Tag Archives: Prima Guerra Mondiale

Una rosa in trincea

13 Nov

Una rosa in trincea

Questo romanzo il cui testo scorre veloce può essere utilizzato come buona introduzione ai ragazzi a proposito di Prima Guerra Mondiale, nel periodo di ricorrenza in cui la letteratura per ragazzi offre molte storie ambientate proprio in questo momento storico. Qui in particolare l’autrice riesce a dare un quadro a tutto tondo degli anni della guerra, ben documentato dal punto di vista storico e tessuto insieme alle lettere da e per il fronte e con notizie curiose che ben accompagnano la narrazione.

La cornice di spunto per l’innesco del racconto è l’amicizia tra due cugini coetanei che si ritrovano come ogni anno in Sicilia, nella casa di famiglia, per trascorrere l’estate. È l’estate successiva all’esame di terza media ed è anche un momento particolare per la famiglia: si festeggiano i novant’anni della zia Elena, sorella maggiore del loro nonno e custode della storia di famiglia. Se Milly vive in Sicilia e festeggia ogni festa con la famiglia, Andrea e i suoi genitori invece vivono a Imola e tornano solo d’estate: per questo il ragazzo non conosce la storia del bisnonno Peppino e dei suoi piccioni, una storia che si racconta solo a Natale. Data la curiosità del ragazzo, si fa uno strappo alla regola e così il lettore può seguire la storia di Peppino che si arruolò a quindici anni al posto del fratello. Un descrizione minuta delle condizioni di vita, delle trincee, della solidarietà tra i soldati, dell’assurdità della guerra.

Mettiamo volentieri in vetrina questo libro anche perché è accompagnato da illustrazioni che sono in realtà tavole di fumetto che intervallano e riassumono il racconto: sicuramente un accompagnamento originale al testo che risulterà gradito ai ragazzi che lo sfoglieranno.

A proposito dell’autrice. Il blog dell’illustratore.

Annamaria Piccione – ill. Roberto Lauciello, Una rosa in trincea, Paoline 2014, 160 p., euro 12

Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba

22 Ott

4050-Bro.indd

Che bello questo romanzo di Luisa Mattia che fila via veloce nella lettura e avvincente nella trama, ma soprattutto nella resa del protagonista, delle sue sensazioni e dei suoi sentimenti.

Il primo capitolo si apre a Milano, nella tarda primavera del 1918, presentandoci quattro amici in uscita dal cinema dove hanno appena seguito le imprese di Maciste alpino; poi il racconto se li lascia alle spalle per focalizzarsi su uno solo di loro, Beniamino, il cui padre è un aviatore impegnato in guerra da tre anni. Benni sogna di essere come lui, di compiere imprese eroiche, di difendere la patria anche a mani nude e scalpita perché ha appena sedici anni. Ma un vecchio foglio di identità, la somiglianza col padre e l’omissione della data di nascita danno gambe e piedi alla sua voglia di arruolarsi. Uscito di casa con una bugia senza salutare nessuno, Benni lascia la sua vecchia vita insieme agli abiti abbandonati in cantina per vestirsi con gli abiti paterni e si presenta al Distretto militare: è convinto che in famiglia gli perdoneranno tutto non appena avranno notizia delle sue eroiche azioni. Alto e robusto, fuori misura quasi per ogni divisa, abbattuto subito dall’iniezione del vaccino e incapace di fare centro al bersaglio, Benni non finisce in prima linea, ma in fureria a Fossalta di Piave, a contare le uova, i sacchi di zucchero e i rifornimenti vari. Qui conosce Hem, americano arruolatosi volontario e impegnato nel servizio di autoambulanza della Croce Rossa, che gli racconterà la guerra – quella vera che si combatte nelle trincee più avanti – e la vita. Perché Benni, uscito di casa al mondo per la prima volta, si scontra con la realtà di una guerra che ha solo immaginato e che è fatta di sangue, di pidocchi, di fame, di rumore e di dolore, ma si scontra anche con il primo amore della sua vita che rende luminosi e brillanti anche i giorni più difficili in cui il fronte arretra fino a travolgere tutti.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratore. Peccato che il sito indicato nella nota finale a proposito delle vicende italiane di Hemingway non sia al momento raggiungibile; trovate alcune notizie qui.

