (Mondadori, 2011) e La carne dell’angelo  (Salani, 2008). C’è un’immagine, nelle prime pagine di questo libro, che assomiglia a quella della copertina e che ritrae la protagonista ferma sul bordo della scogliera, il mantello e la lunga treccia accarezzati dal vento e lo sguardo che intuiamo lontano: sa perfettamente qual è il destino che l’attende, ma è comunque lì, in piedi, vestita della sua dignità di fronte al vento e al precipizio. È così che mi immagino Siobhan Dowd quando ha scelto – negli ultimi giorni della sua vita –  di fondare l’organizzazione che porta il suo nome, quando ci ha lasciato delle storie grandiose e potenti che la rendono, ogni volta che vengono lette, voce viva.

Il blog dell’illustratrice. The Siobhan Dowd Trust, fondato dall’autrice per sostenere dei progetti di lettura a favore dei ragazzi svantaggiati, a cui vanno i diritti d’autore delle sue opere.

Siobhan Dowd – ill. Pam Smy, Il riscatto di Dond (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2014, 112 p., euro 14.

Crystal della strada

16 Giu

crystal-coverC’è nella scrittura di Siobhan Dowd qualcosa di talmente puro e insieme coinvolgente, qualcosa che sfiora la perfezione, un qualcosa che ci viene restituito anche in traduzione, che non si sa bene se dispiacersi dei pochi testi che ha scritto o essere felici di quelli che si hanno da leggere. La seconda, sicuramente. Con questo romanzo, ci viene regalato un personaggio che fa buona compagnia a Ted – per chi ha amato Il mistero del London Eye – con il suo narrare in prima persona che lo rende vicino, calando il lettore tra le pagine, quasi potesse far risuonare i suoi passi sulla strada e prendere la pioggia in faccia e provare a fare autostop. Già, perché qui si racconta di un viaggio, o meglio una fuga.

Holly Hogan, la protagonista tredicenne, vive in un istituto per minori da parecchi anni. Ci tiene a sottolineare di aver ben sei scatole di dossier nell’ufficio, il che significa che è lì da prima di tutti gli altri. Il suo mondo è fatto di due altri ragazzi con cui si mette regolarmente nei guai, di un’assistente sociale e di un educatore di nome Miko. Quando quest’ultimo sceglie di cambiare lavoro e a Holly viene trovata una famiglia affidataria, il mondo va in pezzi, per lasciar affiorare l’altro mondo, la vita prima della comunità, la figura della madre e il desiderio di ritornare in Irlanda e di ritrovarla.

Siccome nella nuova casa anche il materasso è troppo pesante per spostarlo e prenderlo a calci e nulla sembra funzionare, la rabbia di Holly fa cortocircuito e ha valvola di sfogo nel ritrovamento casuale di una parrucca bionda. Holly la infila e diventa Crystal, una ragazza che dimostra più anni, che si muove leggera e sicura, che sa stare al mondo e sa cosa vuole. Così Holly scappa, nascosta dietro un’identità che insieme sembra proteggerla e renderla quasi invulnerabile, ma la porta all’inevitabile punto di arrivo e ripartenza: Holly pensa di fuggire, mentre in realtà sta correndo verso la verità che ha sempre nascosto a se stessa, verso il riconoscimento dei motivi che l’hanno portata in istituto e verso la vera storia di sua madre.

In autostop; su auto, camion, navi e treni; senza biglietto; con compagni di viaggio silenziosissimi o logorroici; tra pericoli e oasi di sollievo: ecco un viaggio fatto anche di tanti compagni di strada differenti che – ciascuno a suo modo – le svelano qualcosa di sé e qualcosa sulla vita: chi ha dato alla propria barca il nome di un amore perduto, chi sogna una Thule perduta, chi devia per prendere una strada più panoramica.

Anche qui, come nella grafich novel Jane, la volpe & io, torna il personaggio di Jane Eyre con la sua storia, a cui Holly regala un finale piratesco, ribelle e a suo modo vincente.

In questo romanzo ci sono tanti riferimenti musicali. L’editore ha creato una possibile colonna sonora che si può ascoltare su Spotify grazie al QRcode inserito o a questo indirizzo. È proprio quello che si può fare con tanti bei romanzi usciti qualche anno fa (Aspetta!, In viaggio verso di me e molti altri) dove la musica la faceva da padrona.

Leggi i primi capitoli sul sito dell’editore.

Il Siobhan Dowd Trust, fondazione che lavora per dare accesso alla lettura ai bambini svantaggiati.

Siobhan Dowd, Crystal della strada (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2014, 275 p., euro 14

La bambina dimenticata dal tempo

8 Gen

More about La bambina dimenticata dal tempo… non c’era niente come l’odore della torba nel camino per dare conforto in un mondo oscuro.

Il mondo oscuro è l’Irlanda del 1981 e su una torbiera cammina il diciottenne Fergus, venuto ad aiutare lo zio a riempire  sacchi di torba da vendere illegalmente. Cammina sul confine nord-sud pensando all’illogicità che vive il suo Paese, a suo fratello imprigionato nello stesso carcere in cui i membri dell’IRA hanno cominciato lo sciopero della fame, al suo desiderio di fuggire lontano dopo l’estate.

