Tag Archives: papà

La pantera sotto il letto

15 Apr

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Quando ero bambina, mi domandavo spesso cosa succedesse nella casa di montagna quando nessuno la abitava; soprattutto nei mesi in cui nessuno camminava per le strade del piccolo paese in fondo alla valle e in cui non solo nessuno viveva nelle sue stanze, ma manco c’erano occhi a guardarla di fuori: esisteva davvero? E che faceva? La casa non dice parola, in questi casi, e non accende le luci la sera, proprio come quella su cui si apre il racconto di Andrea Bajani, conosciuta da alberi, uccelli e animali del bosco e abitata a volte nel fine settimana da una bambina e dal suo papà, che arrivano in auto il venerdì e dividono la stanza coi lettini gemelli per dormire. Ma è il buio a farla da padrone nelle tavole di Mara Cerri, quello che inquieta la bambina e che regala al lettore sfondi neri su cui si appoggiano sagome scure, per poi prendere la forma di una pantera da guardare in faccia, per fissare i propri occhi nella paura e poi addentrarsi nel buio come si entra nel mare, lasciandosi avvolgere, danzandoci dentro.

Dentro la notte che avvolge la casa ci sono le mani del papà: un luogo caldo in cui abitare, case dove non piove mai, accompagnate da parole che sanno spegnerla, la notte (per i grandi è semplice come accendere una lampadina), e condurre verso il sonno,tenersi vicini lungo il corridoio scuro e convincere che il buio può non essere così terribile. La bambina ha paura e non vuole uscire neanche per fare pipì; si porta dietro una padella da tenere sotto il letto e da usare come vaso da notte all’occorrenza. Se però guardi in faccia il mistero del buio poi sei pronta ad affrontarlo, volando verso le stelle, oltre il nulla che si è mangiato l’intorno della casa e poi perderti nei sogni mentre fuori l’alba spinge la notte più in là.

Andra Bajani – Mara Cerri, La pantera sotto il letto, Orecchio Acerbo 2015, 44 p., euro 16

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L’incredibile avventura di un bimbogatto

25 Mar

bimbogatto

Spunta il muso di un bambino oltre lo sportello della biglietteria dello zoo e ci immaginiamo la sua mano prendere i due biglietti per l’ingresso: lui e il suo papà a spasso insieme per una giornata. Ma il suo indaffaratissimo babbo – sempre pronto a ogni evenienza, in giacca e cravatta e zainetto sulle spalle – riceve una importante telefonata di lavoro e, nonostante i rimproveri della moglie che gli ricorda sempre di passare più tempo col suo bambino, lo lascia lì in mezzo alle gabbie per correre a concludere un affare: mica si può perdere un giapponese basso che vuole comprare in un colpo solo un palazzo e due aerei!

Il protagonista ha i soldi per il taxi, l’indirizzo di casa mandato a memoria, l’ordine di non far arrabbiare la mamma e la consegna di divertirsi anche da solo: ma come si fa? Una letta ai cartelli con le notizie sugli animali, un hot dog, la fila per farsi truccare da animale e poi la stanchezza; per fortuna c’è una gabbia vuota e il bambino non ha perso l’ironia e la capacità di giocare: scrive con un pennarello sul cartello “bimbogatto dai lunghi capelli” e lì si addormenta. Il risveglio sulla nave del capitano Abacuc, che libera gli animali per riportarli nel loro habitat naturale e non ha saputo resistere a un esemplare tanto fiero e raro. Il bambino aiuta il capitano a segnare nei suoi quaderni le caratteristiche del bimbogatto, le sue preferenze e il modo in cui va trattato e nutrito: una specie che non deve essere lavata, va nutrita con dolci, latte e succo di frutta, ama le storie che lo accompagnano nel sonno e via così. Quando si risveglierà nella sua camera il quaderno del capitano sarà vicino a lui, manuale perfetto da consegnare al papà e da consultare prima di ogni uscita, per rinsaldare il legame, divertirsi insieme, moltiplicare il tempo.

Questo albo è ricco di spunti e rimandi; potete condividerlo in lettura, notare particolari di manifesti, facce e scritte, lasciarvi affascinare dalla nave del capitano e ridere del suo sguardo un po’ perplesso davanti a quell’esemplare raro che mostra abilità e detta peculiarità. Potete riempire un quaderno di osservazioni insieme ai giovani bimbogatti con cui leggerete questa storia e effettuarne scientificamente la descrizione! A me fa sorridere, pensando ai bimbogatti che “per farli addormentare devi rimanere disteso vicino a loro per tanto tempo e raccontare nove storie” o forse anche più, o forse è il babbo che viene vinto dal sonno per primo…

Il sito dell’autore. Il sito dell’illustratore.

Etgar Keret – Aviel Basil, L’incredibile storia di un bimbogatto (trad. di Alessandra Shomroni), Terre di mezzo 2015, 46 p., euro 15

Allora, litighiamo?

