Tag Archives: Paolo Domeniconi

Amali e l’albero

25 Apr

amali e l'alberoDi fronte alle pagine di questo albo subito ti perdi nelle illustrazioni di Paolo Domeniconi, nei suoi blu, nelle ombre, nelle sfumature scure che regala al cielo della notte e al mare profondo. E nei gesti e nelle posture umane che il suo tratto regala all’albero protagonista, piegato dalla nostalgia e dal dolore, chinato in ascolto verso Amali, dritto “in piedi” verso il cielo.

L’albero vaga alla ricerca delle radici perdute e solo una bambina ascolta e risponde al suo dolore: Amali conosce la tristezza dell’albero, gli è prossima quasi inconsciamente; anche lei ha lasciato le sue radici lontane, nel Paese che ha abbandonato insieme ai genitori, salendo su un barcone. Cambiano i paesaggi, il clima, la lingua; cambia anche la paura. Rimane l’invito che il padre le rivolgeva sulla barca e che lei ripete all’albero, di guardare sempre in alto, guardare il cielo che abbraccia tutti i Paesi del mondo.

Un albo che verrà apprezzato da molti in primo luogo per l’argomento trattato, ma così scopriranno un libro bello a partire proprio dalle illustrazioni che ne sono il punto di forza.

Il sito di Paolo Domeniconi.

Chiara Lorenzoni – Paolo Domeniconi, Amali e l’albero, EDT Giralangolo 2016, 28 p., euro 15

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Cantalamappa

20 Mar

cantalamappa

Il bibliotecario di Fessacchiopoli presenta al lettore Adele e Guido Cantalamappa, due viaggiatori esperti di lungo corso, che guidano una Autopesce e che si portano dietro un enorme Librone dei Viaggi, in cui rendicontano le loro avventure e i luoghi che hanno visitato. Proprio dal librone sono tratte le quindici storie che si susseguono in questo libro, ciascuna accompagnata da una mappa e da immagini che ritraggono i due viaggiatori oppure i protagonisti dei racconti che riportano. Ci sono alcune nazioni e città inventate, ma molte sono reali e permettono quindi di condividere le mappe coi lettori e di prendere spunto per andare a cercare notizie in più, per approfondire, per fare altri viaggi (attraverso le ricerche, attraverso i libri o magari mettendosi davvero lo zaino in spalla). Alcune storie hanno trovato spazio sulle pagine dei giornali come notizie curiose, come il cinema nel deserto del Sinai o come l’Isola di Plastica che semina paperelle e altri animali di gomma sulle coste del Canada, dell’Islanda, degli Stati Uniti; altre ci riportano ad avventure in terre inospitali come la vicenda dell’isola-vulcano di Tristan da Cunha; altre ancora riprendono vicende storiche, come le spedizioni di Bottego in Africa o il disastro del Vajont.

Che narrino storie reali o che raccontino la realtà affidandola a nomi fantasiosi di popoli e nazioni, che si rifacciano a protagonisti letterari o che omaggino Tavo Burat riprendendo la vicenda resistente di Dolcino e Margherita e del Monte Rubello,  Wu Ming fa, attraverso la geografia, storia e testimonianza di resistenza, di possibilità, di utopie, di quel che può nascere dagli incontri.

Il libro nasce da un esperimento precedente: i laboratori condotti in biblioteche e scuole da Wu Ming raccontando ai bambini le cartografie del libro Mappe, pubblicato da Electa (Premio Andersen 2013). Potete leggere a proposito del progetto questa intervista apparsa il 4 marzo sui giornali del consorzio Quotidiano Nazionale.

Il blogdei Wu Ming. Il sito di Paolo Domeniconi.

Wu Ming – ill. di Paolo Domeniconi, Cantalamappa. Atlante bizzarro di luoghi e storie curiose, Electa Kids 2015, 125 p., euro 14,90

La notte in cui la guerra si fermò

19 Mag

riordanNell’anniversario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, come ad ogni anniversario che si rispetti, si moltiplicano i libri in argomento. Succede così che arrivi in libreria un testo decisamente realistico che fa toccare con mano ai ragazzi la crudeltà delle trincee, i soldati mandati allo sbaraglio, le menomazioni, la disperazione, le morti atroci, l’assurdità di un conflitto che – come si diceva allora – avrebbe dovuto essere l’ultimo.

