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Un pesce sull’albero

4 Feb

un pesce sull'alberoAlly Nickerson adora il disegno, la matematica e “Alice nel Paese delle Meraviglie” che il suo nonno sempre le leggeva; odia invece andare a scuola, tanto che la domenica sera si sente pesante, molto più pesante del solito. Tutto dipende dalle difficoltà che incontra nel leggere e nello scrivere e che molti imputano alla sua bassa capacità di applicarsi o ai tanti traslochi che hanno implicato cambiamenti di classi. Siccome è intelligente nelle risposte e brava in alcune materie, gli insegnati credono che faccia apposta a comportarsi in modo sconsiderato e parecchi compagni la prendono in giro. L’arrivo di un supplente sarà la sua fortuna: il signor Daniels ha un approccio diverso alla classe, sfida i suoi studenti sottoponendo loro domande, richieste di definizioni e esperimenti, cambia i posti e consegna ad Ally le carte per giocarsi un cambiamento. A partire dalla possibilità di conoscere meglio alcuni compagni di classe e di diventare amica di Keisha e Albert, abbattendo quella solitudine che la ragazzina sa definire così bene.

Capita una mattina in cui scegli di dedicarti a romanzi appena usciti e ti ritrovi con l’imbarazzo addosso, deludenti letture di autrici che han saputo fare molto meglio; poi suona il campanello, il corriere consegna dei pacchi e uno contiene proprio questo libro, ti siedi e lo leggi tutto per riconciliarti con la buona narrativa. A dispetto del tema principale della dislessia che potrebbe far storcere il naso a qualcuno etichettandolo come l’ennesimo libro “ad argomento dato”, ecco invece un sapiente ritratto sulla scuola, sulle difficoltà, sulla famiglia, sui legami di amicizia e uno splendido ritratto di insegnante che sa vedere, sa coinvolgere, sa prendere parte; un ritratto che non nasconde realtà, aspetti positivi e negativi (ci sono anche insegnanti che non capiscono, che non hanno passione del proprio lavoro). Insomma, un libro divertente e saggio che – come si sarebbe detto nella famiglia di Ally – non è certo un gettone di legno, ma un prezioso dollaro d’argento.

Il sito dell’autrice.

Lynda Mullaly Hunt, Un pesce sull’albero (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2106, 264 p., euro 14

 

Quattro ragazzi per due papà

31 Ott

quattro ragazzi

La famiglia Fletcher è affollata, rumorosa, affiatata e sempre alle prese con qualche nuovo accadimento. E tutti sono maschi: due papà; quattro figli adottati di diverse provenienze, culture, religioni; un gatto, un cane e pure un pesce rosso (ex, in realtà perché trapassato). Li conosciamo all’inizio di un nuovo anno scolastico e li seguiamo per tutti i mesi che portano all’estate, attraverso le vicende scolastiche, le feste che organizzano, gli scontri con il nuovo scorbutico vicino di casa, la routine di ogni giorno e gli imprevisti che complicano il tutto. C’è chi è alle prese con una nuova scuola scelta e voluta che non corrisponde esattamente alle aspettative, chi ha una nuova amica di nome Coccinella e tutti pensano che sia immaginaria (chissà come mai 😉 ), chi viene scelto per la recita scolastica e pensa che non sia il suo posto, visto che nessuno dei compagni di calcio ama i musical o si mette a danzare a scuola. Ci sono nonni, zie col freezer pieno di cupcakes, insegnanti più o meno simpatici, genitori commossi o sull’orlo dell’esaurimento da disordine, ragazze, amicizie che finiscono e altre che nascono. C’è un andamento narrativo che segue lo scorrere dei mesi e che intervalla al testo email, messaggi su bigliettini, articoli di giornale, lettere.

