Tag Archives: Michele Foschini

Jane, la volpe & io

3 Mar

Pi\'f9 riguardo a Jane, la volpe & ioSuccede che in un sabato sera di pioggia che neanche Noè, con l’aria di neve che scende dalla montagna, passi davanti alla vetrina di una libreria e lui è lì che ti guarda. Entri, lo sfogli e ci trovi scritto che “l’inverno si trattiene come un ospite maleducato”. Qualche pagina più avanti la primavera si accomoda sui davanzali, ma intanto la storia ti ha già conquistato e quelle due frasi sono il semplice esempio della poesia con cui è raccontata la fatica di crescere, la solitudine e l’immagine distorta che Hélène costruisce di sé in base alle risate dei suoi compagni e alle frasi di scherno che scrivono a scuola sui muri o le urlano dietro, dipingendola come una che pesa troppo, che non ha più amici, che non si accorge di scherzi inesistenti, con cui non bisogna parlare.

Vessata da insulti che prendono nuove forme ogni giorno che passa e le provocano nuovi buchi nella gabbia toracica, circondata dal grigio della città, cullata dal rumore notturno della Singer con cui la madre le cuce l’agognato vestito di crinoline, obbligata a passare quattro giorni al campo d’inglese coi compagni, Hélène sopravvive solamente tuffandosi dentro il libro che sta leggendo: ogni viaggio in autobus verso la scuola tredici pagine e poi prima di dormire e anche in tenda si aggrappa alla storia di Jane Eyre, la migliore che abbia mai letto (forse non per il libro in sé, ma per il senso di vicinanza e rifugio che vi trova). Solo nel momento in cui si tuffa nel libro, il grigio della sua quotidianità – che è il grigio delle tavole che noi leggiamo – lascia il posto al colore, lo stesso che macchia la pagina sotto forma della volpe che le si avvicina di notte al campeggio. Quando nella sua tenda di emarginate entra Géraldine – che se ne frega di bande e regole, che parla in continuazione, che ride forte, che non ha paura di nulla, che la prende per mano – il colore comincia a spuntare anche nei suoi giorni. Pennellate minime che si fanno sempre più presenti e più accese, nella vita e nei pensieri in una graphic novel per cui non so trovare altre parole se non garbo e grazia e meraviglia.

Il blog dell’illustratrice. Cosa dice di questo libro il NY Times che lo ha indicato come uno dei dieci migliori albi illustrati del 2013.

Isabelle Arsenault – Fanny Britt, Jane, la volpe & io (trad. di Michele Foschini), Mondadori 2014, 98 p., euro 16

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Sganciando la luna dal cielo

29 Nov

More about Sganciando la luna dal cieloLo faremo my way, a modo mio.

Ci sono momenti in cui chiudo il libro che ho letto e so già, ancor prima di pensarlo, che sarà molto difficile scriverne. Ho avuto la medesima sensazione con Come una bolla di sapone di Marie Chartres (Salani 2011), di cui infatti non ho scritto nulla, ma questa volta non posso non consigliare questo libro che è nato per essere letto ad alta voce, per essere condiviso (e anche per essere messo in versione cinematografica). Che lo leggiate a qualcuno o che ve lo godiate nel silenzio di una lettura solitaria, sicuramente riderete molto, riderete “ad alta voce”, forte e vi sentiranno dalla stanza accanto e verranno a vedere che state combinando. Oppure – come è successo a me per la Mina di Almond – la persona seduta davanti a voi in treno prima di scendere vi chiederà il titolo del libro che avete in mano, perché la vostra faccia e le vostre risa durante la lettura l’hanno incuriosita. Questo libro allora lo racconto a modo mio, dicendovi subito che è pieno di cose tragiche e pieno di cose ridicole. Che ci sono morte, pericoli,  malattia, pedofili (la protagonisti apostrofa così tutti i cattivi, poi qualcuno lo è davvero). Che ci sono due protagonisti eccezionali. Bob che racconta in prima persona, Bob sull’orlo dell’adolescenza, Bob protettivo e serioso. E il Ratto, ovvero sua sorella Marie-Claire, irritante, irriverente, inarrestabile, irresistibile. Dieci anni, senza pudori e senza peli sulla lingua e la spavalda sfrontatezza di chi non ha nulla da perdere. I due ragazzi vivono nella piatta campagna canadese insieme al padre che li sveglia ogni mattina con le canzoni di Sinatra: Bob è innamorato della sua insegnante e non vede l’ora di compiere quattordici anni, il Ratto sogna di fare l’attrice, impara lo spagnolo nel sonno, bippa tutte le canzoni del suo rapper preferito e dice cose che poi si avverano. Quando trovano il padre morto e scoprono di avere uno zio sconosciuto (probabilmente uno spacciatore di droga) a New York, il Ratto convince il fratello ad andare a cercarlo nella Grande Mela, perlustrando il Bronx. Lì scoprono la grande città e la sua umanità (un ritratto imperdibile a pp. 120-121) e incontrano una serie di singolari personaggi che cercano di aiutarli a modo loro.

