Tag Archives: Michael Morpurgo

Un uomo a metà

20 Apr

La copertina vi dirà già quanto è azzeccata la scelta di Gemma O’Callaghan come illustratrice di questo testo breve di Morpurgo, come siano giusti i suoi colori, certe sequenze di piccole illustrazioni come in un fumetto, certe visioni laterali che permettono al lettore di osservare dall’alto o da lontano, come fosse spettatore prima e poi presente all’incontro vero tra Michael e il nonno. Sì, perché l’incontro tra i due avviene veramente solo quando, dodicenne, il ragazzo passa le vacanze da solo col nonno sulle isole Scilly, pescando, leggendo e ascoltando finalmente quello che non è mai stato detto ad alta voce: di come l’uomo, arruolato in Marina durante la Seconda Guerra Mondiale, fosse imbarcato su una nave colpita da un siluro e poi, salvato da un amico, fosse stato curato riportandone ferite gravi che ne hanno devastato il volto.

Per tutta la vita, il nonno di Michael si è sentito “a metà”, osservato come un mostro, e il nipotino ha sempre ricevuto la raccomandazione di non fissarlo. Tentare di guardare da un’altra parte è stata, per il breve tempo trascorso insieme nelle festività in famiglia, un’impresa molto più difficile e faticosa rispetto alla semplicità di quel che il bambino avrebbe voluto fare: poter guardare suo nonno e chiedere. Tenere nascoste le cose, specie quelle che sono evidenti a tutti, tentare di far finta di nulla è più faticoso e più doloroso; la capacità di guardare davvero, di vedere lo stato delle cose (di un volto in questo caso, ma anche della fatica a cui gli altri ti costringono) non è di tutti, ma c’è: il nonno l’ha conosciuta nei modi di essere e di fare dei medici e degli infermieri che lo hanno rimesso in sesto e lo hanno fatto sentire a posto e la ritrova nel ragazzino con cui finalmente può essere se stesso. Essere sé significa anche essere brutalmente onesto, rispetto al proprio dolore e a quello di chi gli stava accanto e dire insieme la rabbia, l’impotenza, la necessità di guardare comunque. Gli sguardi che restituiscono al nonno la dignità sono salvifici, proprio come il tocco e il canto con cui l’amico lo tiene sveglio mentre la scialuppa li porta in salvo dopo lo scoppio.

Morpurgo dà voce ai segnati dalla guerra, a chi è tornato ma appunto viene visto “a metà”, come già aveva fatto Boyne in Resta dove sei e poi vai.

Il sito di Morpurgo. E quello dell’illustratrice.

Michael Morpurgo – ill. Gemma O’Callaghan, Un uomo a metà (trad di Alessandra Valtieri), Lapis 2017, 64 p., euro 10

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Mio padre è un orso polare

5 Gen

mio-padre-e-un-orso-polareUn racconto breve, da condividere anche in lettura ad alta voce, basato sull’esperienza di Morpurgo e del fratello quando videro per la prima volta il loro papà e lo videro in televisione. L’autore adatta la sua vicenda personale sui due protagonisti, Andrew che narra in prima persona e suo fratello maggiore Terry, una passione per il teatro e la recitazione. È proprio Terry a mostrare al fratello il proprio padre, in una fotografia scattata sul palcoscenico in cui interpreta un orso polare in “La regina delle nevi” e sarà sempre Terry a chiedere alla zia di accompagnarli per Natale a teatro e ad intrufolarsi nei camerini. In casa loro, l’argomento “papà” è tabù; la mamma non ne parla mai e loro portano sia il cognome del genitore naturale che quello del secondo marito della madre. I due ragazzi però non smettono di pensare al padre e non lo dimenticano, riuscendo a ritrovarlo, a vederlo a teatro e a stringere un legame più forte dell’oceano che li separa.

La delicata storia è accompagnata dalle illustrazioni di Felicita Sala che ne scandiscono i passaggi e regalano ulteriori aperture verso possibili riflessioni, come nella scena dell’ombra sul muro lungo il marciapiede.

Il sito di Morpurgo. Il blog di Felicita Sala.

Michael Morpurgo – ill. Felicita Sala, Mio padre è un orso polare (trad. di Alessandra Valtieri), Lapis 2016, 64 p., euro 10

Il ragazzo che non uccise Hitler

7 Giu

5245-Sovra.inddLa capacità di Morpurgo di costruire una narrativa avvincente intorno a fatti storici che sempre incuriosiscono i ragazzi è senza dubbio rara. A questo giro regala ai lettori un racconto lungo che dice ancora una volta, come già ha fatto in altri romanzi, come ha fatto anche John Boyne, della quotidianità della guerra, degli anni dei conflitti visti da chi rimane a casa, da chi fatica in città.

