Tag Archives: Rita Della Rosa

Petra, ma che roba è?

15 Giu

00000505Petra è, come dice giustamente il suo nome, una pietra. Che dalla sua però ha una grande fantasia e quindi viaggia immaginandosi ruoli diversi: una montagna, un uovo, un’isola. La sua capacità di lasciare di stucco, anzi di sasso, chi la osserva si moltiplica quando incontra la fantasia di una bambina che la dipinge regalandole nuove identità. L’albo è costruito in modo da fa comprendere al lettore il punto di vista e la relatività data dal punto d’osservazione: Petra si immagina montagna e troneggia a tutta pagina, ma appena compare un cane eccola ridimensionarsi alla sua giusta misura: tutto dipende da dove si guarda!

A proposito dell’autrice, guarda qui.

Marianna Coppo, Petra, Lapis 2016, 48 p., euro 13,50

Petra gioca al “sembra, ma…” e ci dà la possibilità di divertirci coi lettori utilizzando altri libri che ruotano intorno al concetto della somiglianza che poi rivela tutt’altro. Ad esempio, due classici come Lupo, lupo ma ci sei? di Giusi Quarenghi e Giulia Orecchia (Giunti kids) o ma che robaSembra questo, sembra quello di Maria Enrica Agostinelli (Salani). Oppure due nuove uscite di Terre di Mezzo: Vedi quello che vedo io? di Ed Emberley in cui bisogna individuare un animale partendo dalla sua forma e Ma che roba è?, una storia che vede una serie di animali alle prese con un colorato pezzo di stoffa trovato in riva al lago: ciascuno di loro ne dà una libera interpretazione e lo adatta alle proprie esigenze. Ma cosa sarà davvero quel pezzo di stoffa a righe?

Il sito dell’autore (e se qualcuno ci traducesse i suoi libri per adolescenti?). Il blog dell’illustratrice.

Sthéphane Servant – Cécile Bonbon, Ma che roba è? (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2016, 32 p., euro 12

Mezzacalzetta dove sei?

19 Apr

mezzacalzettaUna nuova storia di Benjamin Chaud, che comincia ironicamente in modo politicamente scorretto e decisamente divertente: il protagonista si sente troppo grande per avere come compagno di giochi un coniglio, pensa sia ora di trovarsi nuovi amici più dinamici e più partecipativi e decide allora di abbandonare Mezzacalzetta – così ha battezzato l’animale – nel bosco.

Il coniglio non solo ha un nome che già la dice lunga sulla considerazione che il bambino ha di lui, ma viene descritto come una palla al piede: non capisce la differenza tra indiani e cowboy, è lento e non molto furbo, fa gli occhi da principessa tenera quando vuole attenzione e cura. A nulla valgono gli sforzi del bambino nel mostrargli le meraviglie del bosco, tentando di affascinarlo con l’ipotetica vita da coniglio selvatico. Per di più c’è pure una bambina che vaga col suo cane (lo vorrà abbandonare anche lei?) e bisogna fare in fretta; insomma, il bambino lega Mezzacalzetta a un albero con un filo del suo maglioncino e se va, per poi pentirsene a breve, tornare sui propri passi e non trovarlo più. E ovviamente il narratore ribalta la situazione a proprio favore: possibile che il suo affezionato coniglio abbia deciso di abbandonarlo così? Parte la ricerca, decisamente fruttuosa visto che porta alla scoperta di una baita di legno, una bambina, un cane, il coniglio e pure una tazza di tè!

Le immagini sempre buffe di Chaud regalano ancora più ironia strampalata alla storia, che riecheggia di elementi fiabeschi: il bosco, l’abbandono di Pollicina memoria, la casetta tra gli alberi quasi fosse quella di Hansel e Gretel, la bambina di rosso vestita. U bell’albo davvero da leggere insieme: anche il formato si presta a una lettura condivisa.

Sfoglia qualche pagina sul sito dell’editore.

Benjamin Chaud, Mezzacalzetta dove sei? (trad. di Rita Della Rosa), Terre di Mezzo 2016, P. 36, euro 15

L’incantesimo della lupa

1 Ott

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In apertura di questo albo c’è un villaggio che sa di villages perchés abbarbicato al di là del ponte; le sue case hanno il sapore della Svizzera romancia ed ecco che fin dalle illustrazioni la storia vira verso i toni della leggenda.