Il libro fa parte della serie “La Grande Guerra” che, in occasione dell’anniversario della Prima Guerra Mondiale, Piemme manda in libreria per ricordare questo momento storico attraverso gli occhi di protagonisti ragazzi. Per l’occasione viene felicemente riproposta la grafica (già utilizzata nella serie dei classici sempre Battello a Vapore) che vede in alcune pagine, a lato del testo narrativo, la presenza di brevi note storiche che spiegano, sottolineano, approfondiscono e aiutano a contestualizzare la storia.

Luisa Mattia – ill. di Matteo Piana – introduzione e approfondimenti di Paolo Colombo, Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba (con una nota storica di Luciano Tas), Piemme 2014, 186 p., euro 10, ebook euro 3,99

Fuori fuoco

8 Set

fuorifuocoTre persone e una bicicletta camminano per le strade di Udine in un pomeriggio di settembre. Insieme a loro camminano le vicende storiche della città –  i bombardamenti durante la Prima Guerra mondiale, il deposito di munizioni saltato in aria nell’agosto del 1917 su cui cadde il silenzio della censura, le storie dei singoli venute alla luce dai documenti, dai racconti – e la storia di Jolanda, che tra quelle strade avrebbe benissimo potuto camminare e costruire il suo futuro da ostetrica.  Sotto gli specchi del Caffé Caucigh, Jolanda si somma e si mescola a suggestioni, vecchie fotografie, racconti di famiglia, scelte e silenzi.

Oggi, un anno dopo, Jolanda è una storia che potete offrire ai giovani lettori, sulla scorta di quelle che già abbiamo presentato e che – in questo anno – riprendono le vicende del periodo della Grande Guerra. Qui si racconta di una tredicenne  che apprende dello scoppio della guerra, nell’estate del 1914, in Austria, dove con i genitori e i fratelli si è trasferita per lavorare. La prima conseguenza è il tornare indietro, in Friuli, dove è nata e cresciuta, perché gli italiani in Austria non sono più graditi; poi un fratello si arruola, il padre è reclutato per i cantieri militari e anche il secondo fratello parte di nascosto per raggiungere il genio militare. A casa rimangono le donne, quelle che – dice la mamma – perdono la guerra, mentre gli uomini la fanno. Rimangono Jolanda, la mamma, la sorellina Mafalda e un’asinella. Rimangono le donne che lavorano alla filanda, le ragazze che portano le uova e la verdura al mercato di Udine, le cartoline che arrivano dal fronte e le fotografie di famiglia fatte un attimo prima della partenza e della separazione.

Così questo romanzo racconta della guerra vista dagli occhi delle donne, con le assurdità, i soprusi, la ricerca di una possibile quotidianità, la disfatta di Caporetto e le sue conseguenze sulla popolazione e non solo sui soldati. Racconta di come il colore dei capelli – quel biondo quasi bianco che Jolanda condivide con la mamma – e il fatto che la mamma sia originaria di Grado, allora in mano austriaca, portino guai: la madre infatti finisce in internamento a Firenze e Jole parte, con sorella e asina, verso Udine come le è stato detto. Sarà Adele, anziana ostetrica cieca ad accoglierle e a ricostruire per loro la storia della famiglia materna di cui non hanno mai sentito parola, accompagnandole alla ricerca della nonna ancora viva. Il percorso delle quattro donne si intreccia con gli sfollati che cercano di passare il Tagliamento, con gli ultimi mesi di guerra, con il ritorno al paese e il tentativo di riprendere il filo della vita.

Jolanda ha tredici anni. Tredici sono anche le immagini che accompagnano il testo. Tredici fotografie caratterizzate da un particolare fuori fuoco; tredici immagini fatte per immaginare, visto che non le vediamo, ma ce ne viene offerta la descrizione, lasciando al lettore la possibilità di pensarle e guardarle come se uscissero da una scatola di ricordi. Foto di famiglia, foto di emigranti, angoli di città, passeggeri in stazione, la ritirata, vedute aeree, campagne silenziose: ciascuna raccoglie e racconta in realtà molteplici storie.

Il sito dell’autrice. Questa è la musica che accompagna Jolanda lungo tutte le pagine (il suono del friulano qui con la musica dei Mitili FLK).

Se volete una narrazione della Grande Guerra con una grafica notevole e la possibilità di interagire con cinque personaggi diversi e di aprire finestre con spiegazioni storiche, immagini d’epoca e approfondimenti, potete giocare a Valiant Hearts, basilare se considerate il versante gaming, ma di sicura resa invece per illustrare fatti storici (Steam, Uplay, PlayStation Network, Xbox Live, da poco anche in app).