La copertina non è particolarmente felice e la trama può riuscire all’inizio difficile da seguire perché è in qualche modo necessario ambientarsi, prendere familiarità con l’affollamento di nomi, caratteristiche e differenze dei vari protagonisti, però si spera che il lettore superi agilmente il primo impatto e si legga la storia che poi non è altro che narrazione di quotidianità, di vita. Poco importa infatti la composizione della famiglia su cui il titolo in traduzione insiste anche senza motivo (l’originale “The misadventures of the Family Fletcher” suonava meglio) perché quel che conta è che i ragazzi lettori possono identificarsi e ritrovare vicini una serie di temi non da poco – la fatica di crescere, gli amici che cambiano e che ti sembra di non capire più, la difficoltà di ammettere una scelta sbagliata, il timore del confronto e del portare avanti le proprie idee – e non semplici da dire ad alta voce, per cui è importante potersi sentire meno soli anche grazie alle pagine di un romanzo.

Il sito dell’autrice.

Dana Alison Levy, Quattro ragazzi per due papà (trad. di Aurelia Martelli), Edt Giralangolo 2015, 259 p., euro 14

La maestra è una marziana?

21 Ott

maestra è una marzianaUn albo che è una camminata e che si sviluppa dunque in una sorta di continuo nel panorama cittadino tra marciapiedi, scale, parchi, fermate di metropolitana e negozi. A tratti però il paesaggio si fa più scuro ed ecco apparire Via dei gatti neri, Viale oscuro, Strada stregata: tutto dipende dai bambini che stanno percorrendo la strada verso la scuola, nel primo giorno del nuovo anno scolastico. Due bambine, a cui se ne aggiungono altre cammin facendo, parlano della nuova maestra e cominciano ad elencare le informazioni raccolte: tra sentito dire, cattive interpretazioni e solito ingigantirsi delle notizie che passano di bocca in bocca, l’insegnante viene ritratta come un mostro, una strega dai poteri soprannaturali, un’aliena affamata; lo sfondo rimanda piedi di orchessa, incredibili corna, alieni vari. Dietro di loro cammina Marco, un po’ isolato, fuori dal gruppo, che cerca di dire la sua (voce fuori dal coro ad ogni doppia pagina) , lasciato in diparte dalle femmine. Proprio lui però ne sa più di tutti e sta semplicemente cercando di dire che la nuova insegnante non sarà affatto come se la immaginano, ma anzi molto peggio. Perché non è una maestra…

Il testo è scritto in stampatello maiuscolo e in forma di fumetti che riproducono il dialogo tra i bambini. Non c’è quindi alcuna descrizione della situazione che è lasciata ovviamente all’illustrazione del contesto in cui si muovono, alle loro facce, alle loro espressioni.

Il blog di Escoffier. Il sito di Lefèvre.

Michael Escoffier – Clément Lefèvre, La maestra è una marziana?, La Margherita 2015, 32 p., euro 14

L’isola dei conigli

20 Lug

isola dei conigliMescola i rimandi a tante isole del Mediterraneo quest’Isola dei Conigli immaginaria che ci fa pensare a Lampedusa perché anche qui arrivano barche e barconi dall’Africa e migranti che transitano cercando terre migliori. Fanno da sfondo, insieme al grande coniglio che scruta di nascosto, alle giornate di una banda di ragazzini che vive i tempi diversi del mondo isolano: l’isolamento invernale, l’arrivo dei turisti e l’allegra confusione della stagione estiva, la mancanza di collegamenti nei giorni di mare grosso, il rapporto con la terraferma e con la città, distante, attraente ma comunque lontana dalla propria misura della quotidianità.

