Tag Archives: Nadine Brun-Cosme

Il terzo figlio del signor John

17 Lug

Non so che albero si usi piantare nella vostra famiglia quando nasce un bambino. Nella mia noci e noccioli e a me è toccato un noce, che nella cultura di questa terra è una pianta preziosa. Anche nella tradizione famigliare del signor John si piantano degli alberi quando nascono i bambini e così fa lui per i suoi tre figli e – siccome siamo in una storia – addirittura pianta i semi che crescono insieme ai suoi ragazzi: un abete per il primo, una quercia per il secondo e poi per il terzo un seme di non si sa cosa che dà un albero senza forma di cui John si vergogna tanto da spostarlo sul retro della casa. Gli alberi crescono  insieme ai loro corrispettivi ragazzi: un abete verde e dritto per un bambino felice che ride e urla e si arrampica; una quercia folta e tonda per un ragazzino intraprendente che fischetta, sega e martella costruendo nidi per uccelli e case tra i rami; quel tronco storto (quasi un salice piangente molto piegato e molto piangente!) il cui bambino canta e recita poesie sottovoce.

Poi il tempo passa, i figli crescono e i primi due prendono le loro strade: il papà è molto orgoglioso di loro, anche se si sente solo senza le risate e il martellare: è allora che sente la voce del terzo e scopre dietro casa un albero bellissimo che non somiglia a nulla che a se stesso; è allora che si sente orgoglioso.

Un albo per dire che non sempre gli alberi (e i bambini) crescono nella direzione che si era immaginata o che si desidererebbe; per dire della bellezza della scoperta e dell’accettare la forma e il destino di ognuno. Nadine Brun-Cosme ci ha abituato alla delicatezza con cui sa dire la vita fin dalla trilogia di Lupo & Lupetto, qui è affiancata da Christine Davenier, altrettanto brava a far delicatezza col suo tratto.

Un albo da non mancare.

Nadine Brun-Cosme – Chstine Davenier, Il terzo figlio del signor John, Clichy 2019, 32 p., euro 17

Annunci

Passo davanti

8 Dic

Per le illustrazioni, il fine umorismo e i modi di Olivier Tallec ho un debole risaputo da vecchissima data e del suo sodalizio con Nadine Brun-Cosme trovo imperdibile la trilogia di Lupo & Lupetto pubblicata da Clichy dal 2013, che gratifica tra l’altro nel formato i lettori che necessitano di una storia “già lunga, ma ancora breve”, adatta alle capacità di chi si avvia a leggere speditamente.

Qui invece i due autori affrontano con lieve grazia e attraverso la metafora del viaggio il tema della crescita, dell’apprendere, del trovare un posto proprio nel mondo e una propria autonomia. C’è un trio che si aggira per Parigi; un buffo assortimento: un bambino di nome Max, un coniglio chiamato Rémy e Léon, un fagiolo peloso (un orso?) che ha tutte le caratteristiche di molti personaggi di Tallec. Ma il testo non ci dice come sono, basta l’illustrazione, e non fa differenze tra chi ha sembianze più umane: li mette sullo stesso piano, dicendoci semplicemente che uno è il grande, uno il secondo, uno il piccolo. Camminano in fila tenendosi permano, la silhouette di Léon a proteggere gli altri due, a suggerire quando attraversare la strada, a fare largo, quasi un apripista. Ma chi ti cammina davanti con una massa imponente ti toglie anche la vista e la curiosità fa domandare a Max di passare avanti: smette di raccontare l’avventurosa storia imbastita per Rémy, molla la mano e procede in testa. “Tocca a te!” ha decretato del resto Léon dopo un attimo di esitazione. Davanti ci si sente grandi, proprio come capita a Rémy quando è il suo turno. Capita anche che davanti si possa stare in tre, in riga, uno accanto all’altro a raccontarsi storie e a guardare il mondo insieme. Qualcuno canta, qualcuno narra, qualcuno è più veloce di altri ad avvertire dei pericoli. E insieme camminando si cresce: non è solo una passeggiata in città quella ritratta, si vede il tempo che passa, le stagioni che cambiano e la storia diventa allora una metafora delle vita e un augurio per i lettori: che chi li guida, li protegge e li avverte di stare attenti sappia un giorno farli passare avanti con naturalezza, magari nascondendo quel pizzico di paura che non siano capaci, magari rimanendo in fondo come accade a un certo punto a Léon. Quando la sua imponente massa chiude la fila si sente benissimo ancora il senso di protezione, ma la vista sull’orizzonte è sgombra.

