Tag Archives: pregiudizi

La bambina selvaggia

11 Mag

Questo romanzo è un classico. Lo è per il respiro con cui è scritto, per la facilità di scrittura che tesse una storia importante facendola emergere dal quotidiano di una cittadina, per il modo di tratteggiare i personaggi e regalare al lettore figure che rimangono nella memoria. Un classico lo è in Gran Bretagna, opera della romanziera e saggista Rumer Godden, vincitore del Whitbread Award nel 1972, divenuto poi un dramma radiofonico e una serie televisiva.  Un libro che vi fa venire voglia di leggerlo ad alta voce, di condividerlo, di riproporlo come una storia che viene da un altro tempo (sono gli anni Sessanta in realtà) e che non ha tempo, per cui rimarrà nei consigli di lettura come un classico, appunto.

Si racconta di Kizzy, zingara a metà, che vive con la nonna in un vecchio carrozzone in un frutteto, con un vecchio cavallo come migliore amico. Quando a sette anni vieni costretta a frequentare la scuola la odia subito: per come gli altri la guardano, per come le bambine la prendono in giro, mentre solo un ragazzo più grande, Clem, riesce a diventarle prossimo perché non la giudica. Il ritorno al suo mondo, al tè preso intorno al fuoco, alla cassetta di legno su cui sedersi mentre scende il buio sono la protezione verso il mondo che le è ostile. Poi la nonna muore, il carro viene bruciato come da sue disposizioni e Kizzy rischia di finire in istituto, visto che nessuno la vuole, e nell’immediato pure la polmonite. Verrà curata nella più grande casa del villaggio, dall’Ammiraglio Cunningham Twiss e dai suoi due aiutanti e poi affidata a miss Brooke, comparsa nel villaggio all’acquisto del cottage, dedita al suo giardino, eletta giudice di pace, donna che sa ascoltare e vedere. Kizzy non ha un carattere facile e la sua ostilità verso il mondo si concretizza in sguardi truci, sputi, graffi e ostinazione. Non fa nulla di imposto e teme la scuola per via delle botte e degli insulti che riceve dalle compagne. Kizzy ha il forte desiderio di poter comunque essere se stessa, quella che ama abbrustolire le mele sul fuoco, mangiare all’aria aperta e prendersi cura di un cavallo.

Un libro che dice di bullismo e accettazione, e dei pregiudizi verso chiunque scarti rispetto alla banale adesione alle regole decisa dalla società, mantenendosi fedele a se stesso. Il villaggio guarda con sospetto non solo Kizzy, ma anche miss Brooke e pure l’Ammiraglio sulla cui vita e sulla cui casa e sui cui aiutanti si inventano dicerie senza fondamento. Queste persone però sanno rimanere in piedi, nonostante le difficoltà; sanno mantenere la linea che hanno scelto, non dare troppo peso ai giudizi altrui e sanno insegnarlo anche alla protagonista, senza imporglielo, ma semplicemente vivendo nel quotidiano.

Rumer Godden, La bambina selvaggia (trad. di Marta Barone), Bompiani 2017, 201 p., euro 13, ebook euro 6,99

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Quellilà

27 Apr

Quando non si conosce e non si sa, è facile credere a chi dice di sapere e ricamare sopra quel che ci si immagina. Capita allora che gli abitanti del regno dov’è ambientata questa storia abbiano una gran paura di Quellilà, i vicini che non hanno mai visto, che pensano tanto pelosi quanto cattivi. A incrementare la paura è il vecchio Marricordo, giudicato saggio nonostante la sua memoria faccia cilecca: è più semplice credere allo smemorato, unico testimone dei tempi andati, piuttosto che andare a vedere coi propri occhi. Ne viene così un quotidiano armarsi, costruire muri, trasferirsi a vivere sugli alberi e attendere – dal re fino al più piccolo dei sudditi – l’attacco che non arriva. In realtà i vicini sono identici a quelli che li temono e l’albo che sfogliamo è una belle descrizione di quel che combina il pregiudizio quando lascia perdere la logica verità e si adagia nella comodità del credere, di quanto fanno in fretta a crescere e a cambiare le notizie quando passano di bocca in bocca.

Michele Rocchetti scompone la figure attraverso forme e colori, in uno stile un po’ futurista, con ampio uso anche del nero. Se la storia è dedicata ai più piccoli, l’albo ben si presta a una ricca riflessione coi più grandi sullo stile e sulla grafica.

Il sito dell’illustratore.

