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Brucio

19 Mag

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Tommy e Sally sono due ragazzi con un passato difficile, segreti e ferite ancora aperte. Tommy è l’unico sopravvissuto al rogo della sua casa quando era poco più che un bambino e da allora è iniziato il suo rimpallo tra comunità e famiglie affidatarie. Tommy è completamente sfigurato e il suo aspetto è fonte di pregiudizi e cattiverie gratuite da parte dei suoi coetanei e non solo. Sally è una ragazza che nasconde un passato fatto di sofferenza e delusione, affidata agli zii perché la madre non è in grado di fare la madre. I due si incontrano in un piccolo paese di provincia, dove tutti si conoscono e dove tutti hanno segreti, dietro la facciata e negli armadi si nascondono molti scheletri, ma l’indice è sempre puntato su chi è diverso, da chi differisce dalla norma. In questo contesto l’arrivo di Tommy non può restare inosservato. Tommy che vuole solo far passare gli ultimi mesi che lo separano dal raggiungimento della maggior età, senza problemi, per poi poter finalmente decidere della propria vita, si troverà invece suo malgrado invischiato in un mistero molto fitto e in una serie di inspiegabili rapine.

Con questo romanzo Frascella si riconferma  un abilissimo narratore dell’età di passaggio e non solo. Se in Sette piccoli sospetti e La cosa più incredibile, l’autore tratteggia perfettamente i timori, le avventure e le emozioni dei ragazzi della scuola media, Tommy e Sally invece vanno a fare compagnia a  Bet e all’anonimo protagonista di Mia sorella è una foca monaca, tra i personaggi letterari che abitualmente inserisco nei percorsi per la scuola superiore dedicati ai romanzi contemporanei che hanno  affinità (emotive/spirituali/varie) con Holden Caulfield. Per me dunque è la riconferma che ci sono autori che sanno scrivere di ragazzi e per ragazzi, senza banalizzare o ridurre le loro vite, restando autentici. E con loro (i ragazzi), l’autenticità paga.

Christian Frascella, Brucio, Mondadori 2016, pp. 343, € 17,50 (ebook € 8,99)

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Cuore di contrabbando

12 Ott

cuore di contrabbando

Lissa Evans è la mia autrice-scoperta del momento: dalla piacevole sorpresa di Pochi spicci per Stuart (Salani) che potete proporre in lettura ai ragazzi dai 10 anni a questo inaspettato romanzo, pubblicato da Rizzoli nella collana “La scala” e che potete inserire fra le proposte per i più grandi; un romanzo pieno di grazia che racconta uno spaccato della Seconda Guerra Mondiale. Tanto per capirci, se vi è piaciuto Resta e dove sei e poi vai di John Boyne, non potrete non affezionarvi al protagonista ritratto da Evans.

Nel prologo di apertura conosciamo Noel, dieci anni, che vive in compagnia di Mattie, l’anziana madrina che lo cresce da parecchi anni. Non sappiamo nulla dei suoi genitori, se non alcune briciole che lui stesso dirà più avanti e nemmeno sappiamo come sia finito in quella grande e ricca casa, a condividere il tempo con una donna che sta perdendo la memoria, ma che continua ad impartirgli lezioni di libertà e visioni del mondo degne della tenace suffragetta che è stata. Alla morte improvvisa della madrina, Noel accoglie quasi con sollievo la partenza verso St.Albans: non che lo allieti essere sfollato insieme a una classe di bambini con cui non ha nessun legame di amicizia, ma è sempre meglio che rimanere nella linda e perfetta casa dei cugini di Mattie. Viene ospitato da Vera, che vive col figlio sfaccendato e con la madre che da diciannove anni non parla, comunica scrivendo su una lavagnetta, ascolta costantemente la radio e intrattiene fitta e quotidiana corrispondenza con parenti, amici e con Churchill a cui si pregia di dare un ritratto della vita quotidiana degli inglesi.

Noel zoppica, ha le orecchie “come i manici di un vaso etrusco” (parole sue) e trascina una grande valigia contenente una vecchia pelliccia; scrive sul suo taccuino secondo un linguaggio cifrato da lui inventato, ama leggere i gialli, usa parole ricercate (Mattie lo pagava per imparare nuovi termini e arricchire la propria lingua) e ha un forte spirito d’osservazione. Insomma, non ha nulla da spartire con Vee e la sa famiglia, se non che la donna cerca di tirar su qualche soldo fingendo di raccogliere offerte per le varie cause belliche (orfani, vedove, aviatori e via così). Tanto vale allora fare calcoli, ricerche e indagini per lavorare di coppia e guadagnare al massimo. Le loro uscite a Londra e dintorni diventano un punto di osservazione su un Paese in guerra, sui comportamenti delle persone, sulla varia umanità. E sono una sorta di addomesticamento vicendevole: la donna che passa da un fallimento all’altro e il bambino chiuso in se stesso come un’ostrica che calcola, legge, si indigna, si batte per la verità e qualche volta poi sorride.

