Tag Archives: Piemme junior

I tre delitti di Anubi

12 Gen

4287-Bro.inddCi sono libri indispensabili ai vari percorsi di lettura che vengono proposti ai ragazzi, degli imperdibili, dei sempreverdi, chiamateli come volete. Insomma, quei libri che costituiscono l’ossatura del percorso intorno al quale proporre altri libri seguendo filo di argomento, genere, associazione d’idee, di trama, di personaggio: insieme questi libri fanno anche la sicurezza di chi propone ai ragazzi, e sempre dovremmo avere dei “libri-appiglio” di cui abbiamo certezza che funzionino che catturino l’attenzione, che colpiscano la maggior parte dei ragazzi lettori che abbiamo in quel momento di fronte.

In Come costruire un percorso di lettura tra biblioteca e scuola (Bibliografica 2014), dedicato alle proposte di lettura per gli 11-14 anni, presentavo uno dei percorsi classici, quello sul mistery, e nella bibliografia esemplificativa inserivo alcuni di questi irrinunciabili come “Il gioco dell’assassino” di Sandra Scoppettone, “La stanza 13” di Robert Swindelle e appunto “I tre delitti di Anubi” che Piemme pubblicò nella serie rossa de Il Battello a Vapore nel 1998, poi nel 2003 e che ripropone finalmente oggi. Un giallo classico, dove un ragazzo si trova ad osservare in prima fila la risoluzione di un mistero in quanto figlio dell’ispettore di polizia che conduce le indagini. Romanzo tanto più gradito ai lettori perché molti di loro ne ameranno l’ambientazione in Egitto, tra archeologi, spedizioni maledette e colpi di scena. Chi uccide spedisce alle sue vittime delle missive in bianco che lasciano solamente una scia profumata: la genialità del protagonista, che solo l’amico Diogene – barbone circondato da libri – conosce, sarà fondamentale per aiutare il padre nell’avvicinarsi alla verità.

Un’occasione dunque perché nuovi lettori possano scoprire questo romanzo e perché le biblioteche possano sostituire la copia usurata o comprarne una in più!

L’illustrazione di copertina è di Pep Montserrat.

Didier Convard, I tre delitti di Anubi (trad. di Michela Finassi Parolo), Piemme 2014, 122 p., euro 8

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‘O maé

1 Apr

garlando-mae Come già in “Per questo mi chiamo Giovanni”, Luigi Garlando costruisce una narrazione intorno ad uno scenario reale, prendendo in questo caso anche alcuni protagonisti della vita reale che finiscono tra le pagine del romanzo. Parte fondamentale della storia infatti sono il quartiere napoletano di Scampia con le sue Vele, il degrado di quelle abitazioni e l’onnipresenza della camorra nella quotidianità, insieme alla figura del maestro di judo Gianni Maddaloni e della palestra che offre a molti ragazzi di quel quartiere una possibilità differente.

Filippo ha quattordici anni, suo padre è in carcere in Sardegna da nove anni, sua madre dialoga con la tv e Maria De Filippi e suo fratello maggiore è in rapida ascesa all’interno di uno dei clan della zona. Anche Filippo fa parte del sistema di controllo del quartiere, col suo compito di sorveglianza e avvertimento dell’arrivo della polizia. Sovente manca da scuola e a rincorrerlo e a motivarlo è l’insegnante di musica che ne conosce la bravura al pianoforte: Filippo lo suona senza saper leggere la musica. Ma è lo zio a portarlo in palestra: le iniziali diffidenze del ragazzo vengono vinte dalle persone che incontra e dalle mosse che impara, esattamente l’opposto del suo desiderio di rivincita violenta e repentina.

Filippo sogna: sul tetto del suo palazzo, rincorrendo le storie di Ettore e di Achille, sostenendo l’amico prossimo a coronare il sogno di giovane promessa del calcio. Filippo assaggia la vita del fratello, del clan e annusa l’aria che tira in palestra, dove scopre un regolamento che vale per praticare judo e per essere leali nella vita.

Forse il testo meritava di essere accompagnato da un glossario o da una spiegazione a parte delle mosse del judo, che all’interno del racconto rischiano a volte di appesantirlo.