18 Feb

litighiamoNel titolo dell’edizione originale il protagonista di questa storia è il re della bagarre e ben rende la sua passione per la zuffa in ogni sua sfumatura: colpi, risse improvvisate, schiaffi, pugni, battaglie, litigi e tafferugli. Una passione che condivide con amici e compagni di scuola, con cui si batte seguendo le regole: niente strangolamenti né morsi, nessun calcio in faccia o dove faccia particolarmente male, attenzione a chi porta gli occhiali. Il problema sono i grandi: la zuffa affatica le madri, fa urlare le maestre, genera punizioni anche quando il bernoccolo è causato non dai compagni, ma dall’aver dato una zuccata scivolando contro il muretto in cortile.

Insomma, il protagonista e i suoi amici dicono che ci si può divertire in una leale partita di superspinte e che sarebbe importante che a scuola, tra le tante materie, insegnassero anche a cadere bene. Lui fa un corso di judo e prova le mosse con suo fratello (peccato per le doghe del letto, ma insomma…); conosce anche la bellezza della corsa, di lanciare l’energia in una corsa sfrenata che sembra dover durare fino a “quando sarò diventato una persona grande” e la bellezza di cascare la sera sfiancato e felice nel letto, regolando il respiro e fingendo di dormire mentre il papà gli rimbocca le coperte.

Accompagnano il testo le illustrazioni di Marc Boutavant, ricomponendo la coppia autrice-illustratore che i lettori conoscono già dalle avventure di Tartattà pubblicate da La Nuova Frontiera junior: ecco, in queste pagine vediamo sfilare i fratelli minori di quei protagonisti, visto che le risse si svolgono alla scuola primaria e ai lettori che cominciano a leggere spigliatamente è adatto il libro.

Il libro fa parte della collana Leggimi! che utilizza la font appositamente creata per facilitare nella lettura chi fatica e in particolare chi è dislessico.

A proposito di Boutavant.

Béatrice Fontanel – ill. Marc Boutavant, Allora, litighiamo? (trad. di Marianna Bellettini), 59 p., euro 8,50

La mia famiglia selvaggia

15 Dic

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Vi è mai capitato di esser stati paragonati ad un animale? Forse perché siete lenti come un bradipo o grossolani come un elefante nel proverbiale negozio di cristalli o per il naso che pare il becco d’un tucano o magari, più poeticamente, perché parete una gazzella che scatta e si allunga per prendere il bus in corsa. La famiglia della protagonista di questo albo – che ancora una volta ci regala i colori forti, folli e allegramente contagiosi di Laurent Moreau – è eccezionale e animalesca per davvero: un fratello forte e uno canterino, un papà peloso, una zia che si pavoneggia, uno zio goloso e così via. Il testo indica le caratteristiche di ogni parente; le immagini rivelano a quale animale appartengono e sono intanto una galleria di ritratti, di situazioni, di ambienti in cui trovare particolari o su cui inventare storia. Infine lei, eccola in un ritratto su cui scoprire cos’ha di speciale. Ovviamente si finisce con una domanda che interroga il lettore e allora il gioco di indovinelli e paragoni può ripartire e continuare fuori dalle pagine.

Il sito di Laurent Moreau. Un’immaginedell’albo forse vi sembrerà familiare (!): sì, campeggiava sulla copertina di Andersen di aprile 2014, presentato in Fiera a Bologna.

Laurent Moreau, La mia famiglia selvaggia (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2014, 28 p., euro 15,50

Amber sogna ancora

19 Giu

amber

Amber è per metà giapponese e per metà italiana e non si sente né questo né quello. Sta per iniziare la scuola media e ne farebbe volentieri a meno. Troppo bassa per la sua età, sempre vestita di nero e ossessionata da germi e batteri, ha nella timidezza un ulteriore punto debole: pensa che a scuola non si farà amici e per di più si è messa in un gran pasticcio. Da sei anni suo padre è sparito dalla vita di famiglia e la sua sorellina Bella, che sta per compiere sette anni, ha cominciato a scrivergli delle lettere per invitarlo al compleanno. Amber ha risposto alla prima fingendosi il papà e sentendosi un genio, ma ben presto ha capito che è stata una pessima idea. Per di più ha storto il braccio a un bambino che prendeva in giro Bella per poi scoprire che era il fratello minore della terribile Joanne, che si propone l’obiettivo di far finire Amber in un bidone della spazzatura.

Allora Amber si rifugia in un dialogo segreto con un papà inventato che ascolta, risponde e dà consigli (quasi una Mary Poppins con valigia che se ne andrà a missione compiuta): è un papà disegnato, perché Amber è bravissima con pennelli, matite, chine e colori ad olio. Tanto brava da vincere il primo premio al concorso di arte; tanto brava da farsi forte del suo cognome da samurai per prendere coraggio e fare amicizia coi ragazzi che frequentano il club di arte del mercoledì. La sua passione, il suo punto forte diventano allora mezzo per sentirsi parte di una comunità, per non sentirsi sola, per affrontare tutto quello che pare insormontabile (anche una festa di compleanno con venti bambini di sette anni da intrattenere per un pomeriggio!).