L’escamotage che permette il racconto è il rivelarsi di un nonno al nipote così come non era mai capitato prima e con nessun altro. Jack, inglese arruolatosi a diciassette anni insieme all’amico Harry, crede fermamente che la fiducia si basi sulla verità e per questo motivo accetta di rispondere alle domande del nipote e di rivelare il terrore provato in quegli anni, facendosi accompagnare oltre la Manica, nel cimitero francese dove riposano i suoi compagni caduti, in un lembo di terra pieno di lapidi bianche separato solo da una siepe di biancospino dalle croci nere dei caduti tedeschi.

Il racconto va allora direttamente al tempo di guerra, quella guerra annunciata l’ultimo giorno di scuola, all’addestramento dei ragazzi e al loro quasi naturale trasformarsi in reclute pronte all’arruolamento volontario e alla partenza in una stazione colma di lacrime, raccomandazioni e silenzi amari di chi sapeva vedere oltre, immaginando l’inferno verso il quale quei ragazzi correvano.

C’è il racconto in prima persona della guerra anche attraverso le lettere che Jack scrive alla sorella e quelle con cui lei ricambia descrivendo una Londra che vive la guerra lontano dal fronte, dove le donne prendono il posto degli uomini in mestieri che mai avrebbero immaginato di poter svolgere, dove si guarda con angoscia l’arrivo del ragazzo dei telegrammi, dove si fa quel che si può (come non pensare al bel Resta dove sei e poi vai di John Boyne).

Il racconto, così realistico nei particolari e nella durezza della realtà, incontra la vicenda storica immaginando che il protagonista sia stato uno dei soldati protagonista della tregua del Natale 1914, della partita di calcio a squadre miste anglo-tedesche, della condivisione e dell’amicizia con un soldato nemico. Al cui proposito si potrà condividere coi ragazzi anche la visione di un film come “Joyeux Noël. Una verità dimenticata dalla storia” (2005), che racconta proprio quell’episodio..

La copertina è di Paolo Domeniconi.

James Riordan, La notte in cui la guerra si fermò (trad. di Lorenzo Borgotallo), Mondadori 2014, 184p., euro 15, ebook euro 6,99

Il trattore della nonna

21 Mar

9788859205500Avete presente il momento in cui vi rendete conto che alcune parole che fanno parte del vostro vocabolario quotidiano, della lingua che si parla in casa o del lessico familiare usato tra pochi, non sono universali e non significano nulla per altre persone? La mia esperienza di bambina ne ricorda due in particolare, che mi hanno fatto capire come il significato rotondo dell’occitano e del piemontese non aveva senso in quel momento se non alle mie orecchie: le persone intorno non sapevano che il “Charamaio!” gridato con gli occhi volti alla finestra voleva semplicemente indicare che aveva cominciato a nevicare e il bambino con cui stavo giocando a macchinine non capiva la richiesta di passarmi il tamagnùn.

In piemontese il tamagnùn è il carro a rimorchio del trattore; è anche un’unità di misura che indica alcune tonnellate, ma in questo albo diventa un nome proprio, dato proprio al carro, mentre il trattore rosso a cui viene attaccato è la Signora Berta. Chi li saluta la mattina chiamandoli per nome è una nonna rotonda, sorridente, che in una luminosa giornata autunnale sale sul suo grande trattore e va in raccolta: pere, mele, fichi, mirtilli e funghi (vuoi non fare un giro nel bosco quando arriva il sole dopo la pioggia?!?). Intanto a casa il nonno fa la lavatrice, cucina, stende il bucato, parla via radio con gli amici.

