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Tutte le cosa lasciate a metà

23 Ott

4753-Sovra.inddSi intrecciano piani narrativi differenti nel nuovo romanzo di Benedetta Bonfiglioli che, come sempre, rivela sguardo attento e acuto sugli adolescenti. Qui si confrontano Cora e Alice, cugine coetanee che si ritrovano dopo alcuni anni nel b&b gestito dalla famiglia dopo alcuni anni di lontananza. Il punto di vista della prima fa da guida al lettore tra i meandri famigliari di passato non detto e segreti taciuti; un guardare che è un continuo raffrontare e sentirsi in difetto: Cora ha trascorso le sua estati con zii e cugina mentre i genitori erano lontani, impegnati in missioni umanitarie; ha sempre invidiato la presenza materna quotidiana per la cugina e ora, accanto ad una Alice sempre magra e in qualche modo perfetta, si crede ancora più grassa e brutta di quanto non si veda già normalmente allo specchio. Entrambe covano dolori causati dal primo incontro con l’amore e interrogativi forzatamente taciuti: Cora si danna per essere stata lasciata da Luca nel momento in cui si è rifiutata di andarci a letto; Alice è incinta e non sa cosa fare. Accanto a loro c’è Matteo, amico d’infanzia diventato bello, incomprensibile, diverso. Invece è Cora a credere che la lontananza abbia cambiato tutto e a far esplodere la rabbia, prima di rendersi conto che gli altri – l’amicizia, l’amore e anche i legami più stretti della famiglia – possono rivelarsi migliori di quel che ci si aspetta, a saper guardare, a saper aspettare.

La vicenda delle ragazze, racchiusa in pochi giorni, corre parallela a quella della zia Iride, sorella dei loro padri, scappata di casa a diciotto a anni e tornata ora alla morte del padre; i capitoli scorrono alterni raccontando la sua adolescenza, la sua scoperta dell’amore, il motivo per cui ha scelto di lasciarsi tutto alle spalle e di negarsi in qualche modo un domani.

Un romanzo che partendo dall’analisi dei rapporti familiari dà voce alle questioni dell’amore in ogni sfumatura: tra genitori e figli, tra consanguinei, tra adolescenti che si confrontano per la prima volta con il linguaggio del corpo e con quello dei sentimenti. Ai lettori regala inoltre la possibilità, se già non la conoscono, di sapere la bellezza del kintsugi, l’arte giapponese del colare oro, argento o smalto nella ceramica rotta per ripararne le crepe creando così nuovi manufatti di inattesa e sorprendente bellezza; metafora quanto mai ottimale e piena di grazia di come sia possibile che certa luminosa, accecante bellezza che ci capita di incontrare sia in realtà una ferita in cui qualcuno ha saputo colare ascolto, attenzione, amore.

L’illustrazione di copertina è di Bianca Bagnarelli.

Benedetta Bonfiglioli, Tutte le cose lasciate a metà, Piemme 2015, 227 p., euro 16, ebook euro 6,99

Io sono nessuno

18 Set

1675-Sovra.inddChi ha apprezzato la bravura di Jenny Valentine in La signora della scatola, edito da Rizzoli nel 2008, non può non rallegrarsi di questa nuova pubblicazione; la sorpresa sarà anche maggiore una volta assaporata la trama del nuovo libro, incalzante e con un finale inaspettato e giusto (proprio a fagiolo, verrebbe da dire) supportata nella versione italiana da una traduzione che vorrei spingermi a dire magistrale: rende infatti perfettamente credibile la voce del protagonista che narra in prima persona, rende il lettore attento e partecipe e fa di questo testo uno di quelli perfetti da leggere ad alta voce: l’incipit o altri brani durante un incontro di lettura, ma verrebbe quasi voglia di dire a qualcuno: “Ascolta, ti leggo una cosa bella, ti regalo una storia forte e tanto verosimile da renderla vera”.

La voce di Chap ci dice del suo sentirsi nessuno, solo e pieno di rabbia in un centro per adolescenti difficili; ci dice di come sia stato facile innamorarsi della possibilità di avere una famiglia, un passato, una casa, delle persone che ti vogliono bene tanto da non smettere mai di cercarti e di pensarti; ci racconta di come in pochi minuti abbia colto al volo l’occasione offerta dagli assistenti sociali: la fotografia di un ragazzo scomparso due anni prima, la somiglianza ai limiti dell’incredibile, la tranquilla certezza di quegli operatori che vedono quel che a loro interessa vedere, un ragazzo ritrovato.

