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Ir e Vir

14 Giu

20120613-222407.jpg“Com as pernas e os pés andamos, corremos… vamos.”
Non bisogna scomodare Marshall McLuhan per parlare dell’accelerazione del nostro tempo. I libri ogni tanto ci accompagnano mentre fuggiamo via, in treno o in aereo. Ma ogni libro ci chiede di stare seduti, o al limite sdraiati, possibilmente isolati. Quale medium migliore per riflettere sul movimento delle persone e delle merci che un libro, un testo a moto fisico ridotto, concluso in sé stesso?
“Ir e Vir” parla di come noi uomini ci muoviamo nel mondo oggi, di come ci siamo abituati ad andare e tornare, e a spostare le cose senza più renderci conto delle conseguenze di questo moto.
E qui, se siete esigenti e un po’ malvagi come me, potreste chiedervi: la solita storiella ecologista-moralista?
Niente di più falso, cari, perché Isabel Minhos Martins ha avuto un’idea narrativa potente: un rapidissimo excursus, una moviola della storia dell’umanità (dai due piedi tonanti ai razzi, passando per le quattro ruote), e poi un violento confronto tra gli umani (e i loro mezzi inquinanti) e la bellezza di altre specie animali nomadi. Verrebbe da dire magicamente nomadi, se non volessimo riconoscere un piccolo tributo al lavorio millenario di quella spietata della selezione naturale, che ci ha regalato le rondini, le farfalle monarca, le balene grigie e gli gnù. Degli artisti della migrazione, perché vanno con le stagioni, seguono le fasi riproduttive, inseguono l’acqua… Rispettano un ciclo: a volte migrano perfino di generazione in generazione! Fermatevi un istante e vedete la rondine che vola sull’acqua, la balena che nuota, lo gnù che galoppa e la farfalla monarca – solo apparentemente più scanzonata – che svolazza. Non sentite già un po’ più di spazio attorno a voi? E non vi elettrizza il selvatico? Ecco, soltanto per queste sensazioni il libro si meriterebbe l’acquisto… ma il patto di lettura non si ferma qui! Perché abbiamo anche le illustrazioni di Carvalho.
Che non stanno ferme neanche su una pagina! Ci tirano in avanti. Fanno sentire lo sfrecciare delle cose, un’ebbrezza della velocità che se la gioca con i futuristi. Ma se questi credevano nell’accelerazione e nella potenza della macchina, Carvalho galoppa con le zebre e nuota coi cetacei. Le illustrazioni non negano la gioia del correre, ma rendono stridente la nostra invasione di campo. Nelle tavole l’inquinamento compromette l’ordine dei colori della natura. I soggetti, apparentemente realizzati dalle sagome e dalle sovrapposizioni di retini (dei simil-acetati), sono così luminosi e brillanti da fare invidia alla retroilluminazione degli schermi. Bravo bravo allo stampatore e grazie ancora una volta all’illustratore.
Quindi, cari lettori, allacciatevi le scarpe, preparatevi a garrire, a dare una pinnata di balena e un colpo d’ala di farfalla, riprendetevi la bellezza e cominciate a correre. Siete così in copertina e ora che lo sapete non sfigurerete neanche un po’.

Isabel Minhos Martins, Bernardo Carvalho, Ir e Vir, Planeta 2012, 48pp, 22×26 cm, euro 12,50

Una mostra (purtroppo brevissima) in corso a Rovereto con opere di Bernardo Carvalho e Madalena Matoso
Il video di Carvalho per il progetto Bologna a testa in su girato nel periodo della neve

Gli ombrelli, quante vite!

4 Ott

Um dia, um guarda-chuva… è un picture book e racconta la storia di una giornata (speciale) di un oggetto comune.
(Perché gli ombrelli suscitano così tanta fascinazione? Come i baffi, le ghette, gli scaldamuscoli, le moffole, i cappellini da sole e le pistole ad acqua? L’ombrello è per definizione un bene solitario, aggrega ma non si combina.)
Questa storia inizia con uno smarrimento e procede incalzante e rocambolesca con molti colpi di scena. Tra cielo e oceano, dall’alto al basso. In questa ritmica cavalcata di Davide Calì e Valerio Vidali compariranno, tra gli altri, un sub, un giocatore di golf e un acrobata. Figure a metà, sul bordo pagina perché il protagonista resta il passaggio di mano in mano, la metamorfosi dell’ombrello, a lasciarci intendere che, come per ogni oggetto esiste almeno un uso nascosto, così per i fatti della vita si possono trovare tanti percorsi di senso.
Ecco forse perché in questo libro mancano i veri e propri nomi dei personaggi, l’uomo che perde l’ombrello è o senhor do cachimbo e l’ombrello che viene smarrito è un ombrello, che non perde l’anima (nera e anonima perché quasi platonica) ma attende il prossimo giro di walzer.
Le illustrazioni di Valerio Vidali hanno un’atmosfera metafisica, sospesa, e ricordano Monsieur Hulot di Jacques Tati, Wolf Erlbruch, Scarabottolo.
Il testo del libro, calligrafico, ha la voce sottile e decisa del maiuscoletto “inciso” sulle tavole ed è alternato ad alcuni divergenti commenti in corsivo  – sarà quella la voce del senhor do cachimbo?
Un libro accelerato, cinematografico, benfatto, degno del catalogo della giovane e già amatissima Planeta Tangerina.
Chissà se l’ombrello e il signore s’incontreranno mai, ad acquazzone concluso? Io, un ombrello perso, non l’ho mai ripescato!
I fogli di stampa.
Un video (da guardare accelerato) del libro sfogliato.
Davide Calì, illustrazioni di Valerio Vidali, Um dia, um guarda-chuva…, Planeta Tangerina, marzo 2011, pp. 32, euro 12,50