Tag Archives: Maurizio Bartocci

L’ultima lezione di miss Bixby

30 Nov

Qualcuno di voi penserà che questo romanzo è l’ennesimo dove una malattia o una morte la fanno da fattore scatenante o, a un certo punto, che stanno succedendo davvero troppe cose in poche ore perché sia credibile. La storia in breve è quella di tre compagni di classe, due amici da sempre più un terzo aggiunto da poco in seguito a un trasloco, e della giornata in cui cercano di rendere memorabile e perfetto l’ultimo giorno della loro insegnante preferita, che sta per essere trasferita in un ospedale più lontano per tentare una cura per il cancro che l’ha colpita e di cui lei stessa ha dato notizia ai ragazzi. Poco tempo prima aveva chiesto agli alunni di immaginarsi il loro ultimo giorno sulla terra e aveva descritto il suo come un picnic al parco, con vino, cheesecake, patatine fritta, musica, amici e risate. La storia è quindi la cronaca dei preparativi dei tre per realizzare questo desiderio; le loro voci si alternano nei capitoli e così il lettore li conosce più da vicino: chi è informatissimo su statistiche, numeri e probabilità e soffre la perfezione della sorella maggiore; chi vive una situazione complessa a casa e condivide un segreto con l’insegnante; chi scopre con sorpresa che il suo talento è stato silenziosamente notato. Poi c’è Miss Bixby ed è lì che la storia in qualche modo vi frega, se non vi ha catturato con la trama, e vi ferma: l’insegnante con le ciocche rosa in testa e il sogno bambino di diventare una grande illusionista, è una persona che sa ascoltare con tutte se stessa chi ha davanti, che mette la giusta dose di anticonformismo in quello che fa, che sa dire le cose per quel che sono e il cui sorriso è così intenso che “avevi la sensazione che l’avesse riservato proprio per te, che quel sorriso portasse effettivamente il tuo nome sopra”. Ha una citazione adatta per ogni occasione, ma anche la consapevolezza che ci sono occasioni in cui innanzitutto serve un silenzio vivo. E legge ai suoi alunni alcune pagine de “Lo Hobbit” ogni mattina: da quello che i ragazzi dicono è una lettura così intensa e partecipata che è impensabile non finire quel libro insieme. Miss Bixby è una che rimane, per quanto gli anni, il tempo, la vita possano passare. Miss Bixby, ho pensato, avrebbe potuto essere una Stargirl o una Ida B. cresciuta, non credete?

Comunque, se non volete leggerlo per la storia in sé, leggetelo per la descrizione che fa degli insegnanti, divisi qui in sei tipi, ciascuno con descrizione e esempi. Sono pochi i libri in cui la classe insegnante fa degna figura: mi vengono in mente lo splendido ritratto del professore in Un pesce sull’albero  e poi un’altra insegnante fantastica che a Miss Bixby sarebbe piaciuta: la professoressa Olinsky de Un sabato di gloria di E. L. Konigsburg (chissà che prima o poi non torni in catalogo).

L’illustrazione di copertina è di Benedetta C. Vialli. Il sito dell’autore.

John David Anderson, L’ultima lezione di miss Bixby (trad. di Maurizio Bartocci), Mondadori 2017, 250 p., ero 16, ebook euro 8,99

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L’estate del coprifuoco

20 Ott

More about L'estate del coprifuoco-Come fai a vedere tante cose? – gli domanda la signorina  Bosch dal suo letto. Mel Herman si stringe nelle spalle. – Tengo aperti ‘sti cavolo di occhi.

James sta partendo per il college, da solo, come ha sempre desiderarto fare. Sta partendo lasciandosi dietro i suoi genitori, le loro argomentazioni, le loro aspettative su di lui, modellato sulla frase preferita di suo padre: “Tieni gli occhi sulla ciambella , non sul buco”. Ma quando si ferma a fare benzina e dall’officina escequalcuno di sua conoscenza tutto precipita indietro di sei anni, all’estate dei suoi dodici anni. L’estate in cui James, Reggie  e Willie avevano dodici anni passò alla storia della cittadina dove vivevano come l’estate del coprifuoco, l’estate in cui tutti i ragazzini erano obbligati a rientrare in casa alle otto di sera, in cui i genitori si organizzavano in ronde per la sindrome da furgone assassino (quello per cui Willie ha perso un braccio, quello che si diceva avesse  investito e ucciso un altro compagno di scuola). L’estate del coprifuoco,  l’estate della notte proibita diventa per i tre ragazzini l’estate della svolta: quella in cui infrangere i divieti, quella in cui affacciarsi sul mondo complicato dei grandi, quella in cui tentare di salvarsi l’un l’altro la vita.

Se leggendo queste pagine terrete, come vi suggerisce Mel Herman, ‘sti cavolo di occhi ben aperti, troverete molto:  non solo tre ragazzini così diversi e così uguali, non solo  il terrore dell’ignoto e del diverso che non lascia vedere la realtà, ma anche i segreti che fanno distanza, il ridere di vicende comuni che cementa i rapporti, gli sguardi che vanno oltre le apparenze, il fatto che non c’è tempo per “i di già”: di già è adesso.

E poi ci sono i colori di Mel: rosso da scabbia, gialli da sudore, viola da lividi, neri da cuoio, oro da chiavi per serrature a scatto, grigi da marciapiede, arancioni da segnali stradali, verdi da banconote, amaranto da flaconi di medicinali, bianchi da uova in camicia, azzurri da bombole dell’ossigeno, marroni da mazze da baseball, rosa da rivista femminili, argento da lame di coltelli: da restare ipnotizzati. Perché non solo le parole raccontano, anche i colori.

Uno splendido romanzo di formazione, crudo e tenero come l’adolescenza.