Così Chap indossa i panni di Cassiel Roadnight, incontra sua sorella e scivola dentro una vita fatta di una grande casa in campagna, una madre, un fratello, un cane da portare a spasso. Ma quel che pareva la salvezza, quello che per anni ha desiderato non è altro che un incubo: a ogni passo, ogni domanda, ogni sguardo altrui che si posa su di lui Chap teme di essere scoperto. E l’incubo si trasforma in trappola: cos’è davvero successo al ragazzo di cui ha preso l’identità? E perché gli somiglia fisicamente così tanto?

La bravura di Valentine sta nel consegnare al lettore una situazione in divenire: tutto ciò che è stato nella vita di Chap lo si scopre pian piano, mentre il ragazzo tenta di affrontare la nuova vita secondo gli insegnamenti del nonno con cui è cresciuto, ripercorrendo il proprio passato e tentando di farsi largo nella sensazione ormai sclerotizzata di sentirsi un nessuno senza certezze, senza legami, senza origini. La bravura sta nel fare del romanzo un mistero da risolvere, nel tenerne alta la tensione e regalare un finale in cui improvvisamente i pezzi di due puzzle diversi si rivelano provenienti dalla medesima scatola. Il tutto ragionando su cosa significhi essere se stessi, sui rapporti familiari, sulle apparenze e la realtà, sul voler bene che è spesso gesto, silenzio, modo di essere.

Non penso ci possa essere lettura migliore per questo inizio di ripresa di anno di attività. Un romanzo da non perdere, assolutamente.

Jenny Valentine, Io non sono nessuno (trad. di Marina Rullo), 238 p., euro 17 [la quarta di copertina dà disponibile l’ebook che però non è a oggi reperibile su nessun store on line… riprovate]

Il numero 5

25 Ago

4643-Sovra.inddQuando ti arrivano gli inediti da leggere prima della riunione di giuria di un premio, è inevitabile chiedersi chi c’è dietro le parole che stai leggendo. Identifichi piccoli vezzi, ritorni nella scrittura, similitudini e provi a indovinare chi abbia pensato a quella storia e quanto di suo, della sua vita e dei propri interessi ci sia nel mondo che ha inventato. Poi ti trovi con gli altri giurati a scambiare pareri e opinioni, a scegliere e quella scelta fa nascere un libro che ti diverti poi a proporre in lettura ai ragazzi per vedere cosa ne pensano loro e se, bene o male, coincide almeno un po’ con quel che ne hai pensato tu. Lo scorso autunno un meccanismo del genere avveniva intorno ai testi finalisti del Premio Il Battello a Vapore ed è interessante a posteriori verificare quanto immaginato con i meccanismi che hanno prodotto la storia. Contiene in parte elementi autobiografici che si rifanno al vissuto dell’autore: siamo a Rimini, a inizio anni Ottanta, nel quartiere Barafonda dove l’autore è cresciuto e dove ha giocato a basket proprio come il protagonista. Nelle prime righe Micky cerca in ogni modo di trovare una scusa, una febbre improvvisa, un valido motivo per evitare la trasferta che porterà la sua squadra – la squadra ragazzi della Pallacanestro Rimini – a partecipare a Zara ad un torneo giovanile. Vorrebbe trascorrere il tempo delle vacanze di Pasqua in piena libertà con i suoi due amici, raccontandosi storie di paura, e invece la partenza è inevitabile; a complicare il tutto, e anche a mettere un pizzico di folle curiosità, nel protagonista c’è il pacco che il temuto bullo della scuola gli consegna con l’ordine di recapitarlo al ragazzo che indosserà la maglia numero 5 della Locomotiva Praga. Micky non vuole partire, ma non può evitare di sentirsi coinvolto in una sfida, proprio lui che trasforma in sfida ogni gesto, dall’evitare le foglie secche sul percorso della scuola fino a tirare su dalla tazza di caffellatte il biscotto prima che diventi poltiglia.