Daniele Movarelli – Michele Rocchetti, Quellilà, EDT Giralangolo 2017, 28 p., euro 15

Guji Guji

8 Ott

Guji Guji

Un uovo rotola tra gli alberi, sull’erba, lungo il pendio fino a fermarsi nel nido di un’anatra che tutta presa dalla lettura manco se ne accorge e continua a covare. Quando si schiudono le quattro uova battezza i nati a seconda delle caratteristiche: Pastello per l’anatroccolo chiazzato di blu, Zebra per quello a strisce, Chiardiluna per quello giallo e Guji Guji il quarto che così verseggia e che è agli occhi del lettore ovviamente un coccodrillo, ma che viene cresciuto come gli altri fratelli, senza distinzione, imparando come si nuota, ci si tuffa e “incede con elegante dondolio”, sempre in mezzo a storie lette ad alta voce. Fino a quando tre coccodrilli affamati cercano di convincere Guji Guji a tradire la comunità starnazzante in cui è cresciuto per potersi riempire le pance e cercano di fare leva sul fatto che tra simili ci si spalleggia e si fa così, punto. Guji Guji capisce di non essere un pennuto, ma forse non è neanche un coccodrillo cattivo e quindi trova un’idea brillante per scacciare i tre e festeggiare lo scampato pericolo.

Tornano i temi dell’accoglienza, del modo di trattare la diversità, dell’inclusione; qui godetevi le illustrazioni del taiwanese Chih-Yuan Chen, le espressioni che dipinge sui musi dei protagonisti e la danza delle festa finale, su sfondo nero.

Una versione video della storia animata e letta (in inglese). Si possono sfogliare alcune pagine sul sito dell’editore.

Chih-Yuan Chen, Guji Guji (versione italiana di Alfredo Stoppa), Bohem 2015, 40 p., euro 15,80

Un nemico per amico

8 Giu

nemico per amico

Una storia ambientata ai tempi in cui i vichinghi scorrazzavano sui mari, la natura dettata i ritmi di vita e una ragazzina di nome Manavilia sogna di essere capitano di una nave, veleggiare lontano e vedere il mondo. Figlia del fabbro dell’isola di Linnavuori, descrive al lettore lo scorrere della vita in mezzo alla natura, le attività quotidiane, la conformazione del villaggio sovrastato dal borgo fortificato che accoglie e protegge gli abitanti in caso di pericolo. Il mondo arriva sull’isola attraverso i racconti e le merci che i mercanti portano periodicamente, fermandosi a condividere la vita del villaggio e alimentando i sogni di Vilia. Sulle loro navi arriva anche Pekko, che naviga dopo aver perso la sua famiglia in un attacco vichingo, proprio come toccherà a Linnavuori che riuscirà a difendersi dalla furia di Olaf e dei suoi subendo poche perdite.

Pekko e Vilia hanno però un segreto: un ragazzo vichingo che tentava di arrampicarsi verso la fortezza è precipitato in mare, ma è ancora vivo. decidono allora di trasportarlo alla casa di Uvamela, la guaritrice che vive nel bosco perché lo curi ben sapendo che la legge punisce chiunque protegga o nasconda un nemico. Pian piano Vilia fa amicizia con Ergill che è il figlio del temibile Olaf, ma che non le pare in nulla diverso da lei. La gelosia di Pekko farà scoprire il segreto e l’intero villaggio si troverà di fronte al problema di un nemico che Vilia presenta invece come persona di fiducia. Si parla così lungo la trama di guerra e di pace, di diversità e di somiglianze, di pregiudizi, di verità, di modo di essere.

Peccato per il titolo abbastanza banale, mentre in originale era “il nodo vichingo” che effettivamente torna nella storia: è il nodo che Egill mostra agli amici, composto da tre anelli legati l’un l’altro che tirati si stringono. Tre insieme, proprio come i protagonisti della storia che superano diversità sociali e di provenienza, rabbie e luoghi comuni per stringersi in avventure condivise e in un’amicizia che è salda al di là delle singole contingenze e delle scelte per il futuro.

Il romanzo è ambientato nella zona sud-occidentale della Finlandia e porta gli echi del ritrovamento di novecento monete d’argento nascoste intorno al 1060 a Sauvala.

L’illustrazione di copertina è di Manuele Fior.