Chiara Carminati, Fuori fuoco, Bompiani 2014, 204 p., euro 12, ebook euro 7,49

La notte in cui la guerra si fermò

19 Mag

riordanNell’anniversario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, come ad ogni anniversario che si rispetti, si moltiplicano i libri in argomento. Succede così che arrivi in libreria un testo decisamente realistico che fa toccare con mano ai ragazzi la crudeltà delle trincee, i soldati mandati allo sbaraglio, le menomazioni, la disperazione, le morti atroci, l’assurdità di un conflitto che – come si diceva allora – avrebbe dovuto essere l’ultimo.

L’escamotage che permette il racconto è il rivelarsi di un nonno al nipote così come non era mai capitato prima e con nessun altro. Jack, inglese arruolatosi a diciassette anni insieme all’amico Harry, crede fermamente che la fiducia si basi sulla verità e per questo motivo accetta di rispondere alle domande del nipote e di rivelare il terrore provato in quegli anni, facendosi accompagnare oltre la Manica, nel cimitero francese dove riposano i suoi compagni caduti, in un lembo di terra pieno di lapidi bianche separato solo da una siepe di biancospino dalle croci nere dei caduti tedeschi.

Il racconto va allora direttamente al tempo di guerra, quella guerra annunciata l’ultimo giorno di scuola, all’addestramento dei ragazzi e al loro quasi naturale trasformarsi in reclute pronte all’arruolamento volontario e alla partenza in una stazione colma di lacrime, raccomandazioni e silenzi amari di chi sapeva vedere oltre, immaginando l’inferno verso il quale quei ragazzi correvano.

C’è il racconto in prima persona della guerra anche attraverso le lettere che Jack scrive alla sorella e quelle con cui lei ricambia descrivendo una Londra che vive la guerra lontano dal fronte, dove le donne prendono il posto degli uomini in mestieri che mai avrebbero immaginato di poter svolgere, dove si guarda con angoscia l’arrivo del ragazzo dei telegrammi, dove si fa quel che si può (come non pensare al bel Resta dove sei e poi vai di John Boyne).

Il racconto, così realistico nei particolari e nella durezza della realtà, incontra la vicenda storica immaginando che il protagonista sia stato uno dei soldati protagonista della tregua del Natale 1914, della partita di calcio a squadre miste anglo-tedesche, della condivisione e dell’amicizia con un soldato nemico. Al cui proposito si potrà condividere coi ragazzi anche la visione di un film come “Joyeux Noël. Una verità dimenticata dalla storia” (2005), che racconta proprio quell’episodio..

La copertina è di Paolo Domeniconi.

James Riordan, La notte in cui la guerra si fermò (trad. di Lorenzo Borgotallo), Mondadori 2014, 184p., euro 15, ebook euro 6,99

Il volo dell’Asso di picche

13 Mag

9788866561514

Quattro ragazzi osservano un campo di volo militare nascosti in un fossato; osservano incantati i biplani da combattimento che rientrano da una missione e tanta è la loro passione per volo e aerei che la vicinanza della guerra quasi è dimenticata. Siamo nell’agosto del 1917, in un piccolo paese del Friuli, dove la Grande Guerra non sta solamente nelle notizie che arrivano dal fronte, ma soprattutto nei racconti di chi ritorna, nei corpi mutilati, nella riposo forzato del fratello maggiore di uno di loro, ufficiale aeronautico tornato a casa ferito dopo un atterraggio di fortuna.

La capacità di osservazione dei quattro (un mattino il campo volo pare deserto, nessuna bandiera sventola), l’incoscienza dovuta all’età e il desiderio quasi irrazionale di volare, insieme all’azzardo di un portaordini che consegna il dispaccio del comando nelle mani di un capitano forse troppo giovane e dalla divisa troppo grande (i militari in forza al campo sono morti per una fuga di gas), li portano a volare verso l’Austria, dopo aver equipaggiato un bombardiere, nel tentativo di distruggere un deposito di munizioni nei pressi di una stazione.

L’avventura raccontata, sul filo dell’assurdo reso possibile dallo sprezzo del pericolo, dall’incoscienza dell’età e da una serie di casualità che giocano a favore dei quattro, parla della prima guerra mondiale e delle armi che ne  segnarono uno scarto rispetto ai conflitti precedenti: gli aerei e le armi chimiche; elenca e presenta una serie di figure – piloti dalle grandi imprese e assi dell’aviazione – che contribuirono in quegli anni a creare il mito del pilota che tanto affascinava ragazzi e ragazze, come i protagonisti di questa storia. I quali, tentati dall’impresa e dal sogno eroico, non dimenticano però di essere per un attimo entrati sullo scenario di guerra, dove molti uomini perdono la vita a causa di altri.