Il meccanismo narrativo – che riecheggia quello de Lo spacciatore di fumetti di Baccalario (Einaudi Ragazzi 2011, riproposto nel 2013 con nuova copertina) – permette di presentare una storia che grazie allo sport e ai protagonisti può catturare facilmente anche i lettori maschi e far scoprire una pagina di storia di certo a loro sconosciuta: si ispira infatti al vero baratto messo in piedi tra squadre russe e occidentali negli anni Settanta per aggirare la cortina di ferro e permettere ai russi di procacciarsi qualche prodotto americano, impossibile altrimenti da acquistare. Così il romanzo diventa finestra su quel che è stato, in tempi nemmeno troppo lontani ma di sicuro ignoti ai ragazzini che affrontano queste pagine.

Un’intervista all’autore. L’illustrazione di copertina è di Sarah Mazzetti.

Gabriele Nanni, Il numero 5, Piemme 2015, 147 p., euro 11, ebook euro 4,99

Per una volta nella vita

12 Mar

eleanor e parkPubblicato per la prima volta nel 2013, questo romanzo è tornato in libreria con una nuova copertina che ammicca maggiormente ai ragazzi e con l’aggiunta dei nomi dei protagonisti, bella pronta per l’uscita del film (Dreamworks ha acquistato i diritti nel 2014 e le riprese – su sceneggiatura della stessa autrice – cominceranno a breve). Così ci permette di riprendere in recensione un libro letto tempo fa e di cui non abbiamo ancora scritto, da inserire subito nelle proposte per i ragazzi della scuola secondaria di secondo grado.

Agosto 1986, autobus diretto a scuola: per quanto Park alzi il volume e pigi le cuffie sulle orecchie, non c’è modo di evitare le voci dei compagni; poi una ragazza nuova sale a bordo, una che non ha idea di come siano le gerarchie e le abitudini, una che non sa dove mettersi, che tutti cercano di evitare, una che si siede proprio accanto a lui perché è la voce di Park a ordinare: “Siediti!”, convinto di essersi appena messo nei guai. Eleanor è diversa da tutte le altre ragazze della scuola e pare non farci caso, sembra infilarsi i primi abiti che trova intorno la mattina, i suoi capelli rossi la identificano sempre e comunque. Eleanor è appena tornata a vivere con la madre ed i fratelli e cerca, nella minuscola casa, un angolo tutto suo e insieme di farsi invisibile al patrigno, ai suoi accessi d’ira, alle violenze. Park è assolutamente integrato in classe, ha un gruppo di amici di cui segue le abitudini, ma a casa vive il continuo confronto col fratello che – agli occhi del padre – è sempre migliore di lui. La loro amicizia è un addomesticamento fatto di letture e di musica: scambio di fumetti, vinili, audiocassette, discussioni sui generi e sui personaggi; è fatto di occhiate nascoste a studiare l’altro, di domande, di risposte mancate, di chiusure a riccio e improvvise aperture; è fatto di desiderio di aiutare e di scoprire, ma anche di timore di svelare. Lentamente diventa innamoramento ed è una storia non banale e non scontata, assolutamente.

la narrazione procede a due voci, con rapidi scambi tra Eleanor e Park, creando un duplice punto di vista a cui il lettore deve inizialmente abituarsi per poi trovare il giusto ritmo di lettura, con la possibilità di vedere l’intorno in cui i due si muovono in maniera tonda, completa.

Il blog dell’autrice. Eleanor & Park on Pinterest.

Rainbow Rowell, Eleanor e Park. per una volta nella vita (trad. di Federica Merani), Piemme 2014, 350 p., euro 12

Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba

22 Ott

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Che bello questo romanzo di Luisa Mattia che fila via veloce nella lettura e avvincente nella trama, ma soprattutto nella resa del protagonista, delle sue sensazioni e dei suoi sentimenti.