Barney ha dieci anni e ha appena perso la casa nei bombardamenti di Coventry: la sua casa non esiste più, l’intera via non esiste più e, mentre il nonno sceglie di rimanere per mantenere attiva la rivendita di carbone, lui e la mamma partono in treno a raggiungere i parenti che vivono in Cornovaglia. Condividono il vagone con un uomo che entra in confidenza e comincia a raccontare: la narrazione come arma contro il buio, di cui Barney ha paura, e come arma contro i pensieri che l’attesa e il silenzio generano, specie se si sta in una galleria ad aspettare che gli aerei tedeschi che hanno tentato di colpire il treno si allontanino. Il racconto che lo sconosciuto propone è quello del suo amico di sempre, Billy, valoroso soldato plurimedagliato durante la Prima Guerra Mondiale che richiama – come racconta la nota finale – la vicenda reale di Henry Tandey, il soldato britannico che ha risparmiato un tedesco al termine di uno scontro sul fronte occidentale e che – secondo quel che si riporta – sarebbe stato il giovane Hitler.

Il romanzo di Morpurgo non racconta solo questo episodio, ma attraverso le vicende di Barney e della sua famiglia e attraverso la vita di Billy, dice di come la guerra possa cambiare le vite, m anche di come si possa scegliere di rimanere fedeli a se stessi e soldati semplici nonostante tutte le proposte di carriere e le medaglie prestigiose: Billy non cerca riconoscimenti, non si sente migliore di altri soldati; è spinto a combattere l’ingiustizia e il dolore che vede intorno a sé. Eppure quel titolo che viene attribuito alla traduzione italiana (l’originale è “An eagle in the snow” e fa riferimento comunque all’ultima parte del romanzo) in qualche modo distorce il tutto, ponendo l’attenzione sulla singola vicenda, quando invece l’autore punta sulla testimonianza di un momento storico e delle vite delle persone che si trovano coinvolte.

Il rinnovato sito di Michael Morpurgo.

Michael Morpurgo, Il ragazzo che non uccise Hitler (trad. di Marina Rullo), 140 p., euro 16, ebook euro 4,99

Ascolta la luna

6 Ott

ascolta la lunaSe qualcuno di voi ha presente il video contenuto nell’app War Horse in cui in teatro Morpurgo racconta la storia che è narrata nell’omonimo libro da cui Spielberg ha tratto un film, allora potete immaginarvelo a narrare anche in questa occasione: perché anche questo romanzo prende una storia che viene dal passato e ne fa una trama che avvolge, che sembra apposta per esser detta ad alta voce, che si fa vicina come a voler rendere il lettore presente. La vicenda storica da cui Morpurgo prende spunto è sicuramente avvincente perché a tutt’oggi esistono ombre e misteri sull’affondamento, nel maggio 1915 da parte di un sottomarino tedesco, del Lusitania, allora la più grande e la più veloce nave al mondo, che stava per portare a termine la traversata da New York a Liverpool. Qualche mese fa i lettori hanno potuto apprezzare un racconto illustrato che prendeva spunto propri dal medesimo viaggio e dalla storia vera di una ragazzina sopravvissuta, Il viaggio straordinario di Avis Dolphin.

Qui l’autore prende spunto dalle voci che dicono che del Lusitania i soccorritori videro galleggiare in mare il pianoforte a coda del salone principale con su distesa una ragazza, poi aggiunge un’altra nota storica: la pericolosità delle acque intorno all’arcipelago delle Scilly, una delle isole adibita a lazzaretto, il salvataggio da parte degli abitanti nel 1875 dei superstiti di un transatlantico tedesco e la dignitosa sepoltura che ai morti venne data. Fa così conoscere al lettore la popolazione che vive pescando e coltivando narcisi, i bambini che vanno a scuola in barca sull’isola principale, i rituali e le convenzioni di una comunità ristretta dove tanta può essere la solidarietà e tanto rapido il voltar faccia. Nel maggio 1915 Alfie e il padre trovano, mentre si fermano durante la pesca sulla disabitata isola di St. Helen’s, una ragazza ferita. L’unica parola pronunciata da lei diventa il suo nome: Lucy. Non parla, non dà segni di comprendere inizialmente quel che ha intorno, a lungo la febbre e l’apatia la tengono prigioniera; solo col tempo, grazie alle cure della famiglia di Alfie e della mamma in particolare, comincia ad aprirsi a quel che la circonda e pare ritrovare la luce negli occhi di fronte alla musica che esce dal grammofono e poi con Peg, il cavallo da lavoro dell’isola, che si lascia per la prima volta cavalcare. Il mutismo della ragazza però alimenta voci e leggende e anche dissapori che sfociano nell’isolamento suo e della famiglia che l’ha accolta: la coperta in cui era avvolta al momento del ritrovamento portava ricamato un nome tedesco; forse Lucy appartiene al popolo nemico, per combattere il quale i ragazzi della comunità stanno morendo sul fronte francese?