Proprio per lo scenario e i fatti che racconta (concentrati nell’arco di una manciata di giorni), la storia è tutta al maschile: una banda di ragazzi i protagonisti; militari e rappresentanti dell’esercito di vari gradi che li attorniano, insieme alle figure paterne che compaiono nel finale. L’unica figura femminile che attraversa le pagine è la sorella maggiore di uno dei ragazzi che pare quasi stereotipata nell’interesse per i bei piloti in divisa e le conoscenze mitologiche; a lei viene forse regalato un riscatto nelle ultime pagine, quando rivela il sogno di poter imparare a volare, rompendo la regola che negava allora il volo alle donne.

L’illustrazione di copertina è di Iacopo Bruno. Qui invece l’autore parla del suo libro.

Christian Hill – con un intervento di Frediano Sessi, Il volo dell’Asso di picche, Einaudi Ragazzi 2014, 188 p., euro 11

Resta dove sei e poi vai

25 Nov

resta

John Boyne racconta la Prima guerra mondiale (così poco presente nei libri per ragazzi in confronto alle vicende della successiva) attraverso gli occhi di un bambino di nove anni e lo spaccato di una strada di Londra in cui vivono i protagonisti. I combattimenti iniziano il 28 luglio 1914, il giorno del quinto compleanno di Alfie Summerfield, quando i suoi genitori, i vicini di casa e la sua migliore amica Kalena si ritrovano per festeggiarlo. Ma quattro anni dopo tutto è cambiato: la guerra non è finita per Natale e pare non debba finire mai; il padre di Alfie, arruolatosi volontario, è stato al fronte ma non da più notizie da un anno; la madre è infermiera in ospedale, ma cuce e fa il bucato per altre famiglie pur di guadagnare qualcosa; Mr Janáček, trasferitosi a Londra da Praga molti anni prima, e sua figlia Kalena sono stati deportati sull’Isola di Man in quanto “persone di particolare interesse”.

Alfie fa il lustrascarpe alla stazione tutti i giorni (tranne il lunedì e il giovedì, quando a scuola ci sono storia e lettura, le sua materie preferite; e la domenica dedicata al riposo), fiuta l’aria, aguzza gli occhi e dubita. Non crede che suo padre sia in missione segreta e infatti lo ritroverà in un ospedale nel Suffolk dove vengono curati, nascosti agli occhi dell’opinione pubblica, i soldati traumatizzati dal fronte e dalle trincee. Con la forza e l’incoscienza dei suoi nove anni deciderà di risolvere a suo modo la situazione.

In questo libro c’è posto per raccontare come la guerra segna il quotidiano, il dolore e l’orrore delle lettere

kalenaspedite dal fronte, le storie di chi tornò dalle trincee distrutto non solo fisicamente; c’è spazio per le scelte diverse che possono essere fatte e per quanto costa l’obiezione di coscienza a persone come Joe Patience, padrone di se stesse e delle proprie idee; c’è posto per la vicenda di persone di origini tedesche, russe, austro-ungariche che furono portate via dalle loro case perché “di particolare interesse” e che suona tanto attuale (come nella pagina che riporto qui a fianco); c’è posto per il caso che fa chiacchierare Alfie col primo ministro e per il destino che fa volare in aria i fogli che gli permettono di associare il nome del padre a quello di un ospedale.

C’è spazio per la potenza delle caramelle alla mela, dell’ostinazione e di quel “miglior motivo al mondo” – l’amore – che il signor Janáček ha spiegato ad Alfie e che viene nelle pagine del libro declinato in tanti modi. Ha scritto Eoin Colfer a proposito di questo libro: “It is an instant classic that once read will never be forgotten”.

Il sito dell’autore. La copertina, il ritratto dell’autore e il lettering di titolo e titoli dei capitoli sono di Oliver Jeffers.

John Boyne, Resta dove sei e poi vai (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2013, 254 p., euro 15

P.S. Spiega una nota del traduttore in chiusura di libro che i titoli dei capitoli rimandano a canzoni popolari tra i soldati britannici durante la guerra(alcune utilizzate per un film e un testo teatrale antimilitarista che sarà rimesso in scena a Londra per il centenario dello scoppio della Prima Guerra mondiale). La scelta è stata quella di mantenerne il titolo anche nella traduzione “e, dove possibile, il nome degli autori”. Ma di autori non ne figura neanche uno…).