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L’uomo montagna

21 Feb

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La levità del tratto di Amélie Flechais accompagna una storia di scoperta, un viaggio per partire e per lasciar andare. Il piccolo protagonista è abituato a viaggiare col nonno, il quale però gli spiega che sta per arrivare al suo ultimo viaggio, in cui il nipote non può accompagnarlo. Il nonno è “vissuto” e le immagini della natura che usa per descrivere la sua età e la consapevolezza della vicinanza della morte (serena, come chi è abituato a viaggiare sa che esiste un momento in cui bisogna andare) sono poetiche: tutti gli anni passati e le esperienze fatte sono grandi montagne cresciutegli sulle spalle; la fronte porta i solchi dei sentieri seguiti; nella voce il rombo della terra percorsa; negli occhi l’acqua dei mari visti.  Il nonno è stanco, i piedi pesanti e il vento non ce la fa più a portarlo. Il nipote allora parte alla ricerca della montagna più alta e del vento più forte che lì sopra abita.

Il viaggio diventa un’iniziazione: è il primo che il bambino compie da solo, forte della fiducia del nonno e della missione scelta ed è un susseguirsi di incontri, dove agli elementi della natura viene affidato il compito di dire com’è la vita, di parlare di radici, di condivisione, di senso. Un albero, tre sassi e uno stambecco accompagnano il bambino dando risposte e ponendo a loro volta domande; poi è il vento a sostenerlo nella scoperta più dolorosa: il nonno non ha atteso il suo ritorno, ma gli ha dato la possibilità di cominciare a crescere, di riconoscere le radici a cui tornare e di cui sentirsi forte.

Una delicata quanto intensa parabola sulla vita e sulla morte, sull’andare e sul partire. Non mancatela.

Il tumblr di Flechais e il suo blog.

Séverine Gauthier – Amélie Fléchais, L’uomo montagna (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2017, 42 p., euro 14,90

Orani, il paese di mio padre

7 Giu

Più riguardo a Orani. Il paese di mio padre

Se il primo ricordo di un luogo è quello che comunque ci torna in mente quando ci pensiamo, per me Orani è un punto su una carta geografica, vicino a Nuoro e a Orgosolo, che termina in -i come Dorgali e come Gavoi e subito dopo, nei miei ricordi bambini, verde di chiome e ruvido di tronco di querce da sughero.

Orani è il paese natale del pittore e scultore Costantino Nivola, che ogni anno tornava insieme alla sua famiglia dagli Stati Uniti in cui si era trasferito a vivere, e di cui la figlia Claire ci racconta le strade, le persone, l’atmosfera vissuta in quei ritorni di bambina, in quelle vacanze sempre troppo brevi, in quei visi di cugini che si aprivano al riso quando lei spiegava che lì era molto meglio dell’America.

Nei suoi ricordi di bambina i vicoli che sbucano nel fulgore accecante della piazza, le giornate in cui succede sempre qualcosa, le cucine stracolme di gente, le esperienze della vita che diventano pratica di tutti i giorni, intessendosi nel normale trascorrere delle giornate: i frutti che maturano, le feste della tradizione, il profumo del pane appena sfornato, ma anche la morte, la nascita. E la bellezza di salire in alto, verso la montagna e contemplare quel paese amato – che dall’alto nell’illustrazione ha la forma di un cuore un po’ schiacciato – che racchiude tutto ciò che lei ha bisogno di imparare, sentire, sapere. Un paese, come spiega nella nota conclusiva, che cambia e continua a cambiare, racchiudendo però l’energia viva  e reale che non si riesce a sperimentare altrove.

Penso alla mia Orani, che non sta su un’isola, ma abbarbicata nel continente, tra le montagne, a cavallo di una terra che parla una lingua comune pur avendo radici in Stati diversi; penso alle persone che vi ritornano d’estate, chi da più vicino chi da molto lontano; penso alle follie sane di chi fa viaggi lunghissimi per passare magari solo una manciata di giorni in un luogo e tra persone dove sente le proprie radici. Quelle radici che poi ti permettono di andare ovunque, sicuro di appartenere a un posto che ti fa libero e che ti aspetta, se vuoi. E come l’autrice nella sua ultima tavola, mi chiedo quale Orani possano aver conosciuto le tante persone che incrociamo ogni giorno. E quindi le tante Orani che si nascondono nei cuori che camminano accanto a una bambina col vestito a quadri per le strade di New York.

Questo è il Museo Nivola proprio a Orani. Di questo libro, che ha ottenuto menzione al Bologna Ragazzi Award 2012 nella categoria Non Fiction, potete vedere alcune immagini sul sito dell’editore americano.

