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Mia mamma è un gorilla, e allora?

18 Mar

nilsson

Una storia lieve, che parla al cuore e che dice – nel suo surrealismo – dei pregiudizi, delle apparenze, dei preconcetti e della capacità di guardare oltre.

Janna ha nove anni e vive da sempre in un orfanotrofio, la cui direttrice la definisce un caso disperato, difficile da “piazzare” perché è sbadata, bruttina e affetta da una certa tendenza a dimenticarsi di lavarsi. Però la stessa direttrice, un attimo prima di un’ispezione che troverebbe un bambino in sovrannumero, non esita a lasciarla adottare da una gorilla dalle pessime maniere che si presenta su un’auto arrugginita. Per di più la gorilla abita in una discarica, commercia in rottami e vive nel disordine assoluto. E sceglie Janna, l’unica che non scappa al suo cospetto e i giorni successivi sono un addomesticarsi a vicenda; un imparare a svelarsi ma anche a leggere oltre il detto, nei gesti minimi; un diventare complici negli affari, nella lotta (la gorilla sta difendendo la sua terra da una speculazione edilizia del comune) e nel modo di prendere la vita. e persino nell’infrangere la legge e andarsene per stare bene, come nel finale.

Janna impara così che la gorilla sogna di avere una libreria ambulante, che è un’avida lettrice  che possiede ben tremilacentodue volumi (provate a stiparli in una roulotte!) e che il suo preferito è “Oliver Twist”. Ma anche che conosce le stelle-scimmia, che ha un posto del cuore che si adatta perfettamente alla sua schiena, che conosce bene lo stato d’animo di Janna, le sue speranze e il suo orfanotrofio. Questa gorilla insomma non è come gli altri (le altre persone, non gli altri gorilla); dice infatti la bambina che lei “non criticava le persone e non alzava la voce senza motivo. Era se stessa e io non volevo che cambiasse”.

Una storia dove si dice dell’importanza di avere un posto dove rifugiarsi (e della bellezza di condividerlo e regalarlo a qualcuno a cui tieni e che ne ha bisogno), delle cose che sono belle e valide quando le senti tue (anche quando si tratta dell’ordine in una stanza) e dove tutto si condensa in una riga: le cose non sono sempre come sembrano (e scusate se è poco).

Curiosità: avevo letto questo romanzo qualche anno fa nella traduzione francese dove c’era l’orphelinat des Mimosas; in italiano Janna vive all’Orfanotrofio Biancospino e allora mi è venuta la curiosità di quale fosse il fiore originale che dava il nome: è il tanaceto, che qualcuno potrebbe conoscere come “erba amara”.

Frida Nilsson, Mia mamma è un gorilla, e allora? (trad. di Alessandro Storti), Feltrinelli kids 2014, 140 p., euro 10, ebook euro 6,99