Daniel Kraus, L’estate del coprifuoco (trad. di Maurizio Bartocci), Einaudi 2011, 216 p., euro 17

Come si scrive ti amo

11 Gen

More about Come si scrive ti amoAvrei potuto cercare tutte le Lily di Manhattan. Avrei potuto presentarmi alla porta di tutte le Lily di Brooklyn. Avrei potuto perlustrare tutte le Lily di Staten Island, setacciare le Lily del Bronx, e trattare come regine le Lily del Queens. Ma avevo la sensazione che così non l’avrei trovata. Lei non era un ago. Questo non era un pagliaio. Eravamo persone, e le persone sanno come trovarsi.

Ancora una volta mi lamenterò della copertina e del titolo della versione italiana di questo Dash & Lily’s Book of Dares, terzo libro scritto a quattro mani dall’ormai collaudata coppia CohnLevithan con l’alternarsi di capitoli a due voci. Se Tutto accadde in una notte ci aveva entusiasmato, se di Va a finire che ti amo avremmo salvato solo un capitolo, questo terzo è davvero una buona storia (buona per il Natale di cui trabocca, ok, però buona, che ti lascia una belle sensazione quando lo chiudi) rovinata dall’infelice copertina. Anche le traduzioni dei titoli ci lasciano un po’ così perché l’intenzione originale era di seguire lo stesso schema con i nomi dei personaggi. Comunque, qui si alternano le voci di Dash (un tipo scontroso e asociale, che vuol sempre essere il contrario degli altri, che ha fatto di tutto per rimanere solo in casa durante le vacanze di Natale, di cui odia l’atmosfera) e Lily (che adora il Natale, che non ha amici, che è stata lasciata sola a casa col fratello). Tutto comincia alla libreria Strand, la preferita di Dash, con un taccuino rosso Moleskine su uno scaffale. Dash incuriosito lo apre e scopre una serie di indizi che lo portano di libro in libro alla scoperta di chi ha scritto quelle parole. Il taccuino rosso passa alternativamente di mano tra Dash e Lily, in un inseguirsi tra le strade di New York vestita a festa, in un intrecciarsi di storie, di scoperte, di delusioni, di sorprese. Un gioco da giocare ad occhi chiusi perchè… Perché io sono un fenomeno da baraccone. E potresti esserlo anche tu. Facciamo i fenomeni insieme?

Se poi avete scritto taccuini per qualcuno (ma valgono anche quaderni, notes, fogli volanti), se vi aggrada l’idea di uno zabaione party, se avete letto Professione? Spia! di Louise Fitzhug, se credete che ci si possa sempre fidare dei cani, se vi piace cucinare biscotti pensando a chi li mangerà, se credete fermamente che la spensieratezza sia disarmante e che le cose vadano vissute e non costruite in testa, ecco questo libro vi tramortirà 🙂 Perché questa storia lieve e buffa è semplicemente la storia di una possibilità, dove i protagonisti stanno pericolosamente  in bilico tra la possibilità di un qualcosa e la possibilità di un niente.

Rachel Cohn & David Levithan, Come si scrive ti amo (trad. di Maurizio Bartocci e Elena De Giorgi), Mondadori 2010, 270 p., euro 16.

Argilla

19 Mar

More about ArgillaAspetto da due settimane di recensire questo libro di Almond. Ho voluto lasciarlo sedimentare un po’ dopo la lettura perché ha mosso dentro di me molte cose insieme, come ogni libro di quest’autore dove l’incontro col diverso, e in questo caso con la paura,  la cattiveria, il male  aprono una prospettiva particolare. Non esiste forma censoria nei libri di Almond, laddove altri si fermerebbero di fronte ad argomenti ritenuti “troppo” per i ragazzi a cui il libro si rivolge. Ma non esiste un “troppo”, esiste semplicemente la vita, il mondo con le sue diverse sfaccettature, con le sue domande, con la ricerca di risposte che a volte non arrivano, con quello che ci può far paura che spesso non è solo fuori, ma dentro di noi.

Anche in questo caso, tutto comincia con l’incontro del protagonista con un “diverso”: Strambo in modo bello o che ti fa venire i brividi?

Siamo in una cittadina inglese degli anni Sessanta. Davie ha tredici anni e assomiglia a tutti i tredicenni: ha un migliore amico – Geordie – con cui fa il chierichetto e raggranella mance ai matrimoni e ai funerali, fuma di nascosto, rivaleggia con una banda di cui fa parte il temuto quanto sbeffeggiato Mouldy e finge disinteresse per le ragazze. Finché arriva Stephen Rose, del quale le varie voci dicono che sia stato espulso dal seminario, che suo padre sia morto in circostanze poco chiare e sua madre sia rinchiusa in manicomio. Il fatto che David venga a vivere con una vecchia parente, da tutti conosciuta come Mary la Matta, non depone certo a suo favore. Quando Geordie decide di avvicinare il ragazzo e usare le strane voci riguardanti la sua espulsione dal seminario per incutere paura alla banda di Mouldy, Stephen sceglie di condividere con Davie il suo progetto. Bravissimo a creare statuette con l’argilla, vuole infondere – tramite una serie di rituali che compie in una caverna – la vita a una nuova creatura che da argilla diventerà reale: una creatura che dovrà essere bella, forte, senza difetti, con bacche e semi a delineare i particolari: Lo stiamo piantando come fosse un giardino – dice Stephen – Lo riempiamo delle sorgenti della vita. E questo… – Solleva il medaglione – Questo diventerà la sua anima.

Questo è il sito di Almond. In questo video l’autore stesso parla del suo libro.

David Almond, Argilla (trad. di Maurizio Bartocci), Salani 2010, 220 p., euro 13, ebook euro 9,99