Il romanzo diventa racconto di come i sospetti si facciano facilmente solide credenze nel momento in cui si pensa di dover avere un nemico per amor di patria; di come il diverso sia facile prenda di etichette e scherno; di come si possa difendere a ogni costo chi viene schernito e cercare di farlo essere se stesso e stare bene: la madre di Alfie si batte per difendere Lucy, per darle il tempo giusto per riprendersi, per ritrovare voce e memoria; la donna ha vissuto vicende simili quando ha ritrovato il fratello gemello in manicomio ed è riuscita a riportarlo a casa e a far sì che si dedicasse a riparare un veliero, arte di cui era maestro.

Interessante l’intreccio di voci che permettono di conoscere la storia della protagonista: si alternano infatti la narrazione degli avvenimenti sull’isola a quella in prima persona di Lucy che parla della sua vita a New York e della traversata sul transatlantico, ma anche brani del giornale scolastico tenuto dal maestro e del diario personale del medico che descrive i progressi dei pazienti, la comunità in cui vive e i disastri che la guerra sta provocando nei corpi e negli animi; il tutto nella cornice dello scrittore che raccoglie la testimonianza della nonna anziana, ponendo l’accento sul luogo da cui veniamo, sulle storie dei membri della famiglia che fondano anche la nostra storia, su tutti quelli che rimangono in vita quando ricordiamo e raccontiamo. Ancora una narrazione della guerra da un punto di vista che potremo dire “laterale”, non il fronte, ma chi resta a casa, chi vive di lettere, chi accoglie chi ritorna, chi incrocia nuove vite e nuove storie. Ma anche un romanzo che dice della potenza della bellezza e della speranza, per riportare alla vita, per far brillare gli occhi, per rendere saldi i piedi. E forse nessuno meglio di un medico condotto che si prende cura a inizio Novecento di una piccola comunità può descrivere l’umanità che ha intorno, i tempi che sono dati da vivere e il pensiero per quel che verrà.

Il sito dell’autore. L’articolo che Morpurgo ha scritto per il Times a proposito del Lusitania. E le fotografie scattate da lui in cui ritrovate reperti e paesaggi che tornano nella storia di Alfie e di Merry.

Michel Morpurgo, Ascolta la luna (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2015, 390 p., euro 16, ebook euro 6,99

Verso casa

7 Mag

Più riguardo a Verso casa La fuga da un paese in guerra raccontata attraverso l’eroica figura di un cane antibomba intorno a cui ruota l’intera vicenda. Nel testo si alternano tre voci: quella del protagonista Matt, quella del nonno con cui passa un periodo estivo, quella del suo amico Aman rinchiuso in un centro di raccolta e detenzione per immigrati in attesa di essere rimpatriato.

Matt convince il nonno a raggiungere il centro per vedere Aman racconta di come lui e la madre abbiano lasciato l’Afghanistan e le peripezie, le condizioni disumane, il dolore che hanno affrontato per raggiungere lo zio in Inghilterra. E di come, sei anni dopo, la polizia si sia presentata a casa per rimandarli indietro. Alla loro si intreccia la vicenda di Ombra, uno spinter spaniel arrivato per caso nella grotta in cui vivevano, che li ha accompagnati durante una parte del viaggio e che è stato riconosciuto come uno dei cani addestrati dall’esercito e creduto morto. Un cane che aiuterà anche a chiudere il cerchio della vicenda, che finisce e non finisce, lasciando mille domande e possibilità sul futuro di Aman e della sua mamma.

Pensavate che la stagione dei libri sui cani fosse finita… eh no 😉 Se invece volete saperne di più su Morpurgo, ecco la biografia uscita lo scorso anno. Il sito dell’autore.