Romane cammina controvento, stringendosi nel cappotto fuori misura e tutto toppe che le hanno rimediato in orfanotrofio, sola verso la scuola visto che la sua amica Lucie è malata. In quel giorno di tempo da lupi, fatto di freddo e neve, una lupa Romane la scorge davvero: è grigia e sta lì, proprio oltre il fiume. Ma non è la fame a spingerla vicino al villaggio, come pensa la bambina, bensì l’istinto materno: la sua piccola lupa nera è stata catturata e lei – che è una lupa-strega di più di trecento anni – detta al paese un calendario per la restituzione che deve avvenire prima che la colomba di ghiaccio si sciolga, pena la morte di Lucie. Si scopre così che è stato proprio il padre di Lucie a catturare la lupacchiotta e a farne una pelliccia, ormai inutile, per la sua bambina.

Per tre volte Momo, Luis e Romane cercano di incontrare la lupa ed ingannarla nel tentativo di salvare la loro compagna di classe. Romane porta addosso il cappotto di pelliccia e si esercita per lungo a muoversi, ad ululare, a rosicchiare legnetti, a saltare come fosse una vera lupacchiotta; l’immedesimazione è tale che diventa trasformazione riconosciuta dalla madre-lupa.

Il tentativo disperato di salvare l’amica e la certezza che qualcosa si possa comunque fare diventa in qualche modo un ritorno, alla foresta e alla famiglia dei lupi. Un ritorno sancito dalla mancanza di paura, dal sentirsi a proprio agio, come se Romane avesse trovato il suo posto esatto nel mondo. Quando si accorge che la mano è una zampa, la ragazzina sottolinea di essersi sforzata in ogni modo di avere paura, ma non c’era posto per terrore e spavento, solo per la leccata di tenerezza della lupa grigia che la invitava a seguirla.

Le illustrazioni a margine del racconto degli esercizi e della trasformazione danno la misura esatta dei piccoli passaggi che fanno di Romane, del suo corpo agile e della sua chioma nera, una lupacchiotta perfetta per la pelliccia che la avvolge.

Qui vedete la bellissima copertina dell’edizione originale…

Il sito dell’autrice e il suo blog. Il sito dell’illustratore. Un’anteprima del libro sul sito dell’editore.

Clémentine Beauvais – Antoine Déprez, L’incantesimo della lupa (trad. di Rita Della Rosa), Terre di Mezzo 2014, 48 p., euro 15

Il signor Orizzontale e la signora Verticale

29 Ago

Il_Signor_Orizzontale_Sig_Verticale_HIDa questa fotografia di René Maltête nasce un albo i cui rimandi vanno anche a Munari, André François, Ann e Paul Rand. Olimpia Zagnoli e Noémi Réevah dialogano tra tatto grafico e testo immaginando preferenze, passioni e attività di un uomo che indossa una maglia orizzontale, ama andare in barca, fare capriole e darsi al giardinaggio e di una donna vestita invece a righe verticali, tutta proiettata verso l’alto, si tratti di viaggi, balzi, scale. A incrociare righe orizzontali e righe verticali vien ovviamente fuori un pargolo che veste a quadretti e allora si lascia all’inventiva del lettore di immaginare cosa gli potrà andare a genio.

Un albo per giocare sulle differenze e sulle affinità (il signor Orizzontale ama piantar semi che poi crescono verso l’alto 😉 ), sugli opposti e sui punti in comune; un albo per dire che quel che nasce dall’unione di due differenze porta dei tratti conosciuti, ma è cosa a sé; un albo per incantarsi sul segno grafico, sull’uso dei colori, sui rimandi da pagina a pagina. E per allenarsi a lasciar libero e leggero lo sguardo intorno, per scovare curiosità e buffe coincidenze: chissà quanto ha sorriso René Maltête il giorno in cui ha scattato quella fotografia!

Il sito di Olimpia Zagnoli, lo shop e il suo tumblr. Qualche pagina da sfogliare sul sito dell’editore.

Noémi Révah – Olimpia Zagnoli, Il signor Orizzontale e la signora Verticale (trad. Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2014, 48 p., euro 16