Tag Archives: Mirella Piacentini

Passare col rosso

25 Mag

More about Passare col rosso

Da tre mesi Boris è in prima media. Ha una grande nostalgia della sua classe elementare, dove non c’era un bullo come Corentin, dove lui andava bene com’era. Invece nella nuova classe tutto è un problema: puoi essere preso in giro perché non hai le scarpe giuste, puoi essere picchiato perché schiacci una carta di caramella mentre i tuoi compagni giocano al triangolo delle Bermude. Ti può capitare di non riuscire a reagire, di non riuscire a dire no, di seguire chi ha la voce più forte e i pugni pronti: così Boris viene coinvolto in una serie di episodi che lo portano alla sospensione, ma anche a sentirsi triste e solo e terrorizzato, a non riuscire a spiegare quello che sente davvero. Il massimo senso di solitudine lo prova quando il padre si dice deluso perché lui ha fatto delle cose in cui non credeva, cose che hanno avuto conseguenze spiacevoli per altri compagni. Finché Boris fa un semplice gesto, che gli fa venire meno paura e gli si vede bene in faccia…

Racconto brevissimo ed essenziale, asciutto, che non lascia nulla al caso. Un concentrato di episodi assai realistici, con un tocco di poesia finale (che ci sta assai bene).

Hélène Vignal, Passare col rosso (trad. di Mirella Piacentini), Camelozampa 2012, 76 p., euro 9

Ultraviolet

4 Mag

Tredici anni oggi. Finalmente! Fine dell’infanzia. Aspetto questo giorno da così tanto tempo e ora che è arrivato … Be’. andiamo… Non è poi così grave. Sarebbe un peccato volere di più per il mio compleanno. 

29 luglio 1936. Lucy compie tredici anni nel pieno dell’estate della grande siccità. Il Canada è immobile nella morsa della polvere e della Grande Depressione: i raccolti perduti, i campi ridotti in distese di polvere, le auto ferme perché non c’è più benzina, persino le parole come cioccolato evocate per sentire gusti e sapori rimangono sospese nell’aria. Lucy invece ribolle. Finalmente ha tredici anni, finalmente si sente grande e ha un diario su cui le piacerebbe riuscire a scrivere tutti i giorni. Un diario non sgrida, non arrossisce, non si gira dall’altra. Un diario-rifugio, vorrebbe farne. Rifugio da sua madre che non perde occasione per evocare la vita migliore degli anni della giovinezza, rifugio da un padre pastore della chiesa locale che giustifica ogni cosa col volere di Dio, rifugio dalle regole, dalle domande senza risposta. Perché – si chiede Lucy -se Dio ha fatto gli uomini non li ha fatti migliori? Perché la madre ha scelto un matrimonio consapevole che avrebbe peggiorato la sua condizione? Perché la gente rimane ingabbiata in una vita che non si sente propria? La risposta arriva da un mendicante accolto in casa: non uno dei soliti ubriaconi, ma un medico radiato dall’albo. Un uomo bello, dall’accento francese e dal passato misterioso, un uomo che affascina la ragazzina perché le parla come ad un’adulta, con un’onestà e una parità che lei non conosce, regalandole la fiducia che le manca per scartare e scegliere la propria vita.

Questo libro inaugura la nuova collana di Camelozampa, “Gli arcobaleni”, dove la casa editrice si propone di pubblicare libri scritti bene che affrontino ogni argomento, con l’idea che coi ragazzi si possa parlare di tutto, che hanno il diritto di leggere tutto. Sono romanzi brevi e sono scomodi. Scomodi nel senso migliore, che mi piace: storie che dicono, con sincerità, con onestà, storie scritte bene. Storie che mi ricordano quelle che ragazzina incontravo nei libri pubblicati nelle collane “Frontiere” o “ex libris”. Storie che fanno sentire il giovane lettore a suo agio nel mondo. Storie che – come dice Lucy del suo diario -non hanno paura di dire, non arrossiscono, non girano la faccia dall’altra parte, come certi adulti.

