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Il coraggio salpa a mezzanotte

24 Apr

Della resistenza norvegese all’invasore nazista aveva già parlato ai lettori Margi Preus ne Il segreto di Espen (Edt Giralangolo) raccontando di come azioni minime potessero essere segno e inforndere coraggio, ad esempio indossare qualcosa di rosso, colore inviso al nemico. Così, tra le pagine del romanzo di Atzori, Haakon spiega la moneta che porta al collo e l’emblema del re che viene dipinto sui muri, stampato sui volantini, ricamato nei maglioni e nei guanti di lana. Sono gesti non certo minori, come non lo è il voler prendere parte di questi tre ragazzi che stringono amicizia dopo l’iniziale diffidenza: Calum e Agatha, che si conoscono da sempre e che vivono Lerwick, sulle Shetland, e il nuovo arrivato insieme alla sua famiglia e ad altri ragazzi dalla Norvegia. Il libro infatti vuole porre l’attenzione tra il 1941 e la fine del 1942 e sulla vicenda dello Shetland Bus, operazione che tentava di portare in salvo verso l’arcipelago chi rischiava in Norvegia: un viaggio di un giorno intero tra i pericoli del mare e quelli dei nazisti. Prima servizio quasi improvvisato, poi strutturato come unità militare speciale, si serviva di pescherecci che potessero in qualche modo ingannare almeno a prima vista i nazisti. Proprio al recupero di un vecchio peschereccio si dedicano i tre ragazzi che vogliono fare la loro parte, spronati da Haakon che ha una sorta di conto in sospeso col migliore amico del padre, morto durante un’azione in Norvegia, che ora è a capo dei tentativi di salvataggio.

Il romanzo racconta dell’amicizia tra i ragazzi, della famiglia di Haakon e del loro essere profughi in un Paese straniero, della convivenza tra gli abitanti delle Shetlend, i norvegesi, i soldati. Mette in scena Agatha, intraprendente ragazza che ha imparato nell’officina paterna a montare e rimontare motori e che adora fare il meccanico, nonostante quello che gli altri possano pensare.

Uno sguardo sulla Resistenza europea, per non dimenticarsi delle forme che assunse, dei risultati a cui portò.

Andrea Atzori, Il coraggio salpa a mezzanotte, Einaudi Ragazzi 2019, 179 p., euro 11

Il segreto di Espen

26 Mar

segreto di espen

Quando la Germania nazista invade la Norvegia, nel 1940, Espen ha quattordici anni e vede rapidamente cambiare il suo quotidiano fatto di scuola, squadra di calcio e famiglia. Il libro lo segue per i cinque anni successivi, in cui la sua crescita procede di pari passo con l’acuirsi della situazione interna (l’arresto di milletrecento insegnanti, razionamento del cibo, torture, pestaggi, delazioni) e con il suo impegno nel movimento di resistenza che lo vede dapprima distribuire giornali e messaggi clandestini, poi assumere incarichi sempre più importanti e pericolosi. Intorno tutto cambia: viene sciolto il movimento degli Scout e a Espen viene confiscata la divisa; chi possiede una radio può incappare nella pena di morte, gli ebrei sono deportati nei campi di concentramento in Germania e viene introdotto il Servizio di Lavoro Obbligatorio. Come tante altre famiglie norvegesi, anche quella di Espen si rifiuta di giurare fedeltà al partito nazista e si adopera per combattere il nemico, ciascun membro a suo modo: gli sguardi, i gesti dei genitori e dei figli valgono più di tante parole e descrivono un affiatamento di intenti che non ha bisogno di sottolineature o di proclami.

La guerra entra di prepotenza anche nelle amicizia, anche negli affetti; non è semplice per il protagonista accettare che gli amici, i compagni di squadra parteggino per i nazisti ed entrino a far parte delle loro organizzazioni; parimenti lo sorprendono però i gesti di solidarietà e di coraggio che non si aspetta: la sorella che ruba tessere annonarie per nutrire i prigionieri, la ragazza amata che lo nasconde in casa, un’anziana sul treno che gli si fa complice, un soldato nazista che finge di non vedere. La narrazione permette di mostrare ai lettori gli anni della Seconda Guerra mondiale da un’angolatura poco frequente: quella di un altro Paese nella sua quotidianità. Permette di parlare di quel che significa resistere ogni giorno e di come un intero popolo possa schierarsi con azioni minuscole che rendono però visibile la propria posizione e rafforzano così la possibilità di sperare nel cambiamento; azioni minime come possono essere indossare un berretto rosso o un paio di calze del colore inviso ai nazisti, scegliere di non tagliare – nessuno degli alunni – il traguardo della gara di sci resa obbligatoria dal regime e anzi fermarsi pochi metri prima e intonare l’inno nazionale, portare addosso un fiore nel giorno del compleanno del re esiliato, andare in giro con una graffetta sul bavero, dei fiammiferi nei nastri dei cappelli, l’orologio al contrario: piccoli gesti per farsi insieme spavaldi. E , su tutti, la figura di Tante Marie, che guida, insegna, suggerisce, spinge Espen a essere più furbo e più intelligente del nemico, a non farsi vincere dalla rabbia e a seguire la luce, sempre.

Il sito dell’autrice. Come spiega la nota finale, questa storia è nata dai racconti che i genitori di Margi Preus, che parteciparono alla resistenza norvegese, ed è in particolare ispirata alla vicenda di Erling Storrusten: qui potete leggere la sua diretta testimonianza.

Margi Preus, Il segreto di Espen (trad. di Aurelia Martelli), EDT Giralangolo 2015, 290 p., euro 14