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La guerra di Ada

15 Mag

Ada ha dieci anni, ma non lo sa, esattamente come non sa che le stagioni cambiano e colorano diversamente le foglie degli alberi, che ci sono prati pieni di erba, che il mondo è grande. Ada è nata con un piede equino ed è la vergogna della sua mamma, come le ripete costantemente la donna, che non perde occasione per bollara come rifiuto e scarto e per tenerla segregata in casa, sovente addirittura chiusa in uno stipetto per punizione. Quando il fratellino viene fatto partire coi treni speciali che portano in campagna i bambini di Londra per sottrarli ai possibili bombardamenti tedeschi – siamo agli inizi della Seconda Guerra Mondiale – Ada si trascina di nascosto alla stazione e parte con lui verso il Kent. Lo stupore per un mondo sconosciuto fa da bilancia al dolore del camminare (Ada è abituata a strisciare per spostarsi) e …. di non essere scelti da nessuna famiglia del villaggio; saranno affidati a una donna anziana che vive in una grande casa e pare triste. L’ultima cosa che Susan vorrebbe è avere due orfani di cui occuparsi; sta ancora piangendo la perdita della donna con cui ha vissuto e quei due ragazzini sono malmessi, denutriti e così diversi da lei, abituati a essere picchiati e insultati. La donna accetta di prendersene cura e l’addomesticamento reciproco e quello a una vita normale per i ragazzi passano anche attraverso il rapporto tra Ada e un vecchio pony che diventa il suo tramite per aprirsi al mondo.

Kimberly Brubaker Bradley costruisce una storia che non cade mai nel patetico o nello stereotipo, arrivando a ben illustrare sulla pagina i sentimenti dei protagonisti: la tristezza e la risolutezza di Susan, una donna che ha frequentato l’università e ha fatto scelte di vita non gradite alla famiglia d’orgine; la fatica di Ada, che combatte con i fantasmi del passato, che scopre che il suo piede si sarebbe potuto aggiustare da neonata mentre è evidente che sua madre non l’ha mai voluta curare, che non accetta che qualcuno le voglia bene e la consideri per quello che è; la rabbia cieca della madre, che non voleva quei figli e che trasforma il suo risentimento in cattiveria e violenza. Poi c’è la guerra, il razionamento, il campo di aviazione vicino a casa, le bombe, i soldati feriti. Eppure in questo romanzo aleggia una grazia costante, dovuta alle immagini prese dalla natura, alla descrizione dei legami che nascono, al quotidiano. Ada imparerà a farsi valere e a sottolineare come il suo piede malato sia ben lontano dal cervello, a essere imperiosa come Susan quando raddrizza le spalle. Già, “imperiosa”: questa storia è sostenuta da una traduzione che regala parole preziose, che magari il lettore non usa abitualmente e che potranno arricchire il suo lessico.

Kimberly Brubaker Bradley, La guerra di Ada (trad. d Maurizio Bartocci), Piemme 2019, 300 p., euro 14

Cercando Juno

25 Set

C’è un che estremamente luminoso in questo testo, e par quasi un ossimoro definire in questo modo un libro dai temi tosti. Si narra infatti di Joseph, padre a tredici anni, che non ha mai visto la sua bambina data in affido, che ha perso la sua ragazza e che è finito in riformatorio. La sua storia viene raccontata da Jack, che ha un anno di meno ed è l’unico figlio della famiglia che accetta di prendere in affido il ragazzo e di portarlo a vivere nella fattoria biologica che porta avanti nel Maine. Joseph tiene alta la guardia, non sopporta di essere toccato, si mette spalle al muro appena fiuta il pericolo ed è ovviamente bersaglio dei ragazzi più grandi a scuola come del preside, che pensa che da quelli come lui on se ne cavi nulla. Invece trova una famiglia che non lo giudica e non lo forza, alcuni professori che intuiscono le sue potenzialità e Jack, appunto, che è dalla sua parte fin dal primo giorno di scuola, quando decidono di non prendere lo scuolabus, visti i modi dell’autista, ma di farsi a piedi la strada nel gelo mattutino. E dalla sua parte rimane, facendo a botte a scuola, concedendogli il tempo del silenzio nonostante la curiosità, stando ad ascoltare quando finalmente Joseph racconta.