Una bella storia raccontata con ironia, senza tralasciare certi buchi neri che a volte paiono ingoiarsi la capacità di sorridere.

Il sito di Helen Crawford-White, autrice dei disegni all’interno del testo. Il sito di Elisabetta Stoinich che ha illustrato la copertina.

Emma Shevah, Amber sogna ancora (trad. Carla Gaiba), De Agostini 2014, 304 p., euro 12,90

Il mio nome è Danny Hope

17 Mar

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Danny Hope ha undici anni e da almeno tre compleanni sogna di trovare nella posta un biglietto di auguri del suo papà: figurarsi quale meraviglia quando ne vede il volto in televisione a condurre un programma serale! Ora sa come mettersi in contatto con lui: attraverso il sito della tv. Ma il padre non risponde alle mail e nemmeno la visita direttamente in loco ha più fortuna. Per di più Danny deve vedersela con la sorella che gli vieta di contattare il padre e lo coinvolge invece in un piano per raccogliere indizi a danno del nuovo fidanzato della madre.

Danny si muove a casa e a scuola, tra un’amica appassionata di storie e reliquie di santi che pare averne sempre una a portata di mano per la soluzione a qualunque problema e un compagno che – proprio come lui – nasconde qualcosa riguardo alla propria famiglia. Sarà lo spettacolo organizzato con la classe e la possibilità di incrociare lo sguardo del padre a mettere in moto una serie di coincidenze, fraintendimenti, eventi e danni. Il tutto raccontato con una certa dose di ironia che fanno divertire ed apprezzare questa storia davvero non banale, dove Danny racconta la sua rabbia, i suoi desideri, ma anche i suoi tentativi di guardare gli altri e le situazioni con i suoi occhi e non secondo quel che gli dicono, suggeriscono, impongono i familiari e gli amici.

Qui trovate il booktrailer e la copertina dell’edizione inglese; il titolo originale è “A boy called Hope”: bello, no?

Lara Williamson, Il mio nome è Danny Hope (trad. di Carla Gaiba), De Agostini 2014, 256 p., euro 12,90, ebook 5,99

Caterina Certezza

4 Feb

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Avevo dieci anni quando Gallimard jeunesse ha pubblicato questo libro, nato inizialmente come racconto per “Je bouquine”. Credo sia arrivato in casa per via del nome di battesimo della sua protagonista e mi ha accompagnato per molto tempo, finché ho imparato che Sempé era un grande illustratore i cui tratti mi affascinavano e che Patrick Modiano era un autore da Goncourt (vinto giusto dieci anni prima l’apparizione di questo libro),  da sceneggiature come quelle di “Lacombe Lucien” con Louis Malle e da canzoni, come quelle per Françoise Hardy.

Ma ho associato Modiano a questo mio libro del cuore solo molti anni dopo, quando avevo già letto i suoi libri e improvvisamente ho alzato gli occhi anche sul nome stampato sulla copertina di” Catherine Certitude” e ho sorriso, pensando a come anche in questo poetico testo per bambini si ritrovino certe sue atmosfere, certi silenzi, la scrittura tersa, Parigi, la madre artista, un padre pronto tutto per sopravvivere (proprio come quello dell’autore, ambiguamente in odore di collaborazionismo per fuggire alla deportazione). Anche se il libro nasce prima nelle ballerine disegnate da  Sempé su cui l’autore ha cucito una storia.

E ho sorriso anche pensando a come l’essenziale sia la storia, prima ancora di chi l’ha scritta o illustrata. Per me bambina infatti questo libro non aveva praticamente autori, era semplicemente la storia di Catherine e delle sue (poche) certezze, insieme alla sua personale visione del mondo: un mondo che lei attraversa con suo padre, di cui non sa bene definire il mestiere, in attesa di raggiungere la madre, ballerina a New York, la stessa carriera che poi intraprenderà. Un mondo che le appare ovattato e magico, leggero e quasi inoffensivo ogni volta che va a lezione di danza, dove è obbligata a togliersi gli occhiali. Ecco allora che questa doppia possibilità di guardare il mondo può essere utilizzata dalla protagonista a proprio piacere, a seconda delle situazioni o del comportamento degli adulti, come per isolare la voce di Monsieur Casterade che troppo domanda e volentieri recita poesie o per danzare meglio. Anche il papà ogni tanto toglie gli occhiali, spiegando alla figlia che nello sguardo senza lenti gli altri ritrovano una sorta di dolcezza e di appannamento che si chiama… charme! (Probabilmente ne aveva parlato con Marilyn Monroe che si ostinava a portar in giro la propria miopia strizzando gli occhi, perché era charmant!). In realtà serve a isolarsi dal troppo, dal ridondante, dall’eccessivo; a fare nido in quel che ci salva, sfumature senza spigoli.

Sempé on Pinterest. A proposito di Modiano.

Patrick Modiano – ill. Sempé, Caterina Certezza (trad. di Maria Vidale), Donzelli 2014, 96 p., euro 14