Lo Star Judo Club Napoli.

Luigi Garlando, ‘O maé. Storia di judo e di camorra, Piemme 2014, 256 p., euro 16

Il papà pittore

23 Ott

La serie bianca del Battello a Vapore, con le sue storie in stampatello adatte ai primi lettori, si fa grande, cresce di formato e si presenta in forma di albo con copertina cartonata, inaugurando la sua nuova faccia con un testo di Pinin Carpi illustrato da Desideria Guicciardini. Si può seguire la storia inseguendo un cane che a sua volta corre dietro a un cappello, e incontrare così una bambina che, contenta del vento, scivola sulla spiaggia dalla finestra di casa e lì si mette a fare un mercatino di cose trovate (sugheri e conchiglie e meduse e stelle marine), mentre il suo papà dipinge il mare.

Il papà della storia è Henri Matisse, al cui quadro Finestra aperta (che appartiene alla collezione parigina Bernheim-Jeune, una di quelle violate e depredate dai nazisti tra il 1940 e il 1941, come ha ben raccontato Hector Feliciano nel suo Musée disparu) Carpi si è ispirato per scrivere la storia. Si sente il vento, guardando quel quadro, si sentono gli spruzzi del mare e le barche che beccheggiano. Esattamente come si sente addosso la luce che entra da un’altra finestra aperta, quella ritratta in Interieur au phonographe del 1934 (che vi potete gustare perché è appeso in mostra permanente a Torino, alla Pinacoteca Agnelli) e si sentono anche le voci e gli odori del mercato dei fiori di Nizza, che sta proprio lì sotto.

Il sito dell’illustratrice. E qui il sito del Museo Matisse sulla collina di Cimiez, a Nizza, dove potete fare un picnic sotto gli ulivi del parco e pensare alla faccia della bambina della storia, che forse somiglia un poco al ritratto dei nipotini che il celebre pittore fece, con l’aiuto di una canna da pesca, sul soffitto della sua camera da letto-atelier all’Hotel Régina nel 1950.

Pinin Carpi – ill. di Desideria Guicciardini, Il papà pittore, Piemme junior 2012, 32 p., 12 euro

Nello stesso formato, nella stessa collana, anche Faccia da mostro, di Loredana Frescura, illustrazioni di Sara Not, dialogo di un bimbo che ha scelto la sua mamma (sempre 32 pagine, sempre 12 euro, ma che ci ha assai meno convinto come storia e come illustrazioni).

Un elefante in giardino

21 Mag

More about Un elefante in giardinoAvere un elefante in giardino. Avere un elefante in giardino a Dresda nel 1945. Ecco quel che capita a Lizzie e Karli, la cui mamma fa la veterinaria allo zoo e ottiene dal direttore di portare a casa l’elefantina Marlene durante la notte, per evitare che venga soppressa insieme agli altri animali in caso di attacchi aerei. Inutile dire che Marlene diventa subito l’attrattiva del vicinato e riempie le giornate dei due ragazzi, il cui padre è al fronte e la cui famiglia si trova a fare i conti con le crudeltà e le ristrettezza della guerra. Ma una sera  i ragazzi e la loro mamma escono per portare l’elefante a passeggiare nel parco, scampando così ai bombardamenti che radono al suolo la città. Non avendo più una casa decidono di camminare fino alla fattoria degli zii, dove trovano un pilota canadese della RAF che si nasconde alla ricerche tedesche. Seguendo la preziosa bussola di Peter tentano di raggiungere l’ovest, per scappare ai russi e rasggiungere gli americani, in una fuga lenta, per lo più di notte, rallegrata dalla presenza di Marlene e piena di imprevisti: incontri, bugie, fame, freddo, pericoli di delazione.