È pieno di neve questo racconto, di temperature sotto zero che bloccano il respiro e gelano il fiume tanto che puoi pattinarci tranquillamente; è pieno di freddo, come quello che entra di notte dalla finestra mentre Joseph cerca di vedere Giove, il suo pianeta preferito, quello che ha dato il nome anche alla figlia ( a proposito, il titolo originale è un evocativo “Orbiting Jupiter”). Il freddo che a tratti fa venire anche la storia, quando dice di adulti che non comprendono e non danno possibilità, quando sottolinea lo strappo netto del dolore che lacera. Ma nel contempo è anche il freddo di quando le temperature scivolano di parecchio sotto lo zero dopo aver nevicato per molti giorni e il meteo regala giornate da brivido, ma terse e serene, luminose appunto: così anche il libro dà al lettore la stessa bellezza, quella di un autore che sa raccontare la vita senza sbrodolature, in una prosa asciutta ed essenziale, in una storia dalla misura perfetta che ci fa pensare alle migliori collane che han fatto la storia italiana della letteratura per ragazzi (magari l’autore poteva risparmiarci il finale che ha scelto e chiuderla prima).

Ah, il libro che Joseph si porta costantemente dietro è “La storia stupefacente  di Octavian Nothing traditore della nazione” pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2008. Purtroppo in italiano c’è solo il primo volume…

Gary D. Schmidt, Cercando Juno (trad. di Maurizio Bartocci), Piemme I Vortici 2017, 167 p., euro 12 [secondo la quarta di copertina è disponible anche la versione ebook, a oggi non rintracciata on line… magari tra un po’?]

Una voce di piombo e oro

3 Apr

Di Kelly Louise Going i lettori italiani di età diverse hanno potuto apprezzare I ragni mi fanno paura (Piemme, 2007, nella serie arancio de Il Battello a Vapore) e Il re degli incantesimi (Piemme Freeway, 2015). La neonata collana Vortici presenta una nuova storia che conferma la capacità dell’autrice di portare il lettore al centro della vicenda e di far sì che cammini a lato dei protagonisti, sentendosi partecipe di quello che vivono e dei loro pensieri. In questo caso la storia è insieme lieve e potente, come sa esserlo la voce di Tia, che sogna di diventare una cantante famosa e che ancora non si rende esattamente conto del dono che possiede.

Vive a New Orleans e canta in un coro gospel in cui è una delle poche ragazze bianche. Passa gran parte del tempo con la sua amica Keisha e con lei condivide duetti, sogni e speranze. Il romanzo conduce fisicamente il lettore tra le strade di New Orleans, facendogli saggiare la differenza tra i diversi quartieri, la pericolosità di certe strade, la dimensione sociale. Intanto si avanza anche nella vita della protagonista, si conoscono le invidie e le dinamiche tra i ragazzi che fan parte del coro, la forza e la lungimiranza della loro insegnante, le sfumature delle loro vite. Quella di Ti e della made, cassiera in un supermercato che la condanna a turni massacranti, nasconde un secreto: il papà è in prigione da quando Tia è molto piccola e lei non ricorda nulla né conosce i particolari perché in casa è un argomento tabù. Sarà la violenza urbana che porta all’uccisione per strada di un bambino a scoperchiare il vaso dei segreti, svelando cosa è successo davvero nella notte in cui il padre è stato arrestato e quale sia il peso che la madre di Tia si porta appresso, motivo per cui non accompagna mai la figlia in pubblico e cerca di evitarle ogni contatto col passato. Inevitabilmente la sete di sapere si fa forte nella ragazzina, che si scontra con i pregiudizi altrui e anche con quelle differenze – il colore della pelle, le persone che frequenta – che per lei non hanno mai avuto alcuna importanza.

Il romanzo si legge d’un fiato; ha pagine importanti in cui Tia osserva gli altri e si interroga sul dolore, sul senso del dolore immenso e della vita, su come si reagisce alla vita che succede.

Il sito dell’autrice.

K.L. Going, Una voce di piombo e oro (trad. di Gloria Pastorino), Piemme 2017, 216 p., euro 12, ebook euro 6,99

SuperSorda!

28 Mar

So ancora prima di averlo letto che un fumetto che parla di sordità e che si intitola “Supersorda!” è imperdibile . Solo una persona davvero ironica può averlo scritto, qualcuno che non si fa problemi a raccontare della propria esperienza senza peli sulla lingua e che, nonostante conosca le sofferenze e le difficoltà che ci sono state e ci sono, si conosce bene, per cui può descrivere la fatica e ascoltare con stupore le uscite degli altri e i loro modi di guardare e considerare che paiono bizzarri quando non offensivi e allora senza tanti patemi farlo presente.