Michael Morpurgo, Verso casa (trad. di Maria Bastanzetti), Piemme 2013, 187 p., euro 16

Raccontare la storia

8 Mar

warhorseL’app War Horse realizzata da Touch Press insieme a Egmont e Illuminations, ha vinto la sezione Non Fiction del BolognaRagazzi Digital Award 2013; la motivazione recita tra l’altro “combina ingegnosamente testo tradizionale, performance musicale e tecniche fotografiche a 360 gradi…”.

Effettivamente l’app propone il testo del racconto, con le illustrazioni di François Place, affiancato dalla versione audio, per cui è possibile scegliere se leggere il libro da soli o ascoltarlo e seguire il testo sullo schermo. Accanto al testo è possibile far apparire una timeline che segue la vicenda di Albert e del suo cavallo in rapporto alle vicende belliche con relativi approfondimenti. Inoltre è possibile consultare la timeline indipendentemente dal testo e scegliere quale tema mettere in rilievo: se approfondire le vicende accadute su un certo fronte o in un determinato periodo, se fissarsi su una certa battaglia oppure sulla partecipazione di una singola categoria (soldati, civili, donne, cavalli…), osservando cartine, fotografie d’epoca. In più ci sono le interviste all’autore del testo, a curatori di musei, a storici che raccontano di quel periodo in brevi filmati (accanto a cui scorre il testo anche scritto e una serie di immagini che illustrano quanto detto). In più ancora il video di un intero intervento di Morpurgo che, in ottanta minuti, racconta “War Horse” al pubblico, accompagnato da due musicisti.

0707Questo modo di intrecciare il racconto con le notizie storiche a cui esso si lega, di sicuro impatto e interesse per i ragazzi, mi ha ricordato la collana Histoire d’histoire di Rue du Monde all’interno della quale autori e illustratori come Alain Serres, Didier Daeninckx, Pef, Zaü, Marcelino Truong, hanno raccontato episodi della storia del Novecento come le due guerre mondiali, la Resistenza, Hiroshima, il maggio del ’68, la conquista della luna, la Guerra d’Algeria, la Rivoluzione francese, l’11 settembre. I volumi sono costruiti affiancando un racconto alle illustrazioni e a fotografie d’epoca a fondo pagina vicino ad alcune notizie storiche in modo che la narrazione vada di pari passo col progredire dei fatti. Così costruiti possono essere letti già a partire dai 9/10 anni e risultano davvero molto accattivanti (penso in particolare alla trilogia “Les trois secrets d’Alexandra” di Daeninckx e Pef che racconta la Francia di Vichy, la deportazione, la resistenza).

A me sembra un modo vincente di raccontare la Storia.

Un elefante in giardino

21 Mag

More about Un elefante in giardinoAvere un elefante in giardino. Avere un elefante in giardino a Dresda nel 1945. Ecco quel che capita a Lizzie e Karli, la cui mamma fa la veterinaria allo zoo e ottiene dal direttore di portare a casa l’elefantina Marlene durante la notte, per evitare che venga soppressa insieme agli altri animali in caso di attacchi aerei. Inutile dire che Marlene diventa subito l’attrattiva del vicinato e riempie le giornate dei due ragazzi, il cui padre è al fronte e la cui famiglia si trova a fare i conti con le crudeltà e le ristrettezza della guerra. Ma una sera  i ragazzi e la loro mamma escono per portare l’elefante a passeggiare nel parco, scampando così ai bombardamenti che radono al suolo la città. Non avendo più una casa decidono di camminare fino alla fattoria degli zii, dove trovano un pilota canadese della RAF che si nasconde alla ricerche tedesche. Seguendo la preziosa bussola di Peter tentano di raggiungere l’ovest, per scappare ai russi e rasggiungere gli americani, in una fuga lenta, per lo più di notte, rallegrata dalla presenza di Marlene e piena di imprevisti: incontri, bugie, fame, freddo, pericoli di delazione.

La vicenda, raccontata dall’anziana Lizzie a un ragazzino che porta il nome del fratello, è sospesa in una sorta di magia che fa credere possibile la fuga tra le bombe, il fuoco e gli sfollati, di un gruppo di bambini con due adulti e un elefante. Racconta però, riassumendo nello spazio di un racconto gli anni della Guerra in cui crebbero Karli e Lizzie, un punto di vista che troppo poco sovente incontriamo nei libri per ragazzi: la guerra vissuta nel quotidiano, dove si va comunque a scuola (quando c’è legna per scaldarsi), dove si mangia l’ultimo pezzetto di prosciutto come regalo di compleanno, dove si convive con il pensiero dei soldati al fronte, mescolato a quello di biciclette,  compiti da finire, primi amori.