Proprio sul confine Fergus si imbatte in un cadavere e per caso innesca un ritrovamento straordinario: lo scheletro mummificato di una bambina vissuta quasi duemila anni prima e probabilmente uccisa in sacrificio. Comincia così un periodo in cui Fergus si trova a tener insieme la sua famiglia lacerata per il dolore del fratello che si unisce allo sciopero in carcere; ad affrontare gli esami di maturità; a fare i conti con le voci che gli arrivano dal passato e che gli raccontano la storia della bambina ritrovata; a vivere l’amore per Cora arrivata al seguito della madre antropologa; a dover cedere, per paura di ricatto, alle richieste di un conoscente legato all’IRA.

Così Fergus corre sulla collina, la mattina presto, nascondendo con la sua passione per la corsa il traffico di pacchetti che sposta da una zona all’altra e intrecciando il suo percorso con quello di Owain, che dovrebbe essere un soldato nemico, ma è semplicemente un ragazzo gallese arruolatosi per sfuggire al lavoro in miniera. Corre chiedendosi cosa sia giusto fare, se ci sia davvero una parte giusta e una sbagliata quando il confine è così incerto che non sai nemmeno dov’è, visto che vedi solo una collina dal paesaggio splendido.

Come sempre la scrittura di Siobhan Dowd scivola via a meraviglia, tessendo trame su piani temporali diversi e osservando dal di dentro (gli occhi di una famiglia, di una madre, di un fratello) lo sciopero della fame dei membri dell’IRA in carcere per ottenere dal governo britannico lo status di detenuti politici, e a questo proposito la lettera che Fergus scrive per Margaret Thatcher è di una cruda bellezza imperdibile.  L’unica nota interrogativa allora può essere questa: quanto dei lettori di quindici, sedici anni possano sapere del clima di quegli anni e dell’Irlanda di oggi, dell’IRA, di Bobby Sands. C’è un glossario finale, è vero, ma è sufficiente? O forse sarà proprio il romanzo a dare voglia di sapere.

La Siobhan Dowd Trust,  fondazione di beneficenza creata dall’autrice appena prima della morte per migliorare le possibilità di accesso al piacere della lettura da parte dei ragazzi che vivono in aree socialmente disagiate. Il sito della casa editrice uovonero.

Siobhan Dowd, La bambina dimenticata dal tempo (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2012, 328 p., euro 14

Sette minuti dopo la mezzanotte

23 Apr

More about Sette minuti dopo la mezzanotte

Le storie sono creature selvagge e indomite, continuò il mostro. Quando le liberi, chi può sapere quali sconvolgimenti potranno compiere?

Questo libro è nato così. Siobhan Dowd ha liberato una storia, ha lasciato morendo l’inizio, alcune idee sulla trama, i personaggi. A Patrick Ness è stato chiesto di raccontarlo e, davanti al suo titubare, la storia ha fatto il resto: si è messa in moto, gli ha riempito la testa di nuove idee. Così è nata, passando attraverso le immagini stupefacenti di Jim Kay.

Leggero questo libro non è, già dal peso fisico, per via della carta su cui è stampato. Per via di tutto il nero che esce dalla china delle illustrazioni e dagli incubi notturni di Connor, tredici anni, alle prese con la malattia della madre, con una nonna atipica, con i bulli della scuola e con quella crescente sensazione di essere invisibile: la sua condizione di difficoltà, nota a tutti a scuola, ne fa un marginale, uno che viene giustificato comunque, uno che si sente solo.

Una notte, mentre cerca di scacciare il suo incubo, sente sussurrare il suo nome da una voce selvatica e indocile: il tasso che si vede oltre il giardino si è trasformato in una sorta di terribile mostro di foglie, ha camminato fino alla sua finestra e ora sostiene che a chiamarlo sia stato proprio Connor. Il mostro ritorna, sostenendo di dover raccontare tre storie e di doverne ascoltare una da Connor, che ha bisogno di lui. Il ragazzino prima è incredulo, poi si ribella a quella specie di sogno, poi lo segue nei suoi racconti e nella discesa verso la verità. Perché è questo che il mostro vuole far vedere a Connor: si può liberare dal suo incubo solo dicendo la verità. Per farlo Connor ha però bisogno di essere visto, di avere qualcuno che gli dica: io ti vedo. Vedo te, il tuo nero, le tue paure, la tua rabbia giusta e quello che sai anche se non riesci a dirlo.

Un libro nero e luminoso insieme, che dice in modo limpido e netto verità nude, taglienti e bellissime.

Qui il sito di Patrick Ness. Qui quello della fondazione voluta da Siobhan Dowd per la promozione della lettura in aree disagiate. Il sito di Jim Kay e la pagina dedicata a “A Monster Calls”, titolo originale di quest’opera, in cui spiega come è nato il “suo” mostro. Qualche parola del traduttore italiano che ci dice cosa abbia rappresentato per lui questo libro.

Patrick Ness, da un soggetto di Siobhan Dowd – ill. di Jim Kay, Sette minuti dopo la mezzanotte (trad. di Giuseppe Iacobaci), 222 p., euro 16