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Bellissima

29 Lug

Più riguardo a Bellissima

Succede che un libro ne trascini con sé un altro o più, portando tra le righe consigli di lettura più o meno espliciti. Succede che un libro ne citi altri e permetta così – in una sorta di gioco di scatole cinesi – di andare a ritrovare non solo storie mai lette, ma anche ottime storie incontrate parecchi anni fa. Ne Il maestro nuovo è tornato di Buyea che abbiamo recensito da poco, vengono citati molti libri, alcuni dei quali tradotti in italiano. A differenza di quanto riporta l’appendice finale, anche “Belle Prater’s Boy” è stato proposto in italiano in quella fortunata collana di Mondadori che fu Gaia Junior. Tradotto nel 1996 e riproposto in ristampa fino al 2003, è sicuramente presente sugli scaffali di molte biblioteche e questo è un invito a riprenderlo in mano e a riproporlo ai ragazzi che sicuramente non lo conoscono, a meno che siano abituati a frugare tra gli scaffali e ad interessarsi anche ai libri meno nuovi o magari un po’ più rovinati di altri.

Fu nel 1953, intorno alle 5 del mattino d’una tiepida domenica d’ottobre, che mia zia Belle lasciò il suo letto e svanì dalla faccia della Terra.

Quale incipit migliore per una storia su cui aleggia costantemente il mistero di una scomparsa, ma che in realtà è un racconto ben più fine e complesso? La voce narrante è quella di Gipsy, ragazzina che abita a Coal Station, cittadina circondata dalle miniere di carbone, in una casa vicina a quella dei nonni, equipaggiata come ci si aspetta a inizio anni Cinquanta (“un telefono, due radio, un fonografo, un frigorifero, un congelatore e un forno elettrico”), con lillà e meli sul retro. In questo mondo arriva Woodrow, il figlio della zia di cui si sono perse le tracce, un coetaneo che sa inventare storie dal nulla, che sa conquistare l’uditorio nonostante i suoi occhi storti, che le diventa amico e complice e che le confida un segreto: una poesia molto amata dalla madre che potrebbe avere a che fare con la sua scomparsa. L’autrice racconta dei due ragazzi, dei segreti che scoprono sulla loro famiglia e delle loro difficoltà: non è solo Woodrow ad averne, ma anche Gispsy, che pare perfetta agli occhi altrui, nasconde ombra e pesi. Gispy non riesce ad accettare il suo patrigno, non riesce a perdonare la morte del padre e a fatica sopporta la sua lunga chioma di capelli biondi, quasi sacra per sua madre. Piano piano la ragazzina si accorgerà che c’è chi vede oltre i suoi capelli; chi conosce quanto bene lei suoni il pianoforte; chi apprezza le sue doti e chi può aiutarla a fare i conti col proprio passato. Sarà un mendicante cieco, da sempre presente nel panorama della cittadina a vedere più chiaro di chiunque e a tenere per mano i due ragazzi che cercano la verità proprio nel momento in cui crescono e cambiano, quel momento né carne né pesce, tra l’estate e l’inverno, in cui non si è più bambini e nemmeno divenuti adulti.

Chissà che questo titolo non possa essere riproposto in una nuova edizione, magari in una collana meno di genere: non è infatti solo la storia di Gipsy, nonostante sia narrata da lei in prima persona; è anche la storia di Woodrow, della loro amicizia, del peso del mistero e della fatica di crescere. Meriterebbe di poter finire in mano anche ai lettori maschi, cosa che sicuramente non è successa, data la collana in cui è stato pubblicato.

A proposito di Ruth White. Mondadori tradusse, sempre nella collana Gaia Junior, altri suoi tre titoli: “All’ombra del salice”, “Vivere a Sweet Creek” e “Mia sorella Summer”.

Ruth White, Bellissima (trad. di Angela Ragusa), Mondadori 1996, fuori catalogo

I colori del buio

19 Ago

More about I colori del buioLa cosa fantastica dei libri è che la roba che c’è dentro non cambia. Dicono che non si può giudicare un libro dalla copertina, ma non è vero perché proprio la copertina svela quello che c’è dentro. E per quante volte leggi quel libro le parole e le figure non cambiano. Puoi aprire e chiudere i libri un milione di volte e restano uguali. Hanno sempre lo stesso aspetto. Dicono le stesse parole. Le tabelle e le figure rimangono degli stessi colori. I libri non sono come le persone. I libri sono sicuri.

