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Ritorno al mittente

22 Apr

More about Ritorno al mittenteSfoglio queste pagine, guardo le illustrazioni e le fotografie in bianco e nero, le riproduzioni dei documenti, dei giornali  e dei lasciapassare, pedalo in bicicletta con Mariolino e il suo nonno sui sentieri della Val Susa, e penso alle storie che ho ascoltato raccontare, alla Storia che ho ascoltato raccontare. I sentieri di quelle mie storie stanno in una valle poco lontano a quella del racconto, la Valle Varaita, e sono piene di corse, di silenzi, di appostamenti. Ci sono sentieri che partono davanti a casa, che potrei percorrere tutti i giorni salendo sul fianco della collina, e da piccola stentavo a credere che qualcuno li avesse percorsi col cuore in gola, con un mitra in mano, di notte, di giorno, combattendo.  In quelle storie ci sono dei ragazzi che salgono in montagna, che combattono, che fanno saltare i ponti, che portano a spalle i corpi dei compagni, ma ci sono anche le risate, gli scherzi, la condivisione della vita quotidiana. Ci sono i colpi di mortaio oltre la collina, la mestra che fa promettere ai bambini di prima elementare di non raccontare a nessuno che i partigiani che passano per il cortile della scuola per fare prima, il comando tedesco che si occupa la casa del medico. Tutto quello che ho ascoltato raccontare da donne e uomini ormai vecchi nel corpo, ma con la voce limpida di chi ti dice che rifarebbe tutto nello stesso modo. Anche la madre di Mariolino, il protagonista di questo racconto (ispirata alla madre dell’autore), è una di loro: fornisce documenti falsi ai partigiani e questo è il suo modo di partecipare alla Resistenza. La vicenda che il piccolo protagonista ci racconta dal suo punto di vista (quello di un bambino di sei anni che si chiede cosa siano le sap e le gap, che è sfollato in campagna perché la sua casa è stata bombardata) corre lieve sugli ultimi giorni della guerra, prima della Liberazione di fine aprile: incrocia lo sguardo del partigiano Domenico che viene arrestato e quello di un soldato tedesco che gli mostra la foto della sua famiglia, vede i corpi dei partigiani impiccati appesi agli alberi, ascolta la radio, si immerge nella fiumana di gente che scende in piazza alla notizia della Liberazione. Un percorso lieve in mezzo alla fatica, alla crudeltà di quegli anni che dà – attraverso i riferimenti, gli approfondimenti finali – lo spunto per approfondire la storia (e le storie) della Resistenza. Ci sembra il modo migliore per augurarvi buon  25 aprile e buona festa di libertà.

Guido Quarzo – ill. di Lorenzo Terranera, Ritorno al mittente, Lapis 2011, 55 p., euro 10.