Roope Lipasti, Un nemico per amico (trad. di Irene Sorrentino), Feltrinelli kids 2015, 179 p., euro 13

Piccole pesti

10 Dic

piccole pesti

Un nuovo titolo per la collana “Sottosopra” curata da Irene Biemmi che ha debuttato in primavera per EDT Giralangolo proponendo testi orientati al principio della identità di genere e all’interscambiabilità dei ruoli maschili e femminili. In questo caso il racconto illustrato da Manuela Olten gioca sull’assunto che i maschi siano meglio delle femmine e perché; sembra quasi di sentire i gruppetti di bambini che giocano divisi per genere e ci vorrebbe – vien da dire – un titolo analogo dove le femmine fanno comunella escludendo i maschi.

Qui ci sono due bambini sbruffoni, pronti ad andare a letto, che dissetano su quanto siano noiose e lagnose le femmine, sempre a giocare con le bambole, a vestirle e pettinarle e poi a circondarsi di pupazzi all’ora della nanna perché hanno paura di tutto, dal buio ai fantasmi e addirittura si fanno la pipì addosso. Loro invece saltan sul letto pronti a calarsi i calzoni e a far vedere il sedere al lettore, tanto non han paura di nulla, figurarsi. Ecco, appunto, figurati che ti figuri, finisce che i due spacconi cominciano a interrogarsi sui fantasmi (sei poi sicuro che non esistano sul serio?) e poi decidono di andare a fare pipì, per rintanarsi infine nel letto ben ancorati ai loro pupazzi preferiti. Insomma, la paura è la stessa per tutti. E anche le ancore di salvataggio 😉

Grandi illustrazioni ideali per essere mostrate a chi ascolta la lettura ad alta voce.

Degli altri albi della collana “Sottosopra” abbiamo parlato qui e qui e qui. E anche qui e qui.

A proposito di Manuela Olten. Qui invece potete vedere una presentazione dell’edizione inglese del libro.

Manuela Olten, Piccole pesti, EDT 2014, 28 p., euro 12

Mia mamma è un gorilla, e allora?

18 Mar

nilsson

Una storia lieve, che parla al cuore e che dice – nel suo surrealismo – dei pregiudizi, delle apparenze, dei preconcetti e della capacità di guardare oltre.

Janna ha nove anni e vive da sempre in un orfanotrofio, la cui direttrice la definisce un caso disperato, difficile da “piazzare” perché è sbadata, bruttina e affetta da una certa tendenza a dimenticarsi di lavarsi. Però la stessa direttrice, un attimo prima di un’ispezione che troverebbe un bambino in sovrannumero, non esita a lasciarla adottare da una gorilla dalle pessime maniere che si presenta su un’auto arrugginita. Per di più la gorilla abita in una discarica, commercia in rottami e vive nel disordine assoluto. E sceglie Janna, l’unica che non scappa al suo cospetto e i giorni successivi sono un addomesticarsi a vicenda; un imparare a svelarsi ma anche a leggere oltre il detto, nei gesti minimi; un diventare complici negli affari, nella lotta (la gorilla sta difendendo la sua terra da una speculazione edilizia del comune) e nel modo di prendere la vita. e persino nell’infrangere la legge e andarsene per stare bene, come nel finale.

Janna impara così che la gorilla sogna di avere una libreria ambulante, che è un’avida lettrice  che possiede ben tremilacentodue volumi (provate a stiparli in una roulotte!) e che il suo preferito è “Oliver Twist”. Ma anche che conosce le stelle-scimmia, che ha un posto del cuore che si adatta perfettamente alla sua schiena, che conosce bene lo stato d’animo di Janna, le sue speranze e il suo orfanotrofio. Questa gorilla insomma non è come gli altri (le altre persone, non gli altri gorilla); dice infatti la bambina che lei “non criticava le persone e non alzava la voce senza motivo. Era se stessa e io non volevo che cambiasse”.

Una storia dove si dice dell’importanza di avere un posto dove rifugiarsi (e della bellezza di condividerlo e regalarlo a qualcuno a cui tieni e che ne ha bisogno), delle cose che sono belle e valide quando le senti tue (anche quando si tratta dell’ordine in una stanza) e dove tutto si condensa in una riga: le cose non sono sempre come sembrano (e scusate se è poco).

Curiosità: avevo letto questo romanzo qualche anno fa nella traduzione francese dove c’era l’orphelinat des Mimosas; in italiano Janna vive all’Orfanotrofio Biancospino e allora mi è venuta la curiosità di quale fosse il fiore originale che dava il nome: è il tanaceto, che qualcuno potrebbe conoscere come “erba amara”.

Frida Nilsson, Mia mamma è un gorilla, e allora? (trad. di Alessandro Storti), Feltrinelli kids 2014, 140 p., euro 10, ebook euro 6,99