Il sito di Morpurgo.

Michael Morpurgo – ill. Michael Foreman, Un elefante in giardino (trad. di Maria Bastanzetti), Piemme junior 2012, 195 p., euro 16.

War Horse

30 Gen

More about War Horse !! ANTEPRIMA !!Arriva in traduzione giusto in tempo per l’uscita del film omonimo girato da Spielberg (che sarà in sala dal 17 febbraio) questo romanzo che Michael Morpurgo ha scritto nel 1982, già diventato uno spettacolo teatrale di enorme successo (basta dare un’occhiata al sito del New London Theatre). La storia nasce nel momento dell’incontro tra lo scrittore e un vecchio avventore del pub del suo paese che gli racconta i suoi trascorsi in Francia, durante la Prima Guerra Mondiale, nella cavalleria. Morpurgo scrive che quell’uomo gli raccontò cose che mai aveva ascoltato o letto sui libri o visto nei film e lo portò quasi per mano tra le vicende che aveva vissuto da ragazzo, tra la paura e l’orrore di giorni in cui poteva parlare e confidarsi solo col suo cavallo. Morpurgo costruisce così la vicenda di Joey, baio ciliegia, e del giovane Albert, tredicenne il cui padre compra quel giovane puledro e glielo affida, della loro complicità, del loro affetto. Finché il padre di Albert vende il cavallo all’esercito inglese che sta per passare la Manica e il ragazzo giura all’animale che lo ritroverà. Il racconto è fatto per voce di cavallo ed è attraverso gli occhi di Joey che vengono descritti gli orrori delle trincee e degli attacchi, l’assurdità della guerra, l’umanità che incontra (in forma di persone e in forma di cavalli). Anche Morpurgo prende il lettore per mano e lo porta in sella a Joey, nella stalla, nelle cure di Emilie e di Friedrich il matto, nei passi arracanti a fianco a Topthorn. Se il film sarà all’altezza del trailer, anche Spielberg prenderà per mano lo spettatore. O semplicemente è la storia, una buona storia che fa questo: ti prende e non ti lascia, fino alla fine e dopo.

Michael Morpurgo, War Horse (trad. di Claudia Manzolelli), Rizzoli 2011, 177 p., euro 15

Io credo negli unicorni

7 Mag

More about Io credo agli unicorni

Tomas Porec abita in una piccola cittadina di montagna, in una valle incantata ai suoi occhi di bambino, forse in Croazia ci farebbero pensare gli indizi che l’autore ci regala. Tomas ha otto anni e ama rotolare giù dalla collina, andare a camminare col suo papà, fare picnic, mangiare pane e miele, lasciar correre in libertà sogni e pensieri. In un pomeriggio di pioggia scopre la biblioteca e la signora che racconta le storie ai piccoli lettori, seduta su un unicorno di legno particolarmente bello. Scopre la magia della narrazione, il potere delle parole, l’origine mitica dei narvali, l’esistenza di un periodo storico in cui si bruciavano i libri. Finché la guerra arriva a lambire la sua cittadina, la biblioteca, l’unicorno. La guerra porta paura, ferite, vuoti, ma anche solidarietà, amicizie, nuove speranze. E Tomas, diventato adulto, diventato scrittore, racconta a vent’anni di distanza del perché creda agli unicorni in modo assoluto.

Il racconto orginale, ampliato in questo libro, è stato pubblicato per la prima volta nel 2006 e in Italia  nel 2009 in “Nel giardino segreto: nascondersi, perdersi, ritrovarsi. Itinerari nella tana dei giovani lettori” da Equilibri. Il libro contiene delle belle pagine sulla biblioteca, sulle storie, sul narrare e sull’ascoltare.

Ogni storia che raccontava, anche se l’avevamo già sentita, ci teneva avvinti. Era il suo modo di raccontare, credo, come se ciascuno di noi fosse l’unico a cui si rivolgeva, e come se ciascuna storia dovesse essere vera e reale, per quanto improbabile, per quanto fantastica. Si capiva che lei credeva in modo totale alle sue storie mentre le raccontava. Così anche noi.

Il sito dell’autore. Il blog dell’illustratore.

Michael Morpurgo, con i disegni di Marco Lafirenza, Io credo agli unicorni (trad. di Beatrice Masini), Rizzoli 2010, 62 p., euro 10.