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Resta dove sei e poi vai

25 Nov

resta

John Boyne racconta la Prima guerra mondiale (così poco presente nei libri per ragazzi in confronto alle vicende della successiva) attraverso gli occhi di un bambino di nove anni e lo spaccato di una strada di Londra in cui vivono i protagonisti. I combattimenti iniziano il 28 luglio 1914, il giorno del quinto compleanno di Alfie Summerfield, quando i suoi genitori, i vicini di casa e la sua migliore amica Kalena si ritrovano per festeggiarlo. Ma quattro anni dopo tutto è cambiato: la guerra non è finita per Natale e pare non debba finire mai; il padre di Alfie, arruolatosi volontario, è stato al fronte ma non da più notizie da un anno; la madre è infermiera in ospedale, ma cuce e fa il bucato per altre famiglie pur di guadagnare qualcosa; Mr Janáček, trasferitosi a Londra da Praga molti anni prima, e sua figlia Kalena sono stati deportati sull’Isola di Man in quanto “persone di particolare interesse”.

Alfie fa il lustrascarpe alla stazione tutti i giorni (tranne il lunedì e il giovedì, quando a scuola ci sono storia e lettura, le sua materie preferite; e la domenica dedicata al riposo), fiuta l’aria, aguzza gli occhi e dubita. Non crede che suo padre sia in missione segreta e infatti lo ritroverà in un ospedale nel Suffolk dove vengono curati, nascosti agli occhi dell’opinione pubblica, i soldati traumatizzati dal fronte e dalle trincee. Con la forza e l’incoscienza dei suoi nove anni deciderà di risolvere a suo modo la situazione.

In questo libro c’è posto per raccontare come la guerra segna il quotidiano, il dolore e l’orrore delle lettere

kalenaspedite dal fronte, le storie di chi tornò dalle trincee distrutto non solo fisicamente; c’è spazio per le scelte diverse che possono essere fatte e per quanto costa l’obiezione di coscienza a persone come Joe Patience, padrone di se stesse e delle proprie idee; c’è posto per la vicenda di persone di origini tedesche, russe, austro-ungariche che furono portate via dalle loro case perché “di particolare interesse” e che suona tanto attuale (come nella pagina che riporto qui a fianco); c’è posto per il caso che fa chiacchierare Alfie col primo ministro e per il destino che fa volare in aria i fogli che gli permettono di associare il nome del padre a quello di un ospedale.

C’è spazio per la potenza delle caramelle alla mela, dell’ostinazione e di quel “miglior motivo al mondo” – l’amore – che il signor Janáček ha spiegato ad Alfie e che viene nelle pagine del libro declinato in tanti modi. Ha scritto Eoin Colfer a proposito di questo libro: “It is an instant classic that once read will never be forgotten”.

Il sito dell’autore. La copertina, il ritratto dell’autore e il lettering di titolo e titoli dei capitoli sono di Oliver Jeffers.

John Boyne, Resta dove sei e poi vai (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2013, 254 p., euro 15

P.S. Spiega una nota del traduttore in chiusura di libro che i titoli dei capitoli rimandano a canzoni popolari tra i soldati britannici durante la guerra(alcune utilizzate per un film e un testo teatrale antimilitarista che sarà rimesso in scena a Londra per il centenario dello scoppio della Prima Guerra mondiale). La scelta è stata quella di mantenerne il titolo anche nella traduzione “e, dove possibile, il nome degli autori”. Ma di autori non ne figura neanche uno…).

Fermo

9 Lug

Più riguardo a Fermo

“Stare fermi”, o meglio “essere fermi” di solito non ha un significato positivo, se lo intendiamo nel primo senso che salta superficialmente agli occhi: vuol dire non smuoversi da lì, non fare un passo avanti, rimanere al palo. C’è comunque qualcosa di esterno che ti fa muovere: nel caso di Sebastiano, il protagonista di questo fumetto, sono i conti sbagliati. È il 1996, l’ultimo anno prima della riduzione e della successiva abolizione della leva obbligatoria. Sebastiano sbaglia i conti con gli esami universitari (lì sì che è fermo al palo), riesce a far domanda per il servizio civile con l’idea di finire rintanato nella vicina biblioteca  e invece viene destinato a 130 chilometri da casa e al settore servizi sociali: come dice la sua referente, si occuperà dei matti (ché delle parole non bisogna avere paura).

Sebastiano è lanciato in un mondo che non conosce: geograficamente, socialmente (si sente alieno rispetto agli altri ragazzi con cui condivide il periodo del servizio) e anche la terra dell’esperienza pratica gli è sconosciuta, visto che non ne sa nulla di disagio psichico e non sa come comportarsi. Sebastiano va a tentoni, piccoli passi per saggiare il terreno, esplorazioni, prove. In compagnia con i suoi attacchi di panico, la sua passione per la musica e la distanza con Giulia, la ragazza con cui sta pensando di andare a vivere.

Un anno in cui Sebastiano cammina per scegliere le sue destinazioni. “Essere fermi” può allora voler dire non scappare, rimanere immobili sotto la neve che cade e ti ricopre come un pupazzo, come il protagonista in una delle ultime tavole. Stare fermi perché non si fugge, perché si è trovato un nocciolo, perché si è riconosciuto quel qualcosa che ci rende noi, che rende saldi nonostante tutto.

Il blog dell’autore/illustratore, dove potete sfogliare le prime pagine. E il booktrailer.

Sualzo, Fermo, Bao publishing 2013, 125 p., euro 15