Nell’immaginario di Caitlin, nel “mio mondo di Caitlin” come lo chiama lei, i libri sono sicuri come tutto ciò che rimane invariato, che non fa rumore, che non inquieta, che non invade lo Spazio Personale. Caitlin non ama interagire con gli altri, non ama essere sfiorata e infatti l’ora in cui va peggio a scuola è l’ora di ricreazione, con tutti quei bambini che sgomitano e corrono in giro. Caitlin ha un quoziente di lettura così alto che è impossibile calcolarlo, un modo tutto suo di afferrare le cose e venirne a capo, un sacco di doti:  sa dire l’alfabeto ruttando, essere onesta, preparare i cereali per colazione nel modo giusto  e vedere cose che altri non notano. Caitlin ha la Sindrome di Asperger e un modo tutto suo di vedere le cose, di utilizzare le parole, di rapportarsi col mondo. Ha un papà con cui condivide un dolore immenso: Devon, il suo fratello maggiore, è stato ucciso durante una sparatoria a scuola e nulla è più come prima. Caitlin cerca, lungo le pagine, di sollevare i lembi della coperta sotto cui ama nascondersi e di affrontare il mondo senza “pupazzarlo”, scoprendo che le persone possono essere amiche, che affrontare due ricreazioni non è un trauma ma una doppia possibilità e che i colori sono belli, anche se non sono semplici.

Non è facile mettere insieme in un libro una protagonista affetta da una patologia che la rende stramba e bizzarra agli occhi altrui e una situazione come quella di una sparatoria a scuola, fotocopia di quanto accaduto sotto casa dell’autrice  nel 2007, eppure Kathryn Erskine ci riesce magnificamente. Ne nasce un libro d’incanto che fa ridere e commuovere e guardare al tutto con quella leggerezza che è la sola chiave che rende possibile affrontare il mondo e la vita, anche quando è incomprensibile anche quando fa male da morire. Credo che questo libro, grazie anche all’azzaccatissima traduzione dei termini particolari che Caitlin ama usare, sarà uno dei libri principe della nuova stagione di lettura.

Kathryn Erskine, I colori del buio (trad. di Giuseppe Iacobaci), Mondadori Gaia 2011, 197 p., euro 9.

Quello che ho dentro

14 Mag

Quello che io ho dentro non è esattamente quello che tu vedi da fuori e forse nemmeno quello che immagini.

Questo sembrano dire i ragazzi che intrecciano le loro storie in questo veloce romanzo, sei compagni di scuola che stanno crescendo e che sperimentano la difficoltà e la bellezza del cambiamento. Quattro di loro sono amiche inseparabili, che pian piano si rendono conto di come, pur parlando tra di loro in continuazione, ci siano cose che non riescono a dire. Jordan sta elaborando la separazione dei suoi genitori, Meredith è la guascona del gruppo che nasconde dietro la risata il dolore per l’abbandono da parte della madre, Cecilia si punisce nel tentativo di essere perfetta a scuola come a danza come in famiglia, Lee si sente anonima, banale, invisibile agli occhi di tutti. Accanto a loro Jack, il  vincente della scuola, quello ammirato da tutti, la cui sicurezza ostentata però non corrisponde affatto al vero e Sam che digita su internet le domande che non osa fare a nessuno. Accanto a loro poi un’ulteriore presenza, anonima fino alle ultime pagine, che dal suo angolo – privilegiato perché marginale, da cui si può guardare perché non si viene mai visti pur stando alla luce del sole – osserva, si interroga, intuisce e davvero vede quel che sta succedendo. Un bel romanzo di facile lettura sul diventare grandi e sulla fatica di poter essere se stessi.

Chrissie Keighery, Quello che ho dentro (trad. di Egle Costantino), Mondadori Gaia 2011, 158 p., euro 9.