La vicenda, raccontata dall’anziana Lizzie a un ragazzino che porta il nome del fratello, è sospesa in una sorta di magia che fa credere possibile la fuga tra le bombe, il fuoco e gli sfollati, di un gruppo di bambini con due adulti e un elefante. Racconta però, riassumendo nello spazio di un racconto gli anni della Guerra in cui crebbero Karli e Lizzie, un punto di vista che troppo poco sovente incontriamo nei libri per ragazzi: la guerra vissuta nel quotidiano, dove si va comunque a scuola (quando c’è legna per scaldarsi), dove si mangia l’ultimo pezzetto di prosciutto come regalo di compleanno, dove si convive con il pensiero dei soldati al fronte, mescolato a quello di biciclette,  compiti da finire, primi amori.

Il sito di Morpurgo.

Michael Morpurgo – ill. Michael Foreman, Un elefante in giardino (trad. di Maria Bastanzetti), Piemme junior 2012, 195 p., euro 16.

Il libro della pace

19 Apr

Todd Parr ama i leoni marini, i delfini e i maccheroni col formaggio. Il suo colore preferito è il blu e gli piace assai disegnare. Così si presenta sul suo sito, tanto colorato quanto i suoi libri e i suoi personaggi (che stanno tra la pagine, ma anche in serie per la TV). Per la prima volta vengono tradotti in Italia due suoi libri in cui parla, attraverso illustrazioni colorate e frasi semplicissime, di concetti come la pace e la famiglia.

Pace è parlare lingue diverse, fare in modo che nel mondo ci sia abbastanza pizza per tutti, piantare un albero, essere quello che sei. E per te cos’è la pace?

Le famiglie sono diverse: alcune grandi, altre piccole, in alcune si è tutti dello stesso colore, in altre no; alcune hanno un solo genitore, altre due mamme o due papà. Ma in tutte le famiglie è bello abbracciarsi e tutte le famiglie sono tristi quando perdono qualcuno che amano. Anche se ci sono modi diversi di essere famiglia, alcune cose non cambiano mai.

Todd Parr, Il libro della pace, Piemme junior 2012, 32 p., euro 9,50

Todd Parr, Il libro delle famiglie, Piemme junior 2012, 32 p., euro 9,50

Questo è uno degli episodi della serie in cui Todd presenta il suo mondo:

La bambina che amava la bellezza

9 Mar

C’era una bambina che amava la bellezza che era intorno a lei.

La bellezza è l’arco delle montagne tutte bianche di neve. I bulbi di giacinto che finalmente hanno messo fuori il blu (uno su otto, ma ce la possiamo fare). Il profumo del freddo del mattino quando spalanchi le persiane. La prima farfalla della stagione. La notte puntinata di stelle. Un cane che ti viene incontro e ti saluta col naso umido contro la mano. Il profumo della cena che qualcuno ti ha preparato. Un biglietto inatteso nella buca delle lettere. Una voce che non sentivi da tempo. Il rompersi dell’acqua contro il legno della barca. Il sole che scalda il maglione e dice che la primavera è in viaggio. Com’è la bellezza che riempie la vostra vita? La bellezza di tutti i giorni, quella delle piccole cose che ci incantano fa capolino anche tra queste pagine, dove una buffa bambina guarda il mondo intorno a sé e poi ci aggiunge l’immaginazione. Così scopriamo che ama non solo le antenne delle lumache, i rospi smeraldini e la musica, ma anche nascondersi nella cuccia del ghepardo quando piove forte e baciare gli elefanti sulle orecchie dal sapore salato.

Un libro piccino, scritto in stampatello e adatto ai lettori alle prime armi, un libro per cui ci piace immaginare un futuro da albo, che si metta un vestito diverso che dia più risalto ancora alle illustrazioni di Irene Bedino e alla poesia della storia di Emanuela Nava: perché se la bambina ama la bellezza del mondo, è altrettanto vero che il mondo ama la bambina e la bellezza dentro di lei. Davvero una bella sorpresa di inizio giornata!

