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Il grande amico

26 Lug

meaulnes

Al ginnasio “Il Grande Meaulnes” diventò il mio libro preferito. L’arrivo, nella classe del narratore François Seurel, dell’enigmatico Augustin Meaulnes, diciassettenne inquieto e misterioso, la loro amicizia, la ricerca del castello che Augustin dice di aver visitato la notte in cui ha perduto la strada, senza saper ritornare. E il grado di perfezione e purezza della fine dell’adolescenza che il protagonista è certo non raggiungerà mai più nella vita.

Come ogni adattamento, anche in questo caso si perde non solo la forma, ma anche l’atmosfera del testo originale (e il suo bellissimo incipit), cosa che mi fa interrogare ancora una volta sul valore che possano avere riduzioni e riscritture di classici da offrire ai lettori più giovani. Continuo a pensare che sia sempre meglio leggere il testo originale, possibilmente nella migliore delle traduzioni, all’età giusta, magari dopo aver ascoltato quella storia raccontata ad alta voce, magari per riprendere il testo più avanti negli anni, più volte e riscoprire nuovi passaggi, nuovi significati. Vi segnalo però questo testo perché penso che molte delle illustrazioni di Manuele Fior che lo accompagnano rievochino esattamente l’atmosfera onirica, quel misto di sonno e veglia, sogno e realtà che si compenetrano e confondono per tutto il romanzo.

Il castello descritto nel testo da Alain -Fournier è quello del paese dove l’autore nacque e che ospita oggi un museo a lui dedicato: lo trovate a la Chapelle d’Angillon, nello Cher, sulla Route Jacques Coeur che vi apre scenari di paesaggio d’incanto, ripercorrendo le strade su cui viaggiava l’argentiere di Carlo VII partendo dal suo palazzo di Bourges (una bella biografia romanzata di Jacques Coeur è stata scritta da Jean-Christophe Rufin e da poco tradotta da e/o col titolo “L’uomo dei sogni”).

A proposito de “Il Grande Meaulnes”, un sito dedicato. E il sito di Manuele Fior.

Alain-Fournier, con le illustrazioni di Manuele Fior, Il grande amico (riscrittura del testo originale a cura di Serena Piazza), Rizzoli 2013, 60 p., euro 15, ebook euro 9,99

La prima volta

2 Nov

More about La prima voltaScrollo le spalle. “è quel genere di storia. Certe parole sono necessarie perché questa è vita vera, ma non si possono usare apertamente perché siamo troppo giovani per leggere nero su bianco quello che nella realtà già facciamo, capito?”

La prima volta. Sì, quella prima volta lì. Che dà il titolo a questo libro “quello con le mutande in copertina?”, come mi hanno chiesto in libreria. Sì, quello con le mutande in copertina insieme a una banana, ma – per dire – ci sono anche dei calzini sulla copertina… Questo libro è una raccolta di racconti di alcuni dei maggiori scrittori britannici per adolescenti che parlano della perdita della verginità a modo loro, senza moralismi, con parecchia ironia ma anche con spietato occhio sulla nuda realtà. Ci sono le voci di Melvin Burgess, Anne Fine, Keith Gray, Mary Hooper, Sophie McKenzie, Patrick Ness, Bali Rai e Jenny Valentine (e le sfumature dei loro otto diversi traduttori) che offrono differenti sguardi, punti di vista, conclusioni. Ci sono voci di maschi e di femmine; ci sono tentennamenti di adolescenti, saggezze di persone anziane, ricordi di prof, imbarazzi di genitori, vite da anni e Paesi lontani. Ci sono padri che fanno discorsi ai figli pretendendo per l’imbarazzo che questi ultimi non li guardino in faccia, ma si guardino i piedi. Ci sono ragazzi che si chiedono quale sia il plurale di “gay”, c’è il potere delle parole, la forza della poesia e anche i rovesci della medaglia (tipo quando ti rendi conto che forse, a giocarti la carta giusta, adesso usciresti tu – e non James – con Drew e che non avevi mai notato prima quanto lei fosse bella). C’è sesso e c’è amore, c’è silenzio e c’è attesa.  Ci sono  le differenze di età, le differenze di intenti, le differenze tra gli Eddy e i Danny. C’è quello che perdi. E quello che trovi. Perché è trovare il resto che è importante.

Uno dei racconti, quello scritto da Patrick Ness e da cui ho tratto la frase riportata qui in alto, è tutto strisciato di nero: ci sono parole, paroline, parolacce e intere frasi cancellate, nascoste dietro spessi tratti neri che stanno a significare proprio quel che dice il protagonista: che certe parole non si possono usare, perché provocano imbarazzo negli altri o negli adulti che ci stanno intorno, che ci vedono leggere questo libro o acquistarlo o prenderlo in prestito. Il che mi ha ricordato una sensazione già vissuta: così sono andata sull’opac SBN e ho contato in quante biblioteche civiche italiane fosse presente al prestito “Il chiodo fisso” di Burgess, pubblicato per Mondadori nel 2005:  sono 112. Ogni volta che incontro qualcuno che pensa che quel libro non sia da proporre ai ragazzi, che l’autore l’abbia scritto per vendere dato l’argomento, mi chiedo se l’ha letto fino in fondo. Se ha dato ascolto alle diverse voci dei differenti ragazzi e ragazze che ci sono in quelle pagine, se si ricorda i pensieri, le paure, i tentennamenti di quell’età. Perché quel libro, come questo, è un libro necessario (tanto per riprendere la voce del protagonista di cui sopra). Perché questa è vita vera. Quando è buffa, quando è drammatica, quando è diversa da come ce la aspettavamo. Nel peggio, ma anche nel meglio… Facciamo che tra un anno vado a contare quante biblioteche pubbliche hanno a scaffale “La prima volta”…

La prima volta, a cura di Keith Gray, Rizzoli 2011, 250 p., euro 12,90

Uno per due

20 Set

More about Perso e ritrovatoCi sono dei genitori scellerati che pensano di essere divertenti e originali quando scelgono i nomi dei loro figli neonati (quelli, tanto per capirci, che costringono persone a trascinarsi dietro per tutta la vita combinazioni di nomi tipo Luciano Luciani o quelli che battezzano Marco il loro figlio quando di cognome fa Polo). I genitori dei protagonisiti di questa storia, davanti ai loro due gemelli identici in tutto tranne che per un piccolo neo sulla caviglia, non trovano di meglio che battezzarne uno Jay Ray e l’altro Ray Jay. Così è immediata la confusione dell’ufficio della nuova scuola quando, dodicenni, i gemelli, si trasferiscono in una nuova città. Il primo giorno di scuola Ray è malato, ma è anche scomparso dal registro: viene chiamato all’appello solo Jay che in poco tempo si accorge dello sbaglio: a scuola è registrato un solo ragazzo Grayson! Perché allora non approfittare dell’errore e provare a essere uno e basta? I gemelli Grayson sono sempre stati insieme in classe, nelle squadre sportive, nei gruppi di amici. Hanno condiviso tutto, complice anche l’incredibile somiglianza. Eppure ognuno di loro vorrebbe essere una persona e basta, vorrebbe essere se stesso, vestirsi come gli pare, essere chiamato per nome, essere insomma un singolo. Comincia così l’esperimento: si alterneranno a scuola a giorni alterni, con tutti i problemi del caso (uno è bravissimo in matematica e l’altro no, a uno piace Melissa e l’altro la trova bella come… un facocero e così via). Divertente riflessione sulla libertà di essere se stessi, singoli individui del tutto autonomi da chiunque altro. E sulla capacità di osservazione di chi non solo guarda, ma vede e si rende conto delle differenze che esistono anche tra due gocce d’acqua.

Il sito dell’autore.

Andrew Clements, Uno per due (trad. di Serena Paizza), Bur ragazzi 2011, 188 p., euro 7,90

è un libro

22 Nov

More about È un libroIronico, divertente, spiazzante. Un albo davvero riuscitissimo che mette a confronto un asino ipertecnologico con una scimmia che non vorrebbe far altro che leggersi il suo libro (“L’isola del tesoro”) in santa pace. Ma l’asino non la lascia stare un attimo: chiede curioso dove sia il mouse e se serva la password se c’è il wi-fi e … insomma “che altro fa questo libro?”. Finché per accertarsene prende quell’oggetto di carta dalle mani della scimmia (che va a cercarsene un altro in biblioteca) e ci si perde. Con un finale imperdibile 🙂

Un albo da regalare a tutti quelli che credono follemente nella tecnologia, nei nuovi supporti, nelle consolle, nei social network, negli e-book. Che non sono mica da demonizzare, però… un libro…

Questo il sito di Lane Smith.

Lane Smith, è un libro (trad. di Serena Piazza), Rizzoli 2010, 32 p., euro 12.

 

 

Se volete guardarvi il video relativo al libro:

Il gioco del silenzio

14 Apr

More about Il gioco del silenzioPer molti anni, per un giorno alla settimana, Gandhi restava in assoluto silenzio. Era convinto che fosse un modo per rimettere ordine nella sua mente.

Dave rimane affascinato dalla figura di Gandhi e da questa sua abitudine al silenzio mentre sta preparando una ricerca da esporre in classe. Decide di mettere in pratica il suggerimento di Gandhi e di provare a stare in silenzio: supera la voglia di chiacchierare coi compagni, evita l’esposizione della ricerca fingendo un attacco di tosse, ma poi – in sala mensa – sbotta davanti all’inesauribile chiacchierare di Lindsey e delle sue amiche. Nel dibattito che ne nasce, dave pronuncia l’incauta frase: “… in ogni caso i maschi parlano sempre meno delle femmine”. Ecco pronta la sfida: per quarantotto ore, i maschi e le femmine della quinta elementare di quella scuola si sfideranno in una gara al silenzio. Si stabiliscono le regole e poi… poi si cerca in tutti i modi di far cadere gli avversari in trappola, di trovare scorciatoie (con versi, mugugni, rumori vari), di tentare spigazioni per gli insegnanti e la preside: i 125 alunni della quinta sono soprannominati da sempre “gli Inzittibili” e guardarli stare in silenzio per ore fa quasi venir voglia di gridare “basta!!!”. Senza contare tutti gli esperimenti che si possono fare in una scuola dove si parla per frasi di tre parole soltanto…


Andrew Clements, Il gioco del silenzio (trad. di Serena Piazza), Rizzoli, 159 p., euro 11.