Chi l’ha detto infatti che fare una crostata sia cosa da donne e guidare un mezzo agricolo cosa da maschi? Qui ognuno svolge i compiti che più gli si addicono e preferisce, in coerenza con l’obiettivo della collana Sottosopra, di cui vi abbiamo parlato anche qui, che si propone di evitare stereotipi di genere.

In più potete lasciare spaziare la vista tra colline dolci e profili di montagne, curiosare nella cucina del nonno, immaginare i versi di oche in parata, mucche e maiali, il sapore dei mirtilli e la croccantezza delle mele. E anche l’aria frizza della mattina quando i nonni aprono le finestre su un paesaggio dove – come si dice dalle mie parti – “non c’è  nulla che offenda lo sguardo”.

Il sito e il blog di Anselmo Roveda. Il sito e il blog di Paolo Domeniconi.

Anselmo Roveda – Paolo Domeniconi, Il trattore della nonna, EDT Giralangolo 2014, 28 p., euro 12

Lola e io

5 Nov

More about Lola e io

Leggi questo libro e per un po’ giochi sul filo del fraintendimento della voce narrante perché la maggior parte dei passaggi potrebbe benissimo essere la voce della ragazza dai lunghi capelli di seta e invece è la cagnolina che guarda e descrive, dando occhi alla padrona che ha perso la vista in un incidente stradale.

Stella, di cui scopriamo il nome solo nell’ultima pagina, accompagna da cinque anni Lola, le fa da guida e intanto conduce per mano (forse meglio, per zampa) anche il lettore in un mondo che è fatto di rumori della città, di vento tra i capelli, di musica, di bisticci, di cibi deliziosi, di stoffe morbide. Un mondo con tutti i sensi all’erta, con occhi dolci, occhiacci e  e sbadigli. Un libro dove il vento sta nelle illustrazioni, dove la neve scende piano nella sera, dove il mare spruzza sotto i piedi che corrono.

Il sito dell’illustratore.

Il testo utilizza un carattere tipografico  “amico”, studiato per facilitare la lettura in particolare per chi ha problemi di dislessia.

Chiara Valentina Segré – illustrazioni di Paolo Domeniconi, Lola e io, Camelozampa 2012, 32 p., 14 euro

L’isola di Cicero

29 Ott

More about L' isola di Cicero– Quando leggo sono molto esigente: pretendo che quel libro mi porti via con sé. I libri sono roba strana, credimi, Cicero. Lì dentro dei tipi gridano a perdifiato da centinaia d’anni, versano una lava bollente nelle nostre orecchie, un fiume ardente di miraggi, desideri, abbagli. Ti raccontano le cose grandi e le cose piccole. – Ho appena finito di leggere questo libro che mi ha regalato la signora Palmina, un libro che è tutto un susseguirsi di fuochi d’artificio che, all’ultima pagina, ti lasciano nella notte più buia. Ma tu a quel punto ti senti ormai senza più la paura dell’oscurità, come se conoscessi i nomi delle stelle, e ti senti una solitudine che non è triste, ma molto affollata, piena di gente.

I libri ti raccontano le cose grandi e le cose piccole. In questo caso le mettono in fila, le cose grandi e quelle piccole, in un anno di vita di un ragazzo su un isola, nei giorni che passano pigri, in quelli che passano a scuola, negli amici, nell’amore per Zita, nella gente più o meno strana che c’è intorno, in quel che succede di bello e di brutto. Su un’isola l’aria è salmastra, imbevuta di vento di mare, come il carattere degli abitanti, come la vita: bella, disperata, salmastra.

– Mi vuoi bene? – le chiedo a bruciapelo, trattenendo il respiro. Intanto mi faccio più vicino, per non perdere neanche una sillaba della risposta. – Da una settimana e mezza – è la risposta.

Bellissime le illustrazioni di Paolo Domeniconi, specie la doppia pagina dove campeggia Zarina, che è… non vi diciamo chi è 🙂

Antonio Ferrara – ill. di Paolo Domeniconi, L’isola di Cicero, Edizioni Coccole e Caccole 2010, 71 p., euro 13.