Emanuela Nava – ill. Irene Bedino, La bambina che amava la bellezza, Piemme junior (serie arcobaleno) 2011, 32 p., euro 7,50

Le valigie di Auschwitz

18 Feb

More about Le valigie di AuschwitzQuando ho aperto questo libro, ho pensato alle mie vacanze di Pasqua in Austria quando facevo terza elementare e i miei genitori mi portarono a Mauthausen, e poi a quando ho camminato ad Auschwitz. Credo siano domande comuni quando si passa in un campo di concentramento quelle di chiedersi a chi appartenessero quelle valigie, quei capelli, quegli occhiali, quelle scarpe. Daniela Palumbo prova a dare una risposta immaginando le storie che potevano esserci dietro quattro valigie, dando un volto, una voce, una vita a quattro ragazzini che abitavano in Paesi diversi (l’Italia, la Germania, la Francia, la Polonia) e che hanno incrociato, pur con esiti diversi, la furia nazista. Quattro storie per dirci la vita normale, i colori, il calore, la famiglia, la scuola, e poi il mondo mandato a rovescio di chi fu in quegli anni bambino ebreo. In poche pagine tanti spunti: chi scappò, chi denunciò, chi protesse, chi fece finta di non vedere, chi fu eliminato perché nato diverso. Tra le tante figure che appaiono tra le pagine, ci piace citare il maestro di Carlo, Francesco Sarfatti,  sostituito improvvisamente e sparito dalla scuola, uno che non aveva mai bisogno di urlare con i suoi studenti, perché quando spiegava qualcosa ci metteva sempre una storia dentro.

Questo libro ha vinto il Premio Il Battello a Vapore 2010.

Daniela Palumbo, Le valigie di Auschwitz, Piemme junior 2011, 193 p., euro 11.

La conferenza degli animali

15 Feb

Questo libro è stato scritto nel 1949 da Erich Kastner, allora famoso per Emilio e i detective, preoccupato perché nonostante la Seconda Guerra Mondiale fosse finita da quattro anni, ancora si combatteva in molte parti del mondo e pareva che gli anni appena passati non avessero insegnato nulla. La storia, ispirata da Jella Lepman, è semplice: gli animali si rendono conto che gli uomini non sono in grado di trovare una soluzione nonostante riunioni e conferenze e si autoconvocano in una conferenza dove, in nome dei bambini che meritano la pace, cercano di venire a capo della questione. Alla fine si convinceranno che l’unica soluzione è quella di far sparire i bambini dal mondo e di non riconsegnarli finché gli uomini non avranno firmato l’accordo che loro propongono. Pubblicato nel 1989 da Mondadori e riproposto oggi da Piemme, ispiratore del film Animals United 3D appena uscito in Italia, il libro riporta ovviamente alcuni riferimenti datati ma rimane di costante quanto inquietante attualità se pensiamo ai conflitti che a tutt’oggi interessano il pianeta.

Ed è interessante leggerlo non solo per la storia, ma per vedere come in sessant’anni, molte cose non siano cambiate: è vero che gli animali partecipanti alla conferenza erano tutti maschi e le loro mogli avevano il compito di preparare la valigia; è vero che il treno degli animali impiega molto tempo perché a tutte le frontiere vengono chiesti tutti i documenti; ma è altrettanto vero che gli ultimi due punti del documento proposto dagli animali suonano quanto mai attuali: il punto 4 dice “il numero degli uffici pubblici, degli impiegati statali e degli schedari per le pratiche sarà ridotto al minimo indispensabile. Gli uffici pubblici sono fatti per gli uomini e non viceversa”. Il punto 5 recita “in futuro, i dipendenti dello stato meglio pagati saranno gli insegnanti. Educare i bambini e farne dei veri uomini è il compito più alto e più difficile che ci sia”. Di certo potrebbero essere passaggi scritti oggi. Per non dire di quando si arriva a pagina 71 e, scorrendo tutte le difficoltà per adattare le stanza del Grattacielo alle diverse esigenze degli animali, si legge “Il problema più grosso però lo sollevò il toro Reinhold, che suonò il campanello e chiese di poter avere una bella vacca pezzata, perché si sentiva tanto solo”

Erich Kastner – ill. di Walter Trier, La conferenza degli animali (trad. di Glauco Arneri), Piemme Junior 2011, 156 p. euro 13.