Claire A. Nivola, Orani. Il paese di mio padre (trad. di Elisabetta Sedda), Rizzoli 2013, 36 p., euro 14

Radici

18 Mag

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Ci sono parole che danno luce, parole che nutrono, parole che sollevano, parole che portano lontano. Parole che sono sole e terra e acqua e aria. Ci sono parole che sono come abbracci, che scaldano, che fanno sentire meno soli, che aiutano a stare insieme, a camminare insieme, a riprendere il cammino. Ci sono parole che fanno gruppo e che fanno casa anche quando la tua casa è un mucchio di macerie o magari è ancora in piedi ma non ci puoi abitare perché è lesionata e la tua vita si sposta sotto una tenda.

Ci sono parole che fanno radici: ti ricordano le tue radici oppure te le tramandano nei racconti e nei ricordi dei tuoi famigliari che ti spiegano da dove vieni, chi ti ha sognato, chi ha fatto la tua storia prima ancora che venissi al mondo; oppure sono parole i cui stessi suoni sono radici perché a volte è la lingua ad essere radice, a legarti a un luogo, a una cultura, a chi condivide con te un dialetto, una tradizione o dei modi di dire di lessico familiare. Le radici fanno trama, danno misura al tuo passo, ti tengono ancorato senza legarti, dandoti la possibilità di essere libero di andare. E di ritornare.

Dopo il terremoto che un anno fa ha colpito l’Emilia, il progetto “Il Cantiere dell fantasia” ha portato per un’estate intera autori, illustratori e narratori che hanno incontrato bambini e ragazzi nei centri estivi di otto comuni della provincia di Modena:  San Felice sul Panaro, Mirandola, Concordia, Cavezzo, Medolla, Finale Emilia, Massa Finalese, Camposanto. Da quell’esperienza di incontro e di condivisione è nato questo libro, dove novanta autori scrivono, disegnano e raccontano (il libro infatti è accompagnato anche da un cd) a proposito di radici. Radici da cui si può ripartire.

Questo volume sarà presentato domani, domenica 19 maggio, in un incontro al Salone del Libro di Torino alle 15 (Spazio Book, pad. 5). Il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto al Cantiere della fantasia affinché il progetto possa continuare al di là dell’emergenza.

Radici, Franco Cosimo Panini 2013, 106 p., euro 18 (con cd)

Hanno partecipato al libro: Elena BABONI, Anselmo ROVEDA, Marco PACI, Elisa ROCCHI, Michela DEGLI ANGELI, Giovanna ZOBOLI, Marina MARCOLIN, Andrea VALENTE, Anna CURTI, Laura SCAPINELLI, Lodovica CIMA, Pia VALENTINIS, Mauro BELLEI, Luigi DAL CIN, Alessandro SANNA, Claudia BIANCHI, Emanuela NAVA, Adriano GON, Gianluca PAGLIARANI, Alberto GALOTTA, Antonella ABBATIELLO, Maria Sole MACCHIA, Stefano BORDIGLIONI, Febe SILLANI, Gek TESSARO, Chiara CARMINATI, Massimiliano TAPPARI, Bruno TOGNOLINI, Andrea ALEMANNO, Fulvia DEGL’INNOCENTI, Allegra AGLIARDI, Ugo VICIC, Agostino TRAINI, Arianna PAPINI, Pietro FORMENTINI, Arianna VAIRO, Concetta FLORE, Dario MORETTI, Paolo SERVENTI, Milena BERTACCHINI, Annamaria PASSARO, Giorgio SCARAMUZZINO, Nicoletta COSTA, Cosetta ZANOTTI, Simone REA, Massimiliano MAIUCCHI, AnnaLaura CANTONE, Giuseppe VITALE, Renato CIAVOLA, Michela GRASSELLI, Gloria FRANCELLA, Gabriele CLIMA, Antonio FERRARA, Manuela MONARI, Sonia Maria Luce POSSENTINI, Agnese BARUZZI, Gabriele SALARI, Alberto RUGGIERI, Annalisa STRADA, Sophie FATUS, Claudia CAMICIA, Francesca AMAT, Roberto MORGESE, Barbara BONGINI, Vittorio CAVANI, Sonia FERRARI, Elisa MAZZOLI, Francesca SALUCCI, Loredana FRESCURA, Laura CREMA, Massimo MISSIROLI, Benedetta FREZZOTTI, Rossano GENTILI, Stefano FARISELLI, Daniele GOLDONI, Luca BARBI, Alessandro D’ORAZI, Gianluca MAGNANI, Alessandra BASCHIERI, Marco REMONDINI, Carlo FRANZINI, Marco VERSARI, Alessandro PIVETTI, Matteo FAGGIANI, Ciro Elio SALTARELLI, Nicola GROSSI.