Inutile dire che ho amato fin dalla prima pagina il Ratto: è della schiera di Calpurnia, Eloise, Olivia e Rita. Ha qualche parentela con Mina e una tendenza Ida B. Insomma, è una tipa che non sta mai zitta ma che non porta mai rancore, che dice e fa quel che le passa in testa, che trovi insopportabile ma anche irresistibile. Il Ratto però è più di tutte loro e di tutto questo. Il Ratto straborda, il Ratto è troppo, troppo in fretta, troppo forte, troppo subito. Perché il Ratto non ha tempo. Non ha tempo da perdere e non ha tempo da sprecare. E lo sa.

Mi sentii triste allora, ma non era una cosa brutta. Ero triste come quando si riflette sulle cose. Se qualcuno mi avesse detto la settimana prima che mi sarei trovato a New York, ad abbracciare mia sorella davanti al fiume Hudson, avrei riso. Invece ero lì e mi rendevo conto che non aveva alcuna importanza. Perché preferivo essere lì con il Ratto che in qualunque altro posto da solo.

Gragory Hughes, Sganciando la luna dal cielo (trad. di Michele Foschini), Feltrinelli kids 2011, 270 p., euro 15.

Mia mamma è in America, ha conosciuto Buffalo Bill

28 Apr

More about Mia mammaDa un po’ di tempo abbiamo nel cassetto questo fumetto da segnalare, ma come per tutte le cose per cui ci vuole una particolare attanzione, serve anche il tempo giusto. Perché questo libro, nato dall’incontro della storia di Jean Regnaud con le illustrazioni di Emile Bravo, parla di assenza, ed in particolare dell’assenza di una madre, morta da poco senza che nulla sia stato detto ai suoi due bambini. La storia è raccontata attraverso gli occhi del maggiore, Jean (l’autore stesso, che l’ha vissuta in prima persona), che comincia la prima elementare e osserva il mondo che lo circonda: il padre troppo indaffarato e sempre al lavoro, la ragazza che si occupa di lui e del fratello minore, i nonni, il comportamento particolare di certe persone nei suoi confronti, il suo compagno di classe adottato. Alle prese con una serie di questioni (la maestra chiede la professione dei genitori; lo psicologo della sua scuola fa strane domande; i nonni dicono che c’è qualcosa che lui ormai deve sapere) Jean condivide un segreto con la vicina di casa, Michèle, che ha due anni in più, sa leggere e ogni tanto gli legge una delle cartoline che la mamma gli manda dal mondo. Finché anche Jean impara a leggere e a interrogarsi su Babbo Natale. Un finale dolceamaro per una storia affrontata con la giusta levità, portata in Italia da Bao Publishing.

Jean Regnaud – Emile Bravo, Mia mamma è in America, ha conosciuto Buffalo Bill (trad. di Michele Foschini), Bao Publishing 2010, 118 p., euro 16.