Sono abituati a veder partire le persone che scelgono di vivere altrove o che altrove vanno per necessità (proseguire la scuola, trovare un lavoro, frequentare l’università); si sono abituati a veder arrivare dall’Africa chi vuole andare verso nord e riparte verso i centri di accoglienza in terraferma. Non è solo il futuro altrui a esser messo in gioco nella storia, ma anche il loro: quando scoprono che la maestra che hanno avuto negli ultimi due anni lascerà l’isola per poter terminare l’università, temono che la loro scuola sia condannata alla chiusura e si chiedono chi possa venire volontariamente in un luogo da cui tanti vogliono partire e in cui tanti non pensano neppure di fermarsi. L’idea è quella di convincere Giovanni, un napoletano che ha scelto l’ombra del vulcano siciliano per curare le ferite dell’anima e che un tempo era maestro, ad accettare di diventare il loro insegnante. L’avventura dei bambini sa di battaglia del cuore, di tentativo di trovare una soluzione al di là della burocrazia, degli iter di provveditorato e delle richieste di trasferimento. Sta nella logica semplice dell’accoppiare una persona che ama una certa terra alla possibilità di svolgere in quella stessa terra il mestiere che ha scelto e, così facendo, dare continuità alla vita sull’isola, mantenendo il presidio della scuola.

C’è Salvo, che va in quinta elementare e fa da perno della storia; accanto a lui il gruppo variegato di amici, i caratteri già ben distinti nelle forme bambine; il compagno che ha vissuto l’anno scolastico appena passato in città. E intorno la natura – il vento, il sole alto, i sentieri che si inerpicano in parti selvatiche più di altre, l’ombra del vulcano, le tartarughe che fanno il nido sotto la sabbia – e la lingua che schiocca toponimi, appellativi e modi di dire.

Chi è isolano o isolano si sente vi troverà inoltre una perfetta descrizione della vita quotidiana su una piccola isola, la bellezza, le difficoltà, quel che bisogna sempre e comunque mettere in conto, gli stupori.

Leggi qualche pagina del libro. L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno.

Zita Dazzi, L’isola dei conigli, Coccole Books 2015, 128 p., euro 10

Il volo del riccio

2 Lug

il volo del riccioLe letture estive chissà perché sono considerate tradizionalmente meno impegnative. In effetti tendiamo a leggere i grandi classici russi d’inverno e la chick lit d’estate. E questo libro mi è arrivato con un biglietto che lo descrive come “una lettura leggera per l’estate”. Che si tratti di un libro che si legge facilmente non solo perchè è scritto e illustrato bene, ma anche perchè è ad alta leggibiità, un grandissimo pregio della casa edtrice Biancoenero, è fuori di dubbio, che il tema sia leggero invece no.
La narrazione di Eugenia racconta di quel giorno in cui torni a casa e ti accorgi che c’è qualcosa di anomalo, che il papà all’improvviso non ha più un lavoro. All’inizio è bello, c’è il tempo per fare le cose che si sono sempre rimandate, per dedicarsi agli hobby, poi si inizia a scalpitare e volere riprendere l’attività lavorativa, non solo per una questione economica (che pure è toccata nel libro), quanto per definire sè stessi, per non sentirsi vecchi e inutili solo perché si hanno 50 anni.
La perdita del lavoro di un genitore è un tema delicato ma che dobbiamo affrontare perché riguarda molte delle persone che ci circondano. Questa narrrazione si può fare in tanti modi, la bellezza di questo libro risiede, però, nel far sì che sia il padre a perdere il lavoro, la tradizionale figura del breadwinner, che la narrazione avvenga dal punto di vista del bambino che non avverte tanto le difficoltà economiche quanto il vissuto emotivo paterno,  perchè in realtà per nessuno di noi il lavoro, anche il più viutperato, è solo un lavoro, ma è parte importante della costruzione del sè.
Ma ognuno di noi ha risorse speciali che lo rendono unico, così è proprio Eugenia a segnalare al suo papà che è bravo a creare e ora “ha un po’ di tempo libero”, (come se ci fosse da vergognarsi a dire che si è disoccupati), un concorso della scuola. E allora anche chi pensava di essere al capolinea scopre che sono state solo le circotsanze a metterlo all’angolo e nota la bellezza delle cose che sa fare. Perché non è da tutti inventarsi un riccio che vola.
Ho amato tantissimo la narrazione del processo creativo guidato dal padre durante il suo incontro con la classe della figlia, una scoperta del pensiero laterale, che è anche il momento catartico in cui il padre inizia a uscire da se stesso definito solo nel suo ruolo di manovale e inizia a vedersi con occhi diversi, con la consapevolezza di essere un inventore.
E anche se il primo premio non verrà vinto, la storia ha comunque un lieto fine.
Dedico questo post ai tanti amici e genitori che si sono trovati senza un lavoro, augurando loro di trovare il prima possibile il proprio riccio che vola.