Tra chi paga qualcun altro per presentarsi al suo posto alla visita medica ed essere dichiarato inabile all’arruolamento e chi ruba nelle case bombardate; tra chi si arrangia come può e chi tenta di offrire opportunità ai propri alunni anche quando non sembrano essercene; tra ironia, battute sottili e qualche grammo di causticità, c’è Noel, personaggio indimenticabile, e su tutto, il ritratto della donna che lo ha cresciuto, orgogliosa delle proprie scelte, libera e fiera.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Rebecca Campbell.

Lissa Evans, Cuore di contrabbando (trad. di Giuseppina Oneto), Rizzoli 2015, 313 p., euro 18,50, ebook euro 9,99

Sophie sui tetti di Parigi

17 Mar

sophie sui tetti di parigi

Se siete di quei lettori che sottolineano passaggi chiave, belle frasi, brani da leggere ad alta voce e magari anche momenti in cui ci si commuove, riempirete di certo con segni, linee e colori questo romanzo che oserei dire inclassificabile nella sua bellezza, sospeso tra onirico e realismo, ambientato tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, quando si viaggiava su grandi transatlantici e talvolta su di essi si rischiava la vita.

Charles Maxim è uno studioso con la testa tra le nuvole, ha trentasei anni, parla in inglese con le persone, in francese con i gatti e in latino con gli uccelli; si trova a bordo di una scialuppa di salvataggio, dopo il naufragio della Queen Mary, e sono proprio le sue grandi mani a trarre in salvo una bambina che naviga nella custodia di un violoncello, avvolta negli spartiti di una sinfonia di Beethoven. Dalla coccarda col numero 1 che porta appuntata, Charles stabilisce che quello è il giorno del suo primo compleanno, la battezza Sophie e la porta nella sua casa tutta scale e spigoli, dove la alleva – sotto l’occhio critico dell’Ente Nazionale per l’Assistenza dell’Infanzia – a suo modo, parlandole come ad un adulto, leggendole Shakespeare, sicuro che volerle bene sia più che sufficiente per riuscire nell’impresa. Sophie cresce con un’infinita libertà e diventa alta, generosa, goffa e avida lettrice come Charles, con molte certezze assolute e un solo chiodo fisso: ritrovare la madre di cui ricorda la musica suonata col violoncello e le gambe che ballano nei pantaloni. Anche Sophie suona il violoncello, indossa i pantaloni e mangia sovente utilizzando atlanti al posto dei piatti: tutte cose che vengono ritenute anomale dai servizi sociali, esattamente come il fatto che un uomo solo cresca una bambina ed ecco il motivo per allontanarli al compimento dei tredici anni di Sophie. Non resta che fuggire verso Parigi, città indicata nella targa all’interno della custodia dello strumento che Sophie ha conservato, unico indizio per ritrovare la madre: qui si scontrano con la polizia, che nasconde i registri della nave – una delle tante troppo vecchie, ma certificate comunque come sicure per riscuotere il premio di assicurazione in caso di naufragio, a scapito delle vita di centinaia di persone – e intraprendono la loro personale ricerca. Sophie incontra Matteo e scopre la vita dei ragazzi che vivono in aria, sui tetti, sugli alberi, dividendosi le zone, fuggendo gli orfanotrofi, battendosi tra di loro. Matteo la sfida e la ragazza, che fin dall’infanzia si sente al sicuro solo arrampicandosi, si allena e vince le paure per seguire la musica conosciuta che arriva di notte da tetti non troppo lontani, consapevole dell’importanza dell’equilibrio e di ciò che le ha insegnato Charles: “quasi impossibile” vuol dire che in fondo un po’ è possibile e non bisogna mai ignorare una possibilità.

Poetico e ironico, lieve e delicato come i passi a piedi nudi su una corda tesa tra due tetti, questo libro è stato premiato con il Waterstones children’s book prize 2014, occasione in cui The Guardian ha chiesto alla sua autrice di stilare la sua top ten degli orfani letterari 🙂 ed è nella lista dell’ALA Notable Children’s Book 2014. Ha ricevuto il Prix Sorcières 2015 nella categoria “Romans junior”.

La copertina e le illustrazioni interne, una suggestione per ogni capitolo, sono di Terry Fan (non perdetevi le sue balene! E nemmeno tutte le altre bestie…). In questo video Katherine Rundell parla del suo libro.

L’autrice ha fino ad ora scritto altri due libri; aspettiamo le traduzioni 🙂

Katherine Rundell, Sophie sui tetti di Parigi (trad. di Mara Pace), Rizzoli, 2015, 288 p., euro 14,50