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Odeon Campero

31 Lug

Dopo la Rivoluzione francese, la nuova collana “Rivoluzioni” delle edizioni Istos affronta quella messicana e permette ai lettori ragazzi di incontrare, via narrativa, una pagina di storia a loro probabilmente sconosciuta. Sidoti in realtà sceglie di parlare di Messico, di Zapata e Pancho Villa e tutti gli accadimenti non solo attraverso la storia di un padre che con i due figli risale il paese verso nord da Città del Messico nel 1911, ma di farlo attraverso un’altra grande rivoluzione: il cinema. Paco Sanchez infatti ha conosciuto il cinema durante la luna di miele trascorsa a Parigi e se ne è innamorato tanto da acquistare proiettore e pellicole e tentare di farne il suo mestiere. Ora, qualche anno dopo la morte della moglie, si sposta con i figli per cercare di vivere di proiezioni nel nord del Messico: i ragazzi lo aiutano facendo suoni e rumori che accompagnano la pellicola muta. Il loro viaggio diventa punto di osservazione su quel che succede: le persone che come loro si stanno spostando, i soldati, i rivoluzionari, i contadini. Osservando, nascono le riflessioni: quelle portate dagli adulti che, come l’anziana Eleuteria, considera i ragazzi interlocutori attivi, quelle dei ragazzi stessi che si interrogano sulla libertà, sulla povertà, sulla proprietà, sui diritti e sulla parte da cui stare. Non hanno dubbi, nella loro giovane irruenza; non ne hanno neppure a riprendere il padre per la sua esitazione o il suo silenzio, ma neppure vacillano quando si tratta di mettere insieme un piano per tirarlo fuori dalla prigione. Sarà la magia del cinema a fare da sfondo e da aiuto all’impresa.

Ancora una volta, come nel precedente, si dà rilevanza al ruolo della donna, qui nelle figure della rivoluzionaria Frida e di Blanca, la protagonista che insieme al fratello dà voce alle istanze rivoluzionarie che infiammano i due ragazzi nel loro quotidiano, alla vista del padre che si piega ai voleri di un ricco proprietario terriero negando il cinema a tutti i contadini che per lui lavorano. La paura è un’arma, spiega Paco ai figli, e non bisogna lasciare che venga usata contro di noi.

Alla sua seconda uscita, la collana si conferma originale nella scelta dei temi e della grafica, premettendo – attraverso le illustrazioni di Gabos – di offrire un tipo di libro diciamo meno consono a quel che i ragazzi della secondaria di primo grado sono solitamente abituati.

Il sito dell’illustratore.

Beniamino Sidoti – Otto Gabos, Odeon Campero, a cura di Teresa Porcella, Istos Libri volanti 2017, 216 p., euro 14

Frida e Diego. Una favola messicana

9 Dic

Immaginate Frida Kahlo bambina che va a comprare in pasticceria dei dolcetti dalla forma di teschi per la Festa dei morti. Pensate alla tensione dentro le sue trecce quando incontra Diego, il suo già amato Diego − un bimbo goffo e pienotto con un cappellino e l’aria di chi la sa lunga − che sta sgranocchiando qualcosa. Il loro appuntamento è al cimitero, quella notte stessa. 
In Messico, con i morti, si festeggia nel senso canonico del termine: si banchetta, si accendono candele, si sparano fuochi d’artificio e si ricordano i cari estinti facendo piramidi di dolcetti-teschi e raccontando aneddoti e ricordi. Per Frida, però, la festa si trasforma presto in (piccola) tragedia perché, proprio come nella vita “reale”, Diego la tradisce. E per inseguirlo finirà a un’altra festa che rischia di durare davvero troppo.
Con il suo talento magistrale Fabian Negrin prende i bambini per mano e li porta tra le sopracciglia di una delle personalità artistiche più carismatiche e travagliate dell’America latina del Novecento. Chi più di Frida festeggia la vita con lo sguardo fisso sulla morte? L’autore dipinge un universo latino, dispiega il tripudio dei colori messicani, nei vestiti delle donne, nella rigogliosità della vegetazione (irresistibili le piante grasse), nella gioia sgangherata delle mascelle dei teschi nella anti-festa al “piano di sotto”. Avete mai visto uno scheletro andare in bici? Sapete qualcosa di José Guadalupe Posada e della sua Calavera de la Catrina? Fabian Negrin ci fa volare in una dimensione onirica e ci spinge a farci un giro nell’aldilà. A scandagliarne ogni volume e sfumatura.
Finale scoppiettante in cui Diego dà conferme che continuerà a saperla lunga e far impazzire Frida d’amore…
Frida e Diego potrebbe essere un primo assaggio delle atmosfere Kahlo, o dei murales di Diego Rivera, un viatico per scoprire qualcosa del Messico, un ambizioso tentativo di esorcizzare della morte (ma non l’amore).

Fabian Negrin, Frida e Diego. Una favola messicana, Gallucci, 2011, 40 pp., euro 17