Il primo capitolo si apre a Milano, nella tarda primavera del 1918, presentandoci quattro amici in uscita dal cinema dove hanno appena seguito le imprese di Maciste alpino; poi il racconto se li lascia alle spalle per focalizzarsi su uno solo di loro, Beniamino, il cui padre è un aviatore impegnato in guerra da tre anni. Benni sogna di essere come lui, di compiere imprese eroiche, di difendere la patria anche a mani nude e scalpita perché ha appena sedici anni. Ma un vecchio foglio di identità, la somiglianza col padre e l’omissione della data di nascita danno gambe e piedi alla sua voglia di arruolarsi. Uscito di casa con una bugia senza salutare nessuno, Benni lascia la sua vecchia vita insieme agli abiti abbandonati in cantina per vestirsi con gli abiti paterni e si presenta al Distretto militare: è convinto che in famiglia gli perdoneranno tutto non appena avranno notizia delle sue eroiche azioni. Alto e robusto, fuori misura quasi per ogni divisa, abbattuto subito dall’iniezione del vaccino e incapace di fare centro al bersaglio, Benni non finisce in prima linea, ma in fureria a Fossalta di Piave, a contare le uova, i sacchi di zucchero e i rifornimenti vari. Qui conosce Hem, americano arruolatosi volontario e impegnato nel servizio di autoambulanza della Croce Rossa, che gli racconterà la guerra – quella vera che si combatte nelle trincee più avanti – e la vita. Perché Benni, uscito di casa al mondo per la prima volta, si scontra con la realtà di una guerra che ha solo immaginato e che è fatta di sangue, di pidocchi, di fame, di rumore e di dolore, ma si scontra anche con il primo amore della sua vita che rende luminosi e brillanti anche i giorni più difficili in cui il fronte arretra fino a travolgere tutti.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratore. Peccato che il sito indicato nella nota finale a proposito delle vicende italiane di Hemingway non sia al momento raggiungibile; trovate alcune notizie qui.

Il libro fa parte della serie “La Grande Guerra” che, in occasione dell’anniversario della Prima Guerra Mondiale, Piemme manda in libreria per ricordare questo momento storico attraverso gli occhi di protagonisti ragazzi. Per l’occasione viene felicemente riproposta la grafica (già utilizzata nella serie dei classici sempre Battello a Vapore) che vede in alcune pagine, a lato del testo narrativo, la presenza di brevi note storiche che spiegano, sottolineano, approfondiscono e aiutano a contestualizzare la storia.

Luisa Mattia – ill. di Matteo Piana – introduzione e approfondimenti di Paolo Colombo, Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba (con una nota storica di Luciano Tas), Piemme 2014, 186 p., euro 10, ebook euro 3,99

Il rogo di Stazzema

23 Lug

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Si ispira alla storia di Enio Mancini questo breve romanzo che vuole ricordare l’eccidio di S. Anna di Stazzema avvenuto il 12 agosto 1944 in cui vennero massacrati 560 civili. Enio aveva sei anni e sopravvisse insieme al fratellino, alla madre, alla nonna e ad altre due persone sfollate e ospitate dalla sua famiglia: furono salvati da un soldato tedesco che anziché sparare li lasciò fuggire tra i boschi in direzione della loro casa, già bruciata. Proprio come il protagonista Lapo, attraverso il cui racconto viviamo la fuga del piccolo gruppo tra i boschi dopo aver cercato di nascondere le cose di casa, la fatica, le domande che si affollano mentre i piedi corrono veloci e poi la devastazione del ritorno e la scoperta di quel che davvero è successo.

Parallelamente il lettore conosce la figura di Hans, il soldato che lascerà scappare il protagonista, proprio dal momento in cui viene svegliato dagli ordini di partenza verso Stazzema, in un incrociarsi di ricordi d’infanzia, pensieri sulla guerra e sul suo arruolamento, punti interrogativi.

Il sito di S. Anna di Stazzema (i fatti storici, i luoghi, come organizzare una visita).

Annalisa Strada – Gianluigi Spini, Il rogo di Stazzema, Piemme 2014, 169 p., euro 8

Un altro giorno imperfetto in paradiso

27 Giu

3293-Sovra.inddSe riuscite a superare lo zucchero-caramelloso di questa copertina rosa lilla e smaccaramellosa; se superate il trauma di sentirvi geniali per un nanosecondo pensando “Tolgo la sovraccoperta e me lo porto in giro così” (evitate, sotto è rosa a pois bianchi e vi ho avvertiti); se vi abituate al fatto che una parte di storia è scritta come trascrizione dei video che la protagonista gira; ecco alla fine scoprirete una buona storia che non va di certo per il sottile e mescola temi importanti con la capacità di far ridere e sorridere.

