Tag Archives: oncologia pediatrica

Loop. Indietro non si torna

30 Dic

Ritrovarsi senza volerlo con dei superpoteri. Ritrovarsi a dover imparare a gestirli, ad avere a che fare con qualcosa di non previsto che ti cambia la vita. I sette protagonisti di questo fumetto sono, loro malgrado, dotati di poteri straordinari: chi sa leggere i pensieri altrui, chi lancia fiamme dalle mani, chi ha tanta forza da sollevare un’automobile, chi ha la pelle impenetrabile, chi individua al volo il punto debole delle persone che ha difronte. Il dottor Geni, che ne ha intuito particolarità e somiglianze, li riunisce periodicamente convinto della loro possibilità di confronto e di intesa, ma si trova davanti anche le loro paure, la rabbia, la fatica di accettarsi, l’avere a che fare con gli altri, con corpi particolari. Sullo sfondo una minaccia che si nasconde tra i sotterranei dello stesso ospedale dove si incontrano, che potrà essere superata solo trovando l’accordo, l’incastro dei tanti che si fanno uno per andare avanti insieme, per non tirarsi indietro, per essere parte.

Un fumetto che nasce da un lavoro corale all’interno de Il Progetto Giovani, uno spazio da cui nascono storie, musica, mostre, video, collezioni di moda; bellezza, insomma. Un’iniziativa del reparto di pediatria oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sostenuta dall’Associazione Bianca Garavaglia onlus ; a ogni nuovo progetto partecipano una ventina di ragazzi, ciascuno con le proprie tempistiche e il proprio apporto e così anche per questo progetto di scrittura che ha debuttato nel 2015 e, attraverso la guida di Lorenza Ghinelli della Scuola Holden, si è fatto romanzo prima di prendere la strada del fumetto. Un lavoro corale appunto, in cui si è scelto insieme il tema dei supereroi e poi lo si è sviluppato creando personaggi e situazioni; ognuno ha dato il suo contributo, come raccontano le biografie degli autori a fine volume: leggerle vi dà il senso del gruppo e di tutto quel che dentro ci è successo, vi raccontano uno spaccato della vita di reparto, dei legami che si creano, di quel che la vita fa succedere; vi invitano anche – se le ritrovate al fondo della vostra lettura – a ritornare alla storia e a cercare echi delle vite dei ragazzi tra i dialoghi dei personaggi, tra le pieghe dei caratteri che gli autori hanno loro regalato.

Il Progetto Giovani e Mammaiuto Lab, da un’idea di Andrea Ferrari ed Edoardo Rosati, sceneggiatura di Giorgio Trinchero, disegni di Claudia Razzoli e Francesco Guarnaccia, Loop. Indietro non si torna, Rizzoli Lizard 2017, 144 p., euro 15

A margine. Questo libro, questo progetto vengono da un luogo dove ho trascorso una parte della mia vita bambina e adolescente. Quando io frequentavo il 6° e il 7° piano dell’INT non esisteva “il progetto giovani” e sarei comunque stata, entrambe le volte, troppo piccola per farne parte, anche se non dubito del fatto che avrei rotto le scatole abbastanza per costringere a farmi partecipare a un progetto di scrittura! Ho conosciuto molte delle persone che ancora oggi vi lavorano e mi viene naturale pensare al loro sguardo lungo anche dietro a questo progetto. Sono molto orgogliosa del risultato di questo libro, originale e non scontato, e confesso che trovarmelo tra le mani per quel che oggi è il mio lavoro mi ha fatto molto sorridere. È un libro che dice quanta vita c’è in un luogo in cui tanti preferiscono non guardare e mi sembra una buona segnalazione per affacciarsi sul nuovo anno, per guardare avanti, per essere ironici e sinceri e dire la vita per com’è: vera.

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Il gatto che aveva perso la coda

15 Mar

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C’era una volta un piccolo gatto tigrato che aveva perso la sua coda ed era deciso a ritrovarla a tutti i costi, nonostante al negozio non ne avessero e gli toccasse imbarcarsi in un viaggio spaziale in una capsula speciale, con in testa un casco morbido modellato con molta cura. Il viaggio del gatto è complicato, lungo e anche un po’ snervante, ma lo porterà a conquistare una coda da tigre e un cuore da leone.

A volte da una busta con dentro un libro esce un mondo. Chissà se sul terrazzo al settimo piano di quel mondo ci sono ancora le tartarughe, quali disegni ci sono alle pareti, se a metà mattina arriva lo spuntino, se la Iaia ha ancora quelle cassette con musiche belissime, se una risonanza magnetica dura ancora il tempo di recitare a memoria “Il castello di carte” di Rodari, se i corridoi sotterranei sono ancora così freddi. Perché questa storia nasce dall’idea di due tecnici di radioterapia pediatrica all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, in collaborazione con l’associazione Magica Cleme onlus, ed è pensata per parlare non solo di un viaggio faticoso come quello della malattia, ma dell’esperienza della radioterapia: infatti la capsula-astronave in cui si infila il gatto è uguale al macchinario usato per il trattamento, come il casco che con cura viene messo in testa al protagonista è simile alla maschera che viene fatta indossare ai bambini. Un libro per anticipare le domande e le paure, per rendere più semplice stare fermi immobili sotto una macchina, immaginando di essere nello spazio alla ricerca della propria coda.

Dedicato ovviamente a tutti i bambini coraggiosi (anche quando non sanno di esserlo 🙂

Emanuela Nava – ill. Annalisa Beghelli – ideazione Gabriele Carabelli e Sarah Frasca, Il gatto che aveva perso la coda, Carthusia 2010, 36 p., euro 14,90