La storia è autobiografica: a quattro anni Cece Bell perde l’udito a causa della meningite ed è costretta a portare apparecchi vari. Siamo negli anni Settanta e Cece si trasforma in una bambina con i fili nelle orecchie che frequenta una classe speciale dove una maestra insegna  – insieme alle basi di lettura, scrittura e matematica – a interpretare in maniera corretta i movimenti delle labbra; poi diventa la bambina che si porta al collo l’orecchio fonico, pesante e ingombrate apparecchio che permette di comunicare e di sentire al meglio l’insegnante che indossa il microfono apposito. Intanto intorno a lei capita la vita: la famiglia trasloca, bisogna reinserirsi a scuola e nel quartiere, ci sono amiche prepotenti e altre che si rivelano subito le migliori, la prima cotta. Il racconto è estremamente realistico: la misurazione delle frequenze che puoi sentire è proprio così (tu chiusa in una cabina a sentire bip diversi) e si dice di come funzionano gli apparecchi di ausilio oppure la difficoltà nel seguire i diversi programmi televisivi o di trovarsi in una stanza dove tutti vogliono ascoltare musica dalla radio.

Cece sta in mezzo a persone che pensano che basti urlare per farla partecipare alla conversazione oppure che sillabano in modo lento ed esagerato; Cece si sente brutta qualche volta e altre invece forte, si arrabbia, cerca soluzioni, si sente un supereroe: grazie al suo orecchio fonico può sentire ogni cosa dica o indovinare dai rumori cosa stia facendo l’insegnante che porta al collo il microfono e che sorpresa quando Mike scopre che funziona anche ad ampie distanze!

Il risultato è un fumetto esilarante e pieno di grazia che non perde mai di vista il soggetto principale, ma che non lo mette mai al centro come un problema. Cece è così ed è il suo modo di vedere la vita che la rende super; potrebbe anche non essere sorda, non è questo a fare la differenza, ma è il modo di porsi, cosa che risalta bene assai in confronto ai comportamenti di altri personaggi che compaiono nella storia, tutti rigorosamente zoomorfi a dare alla narrazione una veste fantastica che aiuta ancora di più il lettore a tenerne presente il realismo.

Il sito dell’autrice.

Cece Bell, SuperSorda! (trad. Elena Orlandi), Piemme 2017, 256 p., euro 14, ebook euro 6,99

La scorciatoia

25 Mar

Tamaya e Marshall percorrono ogni giorno la strada di andata e di ritorno dalla scuola; abitano nella stessa strada e, siccome la madre di Tamaya non vuole che si muova da sola, da quattro anni lei cammina insieme al ragazzo più grande di lei. Lo osserva e sa che negli ultimi mesi è cambiato, così come i suoi voti e il modo in cui si comportano con lui i compagni. Tamaya non sa che lo ha preso di mira il bullo della scuola, uno dei ragazzi al cui tavolo le sua amiche hanno cominciato a sedersi. Nella prestigiosa scuola che frequenta grazie a una borsa di studio, Tamaya si sente una “brava bambina” che non ha mai fatto assenze né cose cattive, un’etichetta che pare stridere col nuovo corso inaugurato dalle compagne. Allora Tamaya sfida il divieto imposto da sempre: segue Marshall anche quando decide che torneranno a casa passando per il bosco proibito. Marshall cerca di sfuggire alle botte di Chad, ma innesca una catena di eventi che portano alla scoperta di un grave danno ambientale, tanto grave da generare un’epidemia che arriva a minacciare l’intera cittadina  e che potrebbe avere conseguenze mondiali.

Sachar costruisce una narrazione essenziale e asciutta, dove c’è tutto il necessario; intreccia punti di vista diversi a seconda dei capitoli e intervalla la scansione cronologica degli avvenimenti con le udienze segrete della Commissione per l’Energia e l’Ambiente sulla Sun ray Farm, che ha sede proprio a una cinquantina di chilometri dal bosco in questione, e sul biolene, scoperta d’avanguardia per l’approvvigionamento di energia. Il lettore conosce i protagonisti, sa dei loro pensieri e dei loro stati d’animo e parallelamente si trova invischiato in una faccenda dove vorrebbe andare avanti il più rapidamente possibile, sperando in una soluzione positiva. Ma non è solo il fango avvelenato che invischia, sono anche tutte le domande che vorticano nella testa di Marshall: perché nessuno fa qualcosa se tutti sanno cosa gli sta capitando? Perché lui stesso è tanto codardo? E cosa fa differenza tra audacia e coraggio, si chiede a sua volta Tamaya.

Questo è uno dei titoli che inaugurano la nuova collana Piemme/Il Battello a vapore chiamata I vortici: ecco il video di presentazione; raccoglie romanzi mai tradotti prima in italiano e alcune nuove edizioni che festeggiamo, come La grande avventura di Westall e Ragazzi di camorra di Varriale.

Il sito dell’autore, che vi accoglie con la potente immagine della copertina dell’edizione originale proprio di questo romanzo.

Louis Sachar, La scorciatoia (trad. di Flora Bonetti), Piemme 2017, 192 p., euro 12, ebook euro 6,99