Blue ha una sorella maggiore, una più piccola e un fratellino a chiudere la fila; le femmine hanno nomi di fiori; la loro nonna vive nel Devon e ritiene irrespirabile l’aria di Londra dove loro abitano affidate a un ragazzo alla pari, visto che padre e madre sono sovente via per lavoro. Hanno dei ratti come animali domestici, ammaestrati a vorticare su automobiline radiocomandate; non lavano quasi mai i piatti e sono abituati a decidere da soli cosa fare. Hanno anche un nuovo vicino: frequenta la loro scuola, si muove come un’ombra e sembra l’unico a notare Blue. La protagonista del romanzo infatti si trincera dietro la videocamera, barriera contro il mondo, coperta di Linus che la rende invisibile laddove non lo è già, coma scuola. La videocamera è in qualche modo la concretizzazione del guscio che Blue ha cercato di costruirsi nei tre anni passati dalla morte della sorella gemella; sente un foglio ben piegato dentro di sé, che a volte si apre la taglia come un rasoio. La storia di Blue racconta di quando finalmente metti la tua fiducia in qualcuno e poi ti accorgi che non era come pensavi; di come le sorelle di mezzo sono abbastanza grandi per qualcosa e sempre piccole per altro; di cosa si scopre quando si riesce ad ascoltare davvero la storia di chi ci sta vicino, o magari anche solo le note che sa far uscire dal pianoforte.

La confezione di questo libro presenta uno dei soliti problemi già più volte evidenziati: il pregiudizio di qualche grande nei confronti della copertina che invece ammicca alle lettrici e che può forse indurre anche a darlo in prestito con più leggerezza rispetto ai contenuti. Una cosa è certa però: nessun lettore maschio lo prenderà mai in mano.

Il sito dell’autrice. le illustrazioni sono di Clara Battello.

Natasha Farrant, Un altro giorno imperfetto in paradiso (trad. di Francesca Capelli), Piemme 2014, 311 p., euro 16

Nelle terre selvagge

12 Mar

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Ci sono ripiani nelle biblioteche ragazzi che reggono tesori preziosi, quelli dei buoni buonissimi libri fuori catalogo che qui continuano a poter incontrare lettori e fare la loro felicità. I libri di Gary Paulsen sono tra questi: preziosi per il loro contenuto; spendibili anche coi lettori meno forti perché raccolte di racconti o romanzi brevi (vedi specialmente quelli editi nella collana Shorts di Mondadori); di sicuro impatto coi ragazzi, in particolare penso al divertente “Il padrone della scuola” e ai racconti contenuti in “I cani della mia vita”.

Ora un titolo di Paulsen torna a catalogo e fa ben sperare anche per gli altri, perché si possano di nuovo proporre in lettura con la certezza che i ragazzi li trovino in biblioteca e in libreria. Torna la storia di Brian Robeson, tredici anni, la vita in subbuglio per la separazione dei suoi genitori e cinquantaquattro giorni nelle foreste del Nord degli Stati Uniti. Mentre è in volo per raggiungere il padre, ingegnere in un giacimento in Canada, il pilota del Cessna su cui è a bordo, unico passeggero, muore per un infarto e Brian atterra fortunosamente in un lago. Rimasto solo in un luogo dove la presenza umana non è contemplata, il ragazzo deve trovare il modo di sopravvivere: trovare un riparo, tentare di accendere un fuoco, cibarsi con quel che c’è intorno, convivere con le zanzare, gli orsi, le renne e i lupi rossi. Imparare a vedere la natura intorno e i suoi particolari, a sentire i pericoli in arrivo e i cambiamenti minimi della temperatura, della luce; inventare; sbagliare; ritentare. E convivere col pensiero dei suoi genitori, con la rabbia, con l’idea di essere isolato e chissà dove e se lo stanno cercando.

La prima edizione italiana del libro, col titolo “Al limite estremo”, era stata pubblicata nel 1995 nella collana Junior Avventura di Mondadori, con un’appendice di appunti di viaggio illustrata da Michele Tranquillini e con la traduzione di Micaela Porzio, più asciutta e pregnante (sarà probabilmente il ricordo della prima lettura 😉 ) 

Gary Paulsen, Nelle terre selvagge (trad. di Paolo Antonio Livorati), Piemme 2014, 213 p., euro 14