Un momento fortunato per le traduzioni di Tallec in italiano: sono sbarcati da poco in libreria due suoi albi col testo di Charlotte Moundlic: “Lo slip da bagno. Ovvero le peggiori vacanze della mia vita” e “Il mio cuore in briciole. Ovvero i più bei giorni della mia vita”. Sono i primi Libri con gli Stivali, editi dalla libreria Il Libro con gli Stivali di Mestre, e raccontano di Michele, alle prese con la vita quotidiana: qualche disastro, qualche imbarazzo, un bel po’ di divertimento. Sono stampati con font EasyReading®, ad alta leggibilità e adatti ai lettori da sette anni, un testo lungo illustrato, che ricorda appunto “Lupo & Lupetto”. Ne parleremo prossimamente.

Bene, visto che è arrivato tanto Tallec, io aspetto che – più prima che poi – abbia voce italiana anche quel gioiellino che è La croûte, edito da Flammarion nel 2009 e sempre col testo di Charlotte Moundlic. A forza di parlarne e di leggerlo a voce alta, talvolta mi scordo che qui ancora non c’è 🙂

Nadine Brun-Cosme – Olivier Tallec, Passo davanti (trad. di Marie-Josè D’Alessandro), Coccole 2017, 32 p., euro 13.

Lupo & Lupetto

24 Mag

Più riguardo a Lupo & LupettoLe belle sorprese del Salone del Libro di Torino, incontrate camminando tra gli stand: Clichy traduce “Grand loup & petit loup” (Père Castor), primo di una serie di tre albi che da anni chiedo vengano tradotti in Italia.

È la storia di un addomesticamento lento, fatto di silenzi, di sguardi nascosti, di gesti calmi e quasi segreti. Ad annusarsi sono Grande Lupo, abituato a vivere solitario sotto il grande albero in cima alla collina, e Piccolo Lupo, che arriva un giorno con la macchia di colore del suo pelo azzurro e si avvicina, senza dire nulla, cominciando a seguire il grande, coricandocisi accanto, salendo sui rami alti per gli esercizi di ginnastica mattutina e facendosi presenza tangibile. Grande Lupo si stupisce del piccolo (che non si lamenta quando cade, che è così coraggioso) e probabilmente anche di se stesso (quando si scopre a raccogliere più frutta perché ora si è in due o a guardare la collina anche quando si allontana per la passeggiata o a tarare i propri salti per rimbalzare entrambi alla stessa altezza). E quando improvvisamente non trova il piccolo sotto l’albero scopre di essere triste, di non riuscire a mangiare, di saper aspettare più a lungo di quanto avesse mai creduto. Per la prima volta qualcuno occupa così tanto posto nel suo cuore. E non è il solo. Entrambi scoprono, sotto il grande albero, la bellezza del sentirsi bene – semplice e antica – quando si è insieme, proprio loro due.

Le illustrazioni lievi e materiche insieme ci regalano due lupi dai musi puntuti e dalle espressioni rivelatrici dei loro stati d’animo, insieme a coperte di foglie, soffi di vento, macchie di papaveri. Il sito di Oliver Tallec.

Inutile dire che aspettiamo presto anche i due albi successivi!

Nadine Brun-Cosme – illustrazioni di Olivier Tallec, Lupo & Lupetto (trad. di Tania Spagnoli), Clichy 2013, 48 p., euro 15