Questo è il blog dedicato alla collana. Questo il sito della casa editrice.  Questo è il primo romanzo per adolescenti di Nancy Huston tradotto in Italia, mentre invece sono tradotti i suoi pluripremiati libri per adulti.

Nancy Huston, Ultraviolet (trad. di Mirella Piacentini), Camelozampa 2012, 79 p., euro 9.

Troppa fortuna

3 Ott

More about Troppa fortunaAbito in paese. In paese ci sono un fiume che si chiama Mauldre, un municipio, una chiesa e una scuola. (…) Lo sanno tutti e tutti ne parlano. Parlano a voce alta del droghiere, del sindaco, del macellaio e del maestro. è permesso. Criticano il sindaco che vuole decidere tutto da solo; chiedono delle tre figlie del macellaio; si arrabbiano perché i prezzi del droghiere sono troppo alti; ci sono genitori che vanno dal maestro a dirgli di non farsi troppi problemi a dare qualche schiaffone, soprattutto ai maschi. Tutto questo si fa a voce alta.

A voce alta si ride, si parla nel bar del paese, ci si rincorre nel cortile della scuola. In paese tutto è permesso, tranne che parlare di quella grande casa con i muri alti e i pesanti portoni sbarrati, tranne che parlare dell’uomo che ci vive, che passa su una grande automobile guidata da autisti. Di quest’uomo si mormora, si sussurra, non si chiede mai. Perché Maurice Lepoivre è a capo di una setta che “spiega come essere vivi”, la setta del Lavoro Su Di Noi, la setta di cui fanno parte alcune famiglie che vivono nel paese e che frequentano con orari e riti stabiliti la grande casa. Anche la famiglia della protagonista ne fa parte. è la sua voce che ascoltiamo, la voce da cui impariamo che è proibito dire in classe e ai nonni che si frequenta la grande casa, la voce da cui apprendiamo le attenzioni del maestro, la sottomissione dei genitori. Dieci anni e uno sguardo sul mondo imbevuto di quel che le è stato insegnato: che i suoi genitori hanno anche loro un maestro, che sono fortunati a frequentare questa famiglia segreta altrimenti sarebbero come tutti, delle persone comuni. “Essere fortunata” è il refrain che la protagonista ripete incessantemente, quasi a convincersene ancor di più, anche quando ammira la rabbia e la ribellione della sorella maggiore, anche quando osa chiedere alla madre che cosa è una setta, anche quando si proccupa perché nessuno obbliga i suoi genitori ma loro agiscono ugualmente così, anche quando vorrebbe fare cambio con qualcuno meno fortunato di lei per vedere com’è la vita comune della gente comune.

Leggo con gran ritardo rispetto alla pubblicazione (febbraio 2011) questo intenso romanzo ispirato alla storia dell’autrice e mi dico che ho dovuto cullarla questa lettura, leggerne in giro (ad esempio su Zazie News), trovare il tempo giusto ed il silenzio giusto per affrontarlo. Di per sè, le settantasette pagine scorrono via rapide, ma l’intensità della scrittura e dei sentimenti che lo attraversano sono tali da sconvolgere, da mettere sottosopra l’attenzione del lettore. Le illustrazioni, elaborate per l’edizione italiana, sono particolarmente adatte al testo, quasi cucite dentro. E la pagine sulla vacanza estiva in Bretagna, dove c’è questa luce che fa male agli occhi e rende felici, col nodo alla gola per il ritorno è così viva sulla pagina da farti sentire la spiaggia, l’acqua, il sidro, la vita e il tarlo del ritorno sulla pelle. Come l’immagine, felice e insieme commovente, della bambina che dice Ripenso alla rabbia di mia sorella. Vorrei poter fare come lei. La ammiro, mia sorella. A volte metto i piedi nelle orme che le sue scarpe lasciano nel fango. Per prendere dai piedi qualcosa di lei.

Hélène Vignal – ill. di Giovanni Nori, Troppa fortuna (trad. di Mirella Piacentini), Camelopardus 2011, 77 p., euro 8.