Il premio del concorso a cui partecipa la classe di Eugenia è una visita alla Cité de l’Espace di Tolosa: se siete appassionati dello spazio approfittatene anche voi! Poi magari proseguite verso nord per coprire le meraviglie del Futuroscope.

Il sito dell’illustratore.

Agnès de Lestrade – ill. Umberto Mischi, Il volo del riccio (trad. di Flavio Sorrentino), Biancoenero 2015, 46 p., euro 8

L’anonima fine di Radice Quadrata

24 Mar

anonima fine di radice quadrata

Sofia ha sedici anni e tanta rabbia da aver subito colpito con un pugno una compagna appena arrivata al liceo; possiede una certa propensione al combinare guai e pure l’estro a la costanza – a suo dire – per rendere credibile ogni bugia. Fotografa con sarcasmo le tribù del Galilei, la sua scuola, dalle pagine di un blog anonimo dove affibbia soprannomi calzanti e rivelatori a tutti, ma è il suo che fatica a capire: per troncare un litigio al primo anno, un compagno le ha gridato “Sei una radice quadrata senza il numero dentro!”. Basita, ma non vinta (figurarsi se si lascia rubare l’ultima parola) non ha trovato di meglio che usare quel “Radice Quadrata” per ribattezzare il ragazzo, prima per scherno poi per abitudine, ed è così che lo conosce il lettore visto che mai il suo nome vero viene scritto. Del resto, lui non si scompone, non reagisce ai continui pungoli di Sofia e scrive. Scrive in continuazione in taccuini chiusi con l’elastico; scrive brevi frasi, osservazioni, coprendosi con una mano e immergendosi in un mondo che pare davvero solo suo. Finché, con l’arrivo di un supplente, si cambiano i posti in aula e Sofia se lo trova seduto proprio accanto. Il nuovo insegnante inoltre chiede agli allievi di concentrarsi sui racconti moraleggianti che intervallano Cuore e li sfida – oltre che nella lettura di De Amicis – nel comporre la storia di un eroe che spieghi perché lo si consideri tale. Il lavoro si fa a coppie, Radice Quadrata rimanda all’infinito e Sofia è piano piano stuzzicata dal suo distacco, dai taccuini, dal silenzio, dal nulla che di lui trapela. Abituata a non darsi mai per vinta e cresciuta da un nonno malato di polizieschi, decide di pedinare Radice e di sondare il mistero che pare pervadere la sua vita: lunghi appostamenti sotto la pioggia, dietro le vetrine di uno squallido bar, corse in bicicletta all’inseguimento di un autobus, addirittura il funerale di uno sconosciuto.

Radice Quadrata pare avere un’identità nascosta o per lo meno un pezzo di vita che nessuno sa e che nessuno probabilmente vede; Sofia intanto scopre – proprio lei che ha intitolato il blog “Il mio paio d’occhi” – come all’improvviso certe cose comincino a mostrarsi dopo esser rimaste nascoste in bella vista per tanto tempo: inizi a notarle, a sommarle, a cercare di incastrarle. E poi non puoi smettere di andare a fondo, di fare domande anche quando ottenere risposta significa avere pazienza e sperare. Sperare tanto forte da arrivare persino a giurare di chiamarlo col suo nome vero, prima o poi, quel Radice Quadrata.

