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Amelia che sapeva volare

17 Apr

amelia sa volare

Amelia Earthart era bella ed è stata capace di far della sua bellezza fierezza e spavalderia per seguire la passione di volare e i propri sogni, capace di conciliare la realizzazione di un progetto sicuramente anticonvenzionale all’epoca senza piegarsi ai dettami degli anni in cui è vissuta e agli stereotipi che l’avrebbero condannata certamente a fare la bella statuina. Ha saputo farsi ammirare in primo luogo per le sua imprese in cielo, per aver attraversato in solitaria l’Oceano Atlantico nel 1932, senza perdere un grammo di stile.

Per questo la sua storia sta bene in un albo che fa parte di una collana – Sottosopra di Edt – che si propone di lottare contro gli stereotipi di genere e per di più lo fa raccontando la sua infanzia anticonvenzionale di bambina cresciuta tra il Kansas e l’Iowa a caccia di grilli e rane, raccogliendo fiori e lanciandosi nel vuoto dal capanno degli attrezzi. Amelia ha avuto degli adulti complici: è lo zio a costruirle la rampa vicina al capanno, il padre ad accompagnarla sulle montagne russe, la madre a regalarle il primo aereo che dipingerà di giallo canarino; adulti che sono stati in grado di ascoltarla e di offrirle le ali per credere possibile quel che sperava.

C’è molto dell’Amelia che verrà nella bambina delle illustrazioni: la chioma sbarazzina, una sciarpa svolazzante sempre al collo e tanto rosso, quello della passione e della voglia di essere se stessa.

Il sito dedicato ad Amelia Earhart. La pagina a lei dedicata dal Phoenix Project che si propone di riprodurre abiti indossati da alcune icone glamour e che omaggia così la sua passione per la moda – tanto pratica da disegnare una linea di abbigliamento sportivo – e la sua collaborazione a Cosmopolitan. Nel 2009 Mira Nair ha girato un film ispirato alla sua storia, che è valso a Hilary Swank il premio come miglior attrice all’Hollywood Film Festival: al botteghino è stata una delusione, ma se amate le atmosfere anni Venti e Trenta non potete perderlo.

Mara Dal Corso – Daniela Volpari, Amelia che sapeva volare, EDT Giralangolo 2015, 36 p., euro 12

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Geek Girl

6 Mar

geekgirlUn nuovo libro ambientato nel mondo della moda, con tanto di community su FB e una sfilata di “orgoglio geek” tenutasi sabato 22 febbraio a Milano, in occasione della Settimana della Moda. Ma è davvero un libro sulla moda?

Harriet Manners si presenta riportando la voce “geek” del vocabolario, che indica – per chi non lo sapesse – una persona fuori moda, senza competenze sociali, ma anche fissata o fanatica. Se lo è appena trovato scritto sullo zaino, di ritorno da scuola, e non sapendone il significato è andata a cercarlo, scoprendo che le si adatta perfettamente. Non solo è una persona a cui non interessa la moda e che sottolinea col righello definizioni interessanti sul dizionario, ma è brava e precisa a scuola (una secchiona, direbbero i compagni), ha una mania per liste e schemi, mangia il pane tostato solo tagliato a triangoli, ha scelto falegnameria come materia opzionale, conosce informazioni tipo il numero di battiti del cuore di topi e libellule e usa a termini di paragone Frodo o Heathcliff e Cathy.

Per di più è impopolare a scuola (se si esclude Toby, stalker in miniatura che la segue da sempre, parecchio geek e nerd pure lui), si sente brutta e sta vivendo quella delicata fase dove si cresce, i gusti cambiano e le amiche del cuore rimangono amiche ma cominciano a differenziarsi da te e tu da loro. In questo caso l’amica del cuore è Nat, appassionata di moda che la costringe ad accompagnarla a un provino e mette in moto il tutto: è Harriet ad essere scelta per una campagna fotografica a Mosca. Proprio lei che indosserebbe sempre le felpe di Winnie Pooh.

Questa è una storia su quando ti senti un orso polare nella foresta amazzonica; sull’essere se stessi; sui disastri a catena innescati dalle troppe bugie; sul bullismo femminile; sull’amicizia. Il libro ha un gran pregio: è scritto bene e tradotto bene altrettanto, il che gli dà un ritmo che fa scorrere via la storia veloce, si legge d’un fiato e ben volentieri, ridendo a tratti di gusto.

Il sito dell’autrice.

Holly Smale, Geek Girl (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2014, 324 p., euro 15,50

The Look

26 Ago

Più riguardo a The look

Questo è il classico libro a cui a prima vista (l’occhiata alla copertina) non riesco a dare manco un soldo per poi leggerlo e ricredermi e rivedere i miei pregiudizi, ma anche elevare un pensiero a chi le copertine le pensa e avrebbe potuto, in questo come in altri casi, immaginare qualcosa di meno banale e meno stereotipato.

Questo è il classico libro che finisce dritto dritto in una categoria, per quelli che, leggendo letteratura per ragazzi, vogliono poi a tutti i costi inserire in caselle. Così ce lo ritroveremo nella lista della sick-lit, mentre è stato concepito in risposta a una lettrice che chiedeva di saperne di più sul mondo delle modelle. Come dice l’autrice nella postfazione “potrebbe essere un po’ più lunga di quanto ti aspettavi…”. Perché Sophia Bennett attraverso Ted, che si avvicina al mondo della moda inaspettatamente, lo sfiora, lo valuta. Ted è una spilungona senza grazia che svetta in mezzo ai compagni di classe, i capelli corti e sempre arruffati e la consapevolezza di cosa sia la bellezza: quella di sua sorella Ava, con gli occhi violetti, le curve perfette e la capacità di trovare sempre il look giusto, mentre lei si infila la prima cosa che le capita sottomano. Eppure sarà Ted a colpire un fotografo professionista e a essere lanciata nel mondo della moda, sfida che accetta soprattutto perché le sembra di poter essere d’aiuto nel momento in cui alla sorella viene diagnosticato un cancro: non solo la prospettiva di denaro per la famiglia, ma anche l’entusiasmo di Ava la spingono in una sorta di realtà parallela che non immaginava.

L’autrice parla di Ted. Non della moda o del cancro della sorella. Racconta la sua vita, il suo quotidiano, i rapporti coi compagni a scuola, l’atteggiamento delle persone quando credono di sapere che hai un cachet da milioni di dollari: certo, nel quotidiano della protagonista ci sono fotografi, copertine di riviste, hairstylist, ospedali, crani rasati a zero, trasfusioni. Ma ci sono anche genitori licenziati, case troppo piccole, amiche del cuore con cui si litiga, fidanzati a chilometri di distanza. E una passione, quella per la fotografia, che aiuta Ted a vedere più a fondo anche in quello che cerca e in quello che per lei è essenziale e vale la pena. L’autrice insomma racconta la vita: di questo dovremo ricordarci quando a tutti i costi compiliamo bibliografie a tema, mettiamo etichette, creiamo categorie, sfiorando l’eccesso, rischiando di dimenticare la trama e il fatto che una buona storia sia scritta bene, come in questo caso.

Il sito dell’autrice e il suo blog. Una parte del libro deve molto al Teenage Cancer Trust: in Italia lo scorso anno il progetto Il tempo magico, dedicato agli adolescenti ricoverati presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha dato vita a B.Live, una capsule collection disegnata dai ragazzi coinvolti insieme alla stilista Gentucca Bini, poi raccontata in un libro edito da Carthusia.

Sophia Bennett, The Look (trad. di Francesca Capelli), Piemme Freeway 2013, 360 p., euro 16, ebook euro 9,99