Olivia e le ombre

10 Feb

Più riguardo a Olivia e le ombreOlivia, undici anni, due genitori eccelsi matematici (per cui, per logico contrappasso, la matematica non è invece proprio il suo forte), un continuo cambio di residenza e di scuola che la lascia senza amicizie particolari. E la tendenza a mimetizzarsi, a non farsi notare, a passare inosservata. Quando i genitori comprano una vecchia villa a Olivia appare subito chiaro che qualcosa non quadra, a cominciare dai quadri appesi alle pareti che non si staccano dai muri, dalle pietre della cantina che sono in realtà lapidi fino ai gatti parlanti che le si presentano per impedirle una curiosa attività che la ragazzinaha scoperto di poter fare quando indossa degli occhiali trovati trovati tra vecchie cianfrusaglie: entrare nei quadri, sentire la pittura farsi come gelatina, arrampicarsi sulla cornice e spingersi dentro, attraversando paesaggi e incontrando persone.

Ma i paesaggi e le persone che incontra assomigliano ai luoghi intorno a lei: a certe stanze della casa, alla via dove abita. Così scopre che un tempo in quella casa abitava un pittore che praticava la magia e che era disposto a tutto pur di ottenere l’immortalità. Aveva trovato il modo per imprigionare le persone che lo ostacolavano dentro i suoi quadri e farli sparire dal mondo reale. La curiosità e l’intraprendenza di Olivia rischiano di risvegliare tutto questo mondo.

Questo tradotto è il primo di una serie di quattro libri che vedono Olivia come protagonista; ogni vicenda è autoconclusiva e sarà sicuramente un piacere ritrovare la protagonista nelle successive avventure.

Il sito dell’autrice. Il sito dell’illustratore e il suo blog che davvero meritano una visita.

Jacqueline West – ill. Poly Bernatene, Olivia e le ombre (trad. di Elena Orlandi), Piemme 2013, 282p., euro 16,50

Quella casa sulla collina

7 Gen

Più riguardo a Quella casa sulla collinaCome sempre, quando le attività rallentano si rimette mano anche alle pile di libri che aspettano da un po’. Si pesca a caso, si riprende qualche pagina da un libro tralasciato, si scoprono i titoli rimasti più in fondo. E si finisce per dare credito anche a libri a cui non lo si era concesso, come questo, ancora una volta – come già raccontato in altri post – a causa di una copertina che non rende giustizia e non invita. Però l’autrice è la stessa de Un nuovo amico in giardino e questo ci fa curiosi.

La storia comincia con un topos classico: la protagonista cambia residenza, casa e di conseguenza scuola e amici. La dodicenne Tizzie ci è abituata: ha quasi perso il conto delle case e delle classi che ha dovuto cambiare per tenere il passo all’irrequietezza, ai nuovi lavori, alla facilità di fare valigie di sua madre Morag, a cui fanno rigorosamente da contraltare la difficoltà ad ambientarsi e le amicizie da abbandonare. Ma mentre prima hanno sempre girovagato tra i vari quartieri di Londra, questa volta si tratta di trasferirsi in campagna, in una grande residenza dove la madre ha trovato lavoro come cuoca e dove hanno finalmente un cottage tutto per loro. La grande villa padronale – quasi un castello – vive in una sorta di dimensione atemporale, sempre pronta per l’arrivo del lord proprietario, della moglie e della figlia Grace, coetanea di Tizzie. Sembrano dover arrivare a giorni, eppure nessuno tra coloro che lavorano lì li ha mai visti: non il giardiniere, né suo figlio né sua madre che sono arrivati a Roven More da tre anni; mentre l’amministratore della tenuta è un uomo bizzarro che ripara ingranaggi, costruisce marionette e vive in una roulotte all’interno del parco. Tizzie aspetta con ansia l’arrivo di Grace, immagina la loro amicizia, cavalca il suo pony. Finché non trova un quaderno della ragazza che risale a venti anni prima e il mistero si fa più fitto.

Alcune belle pagine sul contrasto tra l’adolescente Lizzie e sua madre, di cui la ragazza studia e descrive l’umore e i comportamenti, insieme alle incongruenze del mondo degli adulti, ne fanno un libro per lettori di almeno due anni in più dei nove consigliati in quarta di copertina.

Qua e là tra le pagine le storie raccontate dal misterioso Finnigan e quelle di Tizzie.

Il sito dell’autrice.

Linda Newbery – ill. Linda Cavallini, Quella casa sulla collina (trad. di Simona Brogli), Piemme 2013, 286 p., euro 16,50