Il codice dei Re

21 Dic

More about Il codice dei reHo cominciato questo libro a Saluzzo e me lo sono portata dietro in treno verso Torino e se fossi salita in Val Susa sicuramente avrei collezionato un altro dei luoghi citati. La storia di Beatrice, che passa l’estate con lo zio antiquario, prende improvvisamente una piega di mistero quando una donna dall’accento francese e il suo misterioso capo dal nome di Zachar chiedono allo zio una lista di libri antichi, preziosi e molto particolari. Stanno cercando di ricostruire un’antica collezione e di risalire al Vocabolario della Lingia dei Re, un linguaggio che ha la capacità di ridurre in suo potere chi lo ascolta. Il libro forse sarà un po’ ostico al giovane lettore per via dei termini tecnici e dei riferimenti a testi antichi e a testi particolari non solo per chi si occupa di libri ma anche di biblioteconomia. Però questa recensione è assolutamente poco critica per un certo verso, nella misura in cui non ci si può non affezionare a un libro per quanto bene si conoscono i posti di cui parla. La vicenda si svolge prevalentemente a Torino, di cui ricrea l’atmosfera delle strade del centro, delle librerie antiquarie, dei portici. C’è proprio di tutto: dalle caramelle Baratti al cioccolato di Mulassano, dal gelato di Fiorio a un buon kebab, dal Golden Palace all’ascensore che sale dal Museo del Cinema alla cima della Mole Antonelliana. C’è una bellissima descrizione della Palazzina di caccia di Stupinigi e un’affascinante salita in Val Susa al Forte di Exilles. Ci sono riferimenti alla storia (i Savoia, la Francia) e ai suoi misteri (la Maschera di ferro, il motto FERT dall’interpretazione incerta). C’è soprattutto la splendida magia di una notte del racconto nei sotterranei della città,  una notte in cui un narratore e i suoi traduttori, la musica e la forza delle parole sconfiggono il tempo con la loro poesia. Una Corte dei Miracoli a cui ci piacerebbe davvero partecipare…

Ogni titolo di capitolo, in questo continuo rimando di riferimenti e allusioni,  è una posizione del gioco degli scacchi.

Pierdomenico Baccalario – ill. di Matteo Piana, Il codice dei Re, Piemme junior 2010, 328 p., euro 17,5

La nuova vita di Charlie

23 Ago

More about La nuova vita di Charlie. Storie di oggi

Ci sono libri di fronte a cui è difficile trovare parole; è difficile anche trovare il modo di dirli e persino una citazione. Perché ci sono libri che affrontano dolori immensi e casi della vita che non vorresti sapere che sono reali. Charlie, il protagonista di questa vicenda narrata in prima persona, è un bambino maltrattato,  che il padre ha costretto a vivere in una cantina per anni, senza permettergli di uscire né di mangiare un pasto decente, instillandogli l’idea che lui fosse un bambino cattivo. Quando una notte Charlie esce di nascosto a prendere una boccata d’aria e la porta di casa si chiude alle sue spalle, anche camminare per strada diventa troppo difficile per il suo debole corpo: il ragazzino (Charlie ormai ha dodici anni) sviene e si risveglia in ospedale. Prima gli incubi, la febbre, il ritorno delle immagini della sua vita precedente, poi il confronto con Aaron, il suo vicino di letto, e con la signora H e Ambrose, la sua nuova famiglia affidataria. Charlie non sa leggere, non sa contare, non sa cosa siano una scuola, il Natale, Halloween, fare una gara a chi arriva primo… e mille altre cose. Deve di nuovo imparare a vivere, a uscire di casa, a camminare normalmente senza correre in fretta alla meta. Perché Charlie un tempo amava l’aria aperta e il verde degli alberi e la pioggia leggera.

Poi io e la maestra torniamo in cucina. Lei mi guarda mentre io ritaglio le scatole colorate. Sembra ancora un po’ preoccupata. – Non importa se non conosco gli alberi di Natale – le dico – Non conoscevo neanche Halloween e il Ringraziamento, ma sto imparando. Presto sarò un bambino normale – La signora West appoggia la schiena alla sedia e ride. – Credimi, Charlie, – dice – i bambini nomali non esistono –  Non so perché, ma queste parole mi rassicurano.

Questo è il sito dell’autrice.

Susan Shaw, La nuova vita di Charlie (trad. di Michele Piumini), Piemme junior 2010, p. 237, euro 12,50.