Alessandro Mari, vincitore del Premio Viareggio nel 2011 col suo romanzo d’esordio “Troppa umana speranza” e traduttore di parecchi libri per ragazzi (oh, sì!), costruisce una storia che parla ai ragazzi (la voce di Sofia va dritta tra le proposte per i ragazzi della scuola superiore di secondo grado), ma anche ai loro adulti. La protagonista infatti guarda e descrive la famiglia, gli adulti, gli insegnanti, i compagni, i meccanismi dei rapporti, le storie d’amore  a scadenza e la scuola. Quella scuola che “è peggio di internet perché non ammette distrazioni, il giudizio altrui ce l’hai sempre davanti, devi sempre dire e fare la cosa giusta. Internet è meno complicato”. Meno complicato significa che puoi nasconderti dietro l’anonimato di un blog come ti nascondi dietro il cappuccio della felpa mentre spii chi cammina davanti a te sul marciapiede o usi una chiave non tua per aprire la porta di un deposito, ma quando cominci a vedere (le coincidenze, i particolari, i segreti del passato) scopri di avere mille domande da fare e la voglia di tentare.

Alessandro Mari, L’anonima fine di Radice Quadrata, Bompiani 2015, 314 p., euro 18, ebook euro 8,99

Lettori si cresce

20 Mar

lettori si cresce

Partendo dalla propria esperienza di lettrice onnivora fin da piccola e di insegnante, Giusi Marchetta dipinge un ritratto dei ragazzi tra i dodici e i diciotto anni che non leggono: quelli che vede abbattersi sui banchi mentre spiega letteratura, quelli che porta settimanalmente in biblioteca e loro corrono a vedere il numero finale per soppesare il libro offerto dalla quantità di pagine che contiene, quelli che leggono di tutto (messaggi su whatsapp, post su FB, istruzioni dei videogiochi) ma non i libri, e allora forse il problema son proprio i libri.

Costruito come un dialogo con Polito, prototipo quindicenne del non lettore, il saggio affronta molte delle situazioni e delle domande che si pone chiunque si occupi di ragazzi e di lettura, con uno sguardo particolare in quanto parte dal mondo della scuola e quindi l’autrice, da insegnante, si pone interrogativi come il valore di una materia come la storia della letteratura, la necessità di insegnarla e di far leggere certi classici ai ragazzi; la bellezza di poter leggere racconti, romanzi e poesie, di lasciarli scegliere ai ragazzi stessi, cosa che però non corrisponde all’insegnare; l’imperativo di dover fornire una base culturale agli adolescenti che stanno portando avanti una tradizione del nostro Paese – quella di non leggere – e di capire i motivi di questo rifiuto.

Il testo alterna riflessioni a racconti tratti dalla vita di lettrice dell’autrice, analizza modi e metodi, suggerisce modalità, si interroga di fronte a format televisivi che tanto attraggono i ragazzi, presenta realtà diverse in cui si cerca di far vedere che i libri esistono (dai festival letterari al progetto Pianissimo fino all’esperienza di un gruppo di lettura in carcere dove – tra l’altro – ci si racconta intorno a un gioco dell’oca che ci ricorda quello allegato all’albo A raccontar le storie edito lo scorso anno da Edizioni Corsare).

Riflettere sulla lettura e sul modo di porla, su come confrontarsi con i ragazzi che abbiamo di fronte e su quali libri assaggiare con loro è materia cui sempre fanno bene la pluralità di voci, di esperienze e di occasioni per pensarci, per mettere in discussione quel che si fa e per rimettersi in gioco, magari cambiando di qualche grado l’angolo di prospettiva. Giusi Marchetta ci aiuta in tutto questo con un valore aggiunto: quello della facilità della sua scrittura, una scrittura “bella”, che coinvolge, che si lascia leggere veloce e intanto ti porta nel centro del discorso e lì ti tiene, proprio come già succedeva nei suoi romanzi e nei suoi racconti.

Approfittate quindi anche per andare a riprendere in mano un altro suo libro, il romanzo L’iguana non vuole, pubblicato da Rizzoli nel 2011, e inseritelo nelle proposte di lettura per i ragazzi più grandi.

I post di Giusi Marchetta su AltaInfedeltà. In una gallery su VanityFair 10 suoi consigli di libri da offrire ai ragazzi.

Giusi Marchetta, Lettori si cresce, Einaudi 2015, 172 p., euro 14, ebook euro 7,99

Il maestro nuovo è tornato

25 Giu

buyea_tornato

Il maestro nuovo è tornato. Dopo l’incidente che l’ha costretto a rimanere in ospedale, Mr. Terup torna per trascorrere con i suoi studenti l’ultimo anno prima del loro cambio di scuola. Come nel libro precedente, vediamo l’anno scolastico filare lungo i mesi attraverso gli occhi dei sette ragazzi che già abbiamo conosciuto, ognuno dei quali racconta in un alternarsi di punti di vista. Anche questo anno sarà ricco di cambiamenti, soprattutto perché si corre verso la cerimonia del diploma e verso il matrimonio del maestro con Ms. Newberry nella cui preparazione tutti sono coinvolti. Sarà un anno importante perché i ragazzi stanno crescendo: c’è chi scopre un segreto nella propria famiglia; chi frequenta ragazzi più grandi non proprio raccomandabili; chi deve affrontare i propri genitori per spiegare di non essere d’accordo coi progetti che hanno su di lui; chi vorrebbe farsi bocciare per non crescere troppo in fretta e perché nulla cambi.

Come l’anno precedente, il maestro coinvolge la classe in laboratori, ricerche, esposizioni e in un gioco di lettura e di rimandi con testi diversi che sottopone di mese in mese all’attenzione dei ragazzi. Una delle cose migliori della lettura – spiega – è di consentire di mettere in relazione quel che si legge con qualcosa che conosciamo, che ci è accaduto, potendo così utilizzarlo nella quotidianità. Ogni ragazzo si specchia in un libro, in un personaggio, trovando riflessi di sensazioni, indicazioni, suggerimenti per rispondere a domande che si porta dentro.

Come già nel volume precedente, al fondo del romanzo c’è una nota che elenca i libri citati lungo le pagine, quelli su cui i ragazzi discutono con il loro insegnante. Alcuni – come “Tiro al piccione” di Spinelli, “Buchi nel deserto” di Sachar e “Un ponte per Terabithia” di Paterson – sono ben noti; altri invece possono essere dei nuovi suggerimenti di lettura. A differenza di quanto è indicato nella nota, infatti, tre altri titoli sono stati tradotti in italiano: “The outsider” di S. E. Hinton è stato pubblicato da Piemme nel 1997 col titolo “Ribelli” (è il libro da cui Coppola ha girato il film “I ragazzi della 56ª strada”); “The Westing Game” di Elen Raskin è apparso per Mondadori nel 2000 come “Il testamento Westing” e infine “Bell Prater’s Boy” è uno dei libri di Ruth White editi da Mondadori nella collana Gaia Junior, questo nel 1996 col titolo “Bellissima”. Sono libri di qualche anno fa, ormai fuori catalogo, ma in biblioteca li trovate di sicuro!

Il sito dell’autore. La copertina dell’edizione italiana è di Claudia Palmarucci.

Rob Buyea, Il maestro nuovo è tornato (trad. di Beatrice Masini), Rizzoli 2014, 411 p., euro 14

The Bully Book

12 Set

Più riguardo a The Bully book. Il Libro segreto dei bulli

Nel nuovo anno scolastico tutto cambia per Eric, undici anni. Viene improvvisamente preso di mira da tre ragazzi della sua classe, viene ignorato da quello che è sempre stato il suo migliore amico e gli scherzi si fanno sempre più pesanti. Eric scopre di essere un Grunt, scelto per essere preso di mira per tutto l’arco dell’anno. E capisce che quei ragazzi agiscono spinti da regole e suggerimenti scritti in un libro, che da anni si tramanda e che ha creato una sorta di rituale per i ragazzi dell’ultimo anno di quella scuola.

Il lettore legge i capitoli del famigerato Libro in parallelo alle vicende di Eric, potendo così seguire da un lato le regole per la costruzione di un leader e per la distruzione dell’autostima e del cerchio di amicizie del Grunt, dall’altro l’applicazione pratica in quel che Eric subisce e vede subire da altri intorno a lui, insieme alla sua ricerca per scoprire non solo dove viene custodito il Libro e cosa contiene, ma soprattutto chi lo ha scritto tanti anni prima e da quale motivo è stato spinto.

Il doppio canale su cui si muove la narrazione permette molti spunti di osservazione e di riflessione: si parla di ordine sociale all’interno di una classe e di tabella di popolarità; si descrivono i luogotenenti ideali (seguaci più stupidi, perché ascoltino il capo, e più forti, perché lo proteggano) e la scelta del Grunt perfetto; si assiste alla scena dell’ora in cui l’insegnante assegna una parola, per migliorare il lessico, ad ogni ragazzo che deve spiegarne il significato e formulare una frase che la contenga: tutti i compagni – coinvolti dai bulli – formulano frasi su Eric, trasformando l’esercizio linguistico in un esercizio di derisione, senza che l’adulto presente dica nulla.

Mi aspetto per questo libro reazioni diverse: discussioni su come e a chi proporlo e, sicuramente, anche le “perplessità” di chi teme che i ragazzi applichino quanto leggono e poi – da parte di alcuni, come già successo per altri testi – una forma di censura consistente nel non inserirlo in bibliografie o proposte di lettura. Quando ne discutiamo ricordiamoci che è ispirato agli episodi di bullismo che l’autore stesso ha subito a scuola, ma soprattutto teniamo a mente il commento che una ragazza di quattordici anni ha inviato a Gale dopo averlo letto: “If you are reading this, know you have truly done a number in my life. Thank you… I was always afraid of telling my story. I’m not anymore”. I buoni libri servono anche a questo.

Il sito dell’autore, che scrive per il teatro per conto di Star Kid.

Eric Kahn Gale, The Bully Book. Il libro segreto dei bulli (trad. di Marina Invernizzi), San Paolo 2013, 214 p., euro 16

Pum e la bava di pipistrello

18 Apr

pumNella collana “I quaderni della scuola” delle edizioni Coccole Books, dopo la maestra, gli alunni e la bidella, arriva Pum. E non è cosa da poco, come dice il testo.

Siamo in seconda elementare e i bambini ripetono le tabelline, mentre Pum batte il tempo a suon di passi pesanti. Pum-pum-pum. Pum non ascolta nessuno e fa la voce grossa; per lui tutto fa schifo, non importa di nulla e trova sempre da ridire. Ai compagni, alla maestra e soprattutto al’insegnante nuova che arriva in sostituzione. Pum risponde, sempre, a tutti e malamente. E se sorride sicuramente sta nascondendo qualcosa. Ma la nuova maestra risponde pure lei. Buona la bava di pipistrello, che ne dite?

Le illustrazioni colorate e arruffate di Vittoria Facchini disegnano una classe di bimbi che aspettano, sognano, immaginano la nuova insegnante, si rintanano davanti al’insolenza del compagno, qualche volta gli rispondono, riempiono le pareti di disegni colorati. E scoprono sacchetti misteriosi nella borsa della maestra. Gnam gnam.

Come per gli altri titoli della collana, anche in questo caso la copertina del libro è un poster.

Il sito dell’autrice.

Lodovica Cima – illustrazioni di Vittoria Facchini, Pum e la bava di pipistrello, Coccole